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giovedì 13 luglio 2017

Linguine al pesto di agrumi


Nella cucina condominiale (come credo anche nelle vostre) troneggia  spavaldo il mood "Anto' fa caldo!" e, soprattutto durante la settimana, si va avanti con friselle e pomodori oppure pomodori e friselle come se non esistesse altro cibo!
Nel fine settimana però, si risveglia l'animo del food blogger e allora la voglia di preparare qualcosa di veloce, fresco e sfizioso si fa prepotentemente avanti scavallando la fiacca!
Il pesto agli agrumi dello Chef Filippo La Mantia lo scoprii tantissimi anni fa (ma non ricordo né il come né il dove) e mi colpì talmente tanto che immancabilmente, durante il periodo estivo, è uno dei miei condimenti preferiti per la pasta.
Fresco, aromatico e profumato, intenso se pur leggero, di una semplicità estrema e soprattutto senza cottura, il che, sempre per il mood di cui sopra, non guasta proprio! ;-)
Ideale per condire la pasta a caldo, ma anche a freddo, oppure per un cous cous qualora, volessimo chiudere gli occhi ed immaginare di essere nella bellissima isola di Sicilia.
Io stavolta ho scelto un formato di pasta che amo particolarmente, le linguine, e devo dire che mi è parsa proprio un'accoppiata vincente!
Dai, sedetevi a tavola e gustatela con me. :-))))))))

PESTO AGLI AGRUMI (per 400 g di pasta)

100 g di mandorle pelate
25 g di capperi sotto sale
25 cl di olio extra vergine di oliva
2 arance medie
1 mazzetto di basilico (circa 15 foglie medio/grandi)

Sbucciare a vivo le arance, sciacquare velocemente le foglie di basilico e metterle nel vaso del mixer insieme alla polpa degli agrumi, alle mandorle, ai capperi dissalati e all'olio extra vergine d'oliva.
Frullare per 2 minuti circa fino ad ottenere un pesto dall'aspetto cremoso ed omogeneo.
Nel frattempo lessare la pasta scolarla al dente e saltarla velocemente con il pesto in una padella, aggiungendo un po' d'acqua di cottura lasciando mantecare bene.
Impiattare e gustare!


Anche se le foto non sono proprio belle, spero di avervi fatto venire ugualmente l'acquolina e la voglia di provare questo pesto.
Devo dire che a casa mia è stato particolarmente apprezzato e qualcuno non si è fatto nessuno scrupolo di finire l'avanzo direttamente dalla padella!! :-DDD


Curiosità.
Filippo La Mantia, classe 1960, cuoco di professione (guai a chiamarlo chef), qualcuno lo ha già soprannominato l’uomo che sussurra ai frullatori per la sua mania di frullare ogni cosa.
Nella sua cucina non usa né aglio né cipolla.
Nato e cresciuto a Palermo, dove il buon cibo «è denominatore comune di tradizione, amore e convivialità». Come tutti i siciliani, è di poche parole e allergico ai pettegolezzi.
Un passato da fotoreporter di cronaca nera, fu uno dei primi ad arrivare sul luogo dell’omicidio del generale Dalla Chiesa. Qualche tempo dopo finì in carcere, accusato di essere complice dell’assassinio del commissario di polizia Ninni Cassarà perché gli spari partirono da un appartamento nel quale aveva vissuto ma che aveva lasciato otto mesi prima. A scagionarlo fu Giovanni Falcone. Nei pochi mesi all’Ucciardone ha cucinato per i detenuti «qualsiasi ricetta potesse far dimenticare loro di essere in una cella e farli sentire a casa».
Lui racconta così: “La cucina era totale evasione. Il profumo di un pomodoro cotto ti faceva volare oltre quelle sbarre. La cottura lentissima della salsa rossa profumata di basilico aveva un che di rituale”. Quei profumi e quei sapori semplici lo aiutarono a sopravvivere a quell'inferno e la cosa gli piacque talmente tanto, da decidere di aprire un ristorante una volta tornato in libertà.
Fonte: dal web.
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Cari lettori, la cucina condominiale vi saluta lasciandovi l'augurio di una buona estate! 
Ci si legge a settembre, sperando di ritrovarvi tutti.
Una pioggia di sorrisi!

Silvia, Tamara, Maria Teresa


martedì 7 luglio 2015

Penne zucchine e limone. Poscia è corsa nel giardino.


Penne rigate integrali trafilate a bronzo con zucchine, ricotta e limone

Faccio spesso la pasta con zucchine e robiola, piatto veloce e gustoso. Spesso servito come piatto unico quando siamo a dieta, spessissimo, direi che ogni lunedì si comincia la dieta a casa mia. Così quando ho visto la penne zucchine e limone di Maddalena, la cosa che ha catturato subito la mia attenzione è stato il limone. Limone e robiola? Da provare! Così la sottoscritta è andata prima di subito dal suo spacciatore di verdure e ha comprato una dose massiccia di zucchine appena colte, fiorite e dolci, poi è corsa al negozio di alimentari vicino casa che ha la roba buona a comprare la robiola. Poscia*, tornata a casa, è corsa nel giardino a cogliere un limone, poi è corsa in cucina ed è svenut... cioè si è messa subito subito davanti ai fornelli e ha cucinato questo piatto semplice, veloce e brioso.
E quando finalmente si è seduta a tavola, ha scoperto non solo che è buonissimo, versatile e leggero, ma anche che non c'è bisogno di correre, ché mentre l'acqua è sul fuoco si prepara tutto e si ha pure il tempo di fare una telefonata veloce veloce! Il limone con la robiola? perfetto! Dà lo zing giusto ed accompagna allegramente la croccantezza delle zucchine che sono la vera rivelazione di questo piatto! Grattugiate e crude, rimangono così croccanti che fanno proprio scroc!




RICETTA

versione originale con penne di semola trafilate a bronzo e robiola


Ingredienti per 4 persone:

400 g di penne rigate  (integrali o non)
200 g di robiola o (ricotta di pecora)
500 g di zucchine freschissime (piccole e col fiore è meglio)
1 limone (le zeste grattugiate e metà succo)
1 spicchio di aglio
basilico (tanto)
menta (poca)
olio extravergine di oliva
sale integrale
pepe al mulinello



- In una padella grande far imbiondire lo spicchio d'aglio in un paio di cucchiai di olio evo, poi spegnere il fuoco. Mi raccomando, che sia biondo e non nero carbone!
- Mettere l'acqua sul fuoco. Così si dice a casa mia. Per essere più precisi, mettere l'acqua prima in una pentola e poi sul fuoco (la pentola!). Per essere pignoli, aggiungere anche un po' di sale (nell'acqua).
- Lavare e mondare le zucchine, conservarne qualcuna intera per le foto, mi raccomando!
- Ora divertirsi un mondo a grattugiare le zucchine con una grattugia a fori grandi, occhio alle dita e a non far schizzare ovunque striscioline di zucchine!
- Versare le zucchine grattugiate nell'olio ormai tiepido e privato dell'aglio biondo, aggiungere qualche fogliolina di menta (poche, non si esageri eh?), una grattatina di sale al mulinello, mescolare e lasciar insaporire.
- Quando l'acqua bolle calare la pasta.
- Aspettare qualche minuto dopo aver calato la pasta (sì, lo ribadisco, "calato", che buttato mi sa di spreco!). Poscia* cominciare a preparare la robiola o la ricotta allungandola e ammorbidendola con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e aggiungerla alle zucchine.
- Scolare la pasta senza star lì a scuotere lo scolapasta come un martello pneumatico, così rimane un po' d'acqua piena d'amido che favorisce la mantecatura,  versarla nella padella col condimento e aggiungere il succo di limone.
- Se fa freddo accendere il fuoco e far fare alle penne 4 salti in padella fino a mantecatura, la pasta sarà piacevolmente calda.
Se fa un caldo boia invece far mantecare senza fuoco e senza salti, la pasta sarà piacevolmente tiepida.
- Finiti i salti (eventuali) e a fuoco spento, aggiungere tanto basilico tritato, le zeste del limone grattugiate e una macinata di pepe.
- Servire.

* Poscia: Vedi "DIVAGAmente"



 DI PERTINENZA

Fatto e rifatto più volte, quando ho visto il contest della bellissima Erica ho pensato di rifarlo ancora più leggero e salutare. Quindi sono corsa dal solito spacciatore e ho comprato una dose ancora più massiccia di zucchine piccole e freschissime, poi sono corsa dalla spacciatrice di ricotta di pecora (che ha un sacco di pecore vere che producono vero latte di pecora con cui fa ricotta e formaggi da svenimento, difatti qui in paese siamo tutti più o meno svenuti), poi corsa in giardino a cogliere il limone, per fortuna le penne integrali trafilate a bronzo le avevo, ché invece il fiato l'avevo finito!
Erica, questo piatto è per il tuo contest, mica potevo mancare io, ti pare? Prodotto a chilometro zero, niente fritture né grassi strani, ché pure l'olio praticamente non ha fatto strada ed è "vero" e pulito, niente medicine anticrittogamici né fertilizzanti e tantomeno diavolerie varie, solo lu sule e lu iuentu te lu Salentu, è prodotto con le olive del nostro uliveto!
Però aspetta che lo dico come si deve eh?

Con questa ricetta  partecipo al contest Un mondo di benEsseredi La Cuocherellona in collaborazione con Mai soli nel mondo




 DIVAGAmente

* Poscia racconto la prima volta che ho incontrato "poscia".

Ho sempre amato leggere, quando ero piccola leggevo i libricini che mi comprava mio padre e le pubblicità lungo la strada (?). Sì, così mio padre mi ha insegnato a leggere, era uno dei nostri giochi preferiti, leggere qualunque cosa fosse scritta ovunque, sulla bottiglia dell'acqua, sui cartelloni pubblicitari, sulla sua settimana enigmistica, sulle ruote delle biciclette, sulle insegne dei negozi, o semplicemente scritta nei nostri giochi, vediamo se sei capace di dirmi l'alfabeto partendo dalla z, e dalla m? dai ora dimmi tutte le parole che cominciano con la m! e quante m ci sono su quel cartellone? e rallentava fino a che non gli dicevo quante.
Quando cominciai la prima elementare e la maestra il primo giorno di scuola ci disse "ora disegnate un fiore e poi fate un'asta" rimasi malissimo. Ma come disegnate??? io volevo scrivere tutte le parole del mondo!
A 12 anni lessi "Il deserto dei Tartari", il mio primo vero libro, e per poco rimasi stecchita! ma questo lo racconto un'altra volta. Era per dire che da ragazzina leggevo Buzzati, Svevo, Pirandello, Moravia e Verga.
Ecco, Verga appunto.
Mastro Don Gesualdo, leggevo. Che nervoso lui e la sua "roba". Ero tentata di mandarlo a quel paese, ma, nonostante fossi una ragazzina vivace e già mezza scema, ero pure educata. Quindi per mero senso di correttezza continuai a leggere di mastro don Gesualdo e di tutti i suoi compari, Don Diego, Bianca, Ninì Rubiera, Santo, Speranza, Donna Marianna e un'altra caterva di personaggi.
Dopo diversi capitoli e un via vai di gente, e di andate e ritorni alle pagine precedenti per rinfrescarmi la memoria su personaggi e ruoli, comparve lui, Poscia.
Comparve all'improvviso.
     (...)le agghiacciò un momento il sorriso benevolo. Poscia pensò al fuoco che avevano avuto in casa, alla malattia di Bianca(...)
E mo chicazzè sto Poscia???? mah... andiamo avanti vediamo che vuole. Niente. Sparito. Ma dopo qualche capitolo, rieccolo!!!
     (...) E intanto faceva segno di no col capo. Poscia, ficcandosi in mezzo alla gente, a voce più bassa, col viso acceso: - Ha mandato mastro-don Gesualdo in vece sua!... il futuro socio!(...)
Ma mò che c'entra sto Poscia????? ho capito che s'è ficcato in mezzo alla gente, ma da dove è sbucato???? ma è un parente? uno che vuole la roba? che la vende? è uno spacciatore sto bastardo! E subito sparisce.
Per ricomparire di nuovo!
     (...)Il canonico Lupi, ch'era di casa, gli diede anche una lavata di capo. Poscia, voltandosi verso mastro-don Gesualdo, con una faccia tutta sorridente:- Bravo, bravo, don Gesualdo!(...)
Altro che spacciatore! Peggio! è un canonico collega di Lupi! 
Comunque, anche se compare all'improvviso e non si capisce chicazzè, diventa sempre più presente nel romanzo.
      (...)Poscia vedendo che la ragazza piangeva ancora, cheta cheta per non infastidirlo, le tornò a sedere allato di nuovo, rabbonito.(...)
      (...)Poscia mandò giù la bile, e si mise a canterellare mentre affibbiava la testiera della mula:(...)
      (...)Poscia gli si piantò in faccia disperato, scuotendogli le mani giunte dinanzi al viso.(...)
     (...)Che buon vento? che buon vento?... - Poscia vedendo entrare anche don Gesualdo, dietro il canonico, calò di nuovo gli occhiali sul naso. - Ho tanto da fare!(...)
     (...)Così brontolando andava passo passo dietro alla sorella, chinandosi a raccattar per terra le fave cadute dal grembiule di Grazia. Poscia, come svegliandosi da un sogno, domandò:- Tu perché non vai più dalla zia Rubiera?(...)
     (...)Poscia le afferrò le mani, agitando il capo, movendo le labbra senza arrivare a profferir parola.(...)
    (...)Guarda, Grazia!... Quanta roba!... Ce ne sono stati spesi dei denari qui! - Poscia, appena don Gesualdo volse le spalle, aiutò ad insaccare anche lui.(...)
     (...)Poscia, vedendo che l'altro stava zitto e non si moveva, allampanato, tacque anch'essa,(...)
 
anch'essa?????? ma allora è una donna!! oggesù! pensavo fosse un uomo!

(...)Prima s'affollarono sulla soglia simili a un branco di pecore; poscia, dopo Nanni l'Orbo, sfilarono dietro tutti gli altri, col sorriso goffo, il berretto in mano, le donne salutando sino a terra come in chiesa, imbacuccate nelle mantelline.(...)

poscia? come poscia? cos'è, un refuso? è scritto minuscolo, è un refuso. Sono a pagina 272... DEVE ESSERE UN REFUSO... 

 ....

pòscia (avverbio) Dopo, poi, in seguito: Dopo la morte, poscia, Pianto e novel dolore (G. Cavalcanti); del passato error s’è accorta poscia (Poliziano); Ma di ciò poscia parlerem (V. Monti). Seguito da che, funge da cong., con valore temporale (dopo che): Poscia che m’ebbe ragionato questo, Li occhi lucenti lagrimando volse (Dante); o con valore causale (poiché): poscia che voi mi promettete di pregare Idio per me, e io il vi dirò (Boccaccio)
fonte: Treccani

Tamara

giovedì 5 marzo 2015

Orecchiette pugliesi con farina di grano arso: storia di un post bizzarro!


Questo post parte da molto molto lontano... 
Sarà difficile arrivare fino alla fine senza passare fra sorrisi e brividi di emozione...:))) 
Dicevamo: tutto ebbe inizio un sabato di settembre, con l'arrivo di un mega pacco da Lecce, contenente ogni ben di Dio, fra cui un panterrone e sacchetti contenenti una farina dal colore insolito. 
"È farina di grano arso!!!!!!!" ci disse Tam al telefono, "dovete provarla!!!!"  
E invece, quel sacchetto di farina, fu messo in vetrina..., quasi come fosse un cimelio da guardare e non toccare da tanto fosse prezioso! Ma poi un giorno, chiacchierando con Silvia, prese dal timore che il nostro "prezioso" potesse essere attaccato da qualche strano esserino (leggasi farfalline), abbiamo iniziato a chiederci con quale preparazione avremmo potuto onorare quel dono... 


Fra le svalvolate Silvia ed Emmettì partono valanghe, slavine e tornado di mail... 
Avevamo deciso il nostro obiettivo: far uscire un post a sorpresa per la nostra Tam ed onorare quel prezioso sacchetto di farina arrivato da tanto tempo! 
Per prima cosa abbiamo iniziato a studiare la materia prima, documentandoci meglio su cosa fosse il grano arso e come veniva ottenuta la farina (leggere approfondimenti a fine post). 
Scopriamo subito che, come tutte le cose, la povertà è la base invece delle più belle ricchezze! 
Insomma, leggi di qua che ti rileggi di là, impariamo tantissime cose. 
E così, a 40 chilometri di distanza, ci siamo messe a preparare le orecchiette...., mangiare orecchiette, fare foto..., tentativi di video etc. etc. :))))))))))))
Avremmo voluto concludere il tutto nel più breve tempo possibile ed invece più di qualche intoppo ha sbarrato il nostro percorso :-/


Il giorno dopo, Tam ci manda una mail che recitava così... "a proposito di grano arso, ricordate quello che avevo trovato quest'estate e che vi avevo anche mandato? ancora non ci avevo fatto niente. alla fine ho provato un pane e la pasta. oggi la pasta, buonissima, e ieri il pane, profumatissimo. vi mando solo uno scatto delle tagliatelle, poi se volete sapere altro vi dico :) bacioni buona domenica :-*" 

Emmettì e Silvia iniziano a sudare freddo...
E adesso??? Cosa facciamo???
Mica possiamo avere una faccia tosta a tal punto da esordire noi con una preparazione a base di farina di grano arso...

Tam aveva fatto delle tagliatelle strepitose ed un pane da incanto con il grano della SUA terra, e noi due ci siamo sentite subito "non idonee" ad esordire con una preparazione così importante dal punto di vista culturale e tradizionale. Avremmo voluto lasciare a lei il piacere di parlare per prima di una
materia prima così particolare e preziosa! Ma al tempo stesso l'idea della sorpresa continuava a piacerci tantissimo... e allora, convinte che di lì a poco Tam avrebbe esordito con uno dei suoi meravigliosi post sulle tagliatelle di grano arso, decidemmo di mandarle una semplice mail con le foto delle nostre orecchiette!
Vi racconto come è andata ;-)

Silvia scrisse così.


Oggetto: una sorpresa mancata. 

Tesoro, con MT meditavamo di fare un post a sorpresa da dedicarti. Nel frattempo tu ti sei messa in moto col grano arso. Tagliatelle! Pane! Poi abbiamo capito che volevi farci un post per cui ci siamo ritirate in buon ordine ma abbiamo comunque preparato una piccola 
preparazione a base di grano arso per te. O meglio, questo è quello che avevamo preparato per la sorpresa. ♥ 



Risposta di Tam: 
Nooooooooooooooooo ma io volevo la sorpresaaaaa ma sono stupende le orecchiette! dovete assolutamente farci un post! voglio il post! voglio il post! voglio il post! cioè non voglio che me lo dedichiate, voglio che facciate un post con le orecchiette! SONO STUPENDE! VOI SIETE STUPENDE! 

E allora, finalmente, ecco il post! È per te Tam!

Cari lettori, lo sappiamo benissimo anche noi che non sta né in cielo né in terra che due svalvolate “laziali” di territorio, si siano appropriate dell’onore di preparare le orecchiette a mano!!! 
Vi assicuriamo che non è presunzione, ma semplicemente Amore! 
Un Amore amichevole per accorciare le distanze, almeno con il cuore e con il pensiero, con la nostra Tam! ♥ 

Tante altre cose sono successe da allora fino ad oggi…, ma non staremo qui a raccontarvele tutte tutte, che sennò quando le preparate voi le orecchiette!?!?!? :))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))

Però il racconto di un ultimo aneddoto me lo dovete concedere… O meglio, faccio il copia-incolla direttamente dalla mail ;-)

Io: 
"Silvia, hai finito di formare le orecchiette??? E soprattutto… hai pranzato????"

Silvia: 
"appena finito di... raccoglierle da terra. :(((((( 
Guarda non so se ridere o piangere. E ora come cxxxxx faccio?!?! Non ci posso credere!!! Però certo un po' è colpa mia. Le ho messe per fare le foto su uno stendino che poi è crollato… Con quel poco impasto rimasto sto formando le altre. 

Io: "NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!! 
ODDIO SILVIA!!!!!!!!!!! :((((((((((((((((((((((((((((((((((( 


Silvia: 

"dopo ti mando le foto dei vassoi in cui c'erano le orecchiette così ti rendi conto quante ne ho buttate. Guarda non mi frega del lavoro quanto della sorpresa andata a pxxxxxe. Comincia a buttar giù qualche parola, nel post, sull'accaduto. Dai che a caldo è più bello! "



Ecco, ora anche voi sapete tutti i retroscena di questo post e poiché siete stati di una pazienza smisurata, vi meritate proprio la ricetta di queste orecchiette!!!!!!!!! ;-))))))))))))

INGREDIENTI

240 g di semola di grano duro (va bene anche una rimacinata) 
60   g di farina di grano arso 
150 g di acqua 

PROCEDIMENTO

In una ciotola miscelare le due farine con le mani e poi versarle su un piano di lavoro formando la classica fontana. Al centro versare l’acqua ed iniziare ad impastare fino a formare un impasto omogeneo ed elastico. Quando sarà perfettamente liscio, avvolgerlo con della pellicola alimentare e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per 30-40 minuti. 
Trascorso questo tempo, predisporre un’ampia spianatoia su cui lavorare e con un tarocco prelevare delle strisce di impasto che andremo a tirare in cordoncini di circa 1 cm e mezzo di diametro. 
Da questo cordoncino tagliare pezzi di impasto della grandezza di una nocciola e procedere alla formatura delle orecchiette come si vede dal video… 
Il video eh??? Abbiate pietà!!! :DDDDDDDDDDDD



Mano a mano si formano decine, cinquantine e centinaia di orecchiette, disporle su un vassoio ricoperto da un telo e lasciarle asciugare un pochino prima di tuffarle nell'acqua bollente o riporle in frigorifero per il consumo nei giorni successivi. Volendo, dopo la parziale asciugatura, le orecchiette si possono anche congelare e al momento della cottura versarle direttamente così nell'acqua bollente!

APPROFONDITAMENTE

La farina di grano arso è un prodotto ricavato dalla tostatura del frumento duro (Tritucum durum), seguita dalla macinatura dei semi fino a ridurli in una polvere grossolana, detta appunto "farina di grano arso". Per dirla tutta, rispettando le definizioni merceologiche, questa polvere NON è una vera e propria "farina”, bensì una semola (poiché ha una grana più spessa e non è prodotta dal grano tenero). Tuttavia, per non complicare eccessivamente l'argomento, di seguito continueremo la descrizione utilizzando impropriamente la dicitura "farina di grano arso". Nascita del grano arso Tipicamente pugliese (foggiano e nord-barese), il grano arso nacque dalla necessità di recuperare le spighe di frumento cadute a terra e occultate dalla porzione vegetativa delle piante in seguito alla raccolta. Questo recupero, com'è deducibile, risulta particolarmente difficile da eseguire con le stoppie integre; pertanto, anche in virtù del fatto che bruciando la paglia si favorisce la fertilizzazione del terreno, la raccolta del grano arso veniva effettuata solo al termine della combustione dei campi sfruttati. In tal modo, gli agricoltori erano in grado di approvvigionarsi dei semi senza dover acquistare una grossa "fetta" del raccolto (di proprietà dei latifondisti e troppo caro per le loro tasche), pur accontentandosi di ciò che le fiamme lasciavano al terreno. Questo frumento veniva poi macinato per ottenere uno sfarinato tipicamente integrale. 

Grano arso e farina: oggi 
Oggi, il grano arso viene prodotto in maniera del tutto differente. In pratica, il frumento è destinato ad una semplice tostatura, simile alla torrefazione del caffè, che gli conferisce sentori di "cotto" ed "affumicato". Tal'ultima discrepanza tra i due frumenti è a dir poco essenziale, poiché il grano arso "originale" subiva esternamente una parziale carbonizzazione, anche se per alcuni autori le spighe sarebbero in grado di proteggere i chicchi al punto da lasciarli totalmente integri. Per contro, l'odierna tostatura (controllata) avviene a semi sgranati e garantisce una differente attivazione delle reazioni di Maillard. Potrà sembrare paradossale ma, a sentir ciò che dicono gli esperti, il grano arso prodotto con le moderne tecnologie ha un aroma ed un gusto più intensi e, utilizzato puro, vanta un indice di gradimento inferiore rispetto a quello tradizionale. In epoca odierna, il grano arso (che ricordiamo essere integrale) costituisce un alimento di nicchia, ricercato e particolarissimo; si trova con una certa difficoltà e, più frequentemente, appoggiandosi a fornitori di alimenti biologici e tradizionali.


Finalità e Caratteristiche della Farina di Grano Arso 
La farina di grano arso è utile per la formulazione di ricette alternative. E' possibile usarla nella produzione di pasta alimentare e prodotti da forno, soprattutto in miscela alla farina di frumento crudo. Questo accorgimento non ha SOLO basi organolettiche e gustative, ma anche chimico-fisiche. Come molti lettori già sapranno, la "chiave" di una corretta lievitazione del pane e della tenuta in cottura della pasta, sta nella presenza (e attivazione) di due particolari peptidi contenuti in alcuni cereali (frumento, farro, segale ecc.). Tali peptidi, idratandosi, si combinano e formano un reticolo elastico che nel pane intrappola l'aria gonfiando l'impasto, mentre nella pasta protegge l'amido regolandone la gelatinizzazione. Stiamo parlando dei peptidi gliadina e glutenina, i quali, in presenza di acqua, danno origine al glutine. La farina di grano arso, essendo a base di frumento, contiene entrambi i peptidi ma, dopo il trattamento termico, buona parte di questi denatura e non svolge più correttamente la propria funzione. Ciò non esime questa farina dal suo potenziale "nocivo" verso gli intolleranti al glutine, ovvero i celiaci, ma compromette in maniera decisiva la qualità degli impasti che se ne ricavano. In panificazione, la farina di grano arso non dovrebbe mai essere presente in quantità superiori al 30%, dove il rimanente 70% è a base di farina di grano crudo. Al contrario, nella formulazione della pasta alimentare la farina di grano arso può rivestire anche un ruolo di maggior importanza, ma ciò non toglie che le proprietà reologiche dell'alimento risultino differenti da quelle tradizionali. Infatti, la pasta con sola farina di grano arso assorbe più acqua in cottura, diventando più collosa e meno consistente. In genere, la pasta alimentare ottenuta con la farina di grano arso è di tipo fresco, non essiccata, ed è reperibile prevalentemente sotto forma di "cicatelli"; tuttavia, oggi sono anche reperibili paste dal contenuto promiscuo che implicano l'utilizzo di farina di grano arso in miscela a quella normale. Per ottenere una pasta alimentare alternativa con le stesse caratteristiche di quella tradizionale, si consiglia di NON superare il 20% di farina di grano arso, soprattutto se si sceglie di comporre una miscela con aggiunta di uova. Tendenzialmente, rispetto alla farina bianca tradizionale, quella di grano arso ha un maggior contenuto proteico (ma non è possibile stabilirne il gluten index, per i motivi esplicati sopra), un maggior contenuto in ceneri (Sali minerali), un maggior contenuto in carboidrati semi-frammentati, un PH inferiore e meno acqua. 



Origini dell’orecchietta 
Ma siamo sicuri che questa specialità tanto apprezzata sia nata nel bel paese? Esistono in realtà varie ricostruzioni su come l'orecchietta sia stata effettivamente "introdotta" nella tradizione culinaria italiana dall'esterno. 
L'orecchietta provenzale 
Secondo una prima tesi, questa pasta avrebbe origine francese. In particolare sarebbe comparsa per la prima volta in Provenza già in epoca medioevale, dove era d'uso produrre una pasta molto spessa e a forma di disco, incavata al centro proprio come la nostra orecchietta. Questa particolare forma veniva scelta perché adatta a facilitarne l'essiccazione, e quindi a garantirne la conservazione durante i periodi di carestia. Proprio per questa sua caratteristica si prestava al commercio durante le tratte navali e fu esportata in tutto il mediterraneo. Si dice che questa pasta di grano duro fu portata in Puglia e Basilicata dagli Angioini, dinastia che nel Duecento dominava i territori di entrambe le regioni. 
Le orecchie di Haman 
Un'altra teoria colloca l'origine delle orecchiette nel territorio di Sannicandro di Bari, durante la dominazione normanno-sveva, tra il XII e il XIII secolo. Alcuni storiografi collegano infatti questo tipo di pasta alla comunità ebraica che si era formata in Puglia in quegli anni, forte della protezione e del favore dei sovrani nordici. Esistono infatti nella tradizione culinaria ebraica una serie di specialità dalle caratteristiche molto simili alle nostre orecchiette. In particolare vi è grande somiglianza tra la pasta e le così dette "Orecchie di Haman", impasti dolci lavorati fino all'ottenimento di una forma concava analoga a quella delle orecchiette. Questa specialità viene tutt'ora usata per celebrale il Purim, una festività in ricordo del tentativo di sterminio da parte del terribile ministro Amman (o Amàn), il quale tramò al fine di rivolgere l'ira di re Assuero contro il popolo ebraico. La forma ricercata è in effetti quella delle orecchie di Amman, che vengono donate ad amici e parenti durante tali festeggiamenti.

 Tam
 per te