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martedì 19 dicembre 2017

Cranberry, oat and white chocolate biscuits. Ottolenghi mi hai rapita!



Vi avevo avvisati che ci sarebbero stati ancora biscotti nella cucina condominiale, no?
E quelli di oggi son davvero speciali. Io li ho già fatti e rifatti, regalati e ri-regalati, perché tutti quelli a cui li ho donati mi han chiesto il bis, con la scusa che è Natale!!
Non la so descrivere la perfezione, ma so che la perfezione sta in questi biscotti.
Sapevo che non sarebbe stato facile scrivere questo post, ma ci provo e vado subito al sodo.
Fino ad un mese fa non avevo mai sentito parlare di Ottolenghi, né mi era capitato di inciampare in qualche sua ricetta. Poi un giorno, mentre sceglievo un libro da regalare, vengo attratta da questa copertina e da lì un balzo al cuore, come un salto nel vuoto.
Voglio scoprire chi è Yotam Ottolenghi, e mi metto subito alla ricerca; leggo stralci della sua biografia, guardo foto, osservo gesti e ne resto letteralmente incantata.
Desidero che i suoi libri entrino quanto prima nella mia cucina, ma da dove iniziare??
È da un po' di tempo che penso di riprendere lo studio dell'inglese, e allora perché non ripartire proprio con un libro di dolci? Ed ecco che Sweet è arrivato. Con una sorpresa in più...
La mia socia Silvia, avendo intercettato l'intenzione del prossimo acquisto, mi ha letteralmente battuta sul tempo e... indovinate un po'?? Il libro me lo ha fatto recapitare direttamente sulla mia scrivania!!! Che emozione! 。♥‿♥
La sera stessa non ho neanche cenato. Quando sono arrivata a pagina 24 sono stata letteralmente rapita e non ho desiderato far altro: ho radunato tutti gli ingredienti sul tavolo e il mattino dopo, i biscotti erano pronti per la colazione. :-))))))
Ovviamente non ho modificato niente della ricetta. Neanche il titolo, che ho voluto lasciare in inglese per non  contaminare, anche solo con le parole, la perfezione appunto!
Eccoli qua i miei Cranberry, oat and white chocolate biscuits. Fateli anche voi. Almeno una volta!



INGREDIENTI (per circa 40 biscotti da 6 cm di diametro) 

150 g di mandorle intere con la pelle
150 g di farina 00 + una manciata per la lavorazione successiva
150 g di fiocchi d'avena
75 g di farina integrale
1/4 di cucchiaino di sale
225 g di burro a temperatura ambiente tagliato grossolanamente in pezzi da 3/4 cm
100 g di zucchero semolato
scorza grattugiata di un'arancia grande (non trattata)
125 g di cranberries tagliati a metà e ammollati in 25 ml di succo d'arancia
250 g di cioccolato bianco per la finitura


(clicca per ingrandire)
Accendere il forno 180°C in modalità statica (160° per quello a gas). Mettere le mandorle su una placca da forno e lasciarle tostare con lo sportello in fessura, per 10 minuti. Trascorso il tempo, toglierle dal forno e quando saranno tiepide al punto da poter essere maneggiate, tagliarle grossolanamente con un coltello in pezzi da 5 mm/1cm.
Nel frattempo mettere in ammollo anche i mirtilli nel succo d'arancia.
In una ciotola setacciare i due tipi di farina, aggiungere il pizzico di sale, i fiocchi d'avena e le mandorle; mescolare con le mani e riservare.
In un'altra ciotola mettere il burro ammorbidito insieme allo zucchero e la scorza di arancia; lavorare con le fruste di un mixer fino ad ottenere un composto soffice e leggero. Aggiungere il mix di farine mandorle, fiocchi d'avena, mirtilli rossi e succo d'arancia; amalgamare il tutto per ottenere  un impasto che sta insieme e rovesciare su un piano di lavoro. Con l'aiuto di una spolverata di farina, formare una palla e stendere ad uno spessore di circa 5 mm.
Con una formina tonda, ricavare dei biscotti e posizionarli direttamente su una teglia da forno foderata con apposita carta. Lasciar cuocere per 15 minuti fino a quando i bordi iniziano a dorare; sfornare e lasciarli raffreddare nella teglia. Solo quando saranno ben freddi, fondere il cioccolato in una ciotola poggiata su una casseruola con acqua che bolle dolcemente e mescolare fino a che non sarà tutto completamente sciolto. In questa fase, fare attenzione che la base della ciotola non tocchi l'acqua della casseruola, (il cioccolato bianco deve fondere a temperature molto delicate).
A questo punto glassare i biscotti con il cioccolato, usando il dorso di un cucchiaino.
Lasciare asciugare bene prima di confezionare o servire.



CURIOSITÀ

Ottolenghi, nel libro, racconta che questi biscotti venivano preparati e stravenduti nel suo negozio per il Thanksgiving, ma i clienti hanno continuato a chiederli anche dopo, ragion per cui la produzione si è estesa a tutto l'anno! Ci sarà un motivo??? :-DDDDDDD


Buon Natale, care lettrici e lettori!
Vi auguriamo di trascorrere giornate serene, piene di sorrisi e in compagnia di chi amate.
Tamara, Silvia, Emmettì


giovedì 17 novembre 2016

Graham crackers: perché anche tra biscotti si può esser fratelli!


Nonostante volessi pubblicare un'altra ricetta, quella di oggi molto prepotentemente, si è fatta avanti sgomitando a destra e sinistra pur di arrivare per prima e farsi scegliere!
No scusate, perché a voi le ricette non parlano?? :-DDDD
Lo so, lo so! Mi starete prendendo per scema e in realtà mica avete tutti i torti eh? ;-) ;-) ;-)
E poi, cosa significa che anche i biscotti possono essere fratelli?
Vi ricordate di questi?  Notate una certa somiglianza?
Ecco, i Graham crackers son loro fratelli!
Praticamente abbiamo quasi gli stessi ingredienti, che portano però ad un risultato diverso sia in termini di sapore che di croccantezza e friabilità.

Avevo sentito parlar di loro tante e tante volte, soprattutto quando mi imbattevo nella lettura di ricette riguardanti le cheesecakes (gli americani usano esclusivamente il Graham cracker per la base) e da sempre mi avevano incuriosito tanto per il loro nome (un biscotto "con il cognome") quanto  per il gusto che non riuscivo ad immaginare.
Quella stessa curiosità però non aveva mai fatto scattare la molla di andare alla ricerca di una ricetta, fino a quando, qualche settimana fa, nel blog  Note di cioccolato me li trovo davanti in bella mostra!
Colpo di fulmine! La sera stessa ho impastato e fatto questa meravigliosa scoperta!
Un mix di sapore tra dolce e salato che ha richiamato un biscotto dietro l'altro (...)!

Ecco, se volete preparare una cheesecake utilizzate questi per la base: sono semplicemente meravigliosi! Se invece volete un'esplosione di gusto e croccantezza di cui godere al mattino a colazione o nel pomeriggio insieme ad una fumante tazza di thè, fatene doppia dose... spariranno in pochissimo tempo (a casa nostra son spariti senza latte, senza thè e senza cheesecake!!!).
Grazie allora a Federica per aver condiviso la ricetta di Alice Medrich! :-))))
Rispetto alla sua versione ho aggiunto un cucchiaio di latte perché altrimenti l'impasto si sgretolava eccessivamente, ho aggiunto poco più di un pizzico di bicarbonato di ammonio per aumentare la friabilità e ho omesso pepe e vaniglia lasciando spazio ad una puntina ina di cannella.

Voi? Siete pronti a provarli??



INGREDIENTI (dosi per circa 50 crackers lato 4x4)

230 g farina integrale (io Petra 9)  

55 g farina d'orzo integrale
80 g burro freddo, a pezzetti
60 g miele di acacia
50 g zucchero semolato
4 cucchiai latte
1 pizzico di cannella
½ cucchiaino lievito per dolci non vanigliato
¼ cucchiaino bicarbonato di sodio
¼ cucchiaino bicarbonato di ammonio
½ cucchiaino sale
Per la stesura e la finitura:
farina di riso
zucchero in granella

Setacciare in una ciotola le farine insieme al bicarbonato di sodio, di ammonio, ed al lievito;
(clicca per ingrandire)
aggiungere lo zucchero, il sale, la cannella e mescolare grossolanamente con la mano per amalgamare tutti gli "ingredienti secchi".
Unire il burro tagliato a cubetti e sabbiare con la punta delle dita (o con la foglia della planetaria) fino a quando il composto arriva ad avere una consistenza simile a quella della sabbia bagnata.
In una tazza, intiepidire il latte, unire il miele e scioglierlo completamente; aggiungere questa emulsione al composto di farine e lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo e ben malleabile.
Formare una palla, avvolgerla con un sacchetto per il freezer, e riporla in frigo per circa 30-40 minuti, fino a che l'impasto si sia un pochino rassodato ma resti morbido abbastanza da poter essere steso col matterello.
Trascorso questo tempo, riprendere l'impasto e. con l'aiuto di un po' di farina di riso,  stenderlo allo spessore di circa 3 mm  e con un tagliabiscotti di forma quadrata (o della forma che preferite) ottenere i crackers da disporre mano a mano su una teglia ricoperta di carta forno.
Con il retro di uno spiedino di legno, praticare dei fori che, oltre ad essere decorativi, impediscono che i cracker si gonfino in cottura; cospargere la superficie con dello zucchero semolato: in cottura caramellerà leggermente rimanendo ben appiccicato sulla superficie del cracker! ;-)
Infornare a 180° per circa 10-15 minuti, (lasciando gli ultimi due lo sportello del forno in fessura) facendo attenzione a che i bordi diventino ben dorati.
Sfornare e lasciarli raffreddare prima di riporli in una scatola di latta di assaggiarli!!!! ;-)



SUGGERIMENTI

  • L'impasto può essere tranquillamente conservato in frigo fino a due giorni, qualora vogliate dividere la cottura in due tempi. In questo caso, lasciare che l'impasto torni a temperatura ambiente prima di essere steso e tagliato.
  • Durante la cottura sorvegliare i biscotti a vista. Ognuno conosce il proprio forno e, a volte, i tempi possono essere completamente diversi.
  • Non preoccupatevi se appena sfornati, i biscotti si presentano ancora leggermente morbidi: diventeranno croccantissimi una volta completamente freddi e si conserveranno fino a tre settimane se li nascondete nello scaffale più alto della vostra cucina! :-DDDDD


CURIOSITA'

Come dicevo all'inizio del post, il Graham cracker è l'unico biscotto ad avere  un cognome (o almeno così pare!).
Cerchiamo di scoprire qualcosa in più.
I crackers Graham prendono il nome del ministro presbiteriano statunitense Reverendo Sylvester Graham, che per primo ne mise a punto la ricetta.
Sono prodotti con una farina denominata Graham, ovvero una farina di frumento 100% integrale ottenuta dalla macinazione separata delle differenti parti del chicco di grano (endosperma macinato finemente, crusca e germe macinati grossolanamente) ed in seguito rimescolate insieme per creare una farina dalla consistenza rustica e grossolana.
La tradizione ricorda che il reverendo pruomoveva la necessità di consumare pane fatto con farine macinate a pietra (83%) con aggiunta di crusca (14%) e germe di grano (3%).
Predicatore itinerante, era un fermo sostenitore del mangiar sano e promotore del consumo di fibre e verdure. Già a cavallo dei primi del '900 e fine '800 egli era pienamente contrario al consumo del pane bianco preferendo di gran lunga l'uso in panificazione di farina poco raffinata.
Questo lo portò ad attirare l'astio dei fornai dell'epoca, che iniziavano a prediligere la farina raffinata per ottenere pani soffici e di bell'aspetto.
Da allora, nella tradizione del Nord America la farina denominata Graham è associata ad uno stile di vita che osserva una sana alimentazione.
Altre informazioni qui


Buon proseguimento di settimana, cari lettori! Siate lieti, sempre! 


Ora dove sei, adesso cosa fai?
D'improvviso penso a te, 
d'improvviso penso... 
 Che ti vorrei sentire anche per un istante, 
ti vorrei abbracciare come ho fatto sempre 
ti vorrei guardare senza dire niente, 
capire che...
mentre gli anni passano, 
come fosse un ballo fuori tempo, 
tu sei con me...

giovedì 14 aprile 2016

Di pane in pane: 100% integrale


Più in questo periodo non trovo molto tempo per la panificazione, e più mi complico la vita con esperimenti, studi, ricerche e tutto ciò che può soddisfare la mia sete di sapere intorno alla cosa che più amo, il Pane!
Con il discorso delle farine poi, sto andando proprio alla deriva.
Non mi accontento più delle farine comuni, e soprattutto di quelle impoverite dalla macinazione industriale e dalla raffinazione.
Sono sempre alla ricerca di molini con macinazione a pietra, non tanto perché ora "è di moda", quanto perché la farina mantiene un aroma ed un gusto senza eguali che ritrovo esattamente nel pane.

E tutto ciò è come se qualcuno lo sapesse già!
Perché non è un caso che la Riccia più bella del web, quando ci siamo finalmente abbracciate, mi abbia portato in dono proprio due tipi di farina molto preziose: una tipo 1, e una integrale.
Ed è a quest'ultima che ho voluto dedicare tutta la mia attenzione, dal momento che un pane 100% integrale ancora non era uscito dal mio forno!
Ed è alla bella Giò che lo voglio regalare, in tutta la sua bontà e in tutto il suo essere prezioso! Proprio come lei che, ad ogni suo passaggio, colora le pagine di questo condominio! :-)))))))))

Vi racconto allora di questo pane; uno dei più buoni, di quelli fatti da me, mai mangiati!
Leggero come una nuvola ma carico di un sapore che farò fatica a dimenticare!!!

INGREDIENTI

Per il prefermento con pasta madre o lievito liquido
25   g di pm o licoli
100   g di acqua
130 g di farina integrale
oppure
Per la biga con lievito di birra 
140 g di farina integrale
115 g di acqua fredda
1     g di ldb

Per l'impasto
520 g di farina integrale *
255 g di prefermento
320 g di acqua
18 g di sale
25 g di succo di limone


LAVORAZIONE

La sera precedente l'impasto, preparare il prefermento o la biga (a seconda del lievito che vorrete utilizzare) e lasciarlo riposare in una ciotola per tutta la notte a temperatura ambiente.
Al mattino sarà triplicato e presenterà un lieve affossamento al centro (per approfondimenti su biga e poolish potete leggere questo post).
Nella stessa ciotola (che useremo poi per l'impasto) versare 230 g di acqua e sciogliere con una frusta il prefermento; aggiungere  tutta la farina ed impastare grossolanamente fino a che tutta l'acqua sia stata assorbita e lasciare riposare per circa un'ora (autolisi).
Trascorso questo tempo, mescolare 45 g di acqua insieme ai 25 g di limone ed aggiungerli al composto per poi impastare.
In questa fase la farina tenderà a sgretolarsi un pochino in quanto, come vedremo in seguito nell'approfondimento, il glutine farà fatica a sviluppare; quindi il consiglio è quello di continuare ad impastare nella ciotola attraverso delle semplici pieghe (un video esemplificativo qui).
Non appena  acqua e limone sono stati assorbiti, lasciare riposare l'impasto per una mezz'ora avendo cura di coprirlo con un telo.
Passata quest'altra mezz'ora, unire il sale agli altri 45 g di acqua facendolo sciogliere bene ed incorporare all'impasto, sempre tramite la tecnica delle pieghe.
Ora avvolgere la massa a palla e lasciarla raddoppiare (anche all'interno della ciotola stessa).
Non appena è avvenuto il raddoppio procedere alla formatura, capovolgendo l'impasto su un piano di lavoro leggermente infarinato e, attraverso le pieghe a tre (o a portafoglio) formare una pagnotta da mettere in un cestino (foderato con un telo bagnato e strizzato) per la lievitazione finale (circa tre ore a 23 gradi) e poi in un sacchetto da freezer per non farlo asciugare.
Per la formatura vedere qui.
Quando l'impasto sarà nuovamente raddoppiato, accendere il forno a 230°C facendo scaldare anche la teglia del forno lasciata nella posizione più  bassa.
Raggiunta la temperatura, capovolgere delicatamente la pagnottina su un tagliere o una paletta da forno precedentemente infarinati, sollevare il telo (che essendo bagnato non si sarà appiccicato all'impasto) e farla scivolare sulla teglia arroventata.
Vaporizzare con uno spruzzino i primi 15 minuti di cottura, poi abbassare la temperatura a 210 gradi e lasciar cuocere per 30 minuti; portare la temperatura a 200 e, con lo sportello in fessura, lasciar cuocere gli ultimi 15-20 minuti. In questo modo verrà favorita l'uscita dell'umidità ottenendo un pane leggero ed una crosta "scrocchiarella".

Eccolo qua!
Spero di farvi venire la voglia di provarlo almeno una volta!


 




APPROFONDIMENTI. LA FARINA INTEGRALE.

La farina integrale è quella ottenuta dalla macinazione dell'intero chicco di grano e con un grado di abburattamento pari al 100% (non passa cioè in nessun setaccio e di conseguenza non subisce alcuna raffinazione).
Nonostante nella farina integrale la percentuale di proteine sia molto elevata in realtà è più difficile panificare con queste farine.
Ma cerchiamo di capirne il perché.
In realtà le proteine che ci servono per aiutare la lievitazione sono solo alcune ed in particolare la glutenina (per la forza dell’impasto) e la gliadina (per l’estensibilità).

Nelle farine integrali troviamo invece anche molte altre proteine provenienti dalla crusca, e da qui la spiegazione per cui, pur trovando spesso una percentuale di proteine più elevata rispetto alle altre farine, quelle integrali sono più difficili da fare lievitare.
Lo stesso discorso si applica alle altre farine poco panificabili (pensiamo alle farine di legumi, ad esempio) le proteine ci sono, ma sono quelle sbagliate, ovvero sono quelle che non aiutano la panificazione, mentre al contempo sono preziose per la nostra corretta alimentazione.
Ma ci sono degli accorgimenti da mettere in pratica per ottenere meravigliosi pani anche con queste farine. Vediamo quali. 

1. Autolisi
Si tratta di un procedimento molto semplice in grado di migliorare l’estensibilità e di diminuire i tempi di impasto. Si attua così: si mescola grossolanamente tutta la farina richiesta dall'impasto e circa il 55% di acqua e si lascia a temperatura ambiente per 30-60 minuti (questo tempo può arrivare anche a 12 ore, ma alla massa autolitica va aggiunto lo 0,5-1% di sale e va poi conservata in frigo per evitare un'eccessiva acidificazione della stessa). Trascorso questo tempo si aggiungono gli altri ingredienti e si procede con la ricetta.

2. Acqua molto fredda tenendo però in considerazione che la lievitazione necessiterà di un tempo maggiore per attuarsi per via della temperatura più bassa.

3. Succo di limone
La vitamina C (acido ascorbico), rafforza i legami della maglia glutinica aumentando la forza della farina. Nel succo di limone la troviamo (seppure in percentuale bassa) e  la possiamo utilizzare nella misura di circa 60 g di succo per ogni kg di farina (una maggior quantità causerebbe l'effetto opposto) Il succo deve essere fresco, appena spremuto e diluito nell'acqua della ricetta.




MACINAZIONE A PIETRA, PERCHÉ.

La tecnica di macinazione a pietra è il metodo più antico e ancora insuperato nella produzione di farine di alta qualità.
Il mulino a pietra odierno si presenta come un cilindro, rivestito esternamente in legno, ma in acciaio nella parte interna, che avvolge le due ruote in pietra: il grano entra da un’apertura nella parte superiore attraverso una sorta di grosso imbuto (tramoggia) posta sopra il cilindro che funge anche da contenitore per chicchi. Le macine sono due ruote in pietra speciale sovrapposte che triturano il grano e lo sfarinato passa in un setaccio detto buratto che separa la crusca dal cruschello.
Perché preferire farine macinate a pietra? La scarsa velocità della ruota mobile mantiene bassa la temperatura durante la molitura e fa si che la farina non corra alcun rischio di “cottura”, preservandone al meglio le qualità organolettiche.
Il germe e gli oli essenziali del chicco di grano s’impastano con la parte amidacea dando alla farina una colorazione sul bianco avorio con punteggiature beige scuro: si garantiscono profumi più complessi, maggior gusto e conservazione di molte proprietà benefiche presenti nel grano.
In seguito vi è la raffinazione (abburattamento): la farina esce dalle macine ed entra in un cilindro di stoffa dove per sbattimento viene fatta la separazione della crusca e del cruschello.
Nel mulino a cilindri tradizionale, invece, il chicco viene sfogliato a partire dagli strati più esterni fino a quelli interni, arrivando ad una depurazione molto profonda che impoverisce la farina, peraltro già scioccata dal surriscaldamento dell’alta velocità di macinazione.
Quindi, il mulino a pietra, per quanto possa macinare il grano, più o meno finemente, non produrrà mai una farina raffinatissima tipo 00 ma sempre una tipo 0, 1 e 2: una farina cioè non bianchissima e perciò non impoverita di sostanze importanti come proteine,vitamine (B1,B2,PP, B6) magnesio, calcio, e altri sali minerali.











Questo pane speciale, lo porto subito nella cesta di Panissimo#40, la raccolta di lievitati dolci e salati ideata da Sandra di Sono io, Sandra, e Barbara, di Bread & Companatico,
  ospitata questo mese nel blog Cakes and Co. della carinissima Elisabetta!





La settimana è in discesa e ci avviciniamo al we, che bello! 
Vi lascio con un sorriso e il mio saluto.

Siate lieti, sempre!
Maria Teresa


martedì 20 ottobre 2015

Un vortice di sofficità: il panbauletto del mattino



Finalmente, dopo mesi e mesi di lampeggio passati sul "nastro delle anteprime", questo panbauletto vede la luce della pubblicazione! :-))
Da una rivisitazione delle fette di Ele (quelle con il riso soffiato), ecco il mio panbauletto, che ho voluto arricchire con un vortice cioccolatoso.
Ero in astinenza da lievitati, e volevo qualcosa da manipolare sotto le mani... qualcosa che prendesse forma e consistenza ai miei comandi! :-))
E così ho pensato ad un pane morbido, ideale per la prima colazione, ma energetico e leggero allo stesso tempo ed, ovviamente, ricco di farine preziose!

Quando feci le fette biscottate della Ele, (che lei squisitamente mise nella sua paginetta dedicata), feci anche l'errore di assaggiarne qualche pezzetto prima della tostatura... e galeotto fu quell'assaggio!!!
La consistenza morbida e scioglievole è rimasta nella memoria delle papille gustative della scrivente svalvolata, e così quando si è trattato di pensare a questo pane morbido, ho preso ispirazione proprio da quel magico ricordo... ;-)
Ecco dunque il mio risultato!


Vi racconto come ho fatto! 

Ingredienti
100 g di lievito madre (rinfrescato, non rinfrescato, insomma, come vi pare)
300 g di farina 0 (un mix di 0, integrale, buratto e cinque cereali)
180 g di acqua
 40 g di zucchero
 10 g di zucchero invertito (sostituibile con miele)
 60 g di olio (riso, girasole, o extravergine di oliva delicato)
 10 g di cacao amaro
   3 g di sale
2-3 g di bicarbonato (solo se usiamo esuberi di pasta madre "vecchi" di 10-12 giorni)
farina di riso per lo spolvero
latte per pennellare
fiocchi di avena tostati per decorare
stampo da plum cake cm 31x11x7,5

Versione con lievito di birra
Sostituire la pasta madre con 3 grammi di lievito di birra aumentando la farina a 370 grammi e l'acqua a 230.

Procedimento
In una ciotola, o nell'impastatrice, versare le farine avendo cura di miscelarle bene con le mani, aggiungere 110 grammi di acqua e con una forchetta (o la frusta k) mescolare grossolanamente,
giusto il tempo che le farine assorbano il liquido e che l'impasto si presenti sotto forma di grosse briciole.
Lasciare che il processo di autolisi faccia il suo mestiere! Per almeno 45 minuti! ;-)
Nel frattempo, spezzettare la pasta madre in un contenitore e versarvi i rimanenti 70 grammi di acqua insieme allo zucchero e a suo fratello invertito (ed eventualmente anche al bicarbonato) e lasciarla riposare per lo stesso tempo (cioè i 45 minuti di cui sopra).
Trascorsi i preziosi minuti, versare la pasta madre, ormai disciolta, sull'impasto autolitico ed iniziare ad impastare; aggiungere poi il sale e l'olio, e continuare a lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e ben incordato (vi assicuro che anche a mano l'operazione, oltre ad essere divertente e rilassante, sarà semplicissima).
Per la versione con il lievito di birra.
Preparare l'autolisi con i 370 g di farina e 125 di acqua; nei restanti 105 sciogliere il lievito di birra e procedere come da versione con pasta madre.


A questo punto staccare una porzione di impasto di circa 100 grammi (mi perdonate se vi dico che ho dimenticato di pesare???) ed aggiungervi il cacao impastando fino ad ottenere un colore omogeneo senza alcuna striatura.
È possibile che in questa fase, a seconda della farina che avete utilizzato, sia necessario aggiungere mezzo cucchiaio di acqua, giusto per agevolare l'assorbimento del cacao.


Mettere le due porzioni di impasto a lievitare in distinte ciotole ed attendere il loro raddoppio prima della messa in forma (ci vorranno circa 4-5 ore a seconda della temperatura che avete in casa).
A raddoppio avvenuto, spolverizzare il piano di lavoro con della farina di riso; capovolgere prima l'impasto chiaro e stendere delicatamente (anche con il mattarello cercando però di non esercitare troppa pressione) fino a formare un rettangolo di circa 27x35 cm.
Fare la stessa cosa con la porzione di impasto al cioccolato.
Qui l'operazione potrebbe risultare un poco più complicata perché dobbiamo ottenere la stessa dimensione del precedente rettangolo, ma con uno spessore di pochi mm (questo per far sì che il vortice all'interno sia sottile e ben definito).
Ora, sovrapporre l'impasto al cioccolato su quello chiaro ed iniziare la formatura vera e propria, cercando di sigillare bene ad ogni giro.



Quello che otterrete sarà un bel salsicciotto che avrà la stessa dimensione dello stampo. ;-)
Adagiare l'impasto appena formato su un bel foglio di carta forno e, sollevando i lembi, lasciarlo cadere a peso morto nello stampo da plum cake! :-)))
Coprire con della pellicola trasparente ed attendere nuovamente il raddoppio.
Vedrete come il filoncino apparirà gonfio e tronfio in tutta la sua bellezza!  :-))))

Pennellare la superficie con del latte o acqua (o un mix fra i due) e spolverizzare con qualche fiocco di avena precedentemente tostato (semplicemente in un padellino)  a mo' di guarnizione ;-)
Accendere il forno a 180° in modalità statica e cuocere per circa 40', fino a leggera doratura.

Questo è quello che uscirà fuori!




Essendo a lievitazione naturale questo pane si manterrà morbidissimo anche nei giorni successivi al primo assaggio!
Se volete una colazione che faccia prendere il verso giusto alla giornata, questo panbauletto contribuirà alla grande!!!
Decidete voi come gustarlo: con una marmellata, con del miele, leggermente tostato, o semplicemente così, in purezza, come preferisco io! ;-) ;-) ;-)

APPROFONDIMENTI

Lo zucchero invertito
"Miscela equimolecolare di glucosio e fruttosio, ha un potere dolcificante superiore al saccarosio.
Ha la qualità di essere un ammorbidente per eccellenza, semplice nell'uso, ottimale per grandi lievitati, pasta di mandorle, pasticceria al cocco, frolle.
È un nutriente per eccellenza dei lieviti come per esempio il lievito madre."
Tratto da "La mia pasta lievitata" di Francesco Favorito

Altre notizie tecnico-scientifiche qui:
1. http://www.bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/11/19/che-cos%E2%80%99e-lo-zucchero-invertito/
2. http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/dolci/zucchero_invertito.htm

Vi lascio con un'ultima fetta in cui, se volete, potete affondare il morso e...



... il mio solito augurio

Siate lieti, sempre!



Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Panissimo ideata da Sandra e Barbara e ospitata questo mese dalla nostra amica Terry del blog I pasticci di Terry.




Maria Teresa




lunedì 8 giugno 2015

Biscotti Digestive: il clone


Buon lunedì, cari lettori! :-))))
Oggi una ricettina facile facile, veloce veloce e buona buona. 
Di che parliamo??? 
Di biscotti ovviamente... 

Che sono in preda ad un raptus di biscottite lo sapete già; anche stavolta ho voluto privilegiare sia l'uso di farine speciali (poco o per niente raffinate), zucchero integrale, ma soprattutto l'assenza di uova! 
Ma voi lo sapevate che i biscotti si possono fare pure senza uova?? :-O
Io no! O almeno fino a quando vidi questi che aprirono i miei occhi al mondo dei biscotti home-made. 
Ecco, da allora sono rare le volte in cui leggo una ricetta e non corro immediatamente a provarla. Proprio come è successo per questi che vi propongo oggi. 
I famosissimi Digestive
- Buoni da morire. 
- Leggeri e croccanti con quel gusto di sapidità appena accennato che li rende irresistibili. 
- Sani e gustosi da potersene concedere uno in più a colazione la mattina (uno.. ho detto uno!!) :-DDDD 
- Ideali come base per un fresco cheese cake ora che la stagione estiva è finalmente arrivata. 

Insomma, io l'occasione per farli e rifarli la trovo ogni volta. 
Da quando poi ho trovato uno stampino che li rende anche simili nell'aspetto, è difficile resistere a mettere le mani in pasta. 

"Emmettì, ma non ci dici se sono davvero uguali agli originali?"

Di tante ricette provate, posso dire che questi si avvicinano davvero moltissimo al sapore di quelli di casa McVitie's, soprattutto se si ha l'accortezza di utilizzare burro salato ed un pizzico, ma proprio pizzico, di spezie per biscotti di solito venduto proprio sotto il nome di "mix for cookies". 

"E la ricetta? Dove l'hai trovata?"

La ricetta è di Rosaria, detta Sara, del blog "Di pasta impasta" dove vi invito ad andare per una visita perché lei è davvero bravissima. Grazie Sara per aver condiviso questa ricetta :-))))) 

Bando alle ciance.
Andiamo a vedere come si fanno??? ;-))


 INGREDIENTI 

- 100 g di farina integrale
- 60 g di farina di farro
- 60 g di fiocchi di avena da tritare (oppure direttamente farina di avena)
- 60 g di zucchero di canna
- 90 g di burro salato
- 3 g di lievito chimico
- 4 cucchiai di latte
- la punta di un cucchiaino di ammoniaca per dolci
- mezzo cucchiaino di spezie per biscotti * (mix di cannella, noce moscata, pimento, cardamomo, chiodi di garofano, vaniglia) 
- un bel pizzico di sale (se non mettete il burro salato)

 * mia aggiunta

 PROCEDIMENTO 

- Tirare fuori il burro dal frigo così che inizi ad ammorbidire un pochino.

- Frullare i fiocchi d’avena fino a ridurli in polvere sottile, poi mescolarli con gli altri tipi di farina, unitamente allo zucchero, al lievito, alle spezie, al pizzico di ammoniaca e al sale (se non userete il burro salato).

- Incorporate il burro precedentemente ridotto a dadini, lavorando rapidamente l’impasto con la punta delle dita finché tutta la farina sia diventata come sabbia bagnata.

- A questo punto aggiungere il latte mescolando prima con una forchetta e poi lavorare l'impasto con le mani per farlo diventare liscio e ben amalgamato.

- Formare una palla, appiattirla un po' ed avvolgerla in un foglio di pellicola lasciandola riposare in per almeno 20/30 minuti.

- Trascorso questo tempo, stendere l’impasto tra due fogli di carta forno o su di un piano leggermente infarinato a 5 mm di spessore circa; con un taglia biscotti ricavate dei dischi di 6-7 cm e mano a mano poggiarli su una placca da forno ricoperta da apposita carta.

- Mano a mano che si formano i ritagli, teneteli da parte e dopo aver rilavorato brevemente l'impasto
per compattarlo e renderlo uniforme, procedere con la formatura di altri biscotti  e procedere fino ad esaurimento impasto. ;-)

Ora,se non avete un apposito stampino, divertitevi a bucherellarli con una forchetta o con uno spiedino.
Questa operazione assolve due funzioni: una di tipo estetico rendendo la superficie del biscotto molto graziosa e la seconda di tipo "strutturale", in quanto evita che l'impasto, in cottura, si gonfi troppo per via del lievito presente ;-)

Accendere il forno a 190° ed infornare per 15 minuti o fino a quando i biscotti assumeranno un bel colore ambrato.
Lasciate raffreddare su una gratella.
Sgranocchiate. :-)))))))))))
Oppure fate come me, che quando scopro una nuova bontà non perdo mai occasione di impacchettare, infiocchettare e regalare a chi passa nei dintorni della mia cucina ;-)





Qualche notizia in più 

La ricetta per fare i Digestive nacque nel 1876.
Storicamente vennero chiamati così perché nel loro impasto veniva aggiunto il bicarbonato di sodio che aveva due funzioni: da un lato "digeriva" l'amido presente nella farina prima della cottura (un po' la stessa funzione che ha il lievito) e dall'altro rendeva questi biscotti più leggeri e facilmente digeribili. 
Ma i biscotti Digestive divennero un marchio solo più tardi, nel 1892, quando il direttore della ditta McVitie's lo brevettò. 
La McVitie's è ancora oggi la ditta che produce i Digestive originali, Sono usati come i biscotti comuni per accompagnare il tradizionale tè inglese, ma anche caffè, orzo o cappuccino o un altro liquido caldo nel quale venire immersi, poiché hanno la capacità di ammorbidirsi rapidamente senza sbriciolarsi, ma possono essere usati anche come base per creare altri dolci, tra cui il più famoso è sicuramente la cheesecake. 
Nei Paesi anglosassoni, amanti dei gusti che mescolano dolce e salato, i Digestive vengono usati anche in sostituzione dei crackers per spalmare il formaggio fresco.



Bene, è ora di un bel caffè no?
Lo prendiamo insieme sgranocchiando un bel biscotto? :-)))

Buona settimana, per tutte le cose belle che avete nel cuore e non dimenticate...


Siate lieti, sempre!

A presto!
Maria Teresa