Visualizzazione post con etichetta Sicilia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sicilia. Mostra tutti i post

martedì 10 dicembre 2019

Krumiri alle nocciole


Pronti per scoprire un altro biscottino goloso? È la volta di questi krumiri alle nocciole.
Li ho chiamati così perché hanno la stessa forma che ricorda il famoso biscotto di Casale Monferrato; in realtà, pur avendo in comune quasi gli stessi ingredienti, i miei provengono dal quaderno di mia mamma sul quale ha annotato la ricetta datale da una sua amica siciliana.
Una pasta frolla arricchita da una tempesta di granella di nocciole che conferisce un sapore e un profumo spettacolare.
Questo è un biscottino che definirei "da meditazione": dopo cena, con un calice di vino in mano seduti davanti al camino.
In realtà il ricordo che ho di questi biscotti mi fa tornare indietro di quarant'anni, quando la vigilia di Natale mamma ne preparava in numero spropositato, tanto da metterli nelle ceste di vimini e avvolti da immense tovaglie per portarli il giorno seguente a casa di mia nonna, dove un altrettanto numero spropositato di commensali, si riuniva per il pranzo (altro che meditazione! C'era una caciara pazzesca!). E noi bambini, ovviamente, non aspettavamo che il dolce.
Vi racconto come si fanno. :-)))

Ingredienti (per circa 80 biscotti)

500 g di farina 00
200 g di burro morbido
200 g di zucchero
2 uova
½ bustina di lievito per dolci
½ guscio d'uovo di liquore Strega
200 g di nocciole tritate grossolanamente



In una ciotola bella larga, setacciare la farina insieme al lievito e formare una fontana al centro della quale versare lo zucchero, il burro bello morbido, le uova ed il liquore.
Iniziare ad impastare con le mani e poco dopo aggiungere anche le nocciole tritate continuando sempre il lavoro di mani simulando una sorta di sfregamento. Fermatevi quando il composto avrà assunto l'aspetto di "son tutto briciole".
Munirsi di una bocchetta a stella col diametro della punta di un centimetro e mezzo e passarvi dentro l'impasto come fosse un estrusore, cercando di dare al biscotto una forma leggermente angolata.
È comodo eseguire questa operazione direttamente sulla teglia ricoperta di carta forno in modo da avere i biscotti già pronti per la cottura.
Accendere il forno a 180° e, una volta raggiunta la temperatura, cuocere per circa 20-25 munuti o fin quando saranno leggermente dorati sopra e più ambrati sotto.
Terminata la cottura della seconda teglia, radunare tutti i biscotti in una unica e mettere di nuovo in forno (spento) con lo sportello a spiffero in modo da raggiungere una fragranza ottimale.
Pronti per l'assaggio? :-DDD

Siamo già a martedì ed io sono un po' in ritardo con le proposte che volevo lasciarvi prima delle feste.
La prossima ricetta sarà a tema fortemente natalizio e ci sposteremo in un'altra delle nostre bellissime regioni: la Toscana. Chi indovina cosa vi farò trovare la prossima settimana ne riceverà un assaggio in omaggio. :-DDDDD
A presto!
Emmettì.

giovedì 13 luglio 2017

Linguine al pesto di agrumi


Nella cucina condominiale (come credo anche nelle vostre) troneggia  spavaldo il mood "Anto' fa caldo!" e, soprattutto durante la settimana, si va avanti con friselle e pomodori oppure pomodori e friselle come se non esistesse altro cibo!
Nel fine settimana però, si risveglia l'animo del food blogger e allora la voglia di preparare qualcosa di veloce, fresco e sfizioso si fa prepotentemente avanti scavallando la fiacca!
Il pesto agli agrumi dello Chef Filippo La Mantia lo scoprii tantissimi anni fa (ma non ricordo né il come né il dove) e mi colpì talmente tanto che immancabilmente, durante il periodo estivo, è uno dei miei condimenti preferiti per la pasta.
Fresco, aromatico e profumato, intenso se pur leggero, di una semplicità estrema e soprattutto senza cottura, il che, sempre per il mood di cui sopra, non guasta proprio! ;-)
Ideale per condire la pasta a caldo, ma anche a freddo, oppure per un cous cous qualora, volessimo chiudere gli occhi ed immaginare di essere nella bellissima isola di Sicilia.
Io stavolta ho scelto un formato di pasta che amo particolarmente, le linguine, e devo dire che mi è parsa proprio un'accoppiata vincente!
Dai, sedetevi a tavola e gustatela con me. :-))))))))

PESTO AGLI AGRUMI (per 400 g di pasta)

100 g di mandorle pelate
25 g di capperi sotto sale
25 cl di olio extra vergine di oliva
2 arance medie
1 mazzetto di basilico (circa 15 foglie medio/grandi)

Sbucciare a vivo le arance, sciacquare velocemente le foglie di basilico e metterle nel vaso del mixer insieme alla polpa degli agrumi, alle mandorle, ai capperi dissalati e all'olio extra vergine d'oliva.
Frullare per 2 minuti circa fino ad ottenere un pesto dall'aspetto cremoso ed omogeneo.
Nel frattempo lessare la pasta scolarla al dente e saltarla velocemente con il pesto in una padella, aggiungendo un po' d'acqua di cottura lasciando mantecare bene.
Impiattare e gustare!


Anche se le foto non sono proprio belle, spero di avervi fatto venire ugualmente l'acquolina e la voglia di provare questo pesto.
Devo dire che a casa mia è stato particolarmente apprezzato e qualcuno non si è fatto nessuno scrupolo di finire l'avanzo direttamente dalla padella!! :-DDD


Curiosità.
Filippo La Mantia, classe 1960, cuoco di professione (guai a chiamarlo chef), qualcuno lo ha già soprannominato l’uomo che sussurra ai frullatori per la sua mania di frullare ogni cosa.
Nella sua cucina non usa né aglio né cipolla.
Nato e cresciuto a Palermo, dove il buon cibo «è denominatore comune di tradizione, amore e convivialità». Come tutti i siciliani, è di poche parole e allergico ai pettegolezzi.
Un passato da fotoreporter di cronaca nera, fu uno dei primi ad arrivare sul luogo dell’omicidio del generale Dalla Chiesa. Qualche tempo dopo finì in carcere, accusato di essere complice dell’assassinio del commissario di polizia Ninni Cassarà perché gli spari partirono da un appartamento nel quale aveva vissuto ma che aveva lasciato otto mesi prima. A scagionarlo fu Giovanni Falcone. Nei pochi mesi all’Ucciardone ha cucinato per i detenuti «qualsiasi ricetta potesse far dimenticare loro di essere in una cella e farli sentire a casa».
Lui racconta così: “La cucina era totale evasione. Il profumo di un pomodoro cotto ti faceva volare oltre quelle sbarre. La cottura lentissima della salsa rossa profumata di basilico aveva un che di rituale”. Quei profumi e quei sapori semplici lo aiutarono a sopravvivere a quell'inferno e la cosa gli piacque talmente tanto, da decidere di aprire un ristorante una volta tornato in libertà.
Fonte: dal web.
*.:。✿*゚゚・✿.。.:*.:。✿*゚゚・✿.。.:***.:。✿*゚゚・✿.。.:*

Cari lettori, la cucina condominiale vi saluta lasciandovi l'augurio di una buona estate! 
Ci si legge a settembre, sperando di ritrovarvi tutti.
Una pioggia di sorrisi!

Silvia, Tamara, Maria Teresa


martedì 20 settembre 2016

Le polpettine in agrodolce della zia Pina



La scorsa settimana Tam cantava: ♫ L'estate sta finendo...♬´¯`♬
Ma davvero?? Da voi che tempo fa?
Qui un gran caldo!!!! O meglio, durante  il giorno io sto ancora con l'aria condizionata a manetta, mentre il pomeriggio/sera quando l'aria si fa friccicarella, gradisco una tazza di thè, giusto perché ho la smania che arrivi la mia stagione preferita: l'autunno!
E così, questa escursione di temperature, con la mattina e parte del pomeriggio in pieno caldo, e la sera con un po' frescolino fa sì che anche in cucina si alternino piatti ancora rigorosamente estivi (friselle e pomodori in primis) con qualcosa che non esca dal frigorifero a 4 gradi!

Che si prepara allora? Un piatto caldo o un piatto freddo? Presto fatto!
La risposta me l'ha data il ricordo di una cena a casa della zia Pina, siciliana doc trapiantata da una vita al nord ma che in cucina mantiene ancora tutta la tradizione delle sue origini!!
Un pomeriggio, la vedo trafficare in cucina tutta intenta a far roteare tra le sue mani delle piccole polpette che erano più tonde delle palle da bowling (!!!) e le chiedo:
"zia cosa prepari?"
" Le polpette alla siciliana per la cena! Rimani qui che ti faccio vedere come si fanno!"
"Ma non è un po' troppo presto se sono per cena?"
"Eh no! Queste devono rriposare e poi si devono mangiare tiepide!"

Insomma, con le polpette vi ho lasciati e con le polpette mi faccio ritrovare!
Ma vi garantisco che anche queste son buonissime!
Si siiiiiiiiolgono in bocca.
Non bisogna soffiare come un bue prima di poter fare un boccone.
Si preparano in anticipo (anzi è doveroso perché il riposo fa sì che i sapori si fondano alla perfezione).
Se non si fanno navigare nell'olio sono anche ottime alleate della linea! ;-)



INGREDIENTI (per circa 20-25 polpette)

per le polpette
500 g di carne di bovino macinata
100 g di latte (se le volete più leggere 50 g di latte e 50 di acqua)
50   g di parmigiano grattugiato
50   g di pane raffermo
1 uovo piccolo
1 cucchiaio di olio
sale e pepe q.b.

per l'agrodolce
2 cipolle di Tropea
1 cucchiaino di origano
aceto
zucchero


Vabbè, non sto qui a spiegarvi come si devono fare le polpette, no?? :-DDDD
Racconto brevemente come ho proceduto io. ;-)
(clicca sull'immagine per ingrandire)
Versare il latte sul pane raffermo e, dopo che si sarà completamente disfatto, unire il parmigiano, l'uovo, una manciata di pepe macinato al momento, poi l'olio e creare una sorta di emulsione da versare sulla carne.
Regolare di sale tutto l'insieme, affondare le mani ed amalgamare fino ad ottenere un impasto morbido per poi formare le polpette della grandezza di una noce cicciottella! ;-)
Scaldare una padella in allumino (ma anche quella con il rivestimento antiaderente va benissimo), versarvi 2-3 cucchiai d'olio e rosolare le polpette da entrambi i lati; nel frattempo pelare la cipolla e tagliarla a fette non troppo sottili.
Quando le polpette inizieranno a sfrigolare vivacemente, toglierle dal fuoco e tenerle da parte in una ciotola.
Senza lavare la padella (che figata eh?), versare un cucchiaio abbondante di olio nel fondo di cottura rilasciato dalla carne e versarvi le cipolle; unire un paio di cucchiaio di acqua e lasciarle stufare a fiamma dolce per i primi cinque minuti. Trascorso questo tempo, alzare la temperatura e farle rosolare per bene, stando attenti a non far evaporare tutto il liquido.
Ora è il momento dell'agrodolce.
Come avrete notato, negli ingredienti non son stata troppo precisa con le dosi perché molto dipende dai gusti personali. C'è chi l'agrodolce lo preferisce molto deciso, chi invece appena accennato.
Io appartengo al primo "c'è chi"! :-)))
Alle cipolle che nel frattempo rosolano, aggiungere un cucchiaino di origano, due cucchiai di zucchero e tre di aceto; lasciare evaporare e far ridurre un po' la salsina lasciandola morbida.
Unire le polpette e mescolare delicatamente giusto il tempo che si insaporiscano ed assorbano un po' dell'agrodolce, poi spegnere il fuoco.
Lasciar raffreddare qualche minuto, poi versarle in una ciotola e mantenerle coperte in attesa che arrivi l'ora del pranzo o della cena per potersele pappare! :-))))))




Consigli:
  • scegliete una carne di ottima qualità, e che non abbia troppe venature di grasso;
  • la cipolla, possibilmente, deve essere quella di Tropea (la sua dolcezza è ineguagliabile); 
  • anche l'aceto in questa ricetta è importante! Se avete la possibilità di acquistarne uno fatto in casa, provatelo... il profumo ed il sapore, consentitemelo, sono tutt'altra cosa!!!
  • se avete tempo, raddoppiate le dosi della carne e tenete una scorta di queste polpette in freezer. E se non gradite l'agrodolce o la cipolla, potete farle semplicemente fritte oppure al sugo con una bella fetta di pane per un'ottima scarpetta! :-)))


Buona settimana! :-))))))
Siate lieti, sempre!

mercoledì 13 luglio 2016

'A brioscia siciliana. Quella messinese.



Lo scorso anno, quando son stata in Sicilia ho fatto una scorpacciata talmente grossa di brioche con la granita che ancora me la sogno... (mentre i segni sono ancora ben evidenti sotto i miei occhi! :-DDD)
E così prima della partenza mi son messa alla ricerca di qualche bottega che le vendesse a portar via.
In realtà c'erano quelle di una pasticceria, nei pressi della zona imbarco, che confezionava vassoi preparati all'uopo per i turisti... ma di certo nella confezione non c'era scritta la lista degli ingredienti!!!
Sì, io volevo riportarmene un po' a casa, ma volevo anche carpire quali fossero gli ingredienti e gli aromi che facevano venir fuori tutta quella bontà per cercare di riprodurla nella mia cucina quando le scorte sarebbero finite (cioè il tempo di arrivare a casa)!!!
Fatto sta che a poche ore dall'imbarco sul traghetto che ci avrebbe riportato nella penisola, faccio capolino in un angolo e vedo l'insegna di un forno.
Con gli occhi sbrilluccicanti entro ed approfitto di una modesta fila per sbirciare tutto il ben di Dioche c'era dietro al bancone e negli scaffali.
Come un radar avvisto l'obiettivo afferro subito due dei quattro sacchetti contenenti le brioche e attendo il mio turno in cassa mentre già leggo la lista degli ingredienti.
"Piccioooooooootta, se aspettate una decina di minuti escono le brioche appena fatte! Cadde cadde gliele metto in un sacchetto di carta così "respirano" e si mantengono bene. Quelle che avete preso voi son di ieri! Lasciatele a 'mmia!! "
Ma no signora, non si preoccupi, queste son perfette e se non corro immediatamente all'imbarco rimango qui per un'altra settimana!
"E pecché non vi è piaciuta la Sicilia? Volete proprio andare via???"
Eh sì, purtroppo le vacanze son finite!!!!

Felice come non mai, esco col bottino in mano e mi dirigo sul traghetto come se avessi conquistato chissà cosa! Neanche il tempo di salire e sedermi su una panchina per godere ancora di quel bellissimo mare che già avevo aperto uno dei due sacchetti e, con il vento nei capelli e gli occhi socchiusi, mi perdo nella bontà dell'ennesima brioche...

Ovviamente, appena tornata a casa la prima cosa che ho fatto è stata quella di ritagliare la lista ingredienti e metterla al sicuro nel quadernino delle ricette!
Ed allora eccole qua le brioche.
Fortunata come non mai, l'etichetta conteneva alcune percentuali e da lì, risalire alle giuste proporzioni, con l'aiuto di un matematico in casa, è stato un gioco da ragazzi (per il matematico dico...)!! :-DDDDDDD

Per ottenere la stessa sofficità e scioglievolezza di quelle mangiate in Sicilia, ho pensato ad un prefermento, una buona idratazione e, ovviamente, ad una doppia lievitazione.
Obiettivo centrato! Al primo morso vi scioglierete anche voi!! ;-)
Vi racconto come fare.



INGREDIENTI  

400 g di Farina 0
200 g di Manitoba (io Lo Conte)
100 g di zucchero
200 g di acqua
200 g di latte
 90 g di strutto a temperatura ambiente
 15 g di zucchero invertito (o miele)
   5 g di sale
   4 g di lievito di birra fresco (sostituibili con 120 g di licoli o con 100 di p. m. solida entrambi al raddoppio)*
½ cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
½ cucchiaino di estratto naturale di agrumi (o buccia di arancia e limone)

altro latte per pennellare
* in questo caso ridurre acqua e latte a 320-350 grammi complessivi.

PREPARAZIONE

Per chi impasta a mano.   
(clicca sulla foto per ingrandire)

Setacciare le farine in una ciotola e formare la classica fontana in cui versare 150 g di acqua, 150 g di latte insieme allo zucchero invertito (o miele) ed al lievito di birra.
Con una frustina, mescolare il liquidi e raccogliere tanta farina quanto basta per ottenere una sorta di pastella (come da foto) e lasciar riposare questa specie di "prefermento" per circa un'ora.
Trascorso questo tempo, e sempre al centro della fontana, versare gli ultimi 50 g di acqua insieme ai 50 g di latte, all'estratto di vaniglia, di agrumi e allo zucchero che, sempre con la stessa frustina, andremo a sciogliere girando velocemente.
A questo punto iniziare a far scendere la farina dai lati della fontana, mescolando con una forchetta fin quando l'impasto non possa essere rovesciato su un piano di lavoro.
Impastare fino ad ottenere un composto abbastanza liscio prima di iniziare ad inserire lo strutto a fiocchetti e facendolo incorporare un po' per volta con la tecnica dello slap&fold; poco prima di terminare l'inserimento dello strutto, unire anche il sale  terminare la lavorazione fin quando l'impasto si presenterà piuttosto morbido,  liscio, setoso e con una buona formazione della maglia glutinica.
Per chi utilizza la planetaria, setacciare le farine nella ciotola dell'impastatrice e fare la stessa fontana utilizzando la frusta K per preparare il prefermento. Trascorso il riposo di un'ora sostituire la frusta con il gancio e procedere come per l'impasto a mano; ovviamente non sarà necessario slappare e foldare perché ci penserà la macchina ad ottenere un impasto liscio e perfettamente incordato! ;-)
Ora son due le strade percorribili:
1.  attendere il raddoppio dell'impasto e procedere alla formatura delle brioche.
2.  mettere l'impasto in frigorifero e lasciarlo maturare per 6-8 ore (possiamo arrivare anche a 12); in questo tempo avverrà anche una parziale lievitazione che terminerà nel momento in cui lasceremo che l'impasto torni a temperatura ambiente prima di procedere con la formatura.
Io ho scelto la strada del riposo in frigo.
A raddoppio avvenuto formare le brioche e qui arriva il divertimento. :-))))))
Dividere l'impasto in pezzi da 80 g per la brioche e in 20 g per il tuppo.
Prendere il pezzo di impasto da 80 g, dando una forma a rettangolo e posizionarla sul piano da lavoro in posizione verticale.  Arrotolare partendo dall’alto verso il basso, operando una leggera pressione con i pollici per fissare l'impasto fino a far uscire una specie di  “filoncino”. Girarlo di 90°, riportandolo in posizione verticale e ripetere l’operazione dell’arrotolamento. A questo punto, piegare su se stesso e verso il basso il filoncino fino a formare una pallina che andremo a strozzare come fosse una mozzarella per rendere la superficie perfettamente liscia. Posizionare la pallina sul piano di lavoro e farla roteare sotto il palmo della mano per arrotondare bene.
Con lo stesso metodo formare la pallina più piccola per il tuppo.
Ora, praticare un foro sulla superficie della pallina più grande e formare un'apertura nella quale posizionare, spingendo delicatamente, quella più piccola.
Si lo so, ho contorto il cervello a voi e la lingua a me. Spero che dalla foto del passo passo si capisca meglio il procedimento.
Mano a mano che si formano le brioche posizionarle su una teglia rivestita di carta forno, coprire con pellicola o con sacchetti da freezer ed attendere il loro raddoppio. Vi accorgerete che saranno pronte per la cottura quando, toccandole delicatamente, le sentirete soffici soffici sotto le vostre dita.
Accendere il forno a 180° in modalità statica e con un pennello, bagnare la superficie delle brioche con del latte.
Infornare per 15-20 minuti o fino a quando le brioche appariranno ben dorate. A questo punto tirare fuori la teglia e pennellarle abbondantemente con del latte una seconda volta ed infornare per altri 2-3 minuti. Questa operazione farà sì che la superficie della brioche, già appena uscita dal forno si presenterà morbida e fantastica al morso!




La particolarità di questo impasto è l'assenza di uova, ma devo dire che il risultato finale è veramente spettacolare! Parola non solo mia ma anche di chi ha condiviso con me la vacanza in Sicilia lo scorso anno! ;-)
La morte di queste brioche, invece, è la granita alla fragola o quella al caffè (ma a dire il vero anche quella ai gelsi, alla ricotta, alla mandorla, al pistacchio, al cioccolato, e a tutti i fruttipossibilieimmaginabili).
Ecco, se le brioche si possono replicare anche a casa, non è così per la granita! .
Quella bisogna mangiarla per forza in territorio d'origine perché non ci sarà mai ricetta casalinga che possa eguagliare quel risultato (se però qualcuno può smentirmi è pregato di farlo, grazie!!!).
E dunque, in assenza di granita, a casa nostra la brioche ce la gustiamo con il gelato che è da svenimento. Provare per credere!!!! :-)))))))))))

Prendere la brioche, stringerla tra le mani ed affondare il morso, prego!



Siate lieti, sempre! 

Approfondimenti:
Il territorio della brioscia.
- Un vero e proprio trattato e foto pazzesche della cugina salentina della brioche siciliana, qui.

giovedì 12 novembre 2015

Alici inventate e "rimpinzate"


Mi vien già da ridere perché, dopo aver pubblicato le ultime ricette, questa, questa e questa, (che zitte zitte hanno aspettato mesi e mesi prima di uscire allo scoperto), quella di oggi invece non solo non è passata sul nastro delle anteprime, ma approda qui in condominio, senza manco passare dal via!
Ahahahahaahahahhahaha...
Poi dici perché una è svalvolata eh??? :-DDD

Ricetta che nasce per una cena a tema con una delegazione di cugini :-))))
Ah, volete sapere qual'era il tema??? "Sicilia in tavola"
Aperitivo ed antipasto li avevo già in mente.
Un primo anche.
Mancava un secondo, che volevo leggero ma al tempo stesso gustoso.
E così ho pensato a queste alicine rimpinzate (voce del verbo rimpinzare) ispirandomi alla tradizione siciliana di "imbottire", appunto, quasi tutto!
Veloci da preparare, ma ancor più da mangiare!! ;-) ;-) ;-)
Eccole qua!




INGREDIENTI (dosi per 4 persone)

  • 700 g di alici freschissime (al netto degli scarti)
  •   60 g di pane grattugiato (possibilmente fatto in casa)
  •   30 g di pecorino romano grattugiato (oppure del parmigiano per un sapore più delicato)
  • la scorza grattugiata di 1 limone verde
  • olio extra vergine di oliva 
  • prezzemolo
  • cubetti di scamorza
  • sale

PREPARAZIONE

Per prima cosa pulire le alici aprendole a libro e, dopo averle private della lisca centrale, fare attenzione a mantenere uniti i due filetti.
Sciacquarle velocemente e, con molta delicatezza, tamponarle con della carta assorbente (possibilmente non colorata)
Tostare il pangrattato in una padella antiaderente, prestando attenzione a non farlo colorire troppo.
In una ciotola, mescolare il pangrattato con l'olio, il formaggio grattugiato, la scorza di limone ed il prezzemolo tritato. Passare le alici in questa panatura, e mettere al centro di ognuna un pezzetto di scamorza; arrotolarle su se stesse fermando l'estremità con uno stecchino.
Mano a mano che si formano i rotolini, disporli in una teglia ricoperta di carta forno e in ultimo versare dell'olio a filo.
Accendere il forno a 200° in modalità ventilato e cuocere per circa 10 minuti.

Appena tirate fuori dal forno, mentre sfrigoleranno ancora, dare una leggerissima spolverata di sale e servire immediatamente!



Non abbiate cura di togliere gli stuzzicadenti: serviranno a mo' di posata, per far volare in bocca questi bocconcini croccanti dal cuore filante! ;-) ;-) ;-)
Sono certa che rimarrete stupiti quanto me, su come un semplice pesciolino possa sprigionare così tanto sapore!




PER SAPERNE DI PIÙ'                                                                                                                                                    
Una descrizione dettagliata ed un video esplicativo su come pulire le alici, qualora il vostro pescivendolo non lo faccia per voi ;-) ;-)

Il mio augurio vi accompagni per tutto il giorno!

Siate lieti, sempre!


Edit del 23 novembre 
E queste le alici della mia adorabile Tam, fatte domenica a pranzo ed immortalate per noi! 
Grazie, grazie, grazie, Tam!!!! :-)))))))))




Edit del 25 novembre
E queste le alici della mia adorabile Silvia, fatte ieri sera per cena ed immortalate per noi! 
Grazie, grazie, grazie anche a te Silvia!!!! :-)))))))))


Visualizzazione di AliciRimpinzate_Tam.jpg
Visualizzazione di AliciRimpinzate_Tam.jpg

giovedì 26 giugno 2014

Saga dello spaghetto: "non c'è due senza tre... spaghetti ca muddìca"

Ciak 3

"Aòòòòò e basta!!!"

Emmettì, mo' c'hai proprio stufato co' sta muddica eh???

La infili dappertutto!!!

Prima qua..., poi qua..., e mo' ????? Pure sugli spaghetti??? 

Ma dai..., non se ne può più!!!"

Allora, con questo piatto chiudiamo la SDS (leggasi "Saga dello spaghetto").

Ad aprirla è stata LEI, con una ricetta fenomenale!!
E sì dai, di poche parole..., ma avete visto che roba???

Poi c'è stata LEI, che ci ha raccontato qualcosa in più ma..., non è che s'è sprecata tanto pure lei eh???
Però anche i suoi spaghetti, cari miei, sono una bomba ed un tripudio di bontà!!!

Ed ora eccomi qua...
A raccontarvi di questi spaghetti, che nella loro semplicità sono davvero gustosissimi!
Ed anche questi provengono dalla bella terra di Sicilia...
Ingredienti poveri, ma ricchi di gusto: acciughe, olio, arancia e pane grattugiato di quello rigorosamente fatto a mano (anche perché, siamo sinceri, quello comperato nun se po' magnà...).




INGREDIENTI X 4

320 g di spaghetti
10 filetti di acciughe sotto sale (*) 
6 cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva
1 spicchio d'aglio rosso tritato sottile sottile sottile
pane grattugiato home-made (un paio di manciate)
polvere di buccia di arancia essiccata (se non l'avete, fa niente)

(*) di quelle che al super vendono al banco in grossi barattoli di latta (e che quasi tutte vengono appunto dalla Sicilia, di solito Trapani, Palermo o Pantelleria)

Dalla lunghissima lista di ingredienti potete immaginare la difficoltà di esecuzione di questa ricetta...
Ora vi spiego come si fa e ve lo spiego per bene, ché a me la sintesi mi fa un baffo e soprattutto non partecipo a nessun "contest sulla sintesi..." :DDDDDDDDDDDDDD

ESECUZIONE

Per prima cosa "atturrate a muddica"... 
Cosaaaaaa?????????? 
"Miiiiiiiiiiiii..."

Ehm, scusate...
Abbrustolire la mollica del pane in una padella antiaderente, avendo cura di non farla bruciare..., fino a farla diventare color nocciola.
Versarla in una ciotolina e tenere da parte.

Nella stessa padella (che poi è quella che useremo per condire gli spaghetti), versare l'olio e far soffriggere l'aglio, (quello che prima abbiamo tagliato sottile sottile sottile) senza aspettare che prenda troppo colore; aggiungere i filetti di acciuga precedentemente dissalati e sciacquati e lasciar cuocere fin quando si saranno completamente sciolti, creando una sorta di salsina. Nel frattempo anche l'aglio si sarà rosolato al punto giusto!
Spegnere il fuoco e versare un cucchiaino di polvere di arancia essiccata (in inverno sostituibile con la buccia grattugiata).






Nel frattempo mettere a bollire abbondante acqua per la cottura degli spaghetti; solo quando è sopraggiunto il bollore, salare e colare gli spaghetti, appunto!
Quando mancano 3-4 minuti alla fine della cottura, accendere la padella e scolarvi gli spaghetti, avendo cura di mantenerli ben umidi; far "risottare" fin quando l'acqua e il condimento saranno ben assorbiti e spegnere la fiamma.
Riprendere il pane precedentemente tostato; spolverizzarlo sugli spaghetti ancora nella padella e rimestare delicatamente.
Impiattare, servire e... pappare!!!!!!! :))))))))))






UN PO' DI SICILIANITA'...


Questo piatto rappresenta l’anima semplice della cucina siciliana, per così dire la sua quotidianità, in contrapposizione alle sontuose preparazioni, come certi timballi di maccheroni che hanno dato spunto ad ammirate descrizioni letterarie, come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. 
La pasta "ca’ muddica" è un piccolo capolavoro d’essenzialità: difficile immaginare qualcosa di più efficace di una manciata di mollica tostata per dare consistenza a un intingolo di olio e acciughe sotto sale. 
Tanto semplice da sembrare forse banale, se non fosse per lo straordinario sapore di ogni ingrediente: il pane casereccio, possibilmente cotto a legna; l’olio extravergine di oliva, le acciughe, specie quelle rinomatissime dell’isola di Pantelleria. 
Per apprezzare il ruolo del pane nella cultura siciliana basta imboccare la valle del Dittaino, che dalla Piana di Catania sale verso Enna: si scopriranno i paesaggi che hanno meritato all’isola l’antico appellativo di granaio d’Italia, e forni dove il pane viene prodotto nel rispetto del rituale del lievito madre, rinnovato di giorno in giorno, e di lunghi tempi di lievitazione, con un risultato al confronto del quale le produzioni correnti possono solo impallidire. 
Detto questo, è facile comprendere la valenza di questo piatto di pasta al di là del suo modesto apparire.




E soprattutto, detto questo..., ecco cosa ne rimane...




....MENTE QUALCOSA: REGOLE D'ORO PER UNA PERFETTA COTTURA DELLA PASTA

La solita regola fondamentale per la cottura della pasta è il rapporto sale - acqua - pasta. Bisogna ricordare le  "tre regole d’oro": 1, 10, 100. 
Vale a dire: 1 l d’acqua - 10 g di sale - 100 g di pasta  

Queste proporzioni, oltre a consentire alla pasta di muoversi liberamente all'interno della pentola mentre cuoce, determinano un accumulo di calore tale da riportare l’acqua ad ebollizione il più rapidamente possibile dopo aver calato la pasta. 

Per quanto riguarda il procedimento di cottura, invece, basta seguire queste semplici indicazioni:
- mettere l'acqua necessaria in una pentola alta e larga, collocarla sul fuoco e fatela giungere ad ebollizione. 
- aggiungere il sale solo quando l’acqua comincia a bollire vistosamente. 
- buttare la pasta dopo che il sale si è sciolto.
- mescolarla con un utensile di legno dopo circa un minuto almeno per i primi quattro minuti, poi continuare a mescolare ad intervalli regolari. 
- cuocere la pasta sempre un minuto in meno rispetto al tempo consigliato sulla confezione, perché la pasta continuerà la cottura durante le operazioni di condimento, soprattutto se deve saltare ancora in padella.   

Per finire, (e giuro che finisco...)

La pasta cotta "al dente" deve conservare una leggera resistenza alla masticazione, cioè contrastare percettibilmente la forchetta che la comprime o il dente che la taglia. Una cottura eccessivamente breve, riconoscibile dalla persistenza di una traccia bianca e dura all'interno della pasta, infatti, la lascerà cruda all'interno, mentre una cottura eccessiva la renderà floscia, molliccia e meno digeribile. 
La difficoltà nel cuocere la pasta a puntino dipende anche dalla sua qualità: se la pasta è scadente, spesso necessita di tempi di cottura molto brevi, se la pasta è di alta qualità, invece, la variabilità e le possibilità di scelta per il grado di cottura aumentano. 



Con questo post io invece partecipo al contest "La sintesi ci fa un baffo" :)))))

Buon fine settimana! ;)

M.T.


EDIT DEL 30 GIUGNO

Ecco la realizzazione di una carissima amica che mi ha mandato una splendida foto che condivido con voi!!!
Guardate che meraviglioso impiattamento!!
Grazie Minnie! :******







lunedì 12 maggio 2014

Olive ripiene Messina's style!!!



Eccoci di nuovo all'inizio di una nuova settimana!!!

Quello di oggi, al contrario di questo, sarà un post molto breve, conciso, essenziale, ma mooooooooolto gustoso!!

Parliamo di un'altra preparazione siciliana ma sempre tipica del messinese; dopo le braciolette, eccovi dunque le olive ripiene alla Messina's style!!
Ottime da servire come aperitivo  o come parte di un antipasto ;))

Dunque, come sapete, in buona parte del sud Italia la mollica del pane si presta ad innumerevoli e golosissime interpretazioni ed è spesso ingrediente principe di succulenti piatti (come i "peperoni ammuddicati", gli "spaghetti c'a muddica", le braciolette... ).

Ed ecco dunque che la protagonista di questa preparazione è "a muddica" che, dopo esser condita con gli ingredienti che vedremo, viene utilizzata a mo' di polpettine da inserire nelle cavità delle olive.
Sconsiglio di fare questa preparazione con il pane grattugiato acquistato al super...://; se non siete dei panificatori incalliti come me, lasciate seccare del pane per poi grattugiarlo e utilizzarlo come vi indicherò;))

Siete pronti per questa sfiziosa golosità???



Ingredienti: 
300 g di olive verdi giganti denocciolate 
120 g di pane grattugiato home made 
2 cucchiai di aceto 
1 cucchiaio ben colmo di pecorino siciliano grattugiato 
1 cucchiaio ben colmo di parmigiano grattugiato 
6 cucchiai di olio extravergine di oliva 
1 cucchiaio di capperi di Pantelleria 
3 acciughe sott'olio
1 cucchiaio di prezzemolo  
1 cucchiaino di peperoncino 
qualche fogliolina di menta da tritare al momento
acqua q.b. 





Preparazione
Aprire a libro le olive, senza staccarle del tutto. 
Versare in una ciotola la mollica e condirla con il pecorino, il parmigiano, i capperi e le acciughe precedentemente dissalati e tritati a coltello, l’aceto di vino bianco, l'olio, il prezzemolo, la menta ed il peperoncino (tritati anch'essi). Amalgamare tutti gli ingredienti, regolandosi con dell'acqua, in modo da ottenere un impasto morbido e ben inumidito (praticamente, sotto le mani, non dovrete più sentire la granulosità del pane grattugiato).
Farcire le olive con l’impasto, lasciandole insaporire in frigorifero per almeno 10-12 ore prima di servirle. 



Presto fatto no??? :)))))))))))))))
Ecco pronto un mini vassoio...



Ed ora...

Un po' di dialetto: 
In Sicilia il pangrattato viene chiamato "muddica" ("mollica"). 
Le olive ripiene alla messinese in dialetto: Alivi chini ‘a missinisa.

E per questa volta: l'angolo del sommelier!
Gustate queste olive con un ottimo Prosecco ben freddo ;)



(Piccola parentesi) 

Queste olive, son state preparate per un evento speciale: ieri le tre Svalvolate del condominio: la bionda, la rossa e la mora, Silvia, Tamara ed Emmettì!
Per la prima volta, hanno avuto l'immensa gioia di potersi guardare negli occhi e di abbracciarsi.

Troppo grande e troppo forte l'emozione per poterne parlare. ♥♥♥
Magari, in un prossimo post... chissà!!

Buona settimana a voi tutti! 
Siate lieti, sempre!!! :)))

Emmettì



Edit dell'11 agosto

E questo un bellissimo regalo della mia Tam..., che le ha fatte mandandomi poi una foto e rendendomi immensamente felice!!

La metto qui perché possiate vedere quanto sono belle belle belle ;)))


Grazie Socia, per il tuo essere sempre così Speciale :***********