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martedì 11 ottobre 2016

Di confetture e metodi rivoluzionari! Susine e cannella.



Folgorata!!! Ecco, è questa la parola giusta per descrivere come son rimasta quando ho prelevato la ciotola dal microonde ed ho visto il risultato!
Da quando Tam aveva riservato in anteprima a noi socie IL SUO metodo di fare marmellate al microonde, mi ero promessa di provarlo, ma poi ogni volta mi trovavo con decine e decine di chili di frutta da dover smaltire e la soluzione microonde l'ho sempre scartata.
Due domeniche fa, invece, guardo il cestino della frutta e noto che è pieno di susine al punto giusto di maturazione per essere consumate. Un'occhiata all'orologio, due velocissimi conti e non ho aspettato un attimo in più: le susine erano già finite nel lavandino per il lavaggio e la bilancia già pronta per i pesi! ;-)

Dopo 20 minuti ero lì imbambolata a guardare dentro la ciotola in quale meraviglia si erano trasformate quelle susine! Con una cucchiarella di legno ero lì che giravo, guardavo, annusavo, fino a che sento qualcuno che mi dice:
"Oh, ma la marmellata non va invasata quando è ancora bollente???"
"Urca, è vero!! Dai, corri! Vammi a prendere i barattoli invece di stare lì a guardarmi!!!"
"..."

Ecco, sono certa che se non fossi stata "svegliata" da quell'imbambolamento, ero ancora lì a guardare la confettura di susine, io!!!
E voi cosa aspettate a provare?
Questa dovete farla!!! Non solo non ve ne pentirete, ma rimarrete entusiasti anche voi della bontà e della velocità di preparazione.
La sto raccontando a chiunque la storia di questa confettura (anche ad una signora in fila alla cassa del supermercato che parlava con una sua amica dicendo che lei le marmellate non le sa fare...); potevo non condividerla con voi??????? :-DDDDDDDDD

Unica raccomandazione: affinché la confettura o marmellata che dir si voglia (ve la ricordate tutta la tiritera scritta qui?) venga saporita, cioè che sappia di frutta è che la frutta, appunto, sia matura!
Le varietà di susine indicate in questa ricetta, si trovano sui banchi di mercati e supermercati fino a tutto novembre! Se al momento dell'acquisto si presentano ancora con la buccia bella lucida e turgida e molto sode al tatto, aspettare qualche giorno e lasciarle maturare un pochino (magari mettendole vicino a delle mele o banane), poi procedere con la preparazione. Il punto giusto di maturazione è quando la polpa delle susine inizia a colorarsi di rosso.
Dai, fatemi contenta e correte a comperarne anche solo mezzo chilo! :-))

Direttamente dal metodo di Tam, ecco la mia confettura di susine!
Troppo felice io! :-)))))))))))




(clicca per ingrandire)
INGREDIENTI: (per due vasetti da 250 g)

- 500 g di susine (varietà Angeleno oppure Settembrina)
- 250 g di zucchero (anche di canna se preferite)
- il succo di un limone piccolo
- cannella q.b. (minimo la punta di un cucchiaino)



(clicca per ingrandire)
Tagliare le susine in piccoli pezzi e versarli  in una ciotola a bordi alti e adatta per le cotture al microonde, aggiungere lo zucchero, il succo di limone e mescolare velocemente con un cucchiaio giusto per amalgamare gli ingredienti.
Mettere la ciotola nel micro e cuocere alla massima temperatura per dieci minuti.
Estrarre la ciotola e, se vi aggrada,  dare una frullatina  col minipimer fino ad ottenere la consistenza desiderata (con la frutta è matura questa operazione può essere tranquillamente saltata); aggiungere la cannella, mescolare nuovamente e cuocere per altri dieci minuti.
Trascorsi questi ultimi dieci, estrarre di nuovo la ciotola ed invasare subito (ma subito eh???) la confettura in barattoli di vetro precedentemente sterilizzati (**) e lasciando solo ½ centimetro dal bordo. Chiudere con il tappo ma non capovolgere il barattolo.
Il sottovuoto si formerà lo stesso. Provato e garantito!!!!!! 

Visto? Avete già finito! E guardate che risultato!!!! No dico...



Consiglio: consumare la confettura dopo almeno una quindicina di giorni.
In questo tempo, lo zucchero continuerà a "caramellizzare" la frutta esaltandone il sapore.
Conservare al fresco ed al riparo dalla luce per mantenere intatto il bellissimo colore di questa preparazione.



Altra cosa di questa marmellata.
È fotogenica lei!
Ci sono piatti che non amano essere fotografati (tipo la carne, ecco la carne è proprio difettosa all'obiettivo), altri così e così e poi ci sono quelli proprio vanitosi che non smetteresti mai di fotografare!
Ecco, la confettura di susine è proprio vanitosa, si mette lì tutta spavalda e sicura della sua bellezza che sembra guardarti e dirti:
"forza! Cosa aspetti a fare click? Guarda, cambio anche posa adesso! E sopra ad una bella fetta biscottata non vuoi immortalarmi? E nei vasetti da regalare?"
Oh mamma quante storie!!!
Insomma, ho scattato tante di quelle foto che scegliere quelle da mettere in questo post è stata la cosa più faticosa di tutto lavoro...
E voi adesso ve le subite!
'A prossima vorta moooooooooo cionco quer dito!!! :-DDDDDDDDDD



(**) Come si sterilizzano barattoli e tappi?
Per questo tipo di preparazione suggerisco la sterilizzazione in forno.
Per sterilizzare i vasetti in forno occorre portarlo ad una temperatura di 100°, mettere i vasetti puliti in una teglia ed infornarli per 5 minuti.
Passato questo tempo, spegnere e lasciare i vasetti a raffreddarsi nel forno chiuso, aggiungendo anche i coperchi.
I vasetti sterilizzati devono essere utilizzati subito dopo il processo di sterilizzazione e man mano che si raffreddano, poiché se restano all'aria aperta la sterilizzazione perderà la sua efficacia.

Per riempire i vasetti appena sterilizzati, inoltre, bisogna evitare che si raffreddino troppo per non creare uno shock termico tra la temperatura del vetro e quella della conserva appena preparata.
Il tempo che la confettura sarà pronta, lo saranno anche i vasetti alla temperatura giusta.
Non vi pare una meravigliosa coincidenza anche questa? :-DDDDDDDD




CURIOSITA': SUSINE O PRUGNE?

I termini susina e prugna vengono molto spesso considerati come sinonimi, ma in realtà esistono alcune differenze.
Più propriamente dovremmo indicare con prugna il frutto dei susini europei, mentre con susina quello dei susini cino-giapponesi.
Un’altra inesattezza piuttosto comune è quella di indicare con il termine susina il frutto fresco e con prugna il frutto essiccato (in realtà secche vengono fatte le prugne e mai le susine perché più' acquose e meno saporite).
Si tratta comunque di errori di scarsa rilevanza legati essenzialmente alla notevole somiglianza che esiste tra i frutti delle varie specie di susino che sono particolarmente numerose.

APPROFONDIMENTI: PREPARAZIONI ALIMENTARI FATTE IN CASA

Se volete approfondire i metodi per la corretta preparazione delle conserve alimentari in ambito domestico, il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità hanno messo a disposizione delle interessantissime linee guida consultabili QUI. Buona lettura! :-))

Ora vi offro una fetta biscottata spalmata con un generoso cucchiaino di questa confettura per farmi perdonare delle tante chiacchiere...
Buon proseguimento di settimana!!
M.T.


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Siate lieti, sempre!

mercoledì 1 giugno 2016

Un secondo al salto! Saltimbocca di carne bianca con pancetta croccante.



Vi è  mai capitato di leggere una ricetta (o guardare uno di quei video in cui mostrano come in quattro e quattr'otto si può realizzare un piatto gustoso per pranzo o per cena) ed avvertire subito dopo il prurito al palmo delle mani per la curiosità di realizzarla??
Ecco, questo è quello che è successo a me qualche giorno fa (ma in realtà mi capita spesso).
Vista la ricetta, ho preso nota della lista ingredienti, sono uscita a far la spesa ed il giorno dopo, a pranzo, sulla nostra tavola c'erano loro! 
Spiedini di carne bianca, marinati prima nel limone e poi avvolti da una fettina sottilissima di pancetta insieme a foglioline di salvia.
Li ho trovati veramente gustosi: leggeri, molto profumati e, anche se il galateo non lo permette, sfiziosi da mangiare pure senza l'uso delle posate!! :-)))))



Ecco dunque un'idea pratica e veloce per dare un gusto nuovo ad un taglio di carne apparentemente banale che magari siamo soliti cucinare e mangiare sempre allo stesso modo!
Che ve ne pare?
Vediamo come si fanno.


INGREDIENTI  (per 6 spiedini) 

petto di pollo o tacchino in trancio (circa 600 grammi)  
24 fettine sottili sottili di pancetta tesa affumicata
24 foglioline di salvia
1 rametto di rosmarino
2 limoni
1 spicchio d'aglio
peperoncino in polvere
sale
olio
vino bianco per sfumare


Tagliare la carne in tanti piccoli bocconcini (24 pezzi circa).
Farla marinare per un paio d'ore nel succo di limone con il peperoncino (più lunga è la marinatura più saporita e morbida sarà la carne).
Preparare gli spiedini di legno (sarebbe meglio utilizzare quelli di bambù) e metterli in ammollo in acqua in modo che, inzuppandosi bene bene, non sbruciacchino durante la cottura (che figata, eh??).
Trascorso il tempo della marinatura, scolare la carne ed avvolgere ogni tocchetto con una fettina di pancetta mettendo all'interno anche una foglia di salvia e una sfioratina leggera leggera di sale.
Infilare i bocconcini negli spiedini precedentemente messi in ammollo.
Ungere una padella con un filo d'olio, spezzettarvi dentro il rametto di rosmarino e aggiungere uno spicchio d'aglio incamiciato e leggermente schiacciato.
Accendere la fiamma a potenza medio bassa e, ai primi sfrigolii, adagiare gli spiedini nella padella lasciandoli dorare su ogni lato finché la pancetta diventa croccante.
Alzare la fiamma, sfumare velocemente con qualche cucchiaio di vino (ottimo un prosecco) e servire.
Accompagnare con un'insalatina fresca fresca  di stagione oppure, con una tipo questa, o questa.
Buon appetito!!



Ve ne siete accorti eh??
Post veloce oggi, e anche poche chiacchiere. Corro a preparare la valigia.
Approfittando della festa di domani, faccio we lungo per andare nella bellissima città di Bergamo! Continuerò a leggervi da lì! ;-)
Un bacio grande e
Siate lieti, sempre!



EDIT DEL 13/06/2016

Questa la versione di Tam che ha arricchito i saltimbocca con curry, paprika dolce e piccante!
Assolutamente da provare anche così! ;-) 
Grazie per questa variante, tesoro! 



EDIT DEL 13/07/2016

E, a distanza di un mese esatto, questi invece sono quelli realizzati da Silvia!
Bellissimi!!!!!!!!!!!!!
Grazie anche a te per averli provati, tesoro!



martedì 21 luglio 2015

Pane profumato al limone con mandorle e cicoria di Franci (il pane, non la cicoria)



La prima volta che l'ho vista aveva appena svoltato l'angolo, mi aveva vista ed aveva cominciato a correre ridendo e urlando Ziataaaamm! Mi è volata letteralmente nelle braccia! Era bellissima, con un sorriso splendente, gli occhi adoranti e una minigonna mozzafiato. Franci. Il nostro abbraccio è durato un'eternità, ed è continuato sul divano di Maya, dove l'ho coccolata come fosse una bambina! Non riuscivo a smettere di guardarla e coccolarla, dolcissima Franci! Ci conoscevamo ormai da mesi, ed attendevamo da mesi di poterci incontrare, di poterci sorridere e ridere de visu! 
Ed anche la seconda volta che ho fatto una volata veloce per partecipare ad uno dei pranzi svalvolati, il nostro affetto si è materializzato in abbracci e coccole, oltre che in una delle solite mangiate epocali! Silvia, che è stata un'ospite meravigliosa, mi aveva fatto trovare le orecchiette di grano arso condite con sugo e nientepopodimenoché ricotta 'scante, Emmettì le braciolette messinesi, Maya il rotolone di crespelle arse, Piero la torta Operà, e lei, Franci, un meraviglioso pane profumato al limone con mandorle e cicoria.  
Proprio quello che propongo nel mio post oggi! Intanto è verde, anche se come al solito dalle foto non si vede bene quanto sia verde cicoria verde, profumatissimo al limone e sorprendentemente croccante quando si addenta una mandorla tostata, davvero speciale, come la mia Franci!
Franci, non sono proprio riuscita a trovare la farina buratto, così ho cercato di ottenere lo stesso "effetto" (abburattamento dell'85%) unendo farina tipo 1 e la meravigliosa farina integrale che mi hai regalato quel giorno!
Questo post è tutto per te!




RICETTA

Pane profumato al limone con mandorle e cicoria a lievitazione naturale

Ingredienti:

600 g farina buratto (oppure 450 farina tipo 1 e 150 integrale)
100 g di pasta madre
200 g di acqua
200 g di acqua di cottura della cicoria
100 g di cicoria lessata
  15 g di sale integrale
scorza di un limone bio
1 cucchiaino raso di malto (o di miele)
100 gr di mandorle non pelate tritate grossolanamente

  


Procedimento:
- Preparare il prefermento mischiando 200 g di farina tipo 1  200 g di acqua e la pasta madre. 
- Far fermentare per  8-10 ore.
- Lessare la cicoria, scolarla bene e frullarla insieme a 200 g di acqua di cottura della stessa.
- Impastare il prefermento unendo alternativamente la cicoracqua e la farina fino ad esaurirle.
- Mescolare il malto con il sale, idratare con un goccio d'acqua e aggiungere all'impasto.
- Valutare l'impasto, se è troppo duro aggiungere una tazzina d'acqua, deve risultare bello tonico, non troppo lento ma nemmeno duro come una palla da pallavolo (se non avete presente pensate a una palla da pallacanestro o a una palla dura come un impasto troppo duro :).
- Portare ad incordatura, aggiungere la scorza del limone grattugiata e le mandorle.
- Rifinire l'impasto a mano per 5 minuti, con qualche colpettino di slap&fold, ma senza sbatacchiare troppo la palla verde sul piano, altrimenti le mandorle romperanno tutta la maglia glutinica.
- Fare due o tre giri  di pieghe a tre (a portafoglio) facendo riposare l'impasto per mezz'ora tra l'una e l'altra e l'eventuale terza. (la terza? solo se si ha tempo e ci sono gli incastri giusti, ché gli impasti hanno bisogno di tempo ma pure noi!).
- Formare come si preferisce, a filone o pagnotta, pezzo intero o un bel due pezzi, e mettere a lievitare nello stampo. Si possono usare gli stampi da plumcake e cestini di vimini, rivestiti ciascuno con un canovaccio spolverati di semola.
- Far lievitare fino a triplicare.
- Accendere il forno e portare alla massima temperatura, modalità statica, con un pentolino di acqua bollente per creare umidità. Far riscaldare anche la leccarda o la teglia su cui cuocerà il pane.
- Spolverare la teglia bollente con la semola, ribaltare il pane, praticare dei tagli a piacere con una lametta e far cuocere 15 minuti alla massima temperatura e col pentolino d'acqua bollente nel ripiano più basso.
- Abbassare la temperatura a 220 gradi, spostare il pane a metà altezza e continuare la cottura ancora 15 minuti.
- Abbassare ancora a 180 gradi, togliere il pentolino d'acqua e attivare la funzione ventilata. Portare a cottura, aprendo il forno a fessura gli ultimi 5 minuti. Io di solito ci metto 20 minuti più 5 a fessura.
- Il pane è cotto quando suona vuoto (e quando mi ustiono le nocche).






Per questo pane Franci prevede l'uso di farina buratto, una farina abburattata all'85%, come ci spiega esaustivamente Emmetti in questo post. Ma io non ce l'ho e non riesco a trovarla, quindi ho usato una farina tipo 1 (abburattata all'80%) macinata a pietra mescolata con parte di farina integrale, anche questa macinata a pietra. Non vi posso dire il profumo che si sprigiona lavorando queste meravigliose farine! Ho poi usato mandorle e cicorie di produzione locale, il limone appena colto nel mio giardino e insaporito con sale marino integrale.
Tutti ingredienti non raffinati, salutari, per un pane impastato con attenzione al benEssere e tanto affetto,  quindi pronto per partecipare 
  al contest Un mondo di benEsseredi La Cuocherellona in collaborazione con Mai soli nel mondo
E soprattutto pronto per essere impastato ancora, ancora e ancora! Magari con verdura di stagione, se non è più tempo di cicorie. Purché sia verde verde, profumato di limone e croccante di mandorle tostate!








 DIVAGAmente

La fila davanti a me procede velocemente, documenti, carta d'imbarco, borse, trolley e oggetti nelle ceste, passaggi ai varchi con metal detector, documenti, carte d'imbarco, borse, trolley e oggetti nelle ceste. Tutto liscio e veloce. Fino al mio turno. Porgo il documento, la carta d'imbarco, riempio la cesta con la borsa, lo zaino, il cellulare, l'orologio, gli occhiali da sole, la pashmina e il cappotto. Mentre aspetto il mio turno al varco, la cesta entra nella bocca dei raggi x. Colgo subito lo sguardo della donna seduta davanti al pc, fa segno al poliziotto che mi attende al varco, appunto. Si guardano in codice, intuisco che con gli occhi la donna dica "questa è una terrorista oppure è scema, guarda nella borsa va'".
Supero il metal detector e il truce, come intuito, mi ferma.
   "Signora, prego si accomodi, apra lo zaino. Cosa è questo coso lungo, metallico, pizzuto?"
   "Ehm... un pesce"
   "??"
   "Sì, è lo stampo di un pesce e dentro c'è un pesce..."
   "Un pesce?" 
   "Sì... ehm... di pasta di mandorle"
Lo sguardo da truce vira in incredulo (eufemismo di "divertito sottobaffesco").
   "... E qui, cosa c'è?"
   "Un portapenne e in queste scatoline dei braccialetti"
   "E in questa scatola di latta tutta incerottata?"
   "Cioccolatini"...
   "E qui??? cosa sono questi mattoni? a cosa le servono?"
   "Ehm... non sono mattoni ma stampi in gesso ripieni di..."
   "Signora ma insomma dove sta andando???"
   "Ad un incontro svalvolato!"
   " Abbè!!"
Ha capito che non sono una terrorista.

Il pacco di farina e la marmellata che mi ha donato Franci me li sono fatti spedire da Emmettì, non oso immaginare cosa avrebbe pensato il truce se, al ritorno quello stesso giorno (ho fatto proprio una toccata, magnata e fuga) avesse trovato un pacco di polvere bianca nel mio zaino...



Tamara






Vorrei ringraziare in anticipo i nostri lettori nonché amici e vicini di blog, e scusarmi per essere così assente, ma vi seguo e vi adoro sempre, perdonatemi! Tam

martedì 7 luglio 2015

Penne zucchine e limone. Poscia è corsa nel giardino.


Penne rigate integrali trafilate a bronzo con zucchine, ricotta e limone

Faccio spesso la pasta con zucchine e robiola, piatto veloce e gustoso. Spesso servito come piatto unico quando siamo a dieta, spessissimo, direi che ogni lunedì si comincia la dieta a casa mia. Così quando ho visto la penne zucchine e limone di Maddalena, la cosa che ha catturato subito la mia attenzione è stato il limone. Limone e robiola? Da provare! Così la sottoscritta è andata prima di subito dal suo spacciatore di verdure e ha comprato una dose massiccia di zucchine appena colte, fiorite e dolci, poi è corsa al negozio di alimentari vicino casa che ha la roba buona a comprare la robiola. Poscia*, tornata a casa, è corsa nel giardino a cogliere un limone, poi è corsa in cucina ed è svenut... cioè si è messa subito subito davanti ai fornelli e ha cucinato questo piatto semplice, veloce e brioso.
E quando finalmente si è seduta a tavola, ha scoperto non solo che è buonissimo, versatile e leggero, ma anche che non c'è bisogno di correre, ché mentre l'acqua è sul fuoco si prepara tutto e si ha pure il tempo di fare una telefonata veloce veloce! Il limone con la robiola? perfetto! Dà lo zing giusto ed accompagna allegramente la croccantezza delle zucchine che sono la vera rivelazione di questo piatto! Grattugiate e crude, rimangono così croccanti che fanno proprio scroc!




RICETTA

versione originale con penne di semola trafilate a bronzo e robiola


Ingredienti per 4 persone:

400 g di penne rigate  (integrali o non)
200 g di robiola o (ricotta di pecora)
500 g di zucchine freschissime (piccole e col fiore è meglio)
1 limone (le zeste grattugiate e metà succo)
1 spicchio di aglio
basilico (tanto)
menta (poca)
olio extravergine di oliva
sale integrale
pepe al mulinello



- In una padella grande far imbiondire lo spicchio d'aglio in un paio di cucchiai di olio evo, poi spegnere il fuoco. Mi raccomando, che sia biondo e non nero carbone!
- Mettere l'acqua sul fuoco. Così si dice a casa mia. Per essere più precisi, mettere l'acqua prima in una pentola e poi sul fuoco (la pentola!). Per essere pignoli, aggiungere anche un po' di sale (nell'acqua).
- Lavare e mondare le zucchine, conservarne qualcuna intera per le foto, mi raccomando!
- Ora divertirsi un mondo a grattugiare le zucchine con una grattugia a fori grandi, occhio alle dita e a non far schizzare ovunque striscioline di zucchine!
- Versare le zucchine grattugiate nell'olio ormai tiepido e privato dell'aglio biondo, aggiungere qualche fogliolina di menta (poche, non si esageri eh?), una grattatina di sale al mulinello, mescolare e lasciar insaporire.
- Quando l'acqua bolle calare la pasta.
- Aspettare qualche minuto dopo aver calato la pasta (sì, lo ribadisco, "calato", che buttato mi sa di spreco!). Poscia* cominciare a preparare la robiola o la ricotta allungandola e ammorbidendola con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e aggiungerla alle zucchine.
- Scolare la pasta senza star lì a scuotere lo scolapasta come un martello pneumatico, così rimane un po' d'acqua piena d'amido che favorisce la mantecatura,  versarla nella padella col condimento e aggiungere il succo di limone.
- Se fa freddo accendere il fuoco e far fare alle penne 4 salti in padella fino a mantecatura, la pasta sarà piacevolmente calda.
Se fa un caldo boia invece far mantecare senza fuoco e senza salti, la pasta sarà piacevolmente tiepida.
- Finiti i salti (eventuali) e a fuoco spento, aggiungere tanto basilico tritato, le zeste del limone grattugiate e una macinata di pepe.
- Servire.

* Poscia: Vedi "DIVAGAmente"



 DI PERTINENZA

Fatto e rifatto più volte, quando ho visto il contest della bellissima Erica ho pensato di rifarlo ancora più leggero e salutare. Quindi sono corsa dal solito spacciatore e ho comprato una dose ancora più massiccia di zucchine piccole e freschissime, poi sono corsa dalla spacciatrice di ricotta di pecora (che ha un sacco di pecore vere che producono vero latte di pecora con cui fa ricotta e formaggi da svenimento, difatti qui in paese siamo tutti più o meno svenuti), poi corsa in giardino a cogliere il limone, per fortuna le penne integrali trafilate a bronzo le avevo, ché invece il fiato l'avevo finito!
Erica, questo piatto è per il tuo contest, mica potevo mancare io, ti pare? Prodotto a chilometro zero, niente fritture né grassi strani, ché pure l'olio praticamente non ha fatto strada ed è "vero" e pulito, niente medicine anticrittogamici né fertilizzanti e tantomeno diavolerie varie, solo lu sule e lu iuentu te lu Salentu, è prodotto con le olive del nostro uliveto!
Però aspetta che lo dico come si deve eh?

Con questa ricetta  partecipo al contest Un mondo di benEsseredi La Cuocherellona in collaborazione con Mai soli nel mondo




 DIVAGAmente

* Poscia racconto la prima volta che ho incontrato "poscia".

Ho sempre amato leggere, quando ero piccola leggevo i libricini che mi comprava mio padre e le pubblicità lungo la strada (?). Sì, così mio padre mi ha insegnato a leggere, era uno dei nostri giochi preferiti, leggere qualunque cosa fosse scritta ovunque, sulla bottiglia dell'acqua, sui cartelloni pubblicitari, sulla sua settimana enigmistica, sulle ruote delle biciclette, sulle insegne dei negozi, o semplicemente scritta nei nostri giochi, vediamo se sei capace di dirmi l'alfabeto partendo dalla z, e dalla m? dai ora dimmi tutte le parole che cominciano con la m! e quante m ci sono su quel cartellone? e rallentava fino a che non gli dicevo quante.
Quando cominciai la prima elementare e la maestra il primo giorno di scuola ci disse "ora disegnate un fiore e poi fate un'asta" rimasi malissimo. Ma come disegnate??? io volevo scrivere tutte le parole del mondo!
A 12 anni lessi "Il deserto dei Tartari", il mio primo vero libro, e per poco rimasi stecchita! ma questo lo racconto un'altra volta. Era per dire che da ragazzina leggevo Buzzati, Svevo, Pirandello, Moravia e Verga.
Ecco, Verga appunto.
Mastro Don Gesualdo, leggevo. Che nervoso lui e la sua "roba". Ero tentata di mandarlo a quel paese, ma, nonostante fossi una ragazzina vivace e già mezza scema, ero pure educata. Quindi per mero senso di correttezza continuai a leggere di mastro don Gesualdo e di tutti i suoi compari, Don Diego, Bianca, Ninì Rubiera, Santo, Speranza, Donna Marianna e un'altra caterva di personaggi.
Dopo diversi capitoli e un via vai di gente, e di andate e ritorni alle pagine precedenti per rinfrescarmi la memoria su personaggi e ruoli, comparve lui, Poscia.
Comparve all'improvviso.
     (...)le agghiacciò un momento il sorriso benevolo. Poscia pensò al fuoco che avevano avuto in casa, alla malattia di Bianca(...)
E mo chicazzè sto Poscia???? mah... andiamo avanti vediamo che vuole. Niente. Sparito. Ma dopo qualche capitolo, rieccolo!!!
     (...) E intanto faceva segno di no col capo. Poscia, ficcandosi in mezzo alla gente, a voce più bassa, col viso acceso: - Ha mandato mastro-don Gesualdo in vece sua!... il futuro socio!(...)
Ma mò che c'entra sto Poscia????? ho capito che s'è ficcato in mezzo alla gente, ma da dove è sbucato???? ma è un parente? uno che vuole la roba? che la vende? è uno spacciatore sto bastardo! E subito sparisce.
Per ricomparire di nuovo!
     (...)Il canonico Lupi, ch'era di casa, gli diede anche una lavata di capo. Poscia, voltandosi verso mastro-don Gesualdo, con una faccia tutta sorridente:- Bravo, bravo, don Gesualdo!(...)
Altro che spacciatore! Peggio! è un canonico collega di Lupi! 
Comunque, anche se compare all'improvviso e non si capisce chicazzè, diventa sempre più presente nel romanzo.
      (...)Poscia vedendo che la ragazza piangeva ancora, cheta cheta per non infastidirlo, le tornò a sedere allato di nuovo, rabbonito.(...)
      (...)Poscia mandò giù la bile, e si mise a canterellare mentre affibbiava la testiera della mula:(...)
      (...)Poscia gli si piantò in faccia disperato, scuotendogli le mani giunte dinanzi al viso.(...)
     (...)Che buon vento? che buon vento?... - Poscia vedendo entrare anche don Gesualdo, dietro il canonico, calò di nuovo gli occhiali sul naso. - Ho tanto da fare!(...)
     (...)Così brontolando andava passo passo dietro alla sorella, chinandosi a raccattar per terra le fave cadute dal grembiule di Grazia. Poscia, come svegliandosi da un sogno, domandò:- Tu perché non vai più dalla zia Rubiera?(...)
     (...)Poscia le afferrò le mani, agitando il capo, movendo le labbra senza arrivare a profferir parola.(...)
    (...)Guarda, Grazia!... Quanta roba!... Ce ne sono stati spesi dei denari qui! - Poscia, appena don Gesualdo volse le spalle, aiutò ad insaccare anche lui.(...)
     (...)Poscia, vedendo che l'altro stava zitto e non si moveva, allampanato, tacque anch'essa,(...)
 
anch'essa?????? ma allora è una donna!! oggesù! pensavo fosse un uomo!

(...)Prima s'affollarono sulla soglia simili a un branco di pecore; poscia, dopo Nanni l'Orbo, sfilarono dietro tutti gli altri, col sorriso goffo, il berretto in mano, le donne salutando sino a terra come in chiesa, imbacuccate nelle mantelline.(...)

poscia? come poscia? cos'è, un refuso? è scritto minuscolo, è un refuso. Sono a pagina 272... DEVE ESSERE UN REFUSO... 

 ....

pòscia (avverbio) Dopo, poi, in seguito: Dopo la morte, poscia, Pianto e novel dolore (G. Cavalcanti); del passato error s’è accorta poscia (Poliziano); Ma di ciò poscia parlerem (V. Monti). Seguito da che, funge da cong., con valore temporale (dopo che): Poscia che m’ebbe ragionato questo, Li occhi lucenti lagrimando volse (Dante); o con valore causale (poiché): poscia che voi mi promettete di pregare Idio per me, e io il vi dirò (Boccaccio)
fonte: Treccani

Tamara