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lunedì 4 novembre 2019

Curry di pollo con latte di cocco e riso basmati


Vado a periodi e questo è il periodo delle spezie. Le ho sempre adorate praticamente tutte, ma ultimamente ho una passione viscerale per il curry, lo metterei anche nel latte e caffè al mattino! :-)
Da qualche tempo poi ho scoperto il latte di cocco e la sua versatilità in cucina. Il suo tipico sapore dolciastro, si sposa benissimo con la carne, il pesce e con le spezie, appunto. Quale migliore occasione per abbinarli?
Oggi è toccato alla carne bianca e sono particolarmente soddisfatta di quello che ne è uscito fuori.
Un piatto unico delizioso che si prepara velocemente e che conquisterà il vostro palato! Scommettiamo? Dai che vi racconto come prepararlo. :-DDD

Ingredienti (per 4 persone)

2 petti di pollo interi (circa 800 g al netto degli scarti)
1 scalogno (in alternativa una piccola cipolla)
1 lattina di latte di cocco (da 400 g)
2 cucchiaini ben colmi di curry in polvere
olio extravergine di oliva q.b.
sale e pepe q.b.
farina di riso q.b.
500 g di riso basmati
200 ml di latte di cocco

(clicca per ingrandire) 
Lessare il riso in acqua salata per il tempo indicato sulla confezione, poi scolarlo, versarvi sopra i 200 grammi di latte di cocco, mescolare bene e riservare in una ciotola al coperto mantenendolo tiepido. Nel frattempo tagliare il pollo a dadini regolari (circa 3x3) e passarli leggermente nella farina di riso.
In una casseruola o in una padella sufficientemente ampia versare qualche cucchiaio d'olio e farvi rosolare lo scalogno (o la cipolla) grattugiato; appena sentite il profumo, unire i bocconcini di pollo, alzare la fiamma e lasciar rosolare per benino fino a rendere tutti i lati belli dorati.
A questo punto unire il latte di cocco e il curry, regolare di sale e lasciar cuocere a fuoco dolce con coperchio per circa una mezz'ora.
Trascorso questo tempo controllare quanto liquido è rimasto e, se necessario, unire qualche cucchiaio di acqua calda per fare in modo che i bocconcini di pollo rimangano avvolti da una morbida salsina.
Spegnere il fuoco, spolverare con una grattugiata di pepe e servire insieme al riso componendo il piatto secondo i vostri gusti.
Buon appetito!
Noi ci rivedremo presto su questi schermi.
Sto iniziando a pensare ai regalini di Natale da preparare nelle nostre cucine. Dite che è presto? Mmmmhhhh, forse... Ma intanto sperimento e assaggio!  ;-)
Buona settimana a voi tutti!
Emmettì.



Curiosità e approfondimenti: il riso Basmati.
Il riso Basmati è caratterizzato da un chicco sottile ed allungato, che in cottura raddoppia le dimensioni. È particolarmente apprezzato per il profumo intensissimo. Prelibato se accompagnato a piatti speziati e saporiti di verdure o carni, può essere consumato caldo o freddo.
Basmati è una varietà di riso a grano lungo. La traduzione indiana del nome significa “regina di fragranza” e sta proprio ad indicare la particolare fragranza ed il sapore delicato che possiede questo riso; l'aroma è speziato, ed il piacevole profumo naturale ricorda il legno di sandalo.
Il riso Basmati viene coltivato in India e Pakistan da centinaia di anni e, alcune varietà vengono oggi coltivate anche negli Stati Uniti e in Italia.
Il riso Basmati ha un Indice Gilcemico molto più basso rispetto al riso bianco comune,  in quanto più ricco di amilopectina; è quindi adatto a chi segue una dieta, poché non fa innalzare repentinamente i livelli di glucosio nel sangue. In più, oltre a risultare gradevole e particolarmente saporito anche scondito, è più digeribile per la presenza di un amido chiamato amilosio (viene assimilato in appena due ore dopo la masticazione
Esistono oggi 86 varietà di Basmati, ma solamente 18 hanno le caratteristiche inconfondibili del riso originale. Il prezzo cambia considerevolmente da una qualità all'altra.



martedì 29 maggio 2018

Brodetto di seppioline alla marchigiana


Ci sono giorni in cui vado a fare la spesa con tanto di lista per evitare di comperare il superfluo, ma ce ne sono anche altri in cui mi accorgo che frigo e freezer son vuoti e allora esco di corsa senza annotare niente. La scena che si presenta poco dopo è la seguente: io con lo sguardo perso nel vuoto, come fossi atterrata su Marte e con la sensazione di camminare in assenza di gravità (in realtà mi accorgerò che invece la gravità c'è mano a mano che riempo i sacchetti!!!).  La cosa buffa è che poi mi ritrovo con delle cose acquistate senza essermene accorta.
Giusto oggi, mentre cercavo cubetti di ghiaccio mi son venute agli occhi delle seppioline che ho guardato con aria interrogativa come a dire "e voi che ci fate lì?".
Mentre cercavo di ricordare il come e il quando fossero finite nel cassetto del freezer, ho fatto mente locale su come avrei potuto cucinarle, prendendo la ricetta nel quaderno speciale, quello dei ricordi! ♥
Forse, quel giorno senza lista della spesa, inconsciamente già sapevo dove volevo arrivare. :-))
Il brodetto di pesce è una ricetta che mia nonna, fermana doc, si è portata dietro (insieme a molte altre della sua terra), quando con marito e figli si è trasferita nell'Agro Pontino.
Un abbinamento insolito quello tra pomodoro e aceto, ma vi assicuro che dona un tocco speciale a questa preparazione!
Come leggerete più sotto, nella sezione cuoriosità, il vero brodetto prevede una quantità molto variegata di pesce. Io ho scelto di riproporre quella che veniva preparata per i bambini con le sole seppioline così da farli mangiare tranquilli perché senza spine! :-))
Per un pranzo o una cena leggeri e con il sapore del mare, ecco la mia versione facile e veloce del brodetto marchigiano.


Ingredienti (per 4 persone)

2 kg di seppioline già pulite* (vanno bene anche quelle surgelate)
500 g d'acqua
1⁄3 tubetto di concentrato doppio di pomodoro
½ bicchiere di vino bianco secco addizionato con 3 cucchiai di aceto
1 spicchio grande d'aglio in camicia
70 ml di olio evo
pepe o peperoncino q.b
prezzemolo q.b.
Non pensate che la quantità di pesce indicata sia esagerata per il numero di commensali. 
Le seppioline si riducono molto in cottura, ma soprattutto si vorrebbe che nel piatto ce ne fossero state anche di più!!! :-)))))


(clicca per ingrandire)
Lavare le seppioline sotto l’acqua corrente e lasciarle scolare in un colapasta.
In una tazza emulsionare l’acqua con il concentrato di pomodoro fino ad ottenere una salsa.
Prendere un tegame dai bordi alti, versarvi l'olio e far soffriggere l'aglio per circa un minuto; poi aggiungere le seppie, lasciando rosolare per 5 minuti a fuoco vivace. Sfumare con vino e aceto e, dopo che saranno evaporati, abbassare la fiamma e continuare la cottura per circa 20 minuti. Trascorso questo tempo, aggiungere la salsa di pomodoro e lasciar cuocere sempre a fuoco moderato per altri 20 minuti. In questo secondo tempo di cottura, le seppioline raggiungeranno la giusta consistenza, cioè risultare tenere senza essere gommose. Nel caso in cui fossero ancora tenaci, proseguire la cottura per altri 10 minuti.
Regolare di sale solo se se necessario (io non ne ho messo) e, a fuoco spento, versare un trito di prezzemolo fresco insieme ad un po' di pepe o peperoncino, secondo i gusti.
Lasciare intiepidire un pochino e servire le seppioline con il loro brodetto in un piatto fondo accompagnando con fette di pane tostato o, meglio ancora con delle friselle per un'esplosione di gusto a 360 gradi! :-DDDDD


Vi lascio l'augurio di una splendida giornata. Che il sole splenda dentro e fuori di voi!
Emmettì.

Curiosità.

Nelle Marche il brodetto non è solo una zuppa di pesce, è anche una parola magica, un abracadabra capace di scatenare discussioni infinite. Quasi a voler prevenire contese campanilistiche sul luogo di nascita, il brodetto ha fissato i suoi natali sul mare ad opera dei pescatori che usavano cuocere la “muccigna” (l’insieme dei pesci che per qualità e pezzatura non erano adatti al mercato) in un guazzetto fatto con acqua di mare, aceto e olio di oliva detto “masa”.
Sbarcato sulla costa il brodetto, ha assunto fisionomie diverse a secondo della latitudine e della fantasia delle mogli dei pescatori. Oggi, le ricette classiche sono quattro: di Fano, Ancona, Porto Recanati e San Benedetto del Tronto. 
Ma, coerente col suo mito, il brodetto rimane una ricetta elastica e disponibile a essere interpretata in modo diverso in ciascuna località della riviera e quasi in ogni famiglia.
Vi faccio una panoramica concisa dei quattro tipi che hanno tutti la caratteristica comune della presenza di una grande varietà di pesci adatti alla zuppa e cioè scorfano, tracina, rana pescatrice, triglia, gallinella, razza, palombo, rombo chiodato, San Pietro, sogliola, merluzzo, cefalo, gronco, seppia, calamaro, canocchia, scampo, gambero, granchio, lumachina, lumacone, cozze, vongole e conchiglie varie.
A Fano lo si usa cuocere in tegami di coccio, con pomodoro maturo e vino bianco al posto dell’aceto sempre presente nelle altre versioni.
Ancona vanta la ricetta più immutabile. Comprende 13 varietà di pesce, aglio cipolla, pomodoro rosso e aceto. Si distingue per la precottura di seppie e calamari per 15 minuti e per l’aggiunta di un po’ di concentrato di pomodoro allungato in acqua leggermente salata.
A Porto Recanati resiste il brodetto “in bianco” di era pre-pomodoriana, ma sarebbe più esatto dire in “giallo dorato”, come sono le tonalità cromatiche donate dallo zafferanone o zafferanella, un’erba selvatica, “cartamo” in italiano, che cresce abbondante nell'entroterra.
San Benedetto del Tronto è l’unico porto a reclamare la nascita del brodetto non in mare ma nel quartiere popolare “u labirintu” abitato da pescatori, pescivendoli, calafati, spagaroli e altri lavoratori del mare.
Qui il brodetto è molto chiaro, con pomodoro verde, peperoni verdi, peperoncino, cipolla e aceto.
Un quinto, non incluso nella ricette classiche, ma molto interessante perché riunisce le caratteristiche di quelli più settentrionali e dei meridionali è quello di Porto San Giorgio, con pomodoro verde, pomodoro rosso, peperone, peperoncino e aceto.
Fonte: dal web.


giovedì 29 giugno 2017

Parmigiana di zucchine tutto a crudo, al resto pensa Fornocard!


Anto' fa caldo.
Lo so, come dicevo già un paio di anni fa, dire fa caldo d'estate è come scoprire l'acqua calda!  Però fa caldo, ed in questo post lo dico senza tema di risultare perissologica, fa caldo! E quando fa caldo io in cucina non cucino (questo invece potrebbe risultare antitetico), o meglio, come nel caso di questa ricetta, faccio fare il lavoro sporco e caldo al forno. Come dire, delego.

Quando vidi la ricetta dalla Chiarapassion c'erano 45° all'ombra, 165° al sole e 75° nella mia cucina, tant'è che mi sembrò un miraggio. Una parmigiana di zucchine tutto a crudo, dove non sia necessario cuocere preventivamente né le zucchine né il sugo? E che sia buonissima anche da mangiare tiepida o fredda? Da "letta e stampata" a "fatta e gustata" è stato un attimo!
Confesso che non mi aspettavo fosse tanto buona, per me ci sono cose intoccabili e immodificabili, come la frittura di melanzane e zucchine nella parmigiana, ma il compromesso fra i miei principi culinari, il forno e questa parmigiana è perfettamente riuscito!

La preparazione è molto semplice e veloce, la riuscita garantita a patto che gli ingredienti si scelgano di ottima qualità, a partire dalle zucchine, che devono essere vere. Io sono fortunata, ho delle ottime amiche... embé direte voi? che c'entrano le amiche? Ci entrano eccome, se una di queste oltre ad essere ottima è anche mia vicina di casa e ha il papà che coltiva, nella sua campagna al mare, tante verdure e frutta, fra cui le zucchine vere. E siccome lui è un ottimo papà della mia ottima amica, spesso mi omaggia di frutta, verdura e zucchine vere della sua campagna. Grazie Roberto ❤️.

Anche il resto è bene sia di qualità: pane casareccio, formaggi e affettati. Io l'ho fatta varie volte con ingredienti diversi, la mia preferita è con scamorza affumicata, mortadella e con l'aggiunta del mio pangrattato aromatizzato alla mollica,  una esplosione di gusti delicati e decisi. Eh sì, questa parmigiana s'ha da fare!





RICETTA

Dosi per una teglia 35x25 oppure per due: una piccola 14 cm x 19 cm e una media 24 cm x 18 cm

clicca per ingrandire
700 g di zucchine vere
  1 kg di pomodori pelati
200 g di mollica di pane casareccio raffermo (oppure di pangrattato aromatizzato)
150 g di scamorza o provola ben asciutta (se affumicata ancora meglio)
200 g di prosciutto cotto (oppure mortadella o speck)
  q.b. di olio extra vergine d'oliva
  q.b. di parmigiano reggiano grattugiato
  q.b. di sale e pepe
  q.b. di basilico, prezzemolo, menta.

Preparazione

ι══ﺤ  Preparare il sugo. Frullare con un mixer ad immersione i pelati, condire con un filo d’olio, un pizzico di sale e profumare con basilico fresco. Se si preferisce cuocerlo intanto che si preparano gli altri ingredienti, versare i pelati frullati e conditi in una padella in cui si sia soffritta mezza cipolla in un goccio d'olio, coprire e cuocere a fuoco medio. Se non si preferisce, non cuocerlo, poi farà tutto il forno delegato!

ι══ﺤ  Sbriciolare, con l'aiuto di un tritatutto, la mollica di pane  insieme al prezzemolo e qualche fogliolina di menta, aggiungere due cucchiai di parmigiano grattugiato, sale, pepe e un giro d'olio in modo da ammorbidire il composto. In alternativa, usare o aggiungere il pangrattato aromatizzato.
 Lavare le zucchine, togliere le due estremità e tagliarle a fette sottili, circa 2 mm, usando la mandolina o il coltello (io uso l'affettatrice, ché con la mandolina affetto pure le dita, immancabilmente!).

ι══ﺤ  Ungere una teglia con poco sugo di pomodoro, spargere un po' di mollica di pane, coprire con un primo strato di zucchine, un velo di sugo, una spolverata di parmigiano, basilico spezzettato a mano, aggiungere il prosciutto e la scamorza a pezzetti, ancora mollica di pane (o/e pangrattato aromatizzato). Ricominciare con zucchine, sugo, parmigiano ecc. fino ad esaurire gli ingredienti; terminare con zucchine, pomodoro, mollica di pane, parmigiano e un filo d'olio.

ι══ﺤ  Coprire con carta stagnola e cuocere in forno caldo a 180° funzione ventilata per circa 20 minuti, aprire il forno, togliere la stagnola (se ci riuscite senza bruciarvi avrete la mia stima incondizionata) e portare a cottura per altri 15-20 minuti circa. Sfornare quando si forma una leggera crosticina.
 Servire tiepida, ma anche a temperatura ambiente estiva è buonissima.

Note
* È sconsigliabile usare mozzarella perché, anche se ben strizzata, tende a rilasciare acqua e non va bene per questa ricetta.
* L'utilizzo del pane è il trucco per far assorbire il rilascio di acqua delle zucchine in cottura.
* Si può preparare in anticipo perché con il riposo diventa più buona e gustosa.
* Se non si dispone di basilico fresco aggiungere un paio di cucchiai di pesto al sugo, il profumo di basilico è irrinunciabile in questo piatto.

Tamara


APPROFONDITAmente

Premesso che questa parmigiana sia una versione eretica, rivisitata, o semplicemente ispirata, ricordo che la Parmigiana nasce non si esattamente dove (come spesso accade  la paternità risulta incerta, in questo caso se la contendono Campani, Siciliani ed Emiliani), e non si conosce neppure esattamente l'etimologia del nome, mi piace quella del Devoto-Oli, che lascia margini di interpretazione della ricetta ampi:
" il termine Parmigiana significa “cucinare alla maniera dei parmigiani, ovverosia degli abitanti della città di Parma, vuol dire cucinare vegetali a strati“. Si tratterebbe, quindi, non di un riferimento al formaggio utilizzato,  ma di un modo di preparare gli ortaggi, non solo le melanzane, ma anche zucche, zucchine e pastinache, affettati e disposti a strati alternati insieme ad altri ingredienti, tipico dei Parmigiani."
Se volete saperne di più, cliccate sul link:
 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/giornata-nazionale-della-parmigiana-melanzane/

Per la versione tradizionale della parmigiana di zucchine, con qualche idea e variante in più (compresa la nostra!) consiglio di cliccare qui:
https://lorenzovinci.it/magazine/ricette/parmigiana-di-zucchine-bianca-e-rossa/




DI PERTINENZA

Il vostro forno cosa trasmette? :)

vignetta di Silvia Ziche



DIVAGAmente

"Se avessi potuto fare una delle tue magnifiche torte tematiche, pur tenendo conto di moltissimi altri irrinunciabili ( vedi alla voce Ultimo compleanno di Barbara)... io per te avrei prescelto il tema BASILICO: il profumo di casa che non si scorda mai. Quella foglia larga che quando non c'è fa sempre venire nostalgia della fortuna di averne una pianta sul balcone, a portata di naso ❤ "

(La mia amica Silvietta del gruppo di lettura Orti di Guerra, per il mio compleanno)





lunedì 15 maggio 2017

Olive ascolane: lo street food marchigiano


Pensavate che la cucina condominiale fosse chiusa per ferie eh??? :-))))))))
Ma quando mai! Pentole, pentolini, fruste e mattarelli son sempre all'opera  ma scarseggia il tempo per stare un attimo tranquilli davanti al pc per poter scrivere e condividere!

Di che parliamo oggi?
Beh, mettetevi pure comodi! La ricetta che segue è una di quelle che più mi sta a cuore, non tanto per la sua bontà quanto perché fa parte delle ricette di famiglia, di quelle che si preparavano tutti insieme seduti intorno al tavolo.
Ed ecco che riaffiorano i ricordi di quando ero piccola.
I nonni paterni, arrivati in territorio pontino negli anni 50, si son portati dietro oltre che il bellissimo dialetto (che tutti noi nipoti abbiamo imparato a parlare) anche le ricette della cucina marchigiana. 
Poteva mai mancare quella delle olive ascolane? Certo che no!
Ecco, il ricordo che ho è il seguente: un piccolo (ma piccolo eh?) tavolo in cucina dove, non so come, seduti intorno riuscivano a stare 6 adulti che con gesti precisi, che a me sembravano addirittura ritmici, denocciolavano le olive, le farcivano e le panavano per poi passarle all'addetta alla frittura.
Ecco, la zia addetta alla frittura era contornata da un pipinìo di pulcini bambini che non vedevano l'ora di ricevere tra le mani un cartoccetto pieno di quelle palline fumanti!!!
Quei tempi sono andati! Ma io ne conservo il ricordo come fosse ieri!
Stavolta intorno al tavolo a preparare le olive c'eravamo solo io, mia mamma e mia sorella ma è stato un po' come ritrovare tutta la ciurma caciarona che almeno due volte l'anno compiva il rito di preparare le olive ascolane! :-DDD

La ricetta? Eccola qua! Una raccomandazione: non tralasciare la buccia del limone; metterla o no fa la differenza! Sentirete che profumino! ;-)
Ah! Non fatevi spaventare dalle quantità! Sarà comodo tenerne una scorta in freezer pronta per un aperitivo o una cena dell'ultimo momento in cui vorrete servire una bontà pazzesca. 
Basterà scaldare un pentolino di olio, prelevare le olive dal freezer, friggere e servire! :-))


RICETTA (per circa 200 olive)

200 olive denocciolate giganti in salamoia (possibilmente varietà ascolana tenera)
200 g di macinato di manzo
200 g di macinato di maiale
100 g di macinato di carne bianca (pollo o tacchino) 
100 g di parmigiano grattugiato
3 uova
1 pizzico di sale
1 ciuffo di prezzemolo tritato
1/4 di buccia di limone grattugiata
la punta di un cucchiaino di noce moscata
q.b. di pepe macinato al momento
Per la panatura
farina
uova
pane grattugiato
Per la frittura
olio extravergine di oliva
oppure
olio di girasole alto oleico
oppure
olio di arachide

Scolare le olive dalla salamoia e lasciarle in acqua per circa un'oretta affinché perdano un po' di sapidità.
Sbattere le uova, unire il parmigiano, il sale, le spezie e la carne mescolando bene (anche con le mani) fino ad ottenere un composto omogeneo.
Scolare le olive dall'acqua e rotolarle su un telo pulito (possibilmente privo di odori di detersivo) in modo da asciugarle un pochino; praticare un taglio longitudinale e farcire con la carne, facendo attenzione a che l'oliva sia ben ripiena.
Procedere con la panatura attraverso due fasi: far rotolare l'oliva prima nella farina, poi nell'uovo sbattuto ed infine nel pane grattugiato; una volta terminate tutte le olive, ripetere il passaggio nell'uovo e nel pane grattugiato.
In questo modo la panatura sarà perfetta e croccantissima, ma soprattutto impedirà all'oliva di aprirsi durante la frittura.
Mentre si fa il secondo passaggio nel pane grattugiato, roteare le olive nel palmo della mano ridonando la forma caratteristica qualora con il ripieno si siano un po' deformate.
Disporre le olive su un vassoio mano a mano che si formano e lasciarle riposare per una mezz'ora prima di procedere con la frittura o con il congelamento.
In un pentolino dai bordi piuttosto alti, scaldare l'olio scelto per la frittura e, raggiunta la temperatura, far cuocere le olive fino a che non diventino ben dorate.
Scolarle su carta assorbente e resistere alla tentazione di assaggiarle subito: scottano!!!!
Io mi son pelata la lingua due volte! :-DDDD



CURIOSITÀ
L’oliva ascolana nasce nella provincia di Ascoli Piceno nel lontano 1800, molto probabilmente dall'arte di un abile e sconosciuto cuoco che prestava servizio in una nobile famiglia del territorio.
Da allora rappresenta un capo saldo della cucina picena, un piatto immancabile nelle tavole bandite a festa, oggi stimato in tutto il mondo.
Per preparare le ottime olive ascolane servono olive tenere e carnose e di grandi dimensioni (la Liva Concia), che vengono farcite con un impasto di carni fresche, poi panate e fritte.
Queste delizie si possono trovare ad Ascoli in ogni angolo della città: dai negozi ai chioschetti (da friggere e già fritte) da gustare, calde, mentre si passeggia.
Le olive si consumano come aperitivo, antipasto, contorno, merenda e possibilmente calde perché sprigionano il massimo della loro bontà.
Insomma, ogni momento della giornata è buono per gustare una bella oliva ascolana!

MA COS'È LO STREET FOOD?
Letteralmente, cibo da strada.
Il cibo da strada, secondo la definizione della FAO, è costituito da quegli alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono venduti (e spesso anche preparati) soprattutto in strada o in altri luoghi pubblici, come mercatini o fiere, anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, o su furgoni e carretti ambulanti.
Nei centri storici di alcune città italiane si è diffusa una tipologia di piccoli locali specializzati nella preparazione e vendita di cibi da mangiare in strada.
Il consumo di questo tipo di cibo consente, in genere, di mangiare in maniera più informale, più rapida, e meno costosa rispetto al consumo di cibo in un ristorante o in altro luogo deputato allo scopo; per tale motivo, questa forma di alimentazione viene spesso preferita rispetto a modalità più formali di consumo, tanto da farle occupare un posto importante nell'alimentazione umana.
Stime della FAO indicano in ben 2,5 miliardi di persone al giorno il numero di coloro i quali si alimentano in questo modo. 
Il cibo da strada fa parte del più ampio fenomeno del cibo informale (informal food sector), un settore che, nei paesi in via di sviluppo, rappresenta una delle strategie adottate per provvedere ai propri bisogni alimentari.
Il cibo di strada è strettamente legato al fenomeno del cibo da asporto (take away/take-out), e ad altri fenomeni di consumo informale di cibo, come gli snack, gli spuntini, il fast food, il pranzo al sacco. L'ampiezza del fenomeno alimentare, messa in risalto dalle statistiche FAO, si collega ad altri aspetti antropologici, come il rilevante ruolo occupato nell'economia umana, ma anche la messa in gioco di importanti valori culturali, identitari ed etnici.
Spesso, infatti, i prodotti da consumare per strada sono specialità locali o regionali, come nel caso del pani ca meusa palermitano, il 'o pere e 'o musso della cucina campana e napoletana, o il kalakukko della regione dei laghi finlandese.
In altri casi, invece, i prodotti non hanno un particolare legame culturale con il territorio in cui vengono offerti, o, pur avendone posseduto uno in passato, non lo conservano più, perché andato oramai perduto a seguito della loro diffusione al di fuori delle zone di origine (come è il caso della pizza e del kebab).


Vi avevo detto di mettevi comodi no?? :-))
Dai, che scherzo! Sono arrivata ai saluti.
Oggi vi lascio con una filastrocca in dialetto marchigiano; una delle tante che papà mi ha insegnato quando ero piccola. Non ricordo esattamente il significato di alcune frasi mentre ricordo benissimo che mi faceva tanto ridere quando mi parlava in dialetto!! ♥
Oggi voglio sorridere ancora!

Cerna cerna la coma' 
che dima' facimo lo pa'
e lo pa' co' le pizzole
vuttale vuttale jo de fori, 
jo de fori ce stadìa Michè
che facìa lu caffè
lu caffè co' lo mistrà
vuttalo vuttalo jo à Marà.
E Marà nun ci statìa
era gghitu in signoria
do' ce statìa tre vecchiarelle
che facìa le frittelle
ja tirato mezzu mato'.
Lu mato' cascò nel fossu,
dentro lu fosso ce statìa lu lupo
e lu lupo era vecchio
e non se sapìa 'rfà lu lettu.

Buona settimana!
Maria Teresa

giovedì 2 marzo 2017

Zuppa di ceci e funghi champignon


Ve lo dico: amo il freddo e amo l'inverno!
Sì, l'inverno quello vero, quello delle giornate gelide, quello in cui l'aria di tramontana da un lato ti sferza il viso, ma dall'altro ti regala cieli così tersi e stupendi che si lasciano ammirare con sguardo incantato!
Peccato che nella zona dove abito, è l'umidità ad averne la meglio... ma quando arriva la giornata che dico io, esco fuori e ci resto per tutto il tempo che posso o almeno fino a quando non sento più le dita delle mani, la punta dei piedi e quella del naso!!! :-D
Il freddo ha il potere di restituirmi energia e vitalità!
E dire che sono nata in pieno solleone eh?? Ma so' strana, lo so! ;-)

Dell'inverno amo anche i piatti: il brodo, le vellutate, le zuppe di legumi, di verdure e soprattutto il mix delle due; così, mentre l'altro giorno preparavo una delle mie preferite mi son detta: ma perché non portare questo piatto nella cucina condominiale?
Ecco allora la mia zuppa di ceci e funghi! Due soli ingredienti che, messi insieme, restituiscono un gusto pazzesco. Mi ritrovo a dire, ancora una volta, che anche in cucina la semplicità è la miglior cosa!!! :-)))


RICETTA

500 g di ceci giganti secchi (possibilmente canadesi o messicani)* 
5 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 spicchio d'aglio in camicia
1 rametto di rosmarino
4 grani di pepe nero intero
acqua q.b.
sale q.b.
500 g di funghi champignon freschi
olio extravergine di oliva
qualche fogliolina di prezzemolo
peperoncino (se piace)
pane

* i ceci messicani o canadesi hanno la caratteristica di essere molto farinosi e si prestano bene per le cotture lente e prolungate in quanto rilasciano piano piano parte della loro polpa regalando una cremosità senza eguali.

Prima cosa: lavare i ceci (può sembrare un'operazione superflua, ma in realtà non lo è per niente
perché la parte esterna di tutti i legumi raccoglie un sacco di impurità durante la fase di raccolta, stoccaggio e confezionamento; vi accorgerete infatti che l'acqua uscirà piuttosto marroncina...), versarli in una ciotola molto capiente e coprirli con abbondante acqua fredda fino a che siano ben sommersi.
Cambiare l'acqua ogni 12 ore e mantenere in  ammollo per un totale di 36 (del perché di tutto questo tempo parleremo dopo).
Trascorso il tempo di ammollo, scolare i ceci, versarli in una capiente pentola e coprirli ancora con acqua fredda fino a che la superficie superi di almeno tre dita il livello dei ceci; unire due spicchi d'aglio interi, due rametti di rosmarino, i grani di pepe e i 5 cucchiai di olio.
Accendere il fuoco e, al raggiungimento del bollore, abbassare al minimo la fiamma in modo che i ceci si muovano appena appena all'interno della pentola e portare a cottura (ci vorranno un paio d'ore). Nel caso in cui l'acqua venga completamente assorbita, aggiungerne dell'altra (sempre bollente).
Quando mancano dieci minuti alla cottura, regolare di sale, prelevare un paio di mestoli di ceci e con il frullatore ad immersione ottenere una purea da versare nuovamente nella pentola.
In una padella, trifolare i funghi mettendo un paio di cucchiai d'olio, sale, pepe e qualche fogliolina di prezzemolo; portare a cottura, far rosolare per benino ed unire i funghi alla zuppa di ceci, lasciando insaporire il tutto per 10-15 minuti.
A questo punto abbiamo due possibilità:
- servire la zuppa con dei crostini di pane,
- oppure con della pasta spezzata (spaghetti) o con dei cavatelli.
Se optiamo per la pasta, valutare la necessità di aggiungere un po' di acqua per la cottura della stessa; se invece la zuppa è piuttosto morbida, non sarà necessario.
Subito dopo aver impiattato, versare un filo d'olio a crudo, portare in tavola e gustare fino all'ultimo cucchiaio! :-)))))



CONSIGLIO DEL GIORNO

Visto che i ceci hanno bisogno di quasi due giorni di ammollo, può essere utile lessarne quantità maggiori e conservarle in freezer. Al momento che ci vien voglia di fare una zuppa o una pasta e ceci, sarà sufficiente farli decongelare, riportarli a bollore, aggiungere i funghi e lasciare insaporire oppure buttarci dentro una manciata di pasta e in un attimo pranzo o cena sono salvi! ;-)
Ma perché un ammollo così lungo per i ceci?
Durante la fase di ammollo, l'acqua penetra all'interno del legume idratandolo e rendendo la fase di cottura molto più rapida. In questo modo tutte le proprietà nutritive del legume vengono preservate a vantaggio di una sana e corretta alimentazione.



Il colore della primavera è nei fiori; 
il colore dell’inverno è nella fantasia.
 (Terri Guillemets)

lunedì 9 gennaio 2017

Prummitori scattariSciàti: Pomodori rossi fritti alla fermata del Salento, a sentimento. Mi confermate che le feste sono finite?



 Dopo queste feste stiamo tutti un po' così:
- Ciao. Come ti vanno le cose? - STRETTE.
- Situazione attuale: rotolo.
- Oroscopo del giorno: Bilancia. "Scendi immediatamente!"
- 4 Kg fa era il 23 dicembre.
- Sono salita sulla bilancia ed è uscita la scritta "L'importante è la simpatia."
- È inutile che mi vesta di nero, ci vuole proprio il buio.
- Se dico No è No, a meno che mi stiate offrendo del cibo, allora dico no ma è sì.
- Quando mi sono alzata da tavola hanno applaudito anche dal presepe.
- Babbo Natale, ti avevo chiesto AMORE, non  LE MANIGLIE DELL'AMORE
- Vigilia di Natale: "Ciao, disturbo?" "Sì, sto cucinando" "Allora ci sentiamo quando hai finito?" "Ok, il 7 ti chiamo".
 Il 7 è arrivato, ti chiamo?
In verità sono ancora occupata con i sensi di colpa calorici che mi divorano, a recuperare le forze dopo che mi sono distrutta in cucina (a cucinare o a mangiare?!),  e a controllare l'ansia che mi assale al solo pensiero che Pasqua sia alle porte.
Dopo queste feste ho chiuso a chiave la porta della cucina (e pure quella del bagno di servizio dotato di bilancia), per riaprirla solo ieri, ma con cautela. Ho pensato, ok, cucino, ma una cosa veloce, che si faccia da sé, che non contenga ventordicimila calorie, che sia versatile e, giacché, che sia pure simpatica... mumble... li pummitori scattariʃciàti! (attenzione alla pronuncia del trigramma "sci", vedi sezione "di pertinenza").

Cosa sono?
Li pummitori (o prummitori) sono i pomodori, preferibilmente quelli invernali, gialli, appesi, ma anche pachino o ciliegino vanno bene.
Scattariʃciàti come tradurlo? Il salentino spesso è intraducibile, perché il salentino non è una lingua, è un sentimento... ok ok, ci provo! Scattariʃciàti significa scoppiati, scoppiettati, schiattati, ma simpaticamente, nulla di violento! Già solo pronunciare Scattariʃciàti a me fa venire allegria!

Li pummitori scattariʃciàti sono una prelibatezza che affonda le origini nella tradizione della cucina contadina scelta spesso come piatto unico nella veloce pausa pranzo tra un lavoro a campagna  e l'altro. In genere, li pummidori scattariʃciati venivano consumati su fette di pane raffermo oppure come condimento delle immancabili friselle, per dare un po’ di sostanza ad un piatto povero, sia pur gustoso. Io a campagna non ci vado, però li pummitori scattarisciati li cucino lo stesso, quando ho fretta, poca fantasia oppure quando la bilancia la mattina mi dice "l'importante è la simpatia"!



RICETTA 

oOOoכ  Pomodori scattariʃciàti  coOOo

Nati come piatto unico, accompagnati da panefriselle, oggi i pomodori scattarisciati sono usati anche per condire la pasta (perfette le nostre orecchiette al grano arso) o  per insaporire piatti a base di carne e di pesce, oppure oppure renderli la base di un piatto creativo, per esempio con l'aggiunta di un uovo fritto.

Ingredienti (quantità a sentimento):


clicca per ingrandire

Pomodorini (te pennula è meglio, altrimenti ciliegini o pachino)
Olio extravergine d'oliva (due o tre cucchiai)
Aglio
Basilico fresco
Capperi sotto sale
Peperoncino
Origano
Sale

Facoltativamente, a seconda di ciò che si ha a disposizione, a gusto, o a sentimento, si possono aggiungere:

Spunzali (cipollotti salentini) o cipolla, olive nere, peperoni friggitelli, alici sott'olio o sarde sotto sale.
Formaggio ricotta semi-stagionato o pecorino (se usati per condire gli spaghetti).
Uova, da cuocere a occhio di bue insieme ai pomodori gli ultimi minuti di cottura.

Preparazione:

Lavare e asciugare i pomodori senza tagliarli, devono rimanere interi ed integri.
In un tegame a bordi alti scaldare l'olio fino a farlo diventare bollente, senza bruciarlo però. Eh!
Versarvi dentro i pomodori, coprirli con un coperchio (che sia quello giusto per la pentola, se di vetro ancora meglio, così possiamo spiare senza essere visti).
➲ Cuocere a fuoco vivace fino a quando si sentiranno i botti di Capodanno! Ecco, è questo il momento in cui i pomodori scattarìʃciano! (occhio all'accento!).
Dopo una decina di minuti abbassare la fiamma ed aggiungere l'aglio scamiciato, il basilico, i capperi, il peperoncino ed eventuali altri ingredienti scelti a sentimento.
➲ Lasciarli scattariʃciàre ancora per dieci/quindici minuti (che spettacolo spiarli da lu tampagnu trasparente!).
➲ Spegnere il fuoco, eliminare l'aglio, aggiungere l'origano, salare se occorre e servire nel modo scelto:

con pane abbrustolito;
con le friselle;
con la pasta fresca: scolare al dente la pasta, mantecarla su fuoco vivo con i pomodori, il loro sughetto e qualche cucchiaio di acqua di cottura, a fine cottura ggiungere una spolverata abbondante di formaggio ricotta;
con le uova, che si cuoceranno insieme ai pomodori, appena questi avranno smesso di scattarisciare, altrimenti scattarisceranno pure le uova;
come contorno di carne o pesce o legumi;
come volete!!

Provare per gustare!






DI PERTINENZA


Il dialetto salentino, come dicevo su, più che una lingua è un sentimento. Sentimento rappresentato dalla storia della parlata salentina che è molto complessa ed articolata, carica di influenze linguistiche provenienti dalle popolazioni stabilitesi nel territorio nel corso dei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli, arabi, emminchia quanti! Capite perché tanto sentimento?? Abbiamo accolto i fonemi di tutti, prendendone un po' da ognuno, così chiunque a casa nostra si sente a casa propria. Pertanto nel tempo è diventata una lingua ricca, opulenta, piena di parole, concetti, costrutti e anche suoni unici e... difficilmente traducibili!

A proposito di suoni, per esempio,  il digramma italiano sc (quello dolce, quello di sci), a seconda di come si pronuncia in salentino assume un significato completamente diverso:
prendiamo la parola osce:
- se la  sc  si pronuncia in modo molto dolce, leggero, suono rappresentato dal /ʃ/   è una  fricativa postalveolare sorda di grado semplice, quindi si legge osce /ɔʃɛ/, e significa oggi.
- se invece la sc si pronuncia quasi raddoppiando il suono (come le consonanti doppie), trattasi di
 fricativa postalveolare sorda di grado doppia, ossia il suono sc italiano, si scrive šc, quindi 'ošce /ɔʃʃɛ/,e significa vostre.

Quindi, pummitori scattarisciati si pronuncia così: pummitori scattariʃiàti  (cliccate QUI)

Se volete sentire anche osce&osce cliccate QUI.

Spicciai (Finii)

Tamara




GENEROSAmente


Per l'anno nuovo voglio farvi un regalo unico, speciale e generoso! Condivido con voi la mia collezione privata di preziosissimi Cavez originali! Sono certa che prima o poi, almeno uno di questi vi sarà utile :)



clicca sugli affa sulle immagini per ingrandirle











Principe Azzurro... ma vaffanfiaba!

Tamara

lunedì 22 febbraio 2016

M'ama o non m'ama?: margherite di pane farcito.



Ospitare la raccolta di pani più bella del web, Panissimo, è stata davvero un'occasione per giocare con le farine, le decorazioni e le forme!
Così, mentre cercavo nel web qualche ispirazione, mi sono imbattuta in questa immagine su Pinterest.
Non ci ho pensato su due volte e mi sono messa all'opera!
Il risultato?
Una soffice pasta che avvolge la sfiziosità del würstel e che si sposa benissimo con l'uovo ed il formaggio che fa da collante! :-PPP
Chevvelodicoaffà... una golosità unica da condividere con i propri cari o con gli amici come aperitivo o (sarebbe meglio) come piatto unico! ;-) ;-)
Chissà se le foto vi faran venir voglia di provarle,,,
Io intanto vi racconto come si fanno :-))))



Ingredienti per la pasta: 
2 uova
400 g di farina tipo 1 o 2
100 g di farina integrale
190 g di acqua
40   g di burro
10   g di sale
5     g di lievito di birra
oppure
100 g di pasta madre (- 65 g di farina e - 35 g di acqua)
100 g di licoli (- 50 g di farina e - 50 g di acqua)
Per il ripieno
6 würstel
4 uova sode
formaggio grattugiato (provola, parmigiano, cheddar)
Per la finitura
miscela di tuorlo e latte
pepe fresco macinato al momento

Alla sera.
Sciogliere il lievito nell'acqua, aggiungere l'uovo e miscelare con una frustina; aggiungere la farina precedentemente setacciata e mescolare velocemente con una forchetta e lasciare riposare per 10 minuti.
Riprendere la lavorazione aggiungendo il burro a piccoli fiocchi ed infine il sale ed impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico.
Avvolgere a palla e riporre in una ciotola leggermente unta con un filo di olio, coprire con pellicola e, dopo aver lasciato a temperatura ambiente per un'oretta, riporre in frigo per tutta la notte.

Al mattino. 
Estrarre l'impasto dal frigo e lasciare che torni a temperatura ambiente.
Dividerlo in otto porzioni e procedere come da sequenza fotografica qui a lato.
Formare una palla leggermente allungata e, con il mattarello, ottenere un rettangolo; inserire il würstel e richiudere la pasta pizzicando i bordi per sigillare bene. ;-)
Tagliare il filoncino ottenuto in nove parti (per ottenere dieci "petali") e, su una placca da forno coperta con apposita carta, disporle in modo da formare un fiore, al centro del quale andremo a posizionare il mezzo uovo sodo che farà da "capolino" della nostra margherita.
Una volta formate le otto margherite, coprire la teglia con della pellicola e lasciare lievitare fino quasi al raddoppio.
Trascorso questo tempo, accendere il forno a 190°, macinare del pepe fresco al centro della margherita e  pennellare la superficie con un mix di tuorlo sbattuto e latte; terminata questa operazione, sempre al centro spolverizzare il formaggio grattugiato scelto.
Infornare e portare a doratura. Ci vorranno circa 25-30 minuti ma, come sempre, ognuno conosce i tempi del proprio forno!! ;-)

Sfornare e servire le margherite, accompagnando il tutto con un'ottima birra! :-))))))))
Siete pronti a gustarle? Io l'ho appena fatto! :-PPPPPPPPPP







... di margherite: curiosità e credenze.

Scegliere questo pane a forma di margherita, mi ha consentito di approfondire un po' di più la conoscenza di questo fiore che ho sempre amato per la sua bellezza!
Condivido dunque un piccolo approfondimento, condito da qualche curiosità ! ;-)

Per gli innamorati che desiderano sapere se il loro sentimento è ricambiato dalla persona amata, esiste un sistema semplice per sciogliere il dubbio: basta sfogliare i "petali" di una comune margherita dei prati. M'ama, e via un "petalo"; non m'ama, e via un altro, fino all'ultimo "petalo", che sancisce il verdetto finale. Un "fiore" che decide il destino di un amore: ma sarà vero? Chissà.
Dal punto di vista botanico, la verità è che la margherita dei prati non è un fiore.
Se la guardiamo bene bene, in effetti somiglia proprio a un mazzolino di minuscoli fiori. Per cogliere questa analogia, conviene guardare una parente della margherita dei prati, con fiori più grandi, una margheritona gialla spontanea in Sudafrica ma molto popolare anche nei giardini italiani, dove fiorisce in aprile-maggio.

Al centro del "fiore", si nota una specie di bottone.
Guardiamolo meglio, con l'aiuto di una lente di ingrandimento: il bottone sembra un mazzolino di fiori, alcuni ancora chiusi (quelli al centro), altri aperti (quelli esterni), appoggiati sui "petali" gialli disposti a raggiera intorno al bottone.
Un "fiore" fatto di fiori? Proprio così! I raggruppamenti di fiori si chiamano infiorescenze; per la precisione, queste sono infiorescenze a capolino.
Nell'ambito di questa famiglia di fiori, che con circa 1000 generi e 20000 specie è la più grande delle angiosperme, si osservano tipi diversi di capolino; le differenze riguardano - tra l'altro - forma del ricettacolo, tipo di fiori o anche il loro numero: ad esempio, i capolini di millefoglio (Achillea millefolium) hanno cinque fiori del raggio. La margherita, invece, ne possiede un numero variabile da pianta a pianta, ed anche da capolino a capolino su una stessa pianta.
Che sia un caso o il prodotto dell'evoluzione biologica, non importa agli innamorati, ai quali basta sapere che così hanno una chance di trovare quella che darà ai loro dubbi la risposta più desiderata.
Fonte: M'ama, non m'ama... sfogliando una margherita. (Gianni Bedini)
http://www.myristica.it/mag-2001/mama.html



Ed è con la bellezza di questi fiori che vi lascio il mio augurio di un buon inizio di settimana.

Siate lieti. Sempre!
Emmettì

Queste margherite le porto immediatamente nella raccolta di Panissimo#38, 
ideata da Sandra di Sono io, Sandra, e da Barbara di Bread & Companatico
questo mese ospitata qui nel Condominio!