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venerdì 20 dicembre 2019
Panforte.
Cucinato da
Emmettì
Ammetto di essere stata un po' cattivella, nel precedente post, quando ho lanciato l'indovinello su quale sarebbe stata la prossima ricetta. Avrei dovuto dirvi almeno che non si trattava di biscotti.
E allora ecco svelato l'arcano: oggi vi beccate questo panforte! :-DD
Mi perdonino gli amici senesi, ma a questo dolce non avrei dato un centesimo (o almeno a quello di tipo industriale); mi son dovuta ricredere quando lo scorso anno ho assaggiato quello preparato da mia sorella. Che dire? Un'esplosione pazzesca di sapori dati dalla frutta secca, i canditi, il miele e la miscela di spezie a cui si aggiuge una consistenza del tutto particolare: un po' tenace, a tratti leggermente gommosa, in altri ancora croccantissima. E si! Ci avevano visto lungo gli inventori di questo dolce.
Non mi dilungo oltre, vi racconto come si prepara (anzi come lo ha preparato lei) e vi invito caldamente a farlo! :-D
INGREDIENTI (dosi per una teglia a cerniera da 22 cm di diametro)
Per l'impasto
350 g di mandorle con la pelle
100 g di scorza di arancia candita*
100 g di scorza di cedro candita*
150 g di farina di forza tipo 0 (o manitoba)
150 g di miele d’arancia
150 grammi di zucchero a velo
10 g di miscela di spezie in polvere (composta da noce moscata, chiodi di garofano,
coriandolo, zenzero e cannella).
25-30 g d’acqua
1 foglio di ostia alimentare per il fondo del panforte (facoltativo)
* se non avete i canditi fatti da voi, assicuratevi di acquistare quelli di ottima qualità (lassate perde quelli del supermercato).
Per la finitura
zucchero a velo NON igroscopico
• Preparare prima di tutto lo stampo rivestendolo prima con carta forno e poi ponendo sul fondo l’ostia ritagliata ad un diametro di 18 cm.
• Preriscaldare il forno a 180°C e tostare le mandorle per 7-8 minuti.
• Tagliare a pezzettini le scorze di arancia e di cedro canditi; poi, in una ciotola, mescolare la farina, le spezie, i canditi, le mandorle tostate e mescolare velocemente con le mani.
• Preparare lo sciroppo, versando in un pentolino il miele, l’acqua lo zucchero a velo; mescolare il tutto e mettere sul fornello a fuoco basso e portare a bollore. Spegnere e versare lo sciroppo nella ciotola.
• Amalgamare tutti gli ingrediente ottenendo un impasto bello denso, molto "colloso" ed elastico; trasferirlo nello stampo e livellarlo con le mani inumidite, premendo bene.
• Far cuocere in forno caldo a 180°C per 25-35 minuti; trascorso questo tempo togliere lo stampo dal forno, privarlo dell'anello a cerniera e proseguire la cottura per altri 5 minuti.
Sfornare e lasciar raffreddare.
Quando il panforte è ben freddo, togliere dallo stampo e posizionare su un vassoio, poi ricoprire con abbondante zucchero a velo e servire.
Vi lascio con questo ultimo scatto e qualche curiosità, se volete ancora fermarvi a leggere.
Ah, dimenticavo! Ultimo e doveroso ringraziamento a mia sorella, che ha preparato il panforte facendomene dono. :-DDD
Non so se riuscirò a tornare qui prima di Natale con un'altra ricetta. Ho fatto male i conti con il tempo che, inesorabilmente, scorre veloce ed io non sempre riesco a mantenere il passo.
E allora, per sicurezza, giungano a ciascuno di voi gli auguri di Buone Feste da tutta la cucina condominiale. ♥
Magari torniamo a leggerci la prossima settimana!
A prestissimo.
Emmettì
CURIOSITÀ E LEGGENDE
Con l’arrivo delle festività natalizie ritornano i tipici dolci che accompagnano i pasti delle feste come il panettone e il pandoro, ma anche i dolci tipici regionali che non mancano sulle tavole degli italiani. In particolare in Toscana il panforte è un dolce che è sempre presente ogni anno.
Il nome deriva da un dolce che veniva preparato fino al X secolo, il “panmelato”, una semplice focaccia con acqua e farina a cui venivano aggiunte miele e frutta per insaporirla. Durante l’estate e la primavera, questo dolce si ammuffiva e si seccava donando al dolce il tipico sapore asprigno e acido, insomma un sapore forte.
Verso la seconda metà del XIII secolo arrivarono le spezie dall’Oriente, come il pepe, che venne aggiunto alla ricetta originale a cui venivano tolte le mele diventando il panpepato che per molti secoli fu considerato un dolce gemello al panforte.
Veniva richiesto soprattutto dalle persone più facoltose come le famiglie nobili e il clero che ne facevano incetta presso gli speziali (gli antichi farmacisti) poiché gli ingredienti costosi e rari all'epoca lo rendevano molto caro.
Al giorno d’oggi nella città di Siena viene preparato con 17 ingredienti in tutto, tante quante sono le contrade della città, una ricetta che viene tramandata dal 1675.
Curiose anche le leggende che girano sull'origine del panforte: secondo alcuni suor Ginevra, chiusa in convento per un amore impossibile, mentre stava preparando il classico panmelato sentì dalla finestra la voce del suo amato messer Giannetto da Perugia, dato per morto durante le crociate.
Per l’emozione versò una dose incontrollata di pepe e spezie, creando così il classico panforte. Secondo un’altra leggenda suor Berta creò questo dolce altamente energetico e corroborante con miele, mandorle, pepe e spezie per riabilitare i senesi indeboliti dall'assedio della città.
Queste sono solo alcune leggende che girano sull'origine di questo dolce natalizio, anche se tra queste leggende c’è una storia vera, quella del panforte margherita, la versione più conosciuta del panforte senza concia di melone e con una copertura di zucchero vanigliato anziché di pepe nero, creata da uno speziale in onore della visita della regina Margherita di Savoia.
Gli ingredienti principali di questo panforte sono miele, mandorle, noci, cedro, scorza d’arancia candita e spezie come chiodi di garofano e noce moscata. Ancora oggi molti toscani, e non solo, festeggiano il natale con una fetta di buon panforte, che può essere trovato facilmente sulle bancarelle dei mercatini di Natale toscani.
Da gustare magari con un bel bicchiere di vin santo, di vino nobile o di vino cotto abruzzese.
Fonte: dal web.
martedì 10 dicembre 2019
Krumiri alle nocciole
Cucinato da
Emmettì
Pronti per scoprire un altro biscottino goloso? È la volta di questi krumiri alle nocciole.
Li ho chiamati così perché hanno la stessa forma che ricorda il famoso biscotto di Casale Monferrato; in realtà, pur avendo in comune quasi gli stessi ingredienti, i miei provengono dal quaderno di mia mamma sul quale ha annotato la ricetta datale da una sua amica siciliana.
Una pasta frolla arricchita da una tempesta di granella di nocciole che conferisce un sapore e un profumo spettacolare.
Questo è un biscottino che definirei "da meditazione": dopo cena, con un calice di vino in mano seduti davanti al camino.
In realtà il ricordo che ho di questi biscotti mi fa tornare indietro di quarant'anni, quando la vigilia di Natale mamma ne preparava in numero spropositato, tanto da metterli nelle ceste di vimini e avvolti da immense tovaglie per portarli il giorno seguente a casa di mia nonna, dove un altrettanto numero spropositato di commensali, si riuniva per il pranzo (altro che meditazione! C'era una caciara pazzesca!). E noi bambini, ovviamente, non aspettavamo che il dolce.
Vi racconto come si fanno. :-)))
Ingredienti (per circa 80 biscotti)
500 g di farina 00
200 g di burro morbido
200 g di zucchero
2 uova
½ bustina di lievito per dolci
½ guscio d'uovo di liquore Strega
200 g di nocciole tritate grossolanamente
In una ciotola bella larga, setacciare la farina insieme al lievito e formare una fontana al centro della quale versare lo zucchero, il burro bello morbido, le uova ed il liquore.
Iniziare ad impastare con le mani e poco dopo aggiungere anche le nocciole tritate continuando sempre il lavoro di mani simulando una sorta di sfregamento. Fermatevi quando il composto avrà assunto l'aspetto di "son tutto briciole".
Munirsi di una bocchetta a stella col diametro della punta di un centimetro e mezzo e passarvi dentro l'impasto come fosse un estrusore, cercando di dare al biscotto una forma leggermente angolata.
È comodo eseguire questa operazione direttamente sulla teglia ricoperta di carta forno in modo da avere i biscotti già pronti per la cottura.
Accendere il forno a 180° e, una volta raggiunta la temperatura, cuocere per circa 20-25 munuti o fin quando saranno leggermente dorati sopra e più ambrati sotto.
Terminata la cottura della seconda teglia, radunare tutti i biscotti in una unica e mettere di nuovo in forno (spento) con lo sportello a spiffero in modo da raggiungere una fragranza ottimale.
Pronti per l'assaggio? :-DDD
Siamo già a martedì ed io sono un po' in ritardo con le proposte che volevo lasciarvi prima delle feste.
La prossima ricetta sarà a tema fortemente natalizio e ci sposteremo in un'altra delle nostre bellissime regioni: la Toscana. Chi indovina cosa vi farò trovare la prossima settimana ne riceverà un assaggio in omaggio. :-DDDDD
A presto!
Emmettì.
lunedì 2 dicembre 2019
Thumbprint cookies. Frollini semintegrali all'olio e confettura di visciole
Cucinato da
Emmettì
Continuiamo la carrellata dei biscotti.
Sempre sfogliando il libro di Martha Stewart mi sono imbattuta in questi biscotti dal curioso nome.
"Thumb che?" Mi son chiesta appena ho letto il titolo (la cui pronuncia mi ha fatto intrecciare pure la lungua!). Poi scorrendo la preparazione ho capito che erano quelli che conoscevo con il nome di fossette golose. Visti e rivisti in mille gusti e colori e mai replicati. Possibile? Per una biscottatrice seriale poi? E no, eh? Ecco l'occasione giusta.
La versione della Martha li vuole con una frolla burrosissima, mentre io ho voluto renderli un po' meno calorici senza però rinunciare al gusto ed ho approfittato per provare una frolla all'olio (nella lista delle cose da provare da anni e anni).
Il risultato mi è piaciuto tanto tantissimo. Un guscio croccante, zuccheroo e friabile con un cuore morbido dato dal ripieno che si presta a mille varianti. Per oggi ho scelto una confettura di visciole, ma le alternative sono infinite (susine, pesca. albicocca, marmellate di agrumi, ganache al cioccolato) ed è difficile scegliere! Ma perché scegliere? Prepararne e assaggiarne uno di ogni tipo, no?
Per la frolla (dose per circa 25 biscotti)
300 g di farina di tipo 1 o 00
80 g di olio di riso
60 g di zucchero di canna chiaro
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 uovo e 1 tuorlo
2 pizzichi di sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
buccia grattugiata di un limone bio
zucchero di canna chiaro per la finitura
confettura per la farcitura
In una ciotola mescolare tutti gli ingredienti secchi per la frolla e formare una fontana; al centro versare olio, uova e aromi e iniziare ad amalgamare il tutto con un forchetta.
Quando l'impasto inizia ad essere lavorabile con le mani, rovesciarlo su un piano di lavoro ed impastare fino a renderlo liscio ed omogeneo. In alternativa, versare tutti gli ingredienti nella ciotola dell'impastatrice e lasciar lavorare la macchina fino al formarsi di un panetto.
Staccare porzioni di impasto grandi quanto una noce (circa 20 grammi) e formare delle palline; passare la parte superiore nello zucchero di canna e disporle mano a mano su una teglia ricoperta di carta forno, distanziandole leggermente fra di loro.
Terminato tutto l'impasto, imprimere al centro di ogni pallina il pollice in modo da creare un incavo in cui disporre la farcitura (con sac à poche per un lavoro più preciso e pulito).
Accendere il forno a 170° ed infornare fino a quando i biscottini saranno ben dorati nella parte sottostante (15-20 minuti). Estrarre la teglia dal forno e lasciar raffreddare bene prima di consumare o impacchettare.
Anche questi, volendo, si possono preparare con due/tre settimane di anticipo conservandoli in frigo fino al momento di servirli o regalarli.
Perfetti per un fine pasto, ma anche nel pomeriggio insieme ad una fumante tazza di tè o in qualunque altro momento della giornata.
A prestissimo, eh? :-))))))))
Sono in ritardo, lo so. La lista di quello che vorrei condividere prima di Natale è lunga.
Chissà che non riesca a tornare già in settimana! ;-)
Intanto vi auguro un buon lunedi, che sia allegro e scoppiettante in attesa delle feste ormai vicinissime!
Emmettì
giovedì 30 maggio 2019
Le rose del deserto ai mirtilli e le ricette dimenticate.
Cucinato da
Emmettì
Quanto mi piaccia
Basta scorrere qui per le varie proposte.
Ultimamente però, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per un misero tentativo di eliminare dalla propria alimentazione il superfluo, ho trascurato questa attività, dimenticando invece quanto sia rilassante!
E così, mentre una sera mettevo ordine nel vecchio quaderno delle ricette scritte a mano e su vari pezzi di carta, mi cade l'occhio proprio sulle rose del deserto. Un biscotto che avevo completamente dimenticato: l'ultima volta credo di averlo fatto ai tempi dell'università ed era il secolo scorso!!! 😲
Quello che invece non avevo dimenticato era quanto fosse buono e sfizioso per le diverse consistenze: un guscio croccante dato dai corn flakes, un interno morbido e a tratti "gommoso" per la presenza dei mirtilli secchi solo parzialmente reidratati.
Sapete come è andata a finire? Ho lasciato perdere di mettere ordine nel quaderno e mi son messa ad impastare! :-DDDD
Mi piacerebbe citare la fonte di questa ricetta, ma sinceramente non ricordo proprio dove posso averla presa. Considerata la datazione storica, sicuramente su un giornale, dal momento che internet era ancora un lontano sconosciuto.
INGREDIENTI (per circa 30-35 biscottini)
Per la pasta biscotto
250 g di farina 0
50 g di fecola di patate
150 g di zucchero
90 g di burro fuso (lasciato intiepidire)
2 uova
buccia di limone grattugiata
½ cucchiaino di estratto di vaniglia (o i semi di ½ bacca fresca)
½ bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
Per la farcitura
150 g di mirtilli disidratati (o gocce di cioccolato)
2 tazze circa di corn flakes al naturale
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(clicca per ingrandire) |
Unire farina e fecola setacciate insieme al lievito e poi i mirtilli disidratati (precedentemente sciacquati bene bene con acqua molto calda in modo da pulirli ed eliminare la patina di grasso). Con una spatola o un cucchiaio di legno mescolare fin quando l’impasto diventerà più solido al punto da poter essere quasi lavorato con le mani.
Preparare una ciotola profonda con i corn flakes e nel frattempo accendere il forno a 180° in modalità statica. Con un cucchiaino prelevare una noce di impasto e farla scivolare nei corn flakes; scuotere la ciotola in modo che i corn flakes aderiscano sui lati dell’impasto. Prendere la pallina con le mani e compattarla per darle una forma regolare e adagiarla sulla teglia del forno; procedere così con il resto dell'impasto facendo attenzione a distanziare un pochino i biscotti perché in cottura si allargano (metterne 5 per ogni fila orizzontale).
Infornare e lasciar cuocere per circa 15-20 minuti o fino a quando i corn flaeks esterni saranno belli dorati.
Terminata la cottura far raffreddare su una gratella e conservare al riparo da aria ed umidità in modo da preservarne la fragranza come appena sfornati.
Ottimi da gustare a fine pasto insieme ad un vino dolce liquoroso ma anche nel bel mezzo di un pomeriggio uggioso come quello di ieri, insieme ad una tazza di tè.
Se invece volete star lontani dalle dolci tentazioni, confezionate questi biscottini e regalateli a chi volete bene, ma sappiate fin da subito che ve ne chiederanno ancora e ancora! ;-)
Vi saluto lasciandovi l'augurio di giornate felici, sperando di riuscire a tornare presto su queste pagine. :-)))))
Emmettì
La vera Amicizia si percepisce nella sua presenza, sempre.
La distanza fisica non conta
perché l'affetto sincero si propaga nel tempo e nello spazio.
Non c'è dimensione che lo contenga
raggiunge il cuore, ovunque esso sia.
(Angela Sclaunich)
martedì 12 dicembre 2017
Cantucci con nocciole e cacao
Cucinato da
Emmettì
Avviso ai naviganti.
Da qui a Natale, su questo blog circumnavigheranno ricette di biscotti.
La cucina condominiale ne è letteralmente invasa!! Impossibile non condividere! :-)))))))
E poi come non regalare una cosa fatta con le nostre mani a chi abbiamo nel cuore?
Questi cantucci li ho letti un pomeriggio e fatti la sera stessa! Una delle tante folgorazioni che ha visto la realizzazione in men che non si dica! E per questo ringrazio la bravissima Melania, del blog Chicchidimela per averci regalato la ricetta! :-))
Cosa dire di questi biscotti?
Meravigliosi, semplicemente meravigliosi! L'abbinamento cioccolato nocciola è quel che è: non ha bisogno di essere commentato.
Leggeri, croccanti, profumatissimi e perfetti da abbinare al thè del pomeriggio, ad un buon passito nel dopo cena o, semplicemente, sotto la coperta in compagnia di un buon libro!
Unica variante apportata alla ricetta di Melania: ho aumentato la quantità di nocciole per arricchire la golosità di questo biscotto.
Insomma, da fare e rifare, condividere e regalare! :-)))))))))))
Ah, il procedimento è pari pari a quello usato per questi altri cantucci. Ho ripreso quelle foto per il passo passo, facendo un piccolo collage.
RICETTA
• 220 g di farina tipo 0
• 25 g di cacao amaro in polvere
• 170 g di zucchero semolato
• 150 g di nocciole intere tostate
• 2 uova grandi
• 1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
• 1 pizzico di sale
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(clicca per ingrandire) |
Formare una conca e rompervi le uova; mescolare con una forchetta facendo assorbire mano a mano la farina. Appena il composto inizia a "stare insieme", rovesciarlo su un piano di lavoro, aggiungere le nocciole e lavorare l'impasto fino ad ottenere un composto omogeneo e non appiccicoso (qualora invece lo fosse, spolverare con un po' di farina).
Dividere l'impasto e formare due filoncini, disponendoli su una teglia rivestita di carta forno.
Fare cuocere a 180° per circa 20 minuti in modalità statica, poi sfornare e lasciare intiepidire; nel frattempo portare la temperatura del forno a 150° in modalità ventilata.
Quando i filoncini saranno intiepiditi, tagliare a fettine diagonali di circa 1 cm di spessore e disporle nella teglia poi infornarle nuovamente fino a completa asciugatura (10 minuti circa con sportello in fessura). Detto fatto!
SUGGERIMENTI
Anche questi biscotti, come tutta la pasticceria secca, si prestano ad essere preparati con largo anticipo, sia per essere regalati, sia per averli a disposizione in caso di ospiti improvvisi o semplicemente come scorta.
Una volta raffreddati, conservare i cantucci nel freezer protetti da apposito sacchetto e, all'occorenza tirarli fuori dieci minuti prima di confezionarli o consumarli.
Conserveranno la loro fragranza come appena sfornati. Provare per credere!!!!
E voi? Cosa state preparando in questi giorni? Siete entrati nell'atmsofera natalizia?
Io continuo a preparare biscotti e confezionare sacchettini.
Vi anticipo che i prossimi saranno supermegafantastici!!!!
Tenetevi pronti per il botto finale (di biscotti, intendo!!!). :-DDDDD
Nel frattempo...
Siate lieti, sempre!
♥
lunedì 4 dicembre 2017
Torroncini abruzzesi: tre ingredienti per un'esplosione di bontà!
Cucinato da
Emmettì
Come possono solo tre ingredienti far uscire una roba del genere??
È questa la domanda che mi son fatta la prima volta che ho assaggiato i torroncini abruzzesi!
Non mi pareva possibile che un biscotto fatto di solo zucchero, albume e mandorle potesse essere così tremendamente buono! Ma, al tempo stesso, non ho fatto nessuna fatica ad arrendermi a questa "verità". :-)))
Così, giorni fa, mentre buttavo giù la lista dei biscotti da regalare per le feste, mi son ricordata anche di loro, per poi chiedermi come ho fatto a portare solo ora questa bontà nella cucina condominiale!?!?!
Che poi i torroncini capitano proprio a ciccio in prossimità del Natale quando, dopo aver panettonato, ci si ritrova in frigo un bel barattolo pieno di albumi (perché mica si buttano, no???).
Ecco allora come riciclarli. Vi garantisco che anche voi rimarrete quasi increduli del risultato che si ottiene! E soprattutto tornerete a farli anche quando non ci saranno albumi da smaltire! ;-)
RICETTA (per circa 50 torroncini)
» 330 g di mandorle con la pelle e di ottima qualità
» 230 g di zucchero extrafine
» 2 albumi a temperatura ambiente
» 1 scorza grattugiata di limone
Far tostare le mandorle in una padella (a fiamma bassa) o nel forno (max 100°) per una decina di minuti e poi tritarle a farina non troppo sottile.
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(clicca per ingrandire) |
Montare a neve ferma gli albumi, aggiungendo mano a mano lo zucchero e continuare a montare fino ad ottenere una meringa lucida.
Unire alla farina di mandorle 2/3 della meringa (la restante parte servirà per glassare i biscotti) e mescolare con un cucchiaio o con le mani.
Nel frattempo, accendere il forno a 90° in modalità ventilato.
Ottenuto un composto ben amalgamato, trasferirlo su un piano di lavoro (marmo o tappetino di silicone) e con le mani appena inumidite, formare due rettangoli con dimensioni approssimative di 35x7x1,5 cm (vedi foto passo passo). Spalmare su ciascun rettangolo il resto della meringa e tagliare i torroncini posizionandoli direttamente su una teglia rivestita con carta forno.
Infornare per circa un'ora, controllando di tanto in tanto che la meringa non prenda colore.
I torroncini non dovranno cuocere, ma solamente asciugarsi (al progressivo trascorrere dei minuti, la vostra cucina sarà inondata da un profumo irresistibile!).
Trascorso il tempo indicato, spegnere il forno e mettere lo sportello in fessura (con una pallina di carta stagnola oppure con il manico di una cucchiarella di legno), lasciando che i torroncini si raffreddino completamente prima di essere sfornati.
Appena freddi, chiuderli in un sacchetto al riparo dall'aria per mantenere intatta la loro tipica croccantezza.
Quando andrete a prenderli in mano, vi accorgerete che son diventati leggerissimi, oserei dire quasi eterei!
E come posso descrivervi l'assaggio?? Al morso, la prima cosa che si incontra è lo strato di meringa, friabilissimo e scioglievole, per poi arrivare allo strato sottostante in cui la farina di mandorle tostate, regala una croccantezza e un sapore senza eguali!
Allora, li proverete??
Io intanto ve ne offro uno (ma anche due, tre, quattro) per iniziare la settimana con brio e con energia da vendere!
Come tutti i biscotti, anche questi migliorano col passare dei giorni. Assaporateli a distanza di una settimana per scoprire come gusto e profumo si esaltino alla perfezione!
PASSATEMPO
Passa che? Passatempo?? Esistono ancora i passatempo???
Le nostre giornate sono ormai una corsa contro il tempo!!!!
Sono rari i momenti in cui ci troviamo con le mani in mano e non saper cosa fare!
Ma questo è un male. È un male per noi! Perché dovremmo ritagliarcelo un momento della giornata/settimana/mese, in cui il tempo possa scorrere senza che gli si corra contro! Che possa scorrere per fare quello che ci piace, e che ci consente di apprezzare anche le piccole cose!
Ecco, in occasione di questo post, con la scusa di allestire un set fotografico natalizio, mi sono regalata un momento per realizzare questi abeti con i centrini di carta (qui il tutorial e un'idea su come fare un bellissimo centrotavola per le prossime feste) che mi piacciono da morire! :-))))))
Buon inizio di settimana a tutti voi!
A rileggerci presto! :-)))
Emmettì.
martedì 20 giugno 2017
Sciroppo di tè. Benvenuta estate!
Cucinato da
Emmettì
Fa caldo????????? Naaaaaaaaaaaaaaaa...
In realtà ci stiamo sciogliendo, è diverso!!!!! :-DDDDDD
Prometto che oggi vi tratterrò qui per pochissimo tempo.
Ricettina fresca fresca, super sprint, ma soprattutto meravigliosa!
Ho solo un dubbio: non so se riuscirò a mettere nero su bianco l'entusiasmo che provai lo scorso anno per questa cosa.
Fatto sta che quando vidi il post della bellissima Monica, e ancor prima di terminare di leggerlo, il pentolino con acqua e zucchero era già sul fuoco e l'idea di mixare diverse varietà di tè, solleticava la mia fantasia per ottenere combinazioni di sapore fantasmagoriche!
Ero certa che il risultato sarebbe stato strepitoso; in realtà andò ben oltre le aspettative!
Ecco, appunto, volete sapere qual è stato il risultato?
Uno sciroppo di una bontà assurda e versatile in altrettanta maniera!
Basta unire acqua ghiacciata per un tè freddo mai bevuto prima e di quello già imbottigliato non ne vorrete più sapere.
Provare per credere!
Ah, un'ultima cosa: questo sciroppo è una meravigliosa idea regalo estiva.
Scegliete delle bottiglie carine, etichettatele con il tè che avete scelto e farete un figurone.
Garantito! ;-)
INGREDIENTI
350 g di zucchero semolato
350 g di acqua
5 bustine di tè a vostra scelta
Mettere sul fuoco un pentolino con l'acqua e lo zucchero; portare a bollore a fiamma vivace e lasciar evaporare l'acqua per 5 minuti in modo che inizi a crearsi lo sciroppo.
Nel frattempo preparare le bustine del tè privandole della carta all'estremità del filo ed annodarle insieme in modo che a fine preparazione sarà più agevole estrarle.
Trascorsi i cinque minuti, affogare i sacchettini del tè nell'acqua e, dopo aver abbassato un po' la fiamma, lasciar sobollire per 10-12 minuti, poi spegnere ed attendere il raffreddamento.
Estrarre le bustine del tè, strizzarle per bene recuperando tutto il liquido ed imbottigliare lo sciroppo.
Conservare in frigo ed utilizzare all'occorrenza.
Per preparare il tè sarà sufficiente miscelare sciroppo e acqua nella proporzione di 1:5, cioè una parte di sciroppo e 5 di acqua.
Ovviamente questa è l'indicazione di massima eh? Se poi vi piace un tè più leggero o più concentrato, basterà aggiungere o diminuire acqua e/o sciroppo.
Una volta preparata la bevanda possiamo aggiungere fettine di limone, di zenzero, o foglioline di erbe aromatiche tipo la menta e, ovviamente, tanto tanto ghiaccio!
Cin cin! Buon tè a tutti!
TEATRINI DI CASA
"Ma è possibile che riesci a non capire più niente anche solo per un po' di acqua e zucchero e qualche bustina di tè?"
"Aspetta e vedrai!"
"Beh, beh, beh, in effetti un tè freddo così buono non lo avevo ancora mai bevuto!"
"Tiè!"
Durante la dinastia Tang si sviluppò in Cina il cosiddetto Tributo del Tè, che consisteva nell'invio di un quantitativo scelto di tè all'Imperatore che doveva essere destinato al suo consumo personale e quindi la raccolta (detta Imperiale) doveva seguire regole speciali e rigidamente codificate.
Tra queste quella che imponeva alle giovani raccoglitrici l'uso di guanti e il divieto assoluto di mangiare cibi dall'odore troppo intenso quali cipolle e aglio e spezie piccanti, per salvaguardare le foglie da eventuali sgradevoli contaminazioni.
Nel '700 la domanda di tè in Inghilterra era talmente cresciuta che difficilmente i mercanti riuscivano a soddisfare tutte le richieste, soprattutto quelle provenienti dalle classi più modeste. Per questa ragione si rivolgevano al contrabbando e al mercato nero dall'Olanda.
Il pericolo maggiore erano però le truffe a base di tè adulterato: al tè si aggiungevano foglie essiccate di piante come la liquirizia e il frassino, cotte, frantumate e decolorate con melassa e chiodi di garofano e immerse poi nello sterco di pecora.
Dal 1618, anno in cui per la prima volta lo zar Michele III ne riceve in dono, i russi diventano i principali importatori di tè cinese (nero e leggermente affumicato).
Il tè raggiungeva il mercato russo trasportato da grandi carovane composte anche da 300 cammelli ognuno dei quali arrivava a portare circa 270 kg di tè. Una carovana impiegava dai 16 ai 18 mesi per completare il suo viaggio e alla fine del XVIII sec. i russi consumavano ogni anno 6.000 carichi di cammelli.
Alla fine del XVII sec. in Inghilterra il tè più economico costava 7 scellini la libbra, equivalente di una settimana di paga per un operaio.
Oggi il tè più caro presente nel catalogo della prestigiosa maison francese Mariage Frères è il Thé Jaune Cinq Dynasties che costa 50,00 Euro ogni 20 gr. (cioè 1.132,50 Euro per 1 libbra: lo stipendio mensile di un impiegato).
Il tè giunse in Europa accompagnato dalla fama di potente rimedio contro molte malattie, così come sostenevano da secoli i medici cinesi. Ma ovviamente non mancarono le opinioni contrarie, espresse con foga dai detrattori della bevanda. Al fine di risolvere definitivamente la controversia, il re Gustavo III di Svezia si fece promotore di un curioso esperimento: a due condannati a morte venne commutata la pena in ergastolo in cambio della loro disponibilità a sorbire per due mesi ben 15 tazze al giorno di tè il primo e di caffè l'altro.
La sperimentazione, però, ebbe un esito assai imprevisto perché entrambi i clinici, incaricati di seguirne le sorti, morirono di morte naturale pochi giorni dopo il suo inizio e furono immediatamente seguiti dallo stesso Re Gustavo assassinato a seguito di una congiura di nobili.
Si salvarono e godettero di ottima salute le due cavie, che portarono regolarmente a termine la prova.
LO SAPEVATE CHE...
Un pizzico di bicarbonato evita che il tè diventi amaro se preparato in anticipo e con il metodo classico della semplice bollitura dell'acqua e successiva infusione.
Buon proseguimento di settimana, buon caldo e buon tutto!
Emmettì.
Siate lieti, sempre!
♥
mercoledì 14 dicembre 2016
Il Torrone. Bianco o al cioccolato?
Cucinato da
Emmettì
Nella cucina condominiale di questi giorni c'è un gran fermento, un via vai di ricette, prove, esperimenti, ingredienti, e montagne di caccavelle che si alternano nelle varie preparazioni!
E poi ci siamo noi, svalvolate come sempre che, se pur a distanza, ci raccontiamo e confrontiamo ogni giorno come se veramente fossimo affacciate da uno dei balconcini disegnati qui sullo sfondo!
Giusto qualche giorno fa abbiamo fatto il punto sulle feste ormai alle porte e su quello che possiamo offrire ai nostri amici lettori che passeranno di qua!
Per chi predilige il salato abbiamo il panettone di Silvia, per chi vuole osare nuovi gusti abbiamo il panettone alle olive candite di Tam, e per chi è tradizionalista???
Ehm... possibile che non abbiamo niente??
Ci manca un torrone, cavolo!
Possibile che non abbiamo neanche un torrone nella nostra cucina?????
Mumble, mumble...
"Ragazze, so io chi sta preparando un bel torrone da regalarci! Lo stesso fornitore del Parrozzo e dello Stollen!" :-DDDDDDD
Come già detto qui e qui anche la cucina di mia sorella è sempre in fermento!! E quando mi accorgo che si dedica a preparazioni particolari, mi appollaio al suo fianco con la macchina fotografica...
Furba io, eh?? ;-)
Eccolo qua allora il Torrone! E che Torrone!! Un Torrone con la maiuscola perché merita assolutamente di essere fatto! Se si ha cura di scegliere ingredienti di prima qualità, il paragone con quelli acquistati non teme confronti!
Incredibilmente buono, aromatico e ricco di sapore.
La versione in bianco esalta il profumo degli agrumi insieme a mandorle, pistacchio e nocciole; la versione al cioccolato è l'apoteosi della golosità!
La ricetta?
Ovviamente presa in prestito dal nostro amico Piero.
Io provo a raccontarvi con parole e foto, i passaggi fondamentali per ottenere questo splendido dolce da portare a tavola nei giorni di festa, da condividere in famiglia, con gli amici, e da regalare!!!
Fatelo e non ve ne pentirete!!!
INGREDIENTI:
Torrone bianco
250 g miele di arancio
410 g di Zucchero
100 g acqua
300 g nocciole sgusciate e tostate al forno (da mantenere calde)
300 g mandorle sgusciate e tostate al forno (idem come sopra)
170 g di pistacchi al naturale (possibilmente di Bronte)
40 g di albumi
zeste di arancia e limone
fogli di ostia
Torrone al cioccolato
500 g miele di arancio
500 g cioccolato fondente fuso (minimo al 60% di cacao)
300 g di zucchero
60 g acqua
600 g nocciole sgusciate e tostate al forno
80 g di albumi
qualche goccia di estratto di rhum
fogli di ostia
Attrezzatura:
termometro a sonda (indispensabile)
impastatrice
oppure frullino elettrico, e cucchiarellone di legno
Preparazione e cottura:
Nella planetaria o in una ciotola montare a lungo gli albumi con la frusta a fili sottili e nel frattempo portare a bollore in un pentolino, acqua, e zucchero fino al raggiungimento della temperatura di 147°;
a questo punto, versare a filo lo sciroppo ottenuto sugli albumi che nel frattempo continuiamo a montare, aggiungendo anche la buccia degli agrumi. Senza interrompere questa operazione (cioè quella di montare) scaldiamo anche il miele ad una temperatura di 120° e, sempre lentamente, versarlo sugli albumi continuando a montare fino ad ottenere un composto denso, cremoso e bianchissimo!
A questo punto sostituire la frusta a fili con quella K (detta anche a scudo) oppure, nel caso di un semplice frullatore elettrico, prendere una cucchiarella di legno col manico bello lungo ed inserire un po' per volta tutta la frutta secca. Il composto tenderà a rassodarsi ed è così che deve essere.
Per la versione al cioccolato seguire lo stesso procedimento ed inserire dopo il miele e lo sciroppo il cioccolato precedentemente fuso.
Formatura:
Dal foglio di ostia ricavare due rettangoli della dimensione di 210x297 mm (foglio A4) e poggiarne uno su un piano di lavoro avendo cura che la parte ruvida e porosa sia rivolta verso l'alto.
Versare il composto e, aiutandosi con la mano inumidita, coprire uniformemente tutta la superficie dell'ostia, schiacciando delicatamente; terminata questa operazione prendere l'altro foglio di ostia e poggiarlo con la parte ruvida e porosa sulla superficie del torrone premendo delicatamente con un mattarello in modo da farlo aderire bene.
Lasciare raffreddare molto bene (anche in frigorifero) e con un coltello molto affilato rifilare i bordi e porzionare i torroni nella grandezza gradita.
Incartare con un foglio di cartaforno e riservare in un luogo fresco e asciutto (il frigo va sempre bene) fino al consumo, oppure impacchettare e regalare! ;-)
Allora, avete deciso quale fare? Quello bianco o quello al cioccolato?
Avete ragione... che domande!?!?!?!?!? Tutti e due, ovviamente!!!!
Un ringraziamento speciale a mia sorella Annarita che si è offerta per questo post e che mi ha omaggiato di due bei tocchi di torrone per poterli fotografare! :-)))))
Il tempo sembra correre più in fretta in questi giorni... vi pare???
Io ho ancora un sacco di cose da preparare per i prossimi giorni di festa, quindi mi ritiro in cucina e metto il turbo (ma magari potessi stare solo in cucina!!!).
Voi restate sintonizzati che settimana prossima ho una cosa davvero interessante da proporvi, proprio per chi anche all'ultimo secondo vuole preparare qualcosa di speciale con le proprie mani! ;-)
Curiosità: ma dov'è nato il torrone?
Come ogni cosa che affonda nella notte dei tempi, anche il torrone o meglio la sua origine è stata ed è oggetto di controversie dettate un po' dalla scarsità di informazioni certe e un po' dal campanilismo di chi vorrebbe essere inventore e unico depositario di questa prelibatezza.
La storia del torrone infatti è antica e risalirebbe addirittura agli antichi romani che all'epoca lo chiamavano cupedia che significa "cosa desiderata".
Stando alla leggenda "la cosa desiderata" era più che un desiderio perché pare che durante la guerra in Irpinia i romani vennero sconfitti dai sanniti che non li uccisero ma li fecero prigionieri affinché potessero testimoniare a Roma la forza di queste popolazioni.
I prigionieri romani per il disonore e la vergogna si stavano lasciando morire di fame e per questo i sanniti ricorsero ad un manicaretto irresistibile che li mantenesse in vita: il torrone.
Tra le versioni più accreditate c'è quella che vuole il torrone di origine araba anche se non è facile individuare con certezza un' analogia di ingredienti visto che la ricetta nei secoli ha subito sostanziali cambiamenti; gli arabi contribuirono alla diffusione dell' "impasto base" per cosi dire sia in Italia che in Spagna dove possiamo trovare le prime tracce documentabili di questa specialità fin dal XV secolo ad Alicante.
Sull'etimologia storica le tesi sono diverse fondamentalmente: la prima si basa sulla derivazione del verbo latino torreo che vuol dire "abbrustolire"; la seconda sulla derivazione del termine turròn che significa la stessa cosa ma è spagnolo; la terza sulla derivazione del termine turun citato per la prima volta da un medico arabo del XI secolo; e infine la versione di Cremona che data l'origine di questa ghiottoneria al 25 ottobre 1441, data in cui si celebra il matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti.
Per celebrare le nozze i pasticceri di corte realizzano il famoso dolce a forma di Torrazo, ossia la torre campanaria più alta della città, quindi a forma di parallelepipedo che si manterrà nei secoli seguenti fino ai giorni nostri.
Il motivo del successo di questo dolce nell'antichità potrebbe essere dovuto alla facilità di conservazione. In una epoca in cui non esistevano frigoriferi e la conservazione degli ingredienti era problematica, un alimento fatto di nocciole (che una volta essiccate potevano durare un anno intero) miele e farina (reperibili tutto l'anno) era una risorsa alimentare molto valida.
Oggi esistono moltissime varietà di questo dolciume e volendo fare una prima categorizzazione potremmo dividere la famiglia in due: i morbidi e i duri. La differenza la si intuisce e la maggiore consistenza del torrone dipende principalmente dalle modalità di cottura che in alcuni casi può raggiungere anche le 12 ore. La seconda grande differenza è fra i torroni mandorlati o nocciolati. Oltre a queste prima grandi distinzioni esiste un universo di varianti che riguardano la "copertura" che può essere di cioccolato (bianco fondente al latte) o di pasta di mandorle o di pasta reale.
Da segnalare per i più golosi la festa del torrone che ogni anno a novembre si tiene a Cremona. Insomma ce n'è per tutti i gusti. Buon torrone a tutti! :-)))))
Fonti:
http://www.fieschi1867.com/blog/la-storia-del-torrone-lorigine-e-il-nome/
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/medioevale/dolci/Torrone-barretta-armonica.html
http://venividivici.us/it/il-palato/le-origini-del-torrone
Ce li avete ancora due minuti per me??
Tamara ed io vorremmo condividere insieme a voi la gioia che abbiamo provato quando abbiamo saputo che il vincitore del contest "Pane e Marmellata" di Pure Stagioni è stata la nostra Silvia con la sua magnifica Torta Lievitata!
A chilometri di distanza abbiamo zompettato di felicità per mezza giornata, perché non appena avevamo visto in anteprima quello che Silvia era riuscita a creare, ci siam dette "vincerà!"
E così è stato! Ancora una volta ci ha dato dimostrazione di quanto brava sia con i lievitati! Bravissima Silvietta nostra!
Bene, ho finito! Grazie per aver avuto la pazienza di leggermi fin qui! :-)))))
A voi tutti, un buon proseguimento di settimana.
Siate lieti, sempre!
♥
E questa la meravigliosa realizzazione della versione in bianco della nostra adorata Tam!!
Guardate che torrone e che foto, cliccateci su!!!! :-))))))))
martedì 3 maggio 2016
Quando è vizio, è vizio! Biscotti. Ancora.
Cucinato da
Emmettì

In un sabato pomeriggio, affranta dall'aver trovato indesiderate creaturine dentro un pacco di farina che mi aveva regalato la mia socia Silvia, e proprio mentre mi accingevo a preparare i suoi biscotti, ho dovuto compensare l'immenso dispiacere di dover gettare nel secchio della spazzatura un pacco di farina.
Come?
Impastando altri biscotti! :-DDDDD
Era da un po' di tempo che volevo provare questa frolla (che a me le frolle con l'uovo intero mi piacciono così tanto, perché non sto lì a riposar barattolini di albumi che poi non sempre riesco a riciclare).
Presto fatto!
In un lampo ho fatto l'adunata degli ingredienti sul tavolo della cucina; subito dopo ho messo il burro nel micro per portarlo a temperatura ambiente, farina e zucchero erano sulla bilancia, il piano di marmo luccicante e pronto per impastare e, per finire, 250 formine tagliapasta tutte sparpagliate che sembravano urlare: "prendi me, prendi me, prendi me! No, zitta tu! Oggi tocca a me! No a me!"
Mentre cercavo di dissipare i dissapori, di separare quelle che si erano accapigliate e di ordinarle per forma e dimensione, una delle più piccole, se pur quasi invisibile, attira la mia attenzione. :-DDDDD
Ma distolgo subito lo sguardo per andare a prendere le uova in frigorifero e, in quei due passi, la folgorazione! Quasi come San Paolo sulla via di Damasco (non volermene San Paolo se ti ho disturbato eh?).
Nella mia testa i biscotti avevano già preso forma e colore!
100 g di fecola di patate
250 g di burro appena morbido
150 g di zucchero a velo
100 g di uova intere
10 g di succo di limone
3 g di lievito
3 g di sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
zeste grattugiate di un limone
farina di riso per lo spolvero
colorante rosso in gel
Riassumo brevemente alcuni passaggi fondamentali di uno dei diversi metodi d'impasto per una frolla:
❃sabbiatura della farina con il burro, per far sì che venga "impermeabilizzata"; questa operazione ci aiuta a far sì che non si sviluppi il glutine, nemico assoluto di una frolla leggera, porosa e friabile.
❃mescolamento degli altri ingredienti in polvere (zucchero, semi di vaniglia, zeste di limone qualora previste)
❃inserimento degli ingredienti liquidi (solitamente uova ed eventuali aromi in forma liquidi )
Così facendo i tempi di impasto sono ridotti al minimo, e con essi la possibilità di formazione del glutine. ;-)
grossolanamente con le mani per omogeneizzare gli ingredienti; tagliare il burro a pezzetti e, con un tarocco lavorare (come per un battuto) fino ad ottenere un composto sbriciolato finissimo.
Unire lo zucchero a velo, le zeste di limone e mescolare per poi formare una fontana.
Versare al centro l'uovo sbattuto con il sale, il succo di limone e mescolare inizialmente con una forchetta, poi procedere con il tarocco fino a che la farina venga completamente assorbita e con le mani si riesca a formare un panetto.
Infilare l'impasto ottenuto in un sacchetto tipo quelli da freezer e riporre in frigo per 4-5 ore (24 sarebbero ideali).
Trascorso il riposo tirare fuori il panetto di frolla dal frigo e lasciarla acclimatare per un quarto d'ora (in estate non c'è bisogno); staccare una piccola porzione di impasto ed aggiungere qualche goccia di colorante fino ad ottenere l'intensità di colore desiderata.
Stendere l'impasto bianco e quello colorato ad uno spessore di 5-6 mm e procedere con la formatura dei biscotti nella forma che preferite.
Accendere il forno a 180° e cuocere per circa 12-15 minuti o fino a quando i bordi non inizieranno a colorire.
Quelli che sfornerete saranno dei biscottini deliziosi.
Ideali da sgranocchiare a tutte le ore, oppure pronti per essere regalati alle nostre mamme visto che tra pochi giorni sarà la loro festa!
Questa frolla è veramente spettacolare: delicatissima nel sapore, burrosa senza essere stucchevole, profumata al punto giusto e dalla consistenza friabile che si scioglie in bocca!
Ah! Se ve ne avanza un po' (che con questa dose ci viene una montagna di biscotti) , conservatela pure in congelatore e spostatela in frigorifero 24 ore prima del suo nuovo utilizzo!
Si mantiene benissimo, sia nel sapore che nella lavorabilità, ed oltre tutto è una gran comodità tenerne una scorta bella e pronta in freezer! ;-)
A presto! :-)))))))))
Maria Teresa
Siate lieti, sempre!
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