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lunedì 15 maggio 2017

Olive ascolane: lo street food marchigiano


Pensavate che la cucina condominiale fosse chiusa per ferie eh??? :-))))))))
Ma quando mai! Pentole, pentolini, fruste e mattarelli son sempre all'opera  ma scarseggia il tempo per stare un attimo tranquilli davanti al pc per poter scrivere e condividere!

Di che parliamo oggi?
Beh, mettetevi pure comodi! La ricetta che segue è una di quelle che più mi sta a cuore, non tanto per la sua bontà quanto perché fa parte delle ricette di famiglia, di quelle che si preparavano tutti insieme seduti intorno al tavolo.
Ed ecco che riaffiorano i ricordi di quando ero piccola.
I nonni paterni, arrivati in territorio pontino negli anni 50, si son portati dietro oltre che il bellissimo dialetto (che tutti noi nipoti abbiamo imparato a parlare) anche le ricette della cucina marchigiana. 
Poteva mai mancare quella delle olive ascolane? Certo che no!
Ecco, il ricordo che ho è il seguente: un piccolo (ma piccolo eh?) tavolo in cucina dove, non so come, seduti intorno riuscivano a stare 6 adulti che con gesti precisi, che a me sembravano addirittura ritmici, denocciolavano le olive, le farcivano e le panavano per poi passarle all'addetta alla frittura.
Ecco, la zia addetta alla frittura era contornata da un pipinìo di pulcini bambini che non vedevano l'ora di ricevere tra le mani un cartoccetto pieno di quelle palline fumanti!!!
Quei tempi sono andati! Ma io ne conservo il ricordo come fosse ieri!
Stavolta intorno al tavolo a preparare le olive c'eravamo solo io, mia mamma e mia sorella ma è stato un po' come ritrovare tutta la ciurma caciarona che almeno due volte l'anno compiva il rito di preparare le olive ascolane! :-DDD

La ricetta? Eccola qua! Una raccomandazione: non tralasciare la buccia del limone; metterla o no fa la differenza! Sentirete che profumino! ;-)
Ah! Non fatevi spaventare dalle quantità! Sarà comodo tenerne una scorta in freezer pronta per un aperitivo o una cena dell'ultimo momento in cui vorrete servire una bontà pazzesca. 
Basterà scaldare un pentolino di olio, prelevare le olive dal freezer, friggere e servire! :-))


RICETTA (per circa 200 olive)

200 olive denocciolate giganti in salamoia (possibilmente varietà ascolana tenera)
200 g di macinato di manzo
200 g di macinato di maiale
100 g di macinato di carne bianca (pollo o tacchino) 
100 g di parmigiano grattugiato
3 uova
1 pizzico di sale
1 ciuffo di prezzemolo tritato
1/4 di buccia di limone grattugiata
la punta di un cucchiaino di noce moscata
q.b. di pepe macinato al momento
Per la panatura
farina
uova
pane grattugiato
Per la frittura
olio extravergine di oliva
oppure
olio di girasole alto oleico
oppure
olio di arachide

Scolare le olive dalla salamoia e lasciarle in acqua per circa un'oretta affinché perdano un po' di sapidità.
Sbattere le uova, unire il parmigiano, il sale, le spezie e la carne mescolando bene (anche con le mani) fino ad ottenere un composto omogeneo.
Scolare le olive dall'acqua e rotolarle su un telo pulito (possibilmente privo di odori di detersivo) in modo da asciugarle un pochino; praticare un taglio longitudinale e farcire con la carne, facendo attenzione a che l'oliva sia ben ripiena.
Procedere con la panatura attraverso due fasi: far rotolare l'oliva prima nella farina, poi nell'uovo sbattuto ed infine nel pane grattugiato; una volta terminate tutte le olive, ripetere il passaggio nell'uovo e nel pane grattugiato.
In questo modo la panatura sarà perfetta e croccantissima, ma soprattutto impedirà all'oliva di aprirsi durante la frittura.
Mentre si fa il secondo passaggio nel pane grattugiato, roteare le olive nel palmo della mano ridonando la forma caratteristica qualora con il ripieno si siano un po' deformate.
Disporre le olive su un vassoio mano a mano che si formano e lasciarle riposare per una mezz'ora prima di procedere con la frittura o con il congelamento.
In un pentolino dai bordi piuttosto alti, scaldare l'olio scelto per la frittura e, raggiunta la temperatura, far cuocere le olive fino a che non diventino ben dorate.
Scolarle su carta assorbente e resistere alla tentazione di assaggiarle subito: scottano!!!!
Io mi son pelata la lingua due volte! :-DDDD



CURIOSITÀ
L’oliva ascolana nasce nella provincia di Ascoli Piceno nel lontano 1800, molto probabilmente dall'arte di un abile e sconosciuto cuoco che prestava servizio in una nobile famiglia del territorio.
Da allora rappresenta un capo saldo della cucina picena, un piatto immancabile nelle tavole bandite a festa, oggi stimato in tutto il mondo.
Per preparare le ottime olive ascolane servono olive tenere e carnose e di grandi dimensioni (la Liva Concia), che vengono farcite con un impasto di carni fresche, poi panate e fritte.
Queste delizie si possono trovare ad Ascoli in ogni angolo della città: dai negozi ai chioschetti (da friggere e già fritte) da gustare, calde, mentre si passeggia.
Le olive si consumano come aperitivo, antipasto, contorno, merenda e possibilmente calde perché sprigionano il massimo della loro bontà.
Insomma, ogni momento della giornata è buono per gustare una bella oliva ascolana!

MA COS'È LO STREET FOOD?
Letteralmente, cibo da strada.
Il cibo da strada, secondo la definizione della FAO, è costituito da quegli alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono venduti (e spesso anche preparati) soprattutto in strada o in altri luoghi pubblici, come mercatini o fiere, anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, o su furgoni e carretti ambulanti.
Nei centri storici di alcune città italiane si è diffusa una tipologia di piccoli locali specializzati nella preparazione e vendita di cibi da mangiare in strada.
Il consumo di questo tipo di cibo consente, in genere, di mangiare in maniera più informale, più rapida, e meno costosa rispetto al consumo di cibo in un ristorante o in altro luogo deputato allo scopo; per tale motivo, questa forma di alimentazione viene spesso preferita rispetto a modalità più formali di consumo, tanto da farle occupare un posto importante nell'alimentazione umana.
Stime della FAO indicano in ben 2,5 miliardi di persone al giorno il numero di coloro i quali si alimentano in questo modo. 
Il cibo da strada fa parte del più ampio fenomeno del cibo informale (informal food sector), un settore che, nei paesi in via di sviluppo, rappresenta una delle strategie adottate per provvedere ai propri bisogni alimentari.
Il cibo di strada è strettamente legato al fenomeno del cibo da asporto (take away/take-out), e ad altri fenomeni di consumo informale di cibo, come gli snack, gli spuntini, il fast food, il pranzo al sacco. L'ampiezza del fenomeno alimentare, messa in risalto dalle statistiche FAO, si collega ad altri aspetti antropologici, come il rilevante ruolo occupato nell'economia umana, ma anche la messa in gioco di importanti valori culturali, identitari ed etnici.
Spesso, infatti, i prodotti da consumare per strada sono specialità locali o regionali, come nel caso del pani ca meusa palermitano, il 'o pere e 'o musso della cucina campana e napoletana, o il kalakukko della regione dei laghi finlandese.
In altri casi, invece, i prodotti non hanno un particolare legame culturale con il territorio in cui vengono offerti, o, pur avendone posseduto uno in passato, non lo conservano più, perché andato oramai perduto a seguito della loro diffusione al di fuori delle zone di origine (come è il caso della pizza e del kebab).


Vi avevo detto di mettevi comodi no?? :-))
Dai, che scherzo! Sono arrivata ai saluti.
Oggi vi lascio con una filastrocca in dialetto marchigiano; una delle tante che papà mi ha insegnato quando ero piccola. Non ricordo esattamente il significato di alcune frasi mentre ricordo benissimo che mi faceva tanto ridere quando mi parlava in dialetto!! ♥
Oggi voglio sorridere ancora!

Cerna cerna la coma' 
che dima' facimo lo pa'
e lo pa' co' le pizzole
vuttale vuttale jo de fori, 
jo de fori ce stadìa Michè
che facìa lu caffè
lu caffè co' lo mistrà
vuttalo vuttalo jo à Marà.
E Marà nun ci statìa
era gghitu in signoria
do' ce statìa tre vecchiarelle
che facìa le frittelle
ja tirato mezzu mato'.
Lu mato' cascò nel fossu,
dentro lu fosso ce statìa lu lupo
e lu lupo era vecchio
e non se sapìa 'rfà lu lettu.

Buona settimana!
Maria Teresa

martedì 5 aprile 2016

Topolini e cucchiaini: tutti da mangiare!


Sapete quando vi capita di avere ospiti con poco preavviso ma avete voglia di fare almeno un piccolo aperitivo e il tempo è poco?
Che ne dite se condivido con voi due cosine veloci veloci, carine carine, così magari mi perdonate che per farle non ho preparato questa meravigliosa pasta sfoglia di Tamara, ma comprato quella già pronta al super?  

Non metto dosi in quanto saranno in funzione di quanti cucchiaini vorrete preparare.



INGREDIENTI 

per i cucchiaini

1 rotolo di pasta sfoglia già pronta
formaggio spalmabile
pomodori secchi sottolio asciugati
olive

per decorare
uova di quaglia sode
pomodorini


per i topolini

Uova sode 
Uova sode di quaglia
Ravanelli 
Grani di pepe nero per gli occhietti
Aghi di rosmarino per le codine delle uova piccole
Un pezzettone intero di emmental 



PROCEDIMENTO cucchiaini

Prendere un foglio di pasta sfoglia, metteteci sopra i cucchiaini di acciaio distanziati tra loro e ritagliare intorno alla sagoma. 
Togliere i ritagli che volendo si possono infornare e gustare comunque come piccoli salatini. 
Infornare a 180° per circa 10/15 minuti senza togliere i cucchiaini. 

Mentre si raffreddano, preparare il formaggio spalmabile lavorandolo un po' con un cucchiaio; aggiungere i pomodori secchi a pezzettini (io una parte del formaggio l'ho mischiato a olive spezzettate) e riempire l'incavo dei cucchiaini.

Aggiungere uno spicchio di pomodorino, scolato del succo oppure uno spicchio di uovo sodo di quaglia. 



PROCEDIMENTO topolini

Rassodare e raffreddare le uova; tagliarle a metà e adagiarle su un piatto con la parte tagliata sotto. Mettere grani di pepe nero per gli occhi e l'ago di rosmarino per la codina. Affettare un paio di ravanelli per fare le orecchie alle uova sode e ai ravanelli. Fare un taglio leggero sulla parte bianca dell'uovo e incastrare le orecchie. 
Fare la stessa cosa con i ravanelli, lasciando la loro radice lunga che farà da codina.

Mettere al centro del piatto il tocco di formaggio  intero e sopra posizionarci i topini di ravanello infilzandoli sotto con un mezzo stecchino di legno. 

Visto? Divertenti, buoni, e veloci da fare!




Silvia


lunedì 12 maggio 2014

Olive ripiene Messina's style!!!



Eccoci di nuovo all'inizio di una nuova settimana!!!

Quello di oggi, al contrario di questo, sarà un post molto breve, conciso, essenziale, ma mooooooooolto gustoso!!

Parliamo di un'altra preparazione siciliana ma sempre tipica del messinese; dopo le braciolette, eccovi dunque le olive ripiene alla Messina's style!!
Ottime da servire come aperitivo  o come parte di un antipasto ;))

Dunque, come sapete, in buona parte del sud Italia la mollica del pane si presta ad innumerevoli e golosissime interpretazioni ed è spesso ingrediente principe di succulenti piatti (come i "peperoni ammuddicati", gli "spaghetti c'a muddica", le braciolette... ).

Ed ecco dunque che la protagonista di questa preparazione è "a muddica" che, dopo esser condita con gli ingredienti che vedremo, viene utilizzata a mo' di polpettine da inserire nelle cavità delle olive.
Sconsiglio di fare questa preparazione con il pane grattugiato acquistato al super...://; se non siete dei panificatori incalliti come me, lasciate seccare del pane per poi grattugiarlo e utilizzarlo come vi indicherò;))

Siete pronti per questa sfiziosa golosità???



Ingredienti: 
300 g di olive verdi giganti denocciolate 
120 g di pane grattugiato home made 
2 cucchiai di aceto 
1 cucchiaio ben colmo di pecorino siciliano grattugiato 
1 cucchiaio ben colmo di parmigiano grattugiato 
6 cucchiai di olio extravergine di oliva 
1 cucchiaio di capperi di Pantelleria 
3 acciughe sott'olio
1 cucchiaio di prezzemolo  
1 cucchiaino di peperoncino 
qualche fogliolina di menta da tritare al momento
acqua q.b. 





Preparazione
Aprire a libro le olive, senza staccarle del tutto. 
Versare in una ciotola la mollica e condirla con il pecorino, il parmigiano, i capperi e le acciughe precedentemente dissalati e tritati a coltello, l’aceto di vino bianco, l'olio, il prezzemolo, la menta ed il peperoncino (tritati anch'essi). Amalgamare tutti gli ingredienti, regolandosi con dell'acqua, in modo da ottenere un impasto morbido e ben inumidito (praticamente, sotto le mani, non dovrete più sentire la granulosità del pane grattugiato).
Farcire le olive con l’impasto, lasciandole insaporire in frigorifero per almeno 10-12 ore prima di servirle. 



Presto fatto no??? :)))))))))))))))
Ecco pronto un mini vassoio...



Ed ora...

Un po' di dialetto: 
In Sicilia il pangrattato viene chiamato "muddica" ("mollica"). 
Le olive ripiene alla messinese in dialetto: Alivi chini ‘a missinisa.

E per questa volta: l'angolo del sommelier!
Gustate queste olive con un ottimo Prosecco ben freddo ;)



(Piccola parentesi) 

Queste olive, son state preparate per un evento speciale: ieri le tre Svalvolate del condominio: la bionda, la rossa e la mora, Silvia, Tamara ed Emmettì!
Per la prima volta, hanno avuto l'immensa gioia di potersi guardare negli occhi e di abbracciarsi.

Troppo grande e troppo forte l'emozione per poterne parlare. ♥♥♥
Magari, in un prossimo post... chissà!!

Buona settimana a voi tutti! 
Siate lieti, sempre!!! :)))

Emmettì



Edit dell'11 agosto

E questo un bellissimo regalo della mia Tam..., che le ha fatte mandandomi poi una foto e rendendomi immensamente felice!!

La metto qui perché possiate vedere quanto sono belle belle belle ;)))


Grazie Socia, per il tuo essere sempre così Speciale :***********