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giovedì 29 marzo 2018

Colazione di Pasqua: fiadoni (o soffioni) dolci abruzzesi.


Pasqua si avvicina alla velocità della luce ed i preparativi culinari viaggiano in quella direzione. Colombe dolci e salate, veneziane, casatielli, fiadoni al formaggio,  uova cioccolatose, focacce aromatichepizze al formaggio, puddhricasci e chi più ne ha più ne metta!
Ma se anche voi non avete tempo per dedicarvi ai grandi lievitati di cui sopra, vi suggerisco questi deliziosi bocconcini provenienti dall'entroterra abruzzese, sempre presenti sulla tavola della colazione di Pasqua: i fiadoni dolci, appunto, detti anche soffioni.
Un guscio rustico, corposo e croccante, dato dalla pasta frolla all'olio, che accoglie un ripieno soffice, spumoso, quasi etereo, a base di ricotta e scorza di limone, che rende questi bocconcini davvero irresistibili!
Ah, non fate la colazione di Pasqua? 
Fa niente, fate questi fiadoni e portateli in dono a parenti ed amici insieme ai vostri auguri!
Non fate gli auguri? 
Fa niente, fate i fiadoni per arricchire il vostro buffet di dolci del pranzo di Pasqua!
Non fate il pranzo di Pasqua? 
Fa niente, fate i fiadoni alla prima occasione di un pic nic! Saranno il dolce perfetto, da mangiare con le mani seduti su un prato, da soli o in buona compagnia! :-))))))))))))))))
Insomma, questi fiadoni almeno una volta li dovreste provare! Io me ne sono innamorata al primo assaggio!


Ovviamente, il giorno dopo, i sapori esploderanno in tutta la loro bontà e nei giorni a seguire, diventeranno sempre più nitidi ed intensi.
Ancora una volta, la meravigliosa terra d'Abruzzo ci  regala una bontà degna di nota ed io oggi la condivido con voi.

INGREDIENTI (per circa 20 fiadoni da 5 cm di diametro)

Per la pasta
280 g di farina 00
100 g di zucchero semolato
2 uova
30 g di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di liquore Strega
2-3 gocce di estratto di vaniglia

Per il ripieno
400 g di ricotta di pecora (o bufala)
4 tuorli
4 albumi montati a neve
90 g di zucchero semolato
scorza grattugiata di due limoni (se possibile appena raccolti)


(clicca per ingrandire)
Prepariamo la frolla
Su un piano di lavoro setacciare la farina ed unirla allo zucchero.
Fare una fontana e versare nel mezzo le uova e l’olio. Impastare prima con una forchetta e poi con le mani, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Avvolgere in un sacchetto da freezer e lasciare riposare a temperatura ambiente per  una ventina di minuti.
Prepariamo il ripieno
Separare gli albumi dai tuorli e montarli a neve ben ferma, aggiungendo qualche goccia di succo di limone.
Setacciare la ricotta e mescolare con lo zucchero, i tuorli e la scorza di limone finemente grattugiata; unire delicatamente la montata di albumi al composto di ricotta, con una spatola morbida e con movimenti dall'alto verso il basso. Riprendere la pasta frolla e stenderla ad uno spessore di circa 2 mm (potete fare questa operazione con il mattarello o con la nonna papera per un risultato più omogeneo) poi ritagliare dei quadrati di circa 10 cm di lato e foderare con ognuno uno stampino in alluminio, in maniera tale che i quattro vertici del quadrato di pasta restino fuori. Versare in ogni stampino un cucchiaio ben colmo di farcia, richiudere sopra i lembi di pasta senza sigillare; infornare a 170°C  lasciando cuocere per circa 35-40 minuti, poi spegnere il forno, mettere lo sportello in fessura e lasciarli dentro per altri 5 minuti in modo da far uscire l'eccesso di umidità.
Lasciar raffeddare su una gratella e poi conservarre al riparo dall'aria.
Appena raffreddati son da svenimento, ma il giorno dopo ancor di più.
Si conservano sotto una campana di vetro, al riparo dell'aria per 4-5 giorni, ma dubito ce la facciano a durare tanto! ;-)


Ma a proposito di colazione di Pasqua,  da voi è usanza farla?
Qui nel centro Italia è così abbondante e variegata da poter saltare a pie' pari il pranzo e forse pure la cena!!! :-DDD
Dai, raccontateci le vostre usanze! Noi vi aspettiamo qui per lo scambio di qualche chiacchiera e per gli auguri. Che siano giorni di festa lieti e sereni! :-))
A presto!
Emmettì



giovedì 13 aprile 2017

Lu fiadon'(e) abruzzese.


Ho la fortuna di vivere in una grande famiglia, in cui le provenienze geografiche si intrecciano da nord a sud! E vivere in una grande famiglia, fra i tanti vantaggi, significa anche scoprire tradizioni culinarie diverse da quelle a cui sono abituata.
Oggi siamo in Abruzzo e vi parlo de "lu fiadon'(e)" (amo i dialetti e mi piace da matti imparare a pronunciare le parole, con la giusta cadenza).
Uno scrigno di sfoglia che racchiude un ripieno di uova e formaggi; risultato? Una bontà pazzesca!
Il fiadone viene portato sulle tavole abruzzesi per la colazione di Pasqua e, in caso di avanzi, messo nel cestino da pic nic per il giorno di pasquetta o per le scampagnate.
Di semplicissima realizzazione, si presta per essere realizzato in breve tempo e sarebbe davvero un peccato non provarlo, almeno una volta! ;-)

Per onorare la bellissima terra d'Abruzzo, e rendere la ricetta il più fedele possibile alla tradizione, ho usato la farina di rosciola, un grano tenero antico, coltivato nel territorio aquilano e chietino, che è particolarmente indicata per la panificazione, la preparazione di pasta fresca, dolci e biscotti.
Vi lascio allora questa proposta per arricchire la vostra tavola di Pasqua, il cestino da pic nic oppure per un dono fatto con le nostre mani da regalare a chi ci sta più a cuore!


RICETTA (per circa 50 fiadoni)

Per la pasta:
500 g di farina di rosciola (in alternativa una 0 macinata a pietra)
60 g di olio d’oliva
60 g di vino bianco
2 uova taglia xl
6 grammi di sale

Per il ripieno:
200 g di ricotta di pecora ben scolata
150 g di parmigiano grattugiato
150 g di rigatino grattugiato (oppure del pecorino o altro parmigiano)
4 uova medie
un pizzico di noce moscata
un pizzico di lievito istantaneo per torte salate
un cucchiaino abbondante di pepe macinato al momento

Per la finitura:
un uovo piccolo

(clicca per ingrandire)
Setacciare la farina su un piano di lavoro e formare al centro un cratere in cui versare le uova, l'olio ed il vino; emulsionare i liquidi con una forchetta e far assorbire mano mano parte della farina fino a quando il composto non inizia ad indurire.
Affondare le mani ed impastare fino ad ottenere un impasto malleabile ed allo stesso tempo ben sodo.
Coprire con della pellicola o con una ciotola ribaltata e lasciare che l'impasto riposi per una ventina di minuti. Nel frattempo preparare il ripieno lavorando semplicemente i relativi ingredienti con una forchetta;.
Prendere l'impasto e dividerlo in quattro parti; stenderli con la macchina per fare la pasta ottenendo delle sfoglie piuttosto sottili (terzultimo buco). Mettere al centro della striscia un cucchiaino colmo di ripieno, inumidire i bordi con un pennello bagnato e tagliare la pasta nello stesso modo in cui si fanno i ravioli.
Pennellare la superficie con un uovo sbattuto e praticare un taglietto con le forbici (che serve per far dare la caratteristica forma e far uscire l'eventuale liquido prodotto dalla ricotta).
Infornare a 180° per 20 min. circa fino a quando non risulteranno ben dorati.
Appena cotti, lasciare raffreddare su una gratella; stavolta non c'è da aspettare, assaggiatene subito uno (ho detto uno!) appena intiepidito e... tornate a raccontarmi!!! ;-)


Ah, nel caso avanzassero, (non si conoscono ancora episodi ralmente accaduti nella storia) i fiadoni possono essere congelati e tirati fuori un'oretta prima del consumo. Volendo, metterli in forno a 180° per circa 10 minuti con la funzione ventilata; la sfoglia intorno tornerà croccantina ed il ripieno scioglievole. Sembreranno come appena fatti! :-)))

CURIOSITA' 

Il fiadone è una specialità della cucina dell’Abruzzo, che le famiglie del posto si scambiano come dono durante la settimana Santa, per poi mangiarlo a Pasqua ed il Lunedì in Albis.
Diffusissimo nell’intera regione, in questo periodo dell’anno fa la sua comparsa nei forni e nelle gastronomie sparsi tra Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila e gli incantevoli borghi abruzzesi.
È una ricetta nobile, citata per la prima volta nel "Libro novo nel qual s’insegna a far d’ogni sorte di vivande" (1557) di Cristofaro da Messisbugo, cuoco alla corte degli Estensi di Ferrara, che arrivò in Abruzzo per necessità e finì per scomparire nella sua città natale.
Nella preparazione indicata dallo scalco, il maggiordomo del Rinascimento, infatti, era richiesto l’uso dello zafferano, una spezia che già all’epoca era radicata nella cultura aquilana.

Nelle località costiere abruzzesi questa pietanza ha la forma di una torta o di grossi ravioli ed è protagonista della colazione salata della domenica di Pasqua, una consuetudine tipica del Centro Italia, o della scampagnata di Pasquetta, insieme alle uova sode, alla lonza, alla soppressata e al salame di Fabriano.
Nei comuni dell’entroterra abruzzese, invece, troviamo il Fiadone dolce, chiamato anche “soffione di ricotta” e servito in chiusura del pranzo pasquale: l’impasto è simile alla versione salata (ma con lo zucchero al posto del vino) e la farcitura, delicatissima, è composta da ricotta fresca, zucchero, buccia di limone grattugiata e uova.
A Gessopalena, in provincia di Chieti, esiste infine una particolare variante fatta con il canestrato di pecora del Gran Sasso, un eccellente formaggio tutelato dal Presidio Slow Food, che in questa ricetta viene impiegato fresco, prima delle fasi di salatura e stagionatura che lo rendono più piccante.
Le varie ricette, insomma, condividono soltanto il nome, che secondo il linguista Alfredo Panzini deriverebbe dal termine tardo latino flado, a sua volta mutuato dal germanico fladen, “cosa gonfia”, alludendo alla forma e alla consistenza del Fiadone.
Prima di essere regalati ad amici e parenti, i fiadoni vengono decorati con foglie di ulivo, simbolo di pace.



Con questa ricetta pasquale vi giungano gli auguri condominiali 
(in versione tripla carpiata e pure con avvitamento) per una serena Pasqua! :-))))))

Emmettì, Silvia e Tam.




martedì 28 marzo 2017

Veneziana al "burrolio" con limone e cioccolato bianco.


Questa è un'altra di quelle ricette da archiviare nella cartella "folgorazioni".
A voi capita mai di leggere una ricetta e rimanere inebetiti per tutta la giornata senza togliervela dalla testa? Ecco, a me sì! E pure spesso!!
Stavolta è stato il turno di un lievitato da ricorrenza la cui particolarità è la sostituzione del burro con un'emulsione a base di olio extravergine di oliva e latte, che in gergo viene chiamato appunto "burrolio". Potevo non provare???
Come al solito, la ricetta originale ha subito qualche deviazione...
Nella mia cucina, la bellissima colomba di Serena ha preso le sembianze di una veneziana e la classica glassa, tipica sia dell'una che dell'altra forma, è stata sostituita da una al cioccolato bianco che, a mio parere, si sposa benissimo con il profumo ed i canditi di limone.
Ecco, appunto. Ho anche sostituito i canditi di arancia con quelli al limone.
E per la massa aromatica  ho scelto quella del Maestro Favorito, uno dei miei più grandi miti, in tema di lievitati.
Nient'altro? No, nient'altro! Per il resto ho lasciato tutto come da ricetta.
Ah no, un'altra cosa la devo dire!
Son rimasta estasiata dalla possibilità di sostituire il burro con questa emulsione a base di latte ed olio extravergine di oliva e di come rende soffice un impasto! Penso di provarla anche nei piccoli lievitati da colazione e tutte le volte in cui vorrò sostituire la qualità di grasso da utilizzare per una più sana alimentazione.
Bando alle chiacchiere ora.
Questo lievitato richiede tempo, dedizione, attenzione e tanta, tanta passione! 
Avrete molto da leggere e non voglio distrarvi da quello che conta veramente se mai un giorno vorrete provare questa meraviglia!
Come tutti i grandi lievitati, abbiamo bisogno di due giorni di tempo che, all'apparenza, possono sembrare tanti, ma in realtà, in sole 48 ore (considerati anche i tempi per i rinfreschi) avremo prodotto una bomba di straordinaria bellezza ed altrettanta bontà!
Un impasto soffice, filante, morbido che si siiiiiiiioglie in bocca fino a quando si incontra il candito di limone che, inseme al cioccolato bianco, sono un'esplosione di sapore! 
Per non parlare del profumo che esalta il tutto in maniera pazzesca!
L'impasto non è molto dolce, ma si sposa perfettamente con la glassa (che vi assicuro, anche per i non amanti del cioccolato bianco come me, è qualcosa di straordinario).
Così come per i panettoni e le colombe, sarebbe bene attendere ALMENO 5-6 giorni prima di aprirli e gustarli; questa mia veneziana invece è stata aperta il giorno dopo la cottura e divorata mangiata a fine pranzo in cui tutti hanno fatto il bis senza lasciare neppure una briciola che fosse una!!
Io, per non sembrare la Annie Leibovitz del caso, ho fatto qualche scatto al mattino e poi, al momento del taglio, son riuscita a malapena ad immortalare un piccolo fiocco, ma prometto solennemente che rifarò foto decenti da lasciare qui insieme a questa fantastica ricetta. 
Pasqua si avvicina... che dite la facciamo questa veneziana???
Sperando di semplificare e schematizzare il più possibile, ho diviso la sequenza di operazioni da fare nel primo e secondo giorno,
Pronti, partenza, via!





PREMESSA
Preparazione del lievito madre 
Per questo tipo di lievitati, la nostra pasta madre dovrà essere in forma smagliante per restituire al prodotto finito fragranza, morbidezza, umidità e conservabilità.
Preparare il lievito madre per portarlo al massimo delle forze: se possibile, tenerlo a temperatura ambiente rinfrescandolo due volte al giorno, per una settimana, con la farina indicata nella ricetta, o con quella che deciderete di usare (comunque una buona manitoba).
Se questo vi è impossibile, per mancanza di tempo, cercare di rinfrescarlo spesso durante la settimana, e poi riporlo in frigo. Il giorno antecedente il primo impasto, toglierlo dal frigo e tenerlo a temperatura ambiente rinfrescandolo tre volte secondo i seguenti orari per averlo pronto nel caso decidiate, come me, di fare il primo impasto dopo cena.
Dopo ogni rinfresco, e prima di procedere con il successivo, il lievito va mantenuto ad una temperatura di 28 gradi per consentire uno sviluppo ottimale (forno acceso con la lucina e una tazza grande piena di acqua calda).
 PRIMO GIORNO
1. Rinfreschi del lievito 
  • ore 08:00 oppure ore 09:00 primo rinfresco
  • ore 12:00 oppure ore 13:00 secondo rinfresco
  • ore 16:00 oppure ore 17:00 terzo rinfresco
  • ore 20:00 oppure ore 21:00 preparazione del primo impasto
Per il primo rinfresco, potete seguire questi consigli.
Il secondo ed il terzo potranno essere fatti senza "bagnetto" e con pari peso tra lievito e farina e la metà di acqua (ad esempio 50 di lievito + 50 di farina + 25 di acqua).

2. Preparazione del burrolio (foto 1 e 2 nel collage)
  • 90 g di olio extravergine di oliva
  • 40 g di latte intero
  • un pizzichino di sale
Miscelare tutti gli ingredienti con il minipimer, finché il composto diventa denso (ci vorranno circa 30 secondi). Dividere l'emulsione in due porzioni da 65 grammi e conservare in frigo.

3. Preparazione della massa aromatica (foto 3) (tratta dal libro "La mia pasta lievitata" del M° Favorito)
  • 10 g di miele
  • 10 g di zucchero semolato
  • 10 g di sciroppo di glucosio (sostituibile con altri 10 g di miele)
  •   7 g di acqua 
  •   3 g di acqua di fiori d'arancio
  • 60 g di arancia candita a cubetti
  • 1 pizzico di sale
  • buccia grattugiata di un limone
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia 
In un pentolino scaldare l'acqua con l'acqua di fiori d'arancio, il pizzico di sale e lo zucchero, ottenendo uno sciroppo; unire il miele, lo sciroppo di glucosio e mescolare bene fino ad emulsionare il tutto. Togliere dal fornello, unire la vaniglia, la buccia del limone, i cubetti di arancia candita e, con l'utilizzo di un cutter (va benissimo anche il minipimer) tritare il tutto ottenendo una purea molto fine.
Conservare la pasta così ottenuta in frigorifero (quella che avanza potrà essere congelata e conservata per aromatizzare brioche o altri lievitati dolci).

4. Preparazione del primo impasto (foto 4 e 5)

RICETTA  
(per una veneziana da un chilo o due da 500 grammi)

Primo impasto
  • 75 g di pasta madre (oppure 50 g lievito naturale liquido)
  • 250 g di farina W 360-400 (270 g se si utilizza li.co.li)
  • 145 g di latte intero;
  •   40 g di zucchero;
  •   48 g di tuorli (circa 3 uova medie)
  •   65 g di burrolio (in alternativa, burro bavarese)
(clicca per ingrandire)
✑ Sciogliere il lievito madre nel latte; aggiungere tanta farina (setacciata) quanta ne occorre a legare la massa  utilizzando la frusta K (o a foglia).
✑ Inserire i tuorli uno alla volta, seguiti da una parte dello zucchero da una di di farina, facendo in modo da esaurire i tre ingredienti contemporaneamente e mantenendo sempre in corda l'impasto prima di ogni inserimento.
✑ Sostituire il gancio a spirale alla frusta e aggiungere il burro all'olio poco per volta.
Essendo l'impasto piuttosto consistente, lo assorbirà piano piano. Non abbiate fretta. Ribaltare l'impasto di tanto in tanto e lasciare andare la planetaria finché la massa non si staccherà dalle pareti della ciotola lasciandola pulita e finché la maglia glutinica sia ben formata. L'impasto si presenterà non troppo morbido (foto 4). Fare la prova velo (foto 5).
✑ A questo punto prendere l'impasto e metterlo in un recipiente dai bordi diritti* ed appiattire l'eventuale cupola, in modo che risulti semplice calcolarne l'effettiva crescita di volume (foto 5)
✑ Sigillare con un coperchio o con pellicola trasparente lasciare lievitare fino a quando non sarà triplicato di volume (foto 6). Ad una temperatura di 25° ci vorranno circa 8 ore (foto 7).

* trovo molto utili i secchielli stretti ed alti dove di solito vendono le olive al supermercato.

SECONDO GIORNO

Secondo impasto mattutino:

  • tutto il primo impasto
  • 135 g di farina W 360-400
  •   70 g di zucchero
  •   48 g di tuorli
  •   65 g di burrolio (oppure burro bavarese)
  •   40 g di massa aromatica
  •     3 g di malto diastasico
  •     3 g di sale
  •   30 g di canditi di arancia raffinati con un cutter
  • 150 g di canditi di limone ridotti a cubetti di 9x9 mm
✑ Mettere il primo impasto nella planetaria (con il gancio a bassa velocità); unire i tuorli, alternandoli allo zucchero e alla farina (riservarne 1/4 da incorporare con il burrolio).
✑ Con l’ultimo tuorlo, aggiungere anche il sale per poi unire, in due volte,  l'emulsione ed i canditi d'arancia ridotti in pasta (anche in questa fase l'impasto si presenterà piuttosto sodo, ed è così che deve essere).
✑ Incorporare il burrolio alternandolo a qualche cucchiaiata di farina e portare ad incordatura.
A questo punto l'impasto si presenterà morbido, lucido e perfettamente elastico (foto 8-9-10), pronto per accogliere i canditi che possiamo unire in due modi:
- incorporarli con il gancio della planetaria alla minima velocità per non rovinare l'incordatura;
- ribaltare l'impasto su un piano di lavoro, stenderlo in una sfoglia sottile e far cadere a pioggia i canditi per poi richiudere il tutto a mo' di fazzoletto e con qualche colpo di slap&fold ricompattare il tutto (foto da 11 a 16).
Lasciar puntare l'impasto ad una temperatura di 26-28 gradi per circa un'ora.
✑ Trascorso questo tempo, mettere l'impasto (coperto con pellicola) in frigorifero per circa un'oretta; estrarlo ed eseguire la prima pirlatura. Lasciare riposare per una mezz'ora ed eseguire la seconda pirlatura, serrando bene e formando quasi una sfera.
✑ Mettere l'impasto nel pirottino; chiudere con un sacchetto e lasciare lievitare a 28-30° fino a che la cupola non uscirà dal profilo dello stampo (foto 17-18-19).
Procedere con la scarpatura (foto 20 e 21) e mettere in frigo per 30 minuti prima di procedere con la cottura.

Maestro Biambattista Montanari
"Perché il passaggio in frigo? 
È fondamentale perché consente alla materia grassa presente nell’impasto di ricompattarsi.
 Il burro contribuisce allo sviluppo, impermeabilizza e svolge un’azione contenitiva: se cessa questa azione diminuisce la spinta e quindi anche lo sviluppo. 
Rimettendolo in frigo il burro si ricompatta, fondendo più tardi e permettendo uno sviluppo più prolungato."

✑ Infornare a 170/175° spruzzando un po' d'acqua per creare vapore; dopo circa 30 minuti portare la temperatura 160/165° fino a quando, con un termometro a sonda la temperatura al cuore dell'impasto abbia raggiunto i 93°.
✑ Sfornare, capovolgere immediatamente infilzando la base della veneziana con due ferri ad X e lasciare raffreddare per 8-10 ore, trascorse le quali possiamo procedere alla glassatura.

Glassa al cremino bianco  (tratta dal libro "La mia pasta lievitata" del M° Favorito)
  • 300 g di cioccolato bianco
  •   30 g di olio di semi di arachide
  •   45 g di burro anidro fuso
✑ Fondere a bagnomaria (o al microonde) il cioccolato bianco facendo attenzione a non riscaldarlo troppo previa "cottura" e conseguente inutilizzo.
✑ Aggiungere l'olio di semi ed il burro anidro, fuso (foto 22 e 23).
✑ Lavorare il composto con una spatola fino al raggiungimento della temperatura di 22-23 gradi per il glassaggio (foto 24 e 25).

Glassaggio e finitura

Una volta preparata la glassa, mettere la veneziana su una griglia e procedere alla glassatura ricoprendo tutta la superficie. Prima che solidifichi completamente, cospargere con fiocchi di cioccolato bianco ricavati da una tavoletta di cioccolato bianco raschiata a coltello. 
A mo' di decorazione e per un profumo pazzesco, è possibile disporre le zeste di un limone appena raccolto.
Conservare il lievitato nelle apposite buste e non aprire prima di 5-6 giorni, ovvero il tempo necessario affinché profumi e consistenze sviluppino al meglio! 


Buona veneziana a tutti! :-))))))
Nella cucina condominiale, c'è già aria di festa, oltre che di primavera!
Nei prossimi post ci ritroveremo ancora con qualche ricetta in tema pasquale e con una piccola idea per abbellire la tavola! ;-)
A presto!
Maria Teresa

Siate lieti, sempre! 

venerdì 25 marzo 2016

Decoriamo la tavola di Pasqua



Ed eccoci arrivati anche a Pasqua!
Oggi nessuna ricetta, ma una semplice idea per decorare la tavola in questi giorni di festa!

Cosa ci serve?
- cartone di uova (grande o piccolo  a seconda del centro tavola che vogliamo creare)
- gusci d'uovo
- uova sode
- lenticchie
- fiori di campo
- fili d'erba
- fantasia














Piantare le lenticchie.
Svuotare i gusci d'uovo (battendone con il manico di una forchetta o cucchiaio la punta) ed aprire un foro di circa 2 cm.
Lasciar cadere tuorlo ed albume in una ciotolina  e riservateli in frigorifero per future utilizzazioni.
Sciacquare i gusci con acqua tiepida e poi metterli in una ciotola con acqua e bicarbonato per togliere residui di impurità; lasciarli per una quindicina di minuti.
Vuotare l'acqua contenuta nei gusci e preparare una soffice base per far radicare le lenticchie.
Prendere due dischetti di cotone e dopo averli imbevuti di acqua, farli entrare  delicatamente nel guscio d'uovo e lasciar cadere sopra di essi un cucchiaino colmo di lenticchie.
Con uno spruzzino "innaffiare" bene il fondo dell'uovo in modo che l'umidità agevoli la germinazione delle lenticchie. Ripetere questa operazione almeno una volta al giorno.
Vedrete come nel giro di pochissimo tempo dai gusci usciranno dei bellissimi fili verdi alti almeno 20 cm.

Preparare il centrotavola.
Prendere il cartone delle uova e disporvi tutti gli elementi decorativi che avete scelto, cercando di creare armonia fra gli stessi.

Preparare il ferma tovagliolo o il porta posate.
Occorrerà semplicemente qualche ramoscello di rosmarino ornamentale da chiudere ad anello con uno spago.
Lo stesso lavoro può essere fatto con qualsiasi pianta aromatica o di altro tipo (rametti di menta, di salvia, di ulivo); il risultato sarà comunque bellissimo!



Carissimi amici lettori,  con grande gioia, io e le mie due splendide socie, Silvia e Tamara, vi lasciamo i nostri affettuosi auguri per una Buona Pasqua.
Che sia piena di tanti sorrisi!


giovedì 2 aprile 2015

Uova tenerine... la mia torta preferita è finita nel guscio!



 La torta Tenerina è una delle mie preferite, sicuramente è quella a cui sono più affezionata, le voglio proprio bene, come ad un parente. Fino a qualche anno fa non avevo mai fatto un dolce in vita mia, avevo proprio un rifiuto dolciario, non volevo proprio farne, era una questione di principio, una può avere delle questioni di principio culinarie o no? (Leggi: ero negata.  Poi leggi anche DIVAGAmente).
Poi, per sbaglio, ne ho fatto uno, e poi un altro e un altro ancora... una può tradire un principio culinario o no? Io sì.
E la tenerina è una delle prime torte che ho fatto. Avevo trovato la ricetta dalle Sorelle in Pentola. Buona buonissima e cioccolatosissima! Così buona che è sorprendente sia anche tanto facile da fare, e difatti non ho mai pensato di pubblicarla.
Chissà perché ho pensato di pubblicare colombe al mandarino, panettoni e pandori, torte Sacher piccanti, torte Operà e torte strane con le banane, ma la Tenerina mai!
Troppo facile, ce ne sono tante ricette sul web, che la pubblico a fare?
Poi vedo, per caso, questo post, e poi subito dopo quest'altro, pubblicati dal sito Cupcake Project, e mi illumino d'immenso! Anzi, mi intenerisco di tenerina! Ecco dove andrà a finire la mia torta parente! Nelle uova!!!

 


Facciamo le uova diversamente pasquali ???

Troppo simpatiche da servire col guscio, ma è preferibile farlo solo se ci sono bambini (che apprezzano le robe simpatiche)  o amici con un alto tasso di goliardia, ché sgusciarle è come con le uova vere eh? Pezzettino dopo pezzettino.
Oppure possiamo prenderci noi mezza giornata di ferie per sgusciarle e servirle così, tenerine tenerine, oppure esagerare e coprirle con cioccolato fondente (per un effetto extra strong), cioccolato al latte (per le persone normali) o con cioccolato bianco (per i bambini, che forse non amerebbero il gusto amaro della torta e il ciocco bianco bilancerebbe i sapori).

 


 RICETTA


PREPARIAMO I GUSCI

- Con un cavatappi o un piccolo cacciavite a stella bucare con delicatezza l'uovo, e ottenere un foro di circa un centimetro, sufficiente a far passare la punta della sacca da pasticciere.
- Svuotare le uova, aiutandosi eventualmente con uno spiedino. Le prime 3 metterle da parte per la Tenerina. *
- Lavare bene l'interno dei gusci sotto l'acqua corrente ed immergerli in acqua salata (mi raccomando, riempiteli d'acqua per farli affondare!). Lasciarli depurare per circa mezz'ora.
- Risciacquare le uova per eliminare il sale.
- Se si desidera colorarle, preparare delle tazze con acqua e qualche goccia di colorante alimentare, immergere le uova nel colore desiderato e lasciarle in ammollo finché non raggiungono la nuance desiderata. Ci vorrà qualche minuto.
- Far sgocciolare e asciugare i gusci, col buco in giù, (che siano colorati o meno, i gusci dico, non i buchi) su un tovagliolo di carta.
- Spennellare la parte interna con un po' d'olio di semi, per evitare che l'impasto si appiccichi troppo al guscio. (Mah!)
- Eliminare l'eccesso d'olio ponendo di nuovo le uova capovolte su una gratella.
- Preparare la torta e versare l'impasto in un tasca da pasticciere.
- Posizionare i gusci col buco in alto in una teglia da muffin, bloccandone il dondolamento con della carta stagnola.
- Riempire i gusci un po' oltre i 3/4 ed infornare a 170 gradi per circa 20/25 minuti.
- Sfornare ed eliminare l'impasto straripato (io mi sono sacrificata, e gli straripamenti me li sono mangiati lì per lì).
- Far raffreddare e servire.

Oppure armarsi di santissima pazienza e sgusciare tutte le uova.
Giacché ci si è armati di pazienza, tanto vale esagerare e coprire le uova con cioccolato. Come?

- Sciogliere il cioccolato nel microonde o a bagnomaria, farlo raffreddare fino a 31/32 gradi se cioccolato fondente, a 30/31 se cioccolato al latte, a 27/28 gradi se cioccolato bianco.
Se non si possiede un termometro da cucina, aspettare che si freddi, e ogni tanto provare ad intingere un cucchiaio freddo, se dopo un paio di minuti il cioccolato si è indurito ed è lucido, allora è pronto!
- Infilzare un uovo (sgusciato, ovviamente!) con uno stecco da spiedo, e immergerlo nel cioccolato.
- Farlo asciugare infilzando l'altro capo dello stecco in.. in.. beh, io ho usato un finocchione! Ha retto benissimo!
- Quando il cioccolato si è indurito, sfilzare le uova e servire! (Io prima di servire però ho fatto la prova assaggio eh!)

Con 5 uova ho fatto un pan di spagna e l'ho congelato (poi usato per una torta Mimosa fore te capu!) e con le restanti 4 una frittata con la menta.

note:
1- Per colorare le uova, usare uova bianche (io ho trovato le livornesi), perché quelle normali non ne vogliono sapere.
2- Si possono usare altri impasti, come i cupcakes o brownie, o altro. Sconsiglio impasti che lievitano troppo, sia perché l'impasto uscirebbe tutto fuori, sia perché poi l'estrema sofficità di impasti molto morbidi renderebbero particolarmente difficile lo sgusciamento.




PREPARIAMO LA TORTA

TORTA TENERINA

(per uno stampo da 22/24 cm o per 12 uova XL)

Ingredienti:
300 g cioccolato fondente
150 g burro
100 g di zucchero
  40 g di farina (4 cucchiai rasi)
    3 uova
    1 pizzico di sale
(se occorre, 2 o 3 cucchiai di latte)


Procedimento (in blu le variazioni per le uova)

- Sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria, quando è sciolto per metà unirvi il burro a pezzetti e continuare mescolando fino ad ottenere una crema liscia e cremosa.

- Mentre il cioccolato si raffredda con la frusta elettrica montare i tuorli con metà dello zucchero.
 (Mentre il cioccolato si raffredda sbattere le uova, tuorli e albumi insieme, e lo zucchero a velocità minima).

-  Amalgamare i tuorli montati e  cioccolato sciolto col  burro mescolando con le fruste a bassa velocità.
   Amalgamare le uova montate e il cioccolato sciolto col  burro mescolando con le fruste a bassa velocità.

- Setacciare la farina direttamente nel composto di uova e cioccolato e mescolare. Aggiungere, qualora l'impasto risultasse troppo denso, un po' di latte.

-  Infine inserite gli albumi montati a neve delicatamente facendo prendere aria al composto, mescolando con una spatola dal basso verso l'alto.
    (Saltare questo passo).

- Versare il composto in una tortiera imburrata e infarinata (o rivestita di carta forno) e infornare a 170 gradi per circa 25/30 minuti. Il risultato dovrà essere croccante all'esterno e umido all'interno.
  Versare il composto in una tasca da pasticciere e riempire per poco più di 3/4 le uova e infornare a 170 gradi per circa 20 minuti.








 DIVAGAmente


 Tutti, chi più chi meno, hanno dei tabù, dei complessi, delle idiosincrasie. Io, per tantissimi anni, ho avuto un'avversione invalidante verso i dolci, cioè, verso la fattura dei dolci, cioè non la loro fatturazione ma verso la loro... insomma, fino a circa 7 anni fa non avevo mai fatto un dolce in vita mia,  né giammai avevo intenzione di farne. Tanto che avevo chiesto a chi mi vuole bene "mi raccomando, se mai un giorno dovessi cucinare un dolce, anche mignon, una briciola, un odore di dolce,  significa che sono proprio arrivata alla frutta (eccerto!), che sono fuori, che non ci sto più con la testa, che sono esaurita, che sono impazzita... insomma, è sicuramente sintomo di qualcosa di grave che mi accade, ricoveratemi!".

Poi qualche anno fa, dopo tantissimi anni in cui avevo lottato col tempo, fra lavoro, casa, famiglia, sport, passioni varie, rimango improvvisamente senza lavoro. E ci rimango, senza lavoro, più o meno 3 anni. All'improvviso mi ritrovo con un sacco di tempo a disposizione (per dire, in realtà il tempo ha l'incredibile capacità di spandersi e riempire tutti gli spazi temporali, anche quelli vuoti, sicché in effetti non ne rimane mai, in ogni caso, lavoro o non. Questa segnatevela, mi raccomando).

Comunque, quando una non lavora, sembra che si rigiri i pollici tra le mani o che si gratti la panza tutto il giorno, e qualcuno si sente in diritto di dare dei consigli su come occupare questo tempo (allora non avevo ancora formulato la massima teoria tempospaziale di cui sopra, e quindi quel qualcuno non s'era segnato niente). Quindi, Qualcuno, una bambina bionda dagli occhi verdi, bella come il sole e furba come volpe, mi dice: 
- mamma, ora che hai tempo, che dici se mi fai un dolce? una roba semplice semplice, chessò, per esempio il rotolo alla nutella che faceva sempre la vicina di casa che ci faceva schiattare con i profumi dei dolci che faceva ogni giorno, lei, e che salivano su per le scale quando abitavamo nell'altra casa, e io pensavo: peccato che la mia mamma non abbia il tempo di farli pure lei...però lo so mamma che è un tuo tabù, un complesso, una diosiacchesia, quindi non insisto...un rotolino alla nutella... facile facile... però se non te la senti non insisto mamma, anche se non sai fare i dolci e io per anni ho sofferto le pene dell'inferno a sentire il profumo dei dolci venire dal piano di sotto... e poi qui nella nuova casa in effetti non c'è il piano di sotto e non arrivano più neppure i profumi, e io soffro le pene dell'inferno a immaginarli, però fa niente.

eh, lo so lo so, non ditemi niente, lo so!
E così, dopo giorni e giorni di lotta intestina fra me e me stessa e me medesima e la sottoscritta (sono un condominio pure io, cioè noi), telefono alla ex vicina di casa, e mi faccio dare la ricetta. Quando la volpe è tornata da scuola, ha aperto la porta,  ha sentito  il profumo e si è messa a saltare per la gioia, idem mio figlio qualche minuto dopo (non proprio idem, lui  non saltava, e non urlava, e non piangeva, ha detto "ah", sollevando entrambe le sopracciglia,  era felicissimo).
E' stato l'inizio.
Ora sono fatturadeidolcidipendente. Se non faccio almeno una roba dolce al giorno vado in crisi d'astinenza, a fine giornata, se non ho fatto niente che contenga almeno 100 gr. di zucchero,  mi viene l'orticaria, la nausea e l'ansia. Per non dire se mi accorgo, alle 11 di sera,  che ho finito le uova o lo zucchero o la farina! Oddiocomefacciotuttinegozichiusi! Mi vengono crisi tonico-cloniche, penso che oddiocomefacciosenzauovazuccherofarina (che alle 11 di sera cosa ci vuoi fare, che sei già quasi nella prima fase rem, al più te lo sogni, di fare un dolce), una notte ho telefonato a mia madre, che mi ha risposto spaventatissima, che succede che succede? niente mà, volevo solo sapere se hai delle uova... (silenzio) anche solo un paio...(...) ce l'hai per caso??? ....................... sì ce l'ho, dormono pure loro però... ... ah sì, scusa mà,  era per sapere, buonanotte eh?

a proposito di uova...








altre foto: http://visionigustative.blogspot.it/2015/04/tenerina-in-guscio-uova-ripiene-di-torta.html

Tamara



BUONA PASQUA!

Maria Teresa, Silvia, Tamara

lunedì 30 marzo 2015

Per la colazione di Pasqua: il formaggio alla pizza!



Si, avete letto bene!! :-))))))))
Quella di cui sto per parlarvi non è la "pizza o torta al formaggio" tipica del periodo Pasquale nelle regioni del centro Italia, ma è un "formaggio alla pizza", nel senso che l'ingrediente principe di questa preparazione, quello che conferisce un sapore ed un  profumo da svenimento, è proprio il formaggio!
E io che di formaggio non sono mai sazia, data la sua percentuale di presenza nell'impasto, ho ritenuto giusto conferirgli la qualifica di "soggetto" all'interno della frase- titolo...
"Emmettì, ma che stai a di'???
vuoi confonderci le idee???"
No, no tranquilli, adesso vi spiego subito! :-))))))))
Tutto nasce in un giorno della settimana scorsa quando, tramite la piattaforma di google plus, ricevo la notifica di una blogger che seguo e clicco subito sul link che mi porterà nel suo post
Scorro gli ingredienti, guardo le foto, immagino consistenze, profumi, sapori... 
Penso ad alcune varianti e, senza titubare neanche un secondo, mi dico: "ecco, questa sarà la base di partenza della pizza al formaggio che preparerò quest'anno!!!"
La sera stessa gli ingredienti erano già tutti schierati in pompa magna pronti per essere utilizzati e per fare ciascuno la propria parte.

Il giorno dopo ne parlo subito con le mie Amichesocie, Silvia e Tam e racconto loro di quanto sia soddisfatta di questa versione così formaggiosa e loro, sempre così meravigliosamente squisite, si lasciano contagiare dal mio entusiasmo a tal punto da voler replicare, quasi in contemporanea con me, questa realizzazione!



Per esigenze di tempo diverse, ho apportato alcune modifiche alla versione condivisa dalla cara Mina.
Mentre lei prevede un solo impasto con doppia lievitazione, io ho mantenuto il discorso dell'impasto diretto ma ho messo l'impasto in forma nel pirottino a distanza di circa un'ora e mezza dal termine della lavorazione.
Lo so, detta così la questione non è molto chiara, ma sarò dettagliata mentre vi spiego il procedimento;-)
E poi un'altra modifica rispetto alla ricetta originaria ;-)
Ehm... ho aumentato le dosi di formaggio, sia quello grattugiato che quello a tocchetti...
"Emmettì, ma non ti sembrava già abbastanza quello i ndicato nella ricetta di Mina??"
Ma ve l'ho detto che io di formaggio non ne ho mai abbastanza no???? :-DDDDDDDD
Dai, vi racconto come si fa a farla qualora vogliate condividerla con i vostri cari nel giorno di Pasqua o in quelli a seguire (o, come me, in quelli antecedenti!!!!) 

Quelle che seguono sono le dosi per uno stampo da 750 grammi (il peso totale dell'impasto si aggira intorno agli 800 grammi, ma potete tranquillamente lasciarlo tutto o realizzare una piccola "spia di lievitazione" che poi potete usare subito come assaggio. Vi piace come idea??)

INGREDIENTI: (per uno stampo da 750)

- 120 g di lievito madre rinfrescato
- 100 g di farina manitoba
-   90 g di farina 00
-   70 g di di pecorino romano grattugiato
-   70 g di parmigiano grattugiato
-   60 g di pecorino a cubetti
-   60 g di acqua
-   30 g di strutto
-     2 cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva
-     4 g di zucchero
-     3 g di sale
-     1 cucchiaino abbondante di pepe macinato al momento
-     2 uova + 1 tuorlo taglia xl
-     1 stampo di carta da 750 g (quelli di tipo alto o basso da panettone andranno benissimo)

PROCEDIMENTO:

Nella ciotola dell'impastatrice, sciogliere la pasta madre nell'acqua addizionata con lo zucchero, e
(clicca per ingrandire)
ridurre i due elementi in un unico composto senza grumi (una sorta di pastella insomma).
Procedere la lavorazione con la frusta K.
Alla pastella di acqua e lievito madre, aggiungere uova e farina alternandole fra di loro e lasciando assorbire un elemento prima di aggiungere il successivo.
Terminata questa fase con l'inserimento di uova e farina procedere con l'aggiunta dei formaggi grattugiati, sale e pepe, inserendoli sempre un po' per volta (io in tre ;-))

Lasciar lavorare la frusta K fino a quando l'impasto inizierà ad aggrapparsi intorno ad essa e solo a questo punto aggiungere olio e strutto un po' per volta, e far assorbire completamente.

A questo punto sostituire la frusta K con il gancio e portare l'impasto ad incordatura e fino alla formazione di un bel velo.
L'impasto risulterà piuttosto morbido, lucido e perfettamente elastico.
Solo a questo punto inserire i tocchetti di formaggio e non appena saranno amalgamati all'impasto, interrompere la lavorazione e procedere con la messa in forma come di seguito indicato.

(clicca per ingrandire)
Capovolgere l'impasto su un piano di lavoro e lasciarlo riposare per una decina di minuti; trascorso questo tempo fare un giro di pieghe a tre, formare una palla e lasciare riposare per una mezz'ora.
Poi  ripetere l'operazione e far riposare ancora per lo stesso tempo.
A questo punto procedere con una prima pirlatura , facendo in modo però che non sia troppo serrata.
Lasciare riposare così per 15 minuti e poi procedere con una seconda pirlatura, stavolta serrando bene l'impasto, cioè stringendolo bene bene.
Una volta ottenuta una bella palla con la superficie ben tesa, posizionare l'impasto in un pirottino e lasciare lievitare, attendendo che l'impasto arrivi ad un paio di cm dal bordo (ci vorranno circa 10-12 ore ad una temperatura di 25-26 gradi circa).
I tempi, ormai lo sapete bene, soprattutto con l'utilizzo di lievito madre, sono puramente indicativi ;-)

È arrivato il tempo di cuocere.
Accendere il forno a 170° in modalità statica (calore sotto e sopra) e raggiunta la temperatura, infornare per circa 40 minuti fino a doratura.

L'ideale sarebbe controllare con un termometro a sonda che il cuore dell'impasto sia arrivato alla temperatura di 94°; in mancanza di tale strumento di precisione, vale sempre la prova stecchino di legno che, dopo essere stato infilzato, deve uscire perfettamente asciutto.
A questo punto, sfornare e capovolgere la pizza proprio come si fa con i panettoni e lasciare raffreddare a testa in giù.
In questo modo, la parte della cupola che ad un primo tatto potrebbe risultare un po' secca o asciutta tipo crosta di pane, diventerà anch'essa morbidissima ed umida al punto giusto.

Ora non rimane che prendere il coltello e...

"All'assaggio vi scioglierete come il formaggio!!!"  ;-) ;-)

Piaciuta la rima??? :DDDDDD

E adesso ecco qualche scatto di tagli e... ritagli!
Assaggi e ri-assaggi ;-)







Spero di avervi fatto venire voglia di provarla...
Proprio come è successo alle mie socie ;-)

Intanto ecco quella di Tam che squisitamente, oggi pomeriggio, mi ha donato questa foto.
Guardate se non è una meraviglia la sua!!!!
Grazie Tam, per avermi seguita in questa ennesima avventura di impasto! :-*



Buon inizio di settimana cari lettori!
E restate sintonizzati che a brevissimo, su questi schermi, ci sarà un'idea molto graziosa e... sorprendente ;-)

A presto.
Emmettì



Questa pizza è tipica da colazione,  quindi lo mando alla nostra amica Terry che questo mese raccoglie i  lievitati da colazione per Panissimo #27 ideata da Sandraèleisandra Barbara




giovedì 27 marzo 2014

Colomba a lievitazione naturale al profumo di mandarino



Allora? Pronta per la colomba?
Colomba??? uoz colomba?? ai donnou
...
Pronti?
NO!!!
...
Ho comprato gli stampi...
noneeeeeeeeeeeeeee
...
Sto rinfrescando....
uhmmmm
...
Sabato comincio...
eeeehhh...
(impasto che vince non si cambia, però bisogna fare qualcosa di diverso, di particolare ma semplice, forse.. e poi... ma io la colomba non la voglio fare!!!!.)
...
allora sei pronta o no? tanto lo so, che la tua mente diabolica ha cominciato a sfruculiare :)) sai pensavo potremmo provare così (...) o cosà (...)
mah...forse... una sola però! niente prove così o cosà! ne faccio una sola! unica, quella giusta! ma forse! ( ..................... certo, la glassa di Montanari era speciale... secondo me quella ci sta benissimo... e poi, come dimenticare, quel meraviglioso profumo di.... di....)
ma forse!! 



RICETTA



Ingredienti per una colomba da 1 kg


Primo impasto
-   80 g lievito madre
- 180 g farina di forza o manitoba
  - 70 g zucchero
  - 90 g acqua
  - 80 g burro bavarese
-   70 g tuorli

Secondo impasto
-  80 g farina di forza o manitoba
-  70 g zucchero
-  70 g tuorli
-  70 g burro bavarese
-    4 g sale
-  15 g acqua
-  50 g aroma
-150 g canditi di arancia home-made
-  50 g canditi di mandarino fatti in casa


pasta aromatica
- 20 g di miele
- 10 g di burro sciolto
- 20 g di canditi di arancia home-made
- 10 g di canditi di mandarino home-made
- 10 g di sciroppo di arancia candita
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (oppure 1 baccello di vaniglia e tutti i semini dello stesso)
- zeste grattugiate  di 1 limone


glassa (di I. Massari)
-  40 g di mandorle grezze
-  20 g di nocciole tostate
-160 g di zucchero semolato
-    4 g di cacao amaro in polvere
-    4 g di fecola di patate
-    4 g di farina di mais
-  60 g di albume

per la decorazione: mandorle grezze e granella di zucchero 




Per leggere l'intera esecuzione scorrere la tendina all'interno del riquadro sotto



Rinfreschi pasta madre
- pomeriggio: 40 g pasta madre, 40 g farina, 20 g acqua
- sera: 60 g pasta madre, 60 g farina 30 g acqua. legatura.
- mattina: 30 g pasta madre, 30 g farina, 15 g acqua.
- mezzogiorno: 40 g pasta madre, 40 g farina, 20 g acqua.
- pomeriggio: 40 g pasta madre, 40 g farina, 20 g acqua.
- sera: primo impasto

Preparazione:

primo impasto:

- Pesare gli ingredienti e disporli sul piano di lavoro.
- In una ciotola montare i tuorli con lo zucchero, in un'altra tagliare il burro freddo a fettine sottili.
- Versare nella ciotola della planetaria 3/4 di farina, i tuorli montati con lo zucchero e l'acqua. Montare la foglia e cominciare ad impastare.
- Aggiungere la pasta madre ridotta in pezzi e portare ad incordatura, ci vorranno circa 15-20 minuti.
- Sostituire la foglia col gancio e aggiungere il burro  poco alla volta, alternando con la farina e avendo cura di aspettare che il grasso venga assorbito prima di inserire la farina e viceversa.
- Finito l'inserimento del burro aggiungere l'eventuale farina rimasta e portare ad incordatura.
- L'impasto dovrà essere elastico ma non lucido e liscio. Questa operazione dovrebbe durare dai 20 ai 30 minuti al massimo.
- Porre in un contenitore graduato o trasparente (per poter controllare la lievitazione), coprire con pellicola alimentare e far lievitare a 28 gradi fino al raddoppio e mezzo.

Preparare alcuni ingredienti per l'impasto successivo

- Ridurre i mandarini canditi in pezzetti piccolissimi e metterli in freezer, insieme ai canditi d'arancia.
- Preparare l'aroma, scaldare il miele, farvi sciogliere il burro, unire gli altri ingredienti e frullare. Coprire con pellicola alimentare e lasciar insaporire a temperatura ambiente.
- Preparare la glassa. Raffinare in un cutter tutti gli ingredienti secchi, aggiungere quindi l'albume continuando a frullare per un paio di minuti. Far riposare in frigo. Se si versa direttamente in una sac à poche sarà già pronta il giorno dopo.

Secondo impasto

- Pesare gli ingredienti e disporli sul piano di lavoro.
- In una ciotola montare i tuorli con lo zucchero, in un'altra tagliare il burro freddo  a fettine sottili.
- Idratare il sale con l'acqua prevista.
- Trasferire il primo impasto nella ciotola della planetaria e avviare il gancio, impastare 5 minuti.
- Inserire le uova montate poco alla volta, alternando con un po' di farina avendo cura di aspettare che il grasso venga assorbito prima di inserire la farina e viceversa.
- Quando l'impasto è ben incordato inserire l'aroma poco alla volta, aggiungere un cucchiaio di farina.
- Aggiungere il sale idratato, filo filo lungo la parete della ciotola. Aggiungere ancora un po' di farina.
- Inserire il burro poco alla volta, alternando con la farina rimasta ed aspettando l'assorbimento dell'uno prima dell'aggiunta dell'altra e viceversa.
- Serrare l'incordatura, l'impasto deve risultare elastico, liscio e lucido.
- Scaravoltare l'impasto sul piano imburrato, lavorarlo qualche minuto con la tecnica dello slap & fold .
- Allargare l'impasto in una sfoglia sottile, distribuire metà della farcitura appena tolta dal freezer e infarinata, richiudere al centro e ripetere l'operazione.
- Coprire con una ciotola e far riposare mezz'ora.

ora ci sono due possibilità:    

- Porre l'impasto in un contenitore, coprire con coperchio o con pellicola e far riposare in frigorifero per minimo 6 ore e massimo 12. Poi tirare fuori dal frigo, fare acclimatare per un'ora e procedere col punto successivo.
       oppure, saltare questa fase e
 - dare due giri di pieghe al centro, ribaltare l'impasto in modo che la chiusura delle pieghe stia sotto, e procedere con  
- la prima pirlatura sul piano unto di burro. Io la prima la faccio a spirale, arrotolando l'impasto stringendo l'impasto verso il basso. QUI il video di Piero.
- Lasciar puntare per 30/40 minuti senza copertura e ripetere la pirlatura. Questa seconda volta, invece, arrotolo l'impasto trascinando l'impasto in avanti, come si vede in quest'altro video di Piero.
-  Dividere l'impasto in due parti, una leggermente più grande, e formarli in due rotoli. Disporre a croce del pirottino apposito, quello più piccolo nella parte delle ali, quello più grande lungo la lunghezza dello stampo.
-  Coprire con pellicola. Poggiare il pirottino direttamente sulla leccarda o teglia o griglia su cui cuocerà la colomba, onde evitare di dover prendere e spostare il pirottino con le mani. E' utile poggiare il pirottino sulla leccarda o la teglia ribaltata, così che sia facilitata l'operazione di infilzatura dei ferri successiva.
- Far lievitare per 6/7 ore a 28°C  nel forno preriscaldato e la lucina accesa, oppure a temperatura ambiente, in questo caso i tempi di lievitazione saranno più lunghi. 
- Quando l'impasto sarà arrivato al bordo del pirottino e l'impasto tocca circa 2 cm sotto, porre a temperatura ambiente, togliere la pellicola trasparente e lasciare 30/40 minuti.
- Con la sac à poche distribuire la glassa, senza arrivare al bordo (questa colerà da sola fino allo stampo), 
- Cuocere in forno a 170° 40 minuti in in forno statico e 20 minuti in modalità ventilata) 
- Infilzare  la colomba appena sfornata con due ferri a croce all'altezza della testa e della coda e un ferro al centro, alla base dello stampo,  e  lasciar raffreddare capovolta, sospesa con i ferri retti tra due sedie o su un secchio, per almeno 6/8 ore. 
- Conservare in una busta per alimenti e CONSUMARE NON PRIMA DI UNA SETTIMANA, quest'attesa è necessaria perché i sapori si fondano e maturino.

 utile il passo passo per la preparazione del panettone: http://visionigustative.blogspot.it/2013/12/panettone-preparazione.html

Per chi impasta a mano, per il primo impasto procedere così: impastare 2/3 della farina con 2/3 di acqua e il lievito spezzettato. Portare a incordatura e cominciare ad inserire il composto di uova e zucchero poco alla volta, aiutandosi eventualmente con un po' di farina tra un inserimento e l'altro (aspettare sempre che i grassi siano assorbiti prima di aggiungere la farina e viceversa), procedere allo stesso modo col resto dell'acqua e con il burro.





  DI PERTINENZA

Colomba con lievito di birra
- Lo so che ora i più storceranno il naso, ma vorrei proporre una alternativa con lievito di birra, per coloro che non hanno la fortuna, la possibilità, la voglia, la pazienza o la passione di accudire un lievito madre, solido o liquido che sia, ma che abbiano comunque curiosità di provare un lievitato importante come la colomba di Pasqua. Anche io, fino a l'esate scorsa, in cui la mia adorata Maya è venuta apposta da Roma per portarmi il li.co.li,  usavo esclusivamente il lievito di birra. E, con le dovute attenzioni, ho ottenuto risultati di tutto rispetto. Come questa colomba, per esempio.
Quindi, non storco il naso e propongo una alternativa,  per questa colomba,  molto semplice:
Sostituire la pasta madre con una biga costituita da: 100 g di farina, 50 ml di acqua, 2 g di lievito di birra. A seguire, nel primo impasto,  g 130 di farina, 65 g di acqua, e il resto come da ricetta.
La lunga maturazione a temperatura ambiente della biga (da 8 a 12 ore, fino a quando l'impasto arrivi ad andare oltre il raddoppio) e l'esclusione di ulteriori aggiunte di lievito nei 2 impasti successivi, farà sì che l'odore del lievito si stemperi completamente. Il risultato sarà decisamente superiore a qualsiasi prodotto acquistato.





- Il profumo di mandarino, irresistibile, e nota fondamentale di questa colomba, si otterrà solo utilizzando canditi fatti in casa. Così come per le scorze di arancia. Basta un pomeriggio da dedicare alla canditura, e si otterranno canditi, sciroppo, scorzette da conservare tutto l'anno. Io uso infatti, per le scorze di agrumi, il metodo veloce. Questo.

Tagliare a spicchi larghi almeno due centimetri la buccia di arance tipo Washington Navel (hanno la buccia spessa), oppure a pezzi abbastanza grandi le bucce di mandarino. Naturalmente, è bene procurarsi frutta non trattata.
Bollire le bucce di arance 4 volte, quelle di mandarino 3 volte, per un paio di minuti, raffreddandole tra una bollitura e l'altra. Si portano le bucce a bollore direttamente nella casseruola piena d'acqua fredda.
Pesarle e calcolare uguale peso di zucchero e di acqua. Si fanno bollire nello sciroppo a fuoco dolce fino a quando le bucce non risulteranno quasi trasparenti, e lo sciroppo sia molto ridotto. Le bucce di mandarino, molto più sottili, impiegheranno un tempo inferiore per raggiungere la giusta canditura.
Si posso conservare in vari modi. Direttamente nello sciroppo, in barattolo di vetro, come una marmellata. Oppure si fanno scolare su carta forno e poi asciugare su una gratella. Oppure si rotolano nello zucchero e si conservano anche queste in un barattolo o in un contenitore a chiusura ermetica. Oppure, si possono congelare. Naturalmente, le scorzette d'arancia, oltre che come canditi per farcire i dolci, si possono mangiare anche così:



 DIVAGAmente 


Dopo la lunghissima maratona cominciata a Settembre col Panettam, proseguita poi ininterrottamente we dopo we, a coppia di due panettoni alla volta, fino a gennaio con il SuperPanettam e il Panterrone, non volevo più neppure sentir parlare di lievitati! Al solo pensiero, mi veniva l'orticaria! Ho continuato ad accudire i miei tre lieviti, due liquidi e uno solido, li ho nutriti, vezzeggiati, cresciuti, coccolati, ma senza farci nulla. Ma i lievitati sono malia, intrigo, magia... e se poi c'è quel profumo irresistibile di mandarino che non fa che ronzarti intorno alle nari... non puoi fare altro che questa colomba profumata, soffice, croccante, mandarinosa.


Grazie e Buona Pasqua!






Queste le bellissime colombe della mia socia Silvia!



E queste invece le colombe veneziane (o le veneziane colombine?) di Emmettì!





LINK:

altre foto su Visioni Gustative: http://visionigustative.blogspot.com/2014/03/colomba-dipinta.html

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