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martedì 17 maggio 2016

Tartufini di tiramisù, piccole golosità una tira l'altra e poi l'altra e poi l'altra (periodico)


Oggi sarò breve! È un evento, lo so, eppure è vero. Breve e succinta come rapida e veloce è l'esecuzione (nella accezione di realizzazione eh) di questi piccoli gioiellini di mascarpone, che in una lezione di economia brillerebbero per la qualità di massima resa e piccola spesa. E poi, se vogliamo, è un piccolo ritorno alle origini (raccontate in questo DIVAGAmente), quando fare dolci mi terrorizzava, al punto da ricorrere a biechi trucchi (leggi: preparati per torte Cameo) per camuffare la mia insufficienza culinardolciaria. Ecco, questa è una ricetta che all'epoca mi sarebbe stata utilissima, perché facilissima e per giunta senza biechi trucchi!
Il risultato è davvero sorprendente, visto il minimo investimento sia economico (bastano pochissimi ingredienti) che fisico, basta pochissimo olio di gomito!
E poi sono così veloci da fare questi piccoli bonbon di tiramisù, che sono un ottimo salvadolce, in caso di voglia improvvisa o, peggio, di ospiti inattesi, con l'aiuto del freezer basta un'oretta e son pronti!

Ringrazio Aria, per avermi illuminata con i suoi Tartufini bonbon tiramisù, grazie infinite per avermi fatto scoprire questi piccoli gioiellini!





clicca sull'immagine per ingrandire

RICETTA

Ingredienti per circa 25 tartufini

250 g di mascarpone
100 g di zucchero a velo
  10-12 savoiardi (magari fatti in casa, QUI la ricetta)
    2 cucchiaini di caffè solubile
q.b. di cacao amaro


Procedimento

Lavorare con le fruste il mascarpone con lo zucchero a velo, unire il caffè solubile sciolto in un cucchiaino di latte o acqua calda e mescolare fino ad ottenere una crema omogenea.
Sminuzzare i biscotti come si preferisce. Per un briciolame sottile usare il cutter, se si preferisce ottenere bricioline più grossolane usare la classica bottiglia di vetro o il mattarello (e l'olio di gomito su citato).
Provare con dieci savoiardi, se il composto risultasse troppo morbido aggiungerne ancora un paio.
Aggiungere i biscotti alla crema di formaggio,  mettere in frigo qualche ora per fare rassodare al meglio. Se non si ha tempo, porre in freezer mezz'ora.
Formare le palline e metterle in frigorifero a solidificare ancora. La solita mezz'ora se si opta per il freezer.
Poco prima di servire, rotolarle nel cacao amaro e NON ASSAGGIARE! Si rischia di portare in tavola solo qualche granello di cacao!

Se non si dispone di caffè solubile si può usare il caffè espresso, ma poi sarà necessario aggiungere altri biscotti, altrimenti il composto risulterà troppo morbido. All'uopo, se si fa il caffè con la moka, abbondare con la polvere e deficere con l'acqua, così verrà bello ristretto!

FINE! visto che brevezza? :)

 


CONFESSIONALmente

Confesso l'inconfessabile: siccome ai miei figli il cioccolato troppo amaro non piace, ho tuffato i tartufini tiramisù in cacao amaro mescolato a... cacao zuccherato. Ecco, l'ho detto!
Accetto insulti e recriminazioni, porgo le guance, i palmi delle mani e anche le piante dei piedi (per chi volesse punirmi con solletico :)!

Confesso anche che, nonostante sia a dieta, non ho mangiato i bonbon ma ho abbondantemente e ripetutamente assaggiato durante la realizzazione, tutte le volte che li ho fatti (anche a dosi doppie e triple). Questa è la ragione per cui non ho indicato quanti tartufini vengon fuori con le dosi indicate. Sicuramente più di quanti ne uscirebbero se non assaggiassi continuamente!
edit del 19.5.2016: la mia socia Silvia li ha rifatti, non li ha assaggiati durante la lavorazione, ed è riuscita quindi a contarli: 25 grandi come una noce. Grazie tesoro!

Confesso che quando sono molto molto molto arrabbiata (3 molti, perché con 2 urlo, con 1 molto invece "sguardo" torvamente) lancio. Sì, lancio oggetti, di solito è il telecomando, difatti a casa mia nonostante il numero notevole di tv, sterei, digitaliterrestri, lettoridvd, ecc. non c'è più un solo telecomando originale... son tutti universali o craccati. Una volta ho lanciato il bambolotto di mia figlia e... ma questa è un'altra storia, rischio di uscire fuori tema. Ah sono già fuori tema?
Allora fine delle confessioni!

Tamara













Anche le mie adorate socie, appena visti i tartufini, li hanno rifatti tosto! 

I tartifini di Emmettì

I tartufini di Silvia, che ne ha ricoperto alcuni con pistacchi tritati




VERAmente (mai letto nulla di più VERAmente)




Sul muretto affianco a casa mia. 




lunedì 22 dicembre 2014

In un mare di dolcezza, pesci di pasta di mandorla, gamberi, cozze e... Savoiardi!


Un mare di Pasta di mandorla salentina (altrimenti detta anche Pasta Reale), il rito più dolce delle feste che a Pasqua assume le vesti di un agnello tutto riccioloso, a Natale invece si presenta in forma di pesci e conchiglie, io non potevo che aggiungerci la cozza, altrimenti detta Ziatam, e il gambero un passo avanti e due indietro.
Tradizione salentina fin dal '700, lu tuce te li signori (il dolce dei signori), il pesce (o l'agnello) di pasta di mandorla veniva preparato dalle suore come dono ai vip del tempo, vescovi, prelati, aristocratici, golosoni che mica s'accontentavano di pane e Nutella. Eh no! Le suore, che non vivevano di sole preghiere, si sono inventate questo dolce lussurioso, ripieno di faldacchiera * e qui si apre immediatamente un contenzioso, il solito, il più tradizionale di tutti! Secondo voi quali suore hanno inventato la faldacchiera? Se la contendono le suore Benedettine di Lecce (che ancora oggi producono questa meraviglia) e le Teresiane di Bari! Non chiedetemi chi ha vinto, perché non lo sa ancora nessuno, il contenzioso andrà avanti per l'eternità, lo scopriremo solo morendo (nel senso quando andremo nell'aldilà, forse:)

Io invece ho imparato a fare il pesce di pasta di mandorla da una donna che non è una suora, è la mamma della compagna di mio fratello, che, per tagliare la testa al toro, non è né leccese né barese, è milanese! Pensate voi!
Confesso, non ho avevo mai amato questo dolce troppo dolce, ma quello di Enrica è eccezionalmente buono ed equilibrato,  m'ha conquistata subito, tanto che, visto che neppure io vivo di sole preghiere (ehm), appena l'ho assaggiato qualche Natale fa e averla pregata (sì, ogni tanto prego, confesso:) di darmi la ricetta, mi sono subito messa all'opera pia, e come succede per il Panterrone che faccio tutto l'anno, anche il pescato di pasta di mandorla non conosce stagioni a casa mia!
Enrica grazie, sei una salentina di Milano doc!

* La faldacchiera è una spuma di tuorlo d’uovo, mista a marmellata, canditi e altri ingredienti ed è nascosta nella pancia del pesce o dell’agnello; per farla si usano rossi d’uovo e zucchero sbattuti e cotti a bagnomaria a fuoco molto lento.




La ricetta di Enrica non prevede la faldacchiera, crema meravigliosa ma che ha il difetto di dover essere consumata subito, invece il pesce farcito come di seguito può essere conservato protetto da pellicola alimentare per diversi giorni. E può essere regalato, come è in uso nel Salento, c'è un giro di pesci di pasta di mandorla che non avete idea, io lo regalo alla vicina di casa, la vicina di casa regala il suo alla cognata, la quale ne prepara diversi che regalerà a parenti e amici, fra cui mia cugina che a sua volta però ne ha già distribuiti una cinquina, di cui uno a me! Tutti diversi, che ve lo dico affà?



Stampa solo la ricetta

Ingredienti per un pesce di pasta di mandorla da 30 cm:

Per la pasta di mandorla:

- 350 g di mandorle sgusciate e pelate
- 280 g di zucchero
- 100 g di acqua
-     4 o 5 mandorle amare (o qualche goccia di aroma naturale di mandorla)
1/2 bacca di vaniglia

- Macinare le mandorle in un tritatutto con un paio di cucchiai di zucchero.
- Preparare il giulebbe: versare lo zucchero rimanente, l'acqua e il baccello di vaniglia in una pentola e porre su fuoco dolce.
- Cuocere una decina di minuti finché lo zucchero sia completamente sciolto e si sia formato uno sciroppo denso.
- Eliminare la vaniglia e versare la farina di mandorle, mescolando continuamente per evitare che la pasta si attacchi al fondo.
- Quando la pasta si stacca dalle pareti spegnere il fuoco e far raffreddare completamente in un piatto.
- Dopo circa un'ora lavorarla con le mani e utilizzarla oppure formare un panetto.
- Avvolta nella pellicola alimentare si conserva in frigorifero per diversi giorni.

Passo passo fotografico



Per il pesce di pasta di mandorla:

- 650 g di pasta di mandorla
- 200 g di marmellata di amarene o di visciole (meglio se fatta in casa)
-   60 g di cioccolato fondente
- q.b. liquore tipo Strega
- q.b. Savoiardi (vedi ricetta sotto)



- Lavorare con le mani la pasta di mandorle con un paio di cucchiai di liquore Strega, assaggiare e valutare, secondo il proprio gusto, se aggiungerne ancora.
- Rivestire la formina di alluminio o in gesso con pellicola alimentare.
- Schiacciare porzioni di pasta di mandorla fra le mani e ricoprire tutta la formina in un strato non troppo alto, si tenga presente che il pesce verrà rigirato e quindi il fondo diventerà superficie.
- Distribuire la marmellata in tutta la lunghezza, anche in testa e in coda, fate un testacoda insomma :)
- Tritare il cioccolato grossolanamente ed aggiungerlo alla marmellata.
- In un piatto fondo diluire mezzo bicchiere di liquore Strega con un po' d'acqua, bagnarvi i savoiardi e posizionare questi nel pesce.
- Ricoprire con la pasta di mandorle rimanente, pressare con delicatezza e rovesciare su un vassoio rettangolare.
- Decorare con un chicco di caffè o una goccia di cioccolato l'occhio di pesce (che non è un callo e neppure l'occhio da pesce lesso), e dipingere con colori naturali, caffè, tè, cacao, zafferano, curcuma, sciroppo di amarene ecc.
- Si conserva diversi giorni a temperatura ambiente protetto da pellicola.





Lo so, avrei dovuto decidere se pubblicare il pesce, la pasta di mandorle o i savoiardi,  non sapevo che pesci prendere, così sono rimasta a metà, per un po' ho fatto il pesce in barile, quando invece avrei dovuto buttarmi a pesce in questa pubblicazione, ma santiddio mi sembrava un post che non era né carne né pesce, tre ricette in una, una per due, tre per due, muta come un pesce continuavo a pensare, stavo per addormentarmi, ma si sa, chi dorme non piglia pesci, così mi sono guardata allo specchio e mi sono fatta gli occhi di triglia...ma io non sopporto chi mi fa gli occhi da pesce lesso, così mi sono presa a pesci in faccia, quando voglio divento uno squalo...ma...ma... poi mi spavento da sola e comincio ad annaspare... mi sento un pesce fuor d'acqua... e che sarà mai, solo un post, e anche se non so che pesci pigliare non posso mica aspettare ad oltranza no? che poi si sa... l'ospite è come il pesce, dopo 3 giorni puzza! Allora ho preso la reflex, le mandorle e le formine e, sana come un pesce, mi sono messa a fotografare, scrivere, registrare, e ho fatto un pesce piccolo che s'è magnato quello grande!





DI PERTINENZA


Savoiardi (ricetta di Luca Montersino)

Ingredienti:

- 70 g di albumi
- 45 g di tuorli
- 60 g di zucchero
- 60 g di farina debole (o 40 g farina e 20 g fecola di patate)
-   1 pizzico di sale
q.b. zucchero semolato
q.b. zucchero a velo
facoltativi: zeste di mezzo limone grattugiate e/o semi di vaniglia

- Montare a neve fermissima gli albumi con lo zucchero, aggiungere i tuorli sbattuti col sale, le zeste di limone e la vaniglia e, con una spatola, amalgare con delicatezza il composto con movimenti dal basso verso l'alto.
- Aggiungere la farina poco alla volta, facendola scendere direttamente dal setaccio, continuare a mescolare delicatamente per non smontare l'impasto.
- Riempire una sac à poche dotata di bocchetta liscia da circa 1 cm, foderare la leccarda del forno con carta forno e formare delle strisce lunghe 8 cm, distanziandole tra loro.
- Ricoprire prima con zucchero semolato e poi con quello a velo ed infornare a 200° per circa dieci minuti.
- Quando i savoiardi saranno cotti (ma non coloriti) estrarli ed aspettare che si freddino prima di staccarli delicatamente dalla carta forno con una paletta.
- Si conservano in scatole di latta per circa 15 giorni. Se si preferiscono croccanti, farli asciugare un giorno o due all'aria aperta prima di conservarli.




DIVAGAmente 


NATALE

Il piccolo Gesù si alzò dalla mangiatoia e, vedendo tutte quelle pecore, disse: "Tanto non dormo".

("Nuovi momenti catartici" Flavio Oreglio)


Tamara


Buone feste!
Tamara, Silvia, Emmettì