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lunedì 14 ottobre 2019

La brioche senza burro. Nodini al cioccolato.


E chi ci aveva pensato al fatto che anche nei lievitati dolci il burro potesse essere egregiamente  sostituito dall'olio? Io, sinceramente, no!
Vada per le frolle, per i biscotti, per i panini da sandwich, ma nelle brioche dolci proprio non l'avrei mai detto (perché poi? Chi lo sa!). 
Così, quando ho visto questa ricetta su un gruppo facebook è scattata immediatamente la curiosità di provarla. E capirai se ho aspettato. Manco i 35° all'ombra mi hanno fermata (mentre i suddetti 35° hanno fatto sì che le gocce di cioccolato, nonostante il freezer, si siano leggermente sciolte colorando l'impasto).
Ho aspettato troppo, quello sì, a tornare qui per scrivere la ricetta ma, come dice il proverbio, meglio tardi che mai! :-DDD
Il risultato? Una brioche mooooooooooooooolto molto buona, soffice, leggera e stra profumata. E poi, non da ultimo, velocissima da fare perché si buttano tutti gli ingredienti nella ciotola dell'impastatrice ed il gioco è fatto. Ci saranno solo i tempi morti di attesa per la prima e la seconda lievitazione e le colazioni settimanali saranno arricchite da questi morsi sofficiosi.
Alla ricetta ho apportato qualche modifica aumentando un po' l'idratazione e diminuendo invece la quantità di zucchero.
Andiamo ad impastare! ;-)


Ingredienti

600 g di farina  W240-260 (non oltre)
100 g di zucchero
230 ml di latte
130 g di olio di semi (mais, arachide, riso)
10 g di lievito di birra fresco (*)
2 uova
10 g di sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pugno di gocce di cioccolato fondente (facoltativo)
buccia di un limone e di un'arancia grattugiate
qualche cucchiaio di latte per spennellare
 (*) sostituibili con 150-200 g di licoli o pasta madre solida al raddoppio


(clicca per ingrandire)
Setacciare la farina nella ciotola dell'impastatrice.
In una caraffa unire tutti gli altri ingredienti (tranne le gocce di cioccolato) ed emulsionare con una forchetta, poi versare sulla farina e con la frusta a gancio (o braccia tuffanti) portare ad incordatura lasciando lavorare la macchina a media velocità.
Quando l'impasto sarà ben in corda e tendente al lucido, versare a pioggia le gocce di cioccolato e azionare nuovamente la macchina giusto il tempo per farle inglobare in modo omogeneo alla massa.
Raccogliere l'impasto, formare una palla e mettere a lievitare in un contenitore graduato fino al raddoppio. Rovesciare poi su un piano di lavoro e porzionare delle grandezza desiderata.
Per fare i nodini seguire il passo passo fotografico accanto (pessimo), altrimenti scegliere una forma che più vi aggrada.
Una volta formate tutte le brioche, disporle in teglia ricoperta di carta forno, coprire con pellicola e lasciarle riposare fino al raddoppio.
Accendere il forno a 165°, pennellare delicatamente le brioche con del latte ed infornare per circa 20 minuti (per pezzature fino ai 110 grammi altrimenti prolungare di qualche minuto) o fino a quando saranno dorate. Sfornare, pennellare ancora con il latte e mettere a raffreddare su una gratella.
Addentare e... fatemi sapere! ;-)
Raccomandazioni.
Per chi usa lievito naturale liquido: attendere che nella prima lievitazione l'impasto triplichi il suo volume iniziale; dopo la formatura, invece, è sufficiente che le brioche siano al raddoppio prima di infornarle. Rispettando questi accorgimenti saranno garantite sofficità e leggerezza. 


Curiosità: stessa ricetta con farine diverse. 
Con la sociessa Silvia, nei nostri scambi epistolari quotidiani, ci siamo confrontate sul fatto che l'uso di farine con una minor forza, rende i piccoli lievitati da colazione molto più leggeri, soffici ed "ariosi".
Stessa cosa per i pani tipo bauletto, quelli da burger, hotdog, ma anche quelli classici (da cottura in forno a legna, per intenderci).
Prova che ti riprova, confronta che ti riconfronta stessa ricetta ma con farina diversa, siamo arrivate alla conclusione che non sempre una farina forte è poi così necessaria per certi tipi di prodotti. Anzi, a volte penalizza pure (ovviamente a voler cercare il pelo nell'uovo eh?).
Voi avete esperimenti o notizie in materia? Raccontateci, dai!
Io vi lascio un altro paio di scatti e miei saluti.
Son felice di essere tornata nella nostra cucina e di ritrovare tutti voi.
A presto, prestissimo! :-)))
Emmettì.




martedì 23 ottobre 2018

Frustine di pane alla semola e il tempo delle rinascite


Ben trovati amici lettori! Come state?
È da qualche mese che non ci si legge, ma nulla è cambiato nella cucina delle svalvolate!
Sbuffi di farina, e lieviti che si credevano morti son sempre stati in mezzo ai piedi anche nelle giornate in cui c'erano 38 gradi all'ombra. Certo, ci voleva coraggio ad accendere il forno ed io non me lo sono fatto mai mancare, approfittando per fare sedute di sauna non indifferenti (che non hanno sortito alcun effetto, ma almeno erano gratuite!). :-DDDDDDD
Bando alle scemenze che ora dobbiamo parlare di cose serie. E il pane è una cosa seria.
Quando si panifica, si creano delle alchimie a volte impossibili da spiegare; praticamente dei dogmi di fede! Io un dogma ce l'ho avuto (ed è tutt'ora lì) nel frigorifero: il mio licoli. Venticinque grammi di materia sepolti in un barattolino e abbandonati per più di otto mesi in un vano del frigorifero. Non ho mai avuto il coraggio di disfarmene, anche se non lo usavo più.
Era maggio quando, parlando con la Socia Silvia, vien fuori il discorso di quello che in gergo si chiama "pseudo rinfresco", ovvero una tecnica del maestro Josep Pascual che consiste nel nutrire il lievito giorno per giorno ed averlo sempre pronto all'uso (maggiori dettagli a fine post).
È scattata una molla ed avevo deciso che per il mio licoli era il tempo della rinascita.
Non sto qui a descriverne colore, consistenza, odore (per non dire puzza) e, armata di molletta al naso, ho aperto il famoso barattolino e iniziato a rinfrescarlo (lui, il licoli) ogni mattina con acqua e farina.
Per una settimana, all'intoccabile  rito mattutino del caffè, seguiva quello di dare la pappa al lievito. Non credevo ai miei occhi: già al quarto giorno, mostrava evidenti segni di vitalità con bollicine piiiiiiiiiiiiiiiiiiiiccole piccole; dopo una settimana esatta è esploso in tutta la sua bellezza, profumo e consistenza. Una massa semiliquida piena di bolle cicciottelle ed un profumo che invitava addirittura all'assaggio.
Non vedevo l'ora di provare a farci qualcosa.
E qui, arriva l'altra mia bellissima Amica Silvia, che nelle chiacchiere quotidiane mi racconta tutte le meraviglie che cucina, soprattutto pane, pizza, focacce, schiacciate... (dovreste vedere che robe!).
Un giorno saltano fuori queste frustine  (andate a vederle e perdetevi in quelle foto anche voi, prego!).
Non ci ho pensato due volte! Mi son fatta passare la sua ricetta e son corsa ad impastare.
Il risultato? Eccolo qua! Un pane farcito che risulta di una golosità pazzesca.
Ovviamente, dopo la prima sfornata, l'ho replicato con diverse farciture (cipolle caramellate, trito di aglio olio e peperoncino, patè di carciofi, noci e gorgonzola, tocchi di cioccolato fondente) e diversi mix di farina; difficile decretare la versione migliore perché ognuna è stata più golosa dell'altra.
Tornerete a raccontarmi quale sarà invece la vostra preferita? Son sicura che se decidete di provare queste frustine, non le abbandonerete più, fosse solo anche senza farcitura da portare in tavola al posto del pane (e vi assicuro buonissime).
Ecco come farle.



INGREDIENTI (per 12-15 pezzi)

Per il pane
600 g di semola rimacinata di grano duro *
100 g di licoli (o di pasta madre solida pronta) **
350 g di acqua
50 g di olio di oliva
10 g di sale
semola per lo spolvero

*   in alternativa, qualunque altro tipo di farina e mix a vostro piacimento
** in alternativa 5 g di lievito di birra 

Per la farcitura
50 g di olive taggiasche tritate grossolanamente
4-5 filetti di pomodori secchi sott'olio, anch'essi tritati
qualche pezzetto di acciuga (facoltativo)


(clicca per ingrandire)
Sciogliere il lievito nell'acqua, aggiungerlo alla farina setacciata ed impastare (anche con la semplice tecnica delle pieghe in ciotola) aggiungendo successivamente sale ed olio.
Lavorare il tempo necessario fino ad ottenere una consistenza soffice ed omogenea; arrotondare l'impasto e metterlo in una ciotola unta con un velo d'olio. Coprire con un canovaccio umido e lasciar lievitare in luogo tiepido fino al raddoppio del volume iniziale.
Raggiunta la prima lievitazione, rovesciare la massa su un piano leggermente infarinato e dividere in due parti uguali. Lasciarne una da parte.
Ora, siccome mi sono intrecciata il cervello a cercare di mettere per iscritto come procedere per la formatura, se non mi capite guardate le foto a lato! :-DDDDDDDDDDDD
Con l'aiuto di un mattarello e la prima metà di impasto, stendere un rettangolo di circa 40x30 ad 1 cm di altezza; cospargere metà della superficie con la farcitura scelta e sovrapporre l'altra metà non farcita fino ad ottenere un nuovo rettangolo.
Ripetete la stessa cosa con la seconda metà di impasto, utilizzando magari una diversa farcitura.
Con l'aiuto di un tarocco o una rotella per pizza (o l'arnese che preferite) ricavare dai due rettangoli delle strisce di pasta larghe circa 3 cm ed attorcigliarle su se stesse formando tipo dei fusilli. Mano a mano che si procede con la formatura, disporre le frustine su una teglia ricoperta di carta forno e, una volta terminato tutto l'impasto, coprire con una busta da freezer ed attendere il raddoppio. Quando ci siamo quasi, accendere il forno in modalità statico a 200° e, raggiunta la temperatura, infornare fino a quando le frustine raggiungeranno un bel colore dorato. Negli ultimi minuti di cottura lasciare lo sportello in fessura: in questo modo si formerà una crosticina leggera ma croccantissima a cui sarà impossibile resistere.



Approfondimenti: mantenimento del lievito liquido secondo Josep Pascual

Questo principio di mantenimento del lievito fa’ sì che sia sempre nella forma attiva senza fare brusche risalite al momento del rinfresco o terribili ricadute dovute alla fine di cibo o alla sosta prolungata in frigo. Praticamente si pesa il lievito, si prende la corrispondente quantità di farina necessaria per il rinfresco settimanale seguendo la regola del rapporto 1:1:1 (lievito, farina e acqua) e la si suddivide dando al lievito una piccola parte ogni giorno.
Esempio: se ho 100 g di lievito, i 100 g di acqua e farina che useremo per il rinfresco settimanale, li dividiamo nei sette giorni, quindi al peso iniziale del lievito (sempre i 100 g) aggiungeremo ogni giorno 14 g di acqua e 14 g di farina. Non serve usare impastatrice ma basta il contenitore stesso del lievito (ovvero il barattolo) una forchetta e soli due minuti di tempo.
Questa tecnica di mantenimento porta i seguenti vantaggi:

1) facilità estrema nei rinfreschi: il tutto avviene in un minuto e sporcando solo una forchetta;
2) non ci sono scarti di lievito e non si butta via nulla;
3) sentore acido inesistente;
4) tutti i profumi del lievito naturale;
5) sempre pronto all'uso: si tira fuori dal frigo e si mette direttamente nell'impasto senza attendere il tempo di ulteriori rinfreschi, raddoppi e collassi.

Fonte: http://www.laconfraternitadellapizza.net/lievito-liquido-o-licoli-limportante-e-che-funzioni-alla-grande/

Per oggi è tutto! Forse ho chiacchierato anche troppo.
Vi lascio un ultimo scatto e chissà che venga anche a voi la voglia di correre in cucina ad impastare!
Io intanto queste frustine le porto nel cesto delle ricette itineranti di Panissimo, custodito con cura ed amore dalla nostra Sandra!
A prestissimo.
Emmettì.




                                           Lorenzo Giovanotti 



venerdì 21 aprile 2017

Pangoccioli con pasta madre, ma anche no!


La scorsa settimana, mentre cercavo di mettere un po' di ordine tra le foto nell'archivio del pc, mi sono imbattuta in questi pangoccioli che feci tanto tempo fa, e mi son ricordata subito di quanto fossero stati incredibilmente buoni.
Caspita! Ma perché ho atteso tutto questo tempo per rifarli??
Visto che avevo degli ottimi complici per questa ricetta (esuberi di pasta madre ed avanzi di uova di cioccolato fondente) il giorno dopo ho messo le mani in pasta, con la certezza di ottenere nuovamente un risultato strepitoso. Ma d'altra parte non potevo avere dubbi visto che la ricetta è della nostra amica, fatina dei lievitati, Terry! Ed è a lei che dedico questi paninetti così soffici e profumati!
Ideali per la colazione e per iniziare la giornata con una marcia in più!
Comodissimi da tenere in freezer per mantenere tutta la loro fragranza! Basterà tirarli fuori alla sera per trovarli pronti al mattino; il profumo e la sofficità vi conquisteranno, ne sono certa!

Alla ricetta ho apportato qualche piccola modifica: ho ridotto la quantità di farina manitoba a favore della zero per aumentarne la sofficità; ho messo un uovo intero anziché due tuorli per far sì che l'impasto tendesse più ad un pane che ad una brioche, ed infine ho ridotto lo zucchero, con la certezza che la presenza del cioccolato avrebbe compensato e riequilibrato tutti i sapori.
Obiettivo raggiunto!!! :-)))
E voi? Avete esuberi di cioccolato che non sapete come smaltire? Nel caso lo abbiate già mangiato tutto. vi invito ad andare a comperarne ancora e a provare questi pangoccioli.
Ecco la ricetta, insieme ad un grande grazie alla Terry per averla squisitamente condivisa!


INGREDIENTI

350 g di farina 0
150 g di farina manitoba
300 g di latte tiepido
  80 g di zucchero
  50 g di pasta madre* (vanno bene anche gli esuberi)
  70 g  di burro morbido
1 uovo
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (o la polpa di 1/4 di bacca)
150 g di cioccolato fondente tagliato a piccoli tocchetti
latte per spennellare

* oppure 100 g di lievito in coltura liquida (in questo caso diminuire il latte a 270 grammi); oppure 5 g di lievito di birra (ed aggiungere 30 g di farina e 15 di latte)

(clicca per ingrandire)
In una ciotola sciogliere la pasta madre (o il lievito liquido o quello di birra) nel latte tiepido insieme al miele e all'estratto di vaniglia; emulsionare l'uovo con lo zucchero in una tazza e riservare.
Setacciare la farina e versarla tutta in una volta sul latte; mescolare grossolanamente con una frusta e versare anche l'emulsione di zucchero e uova. Dare un'altra mescolata veloce e lasciar riposare il composto per una trentina di minuti (l'impasto si presenterà molto grezzo e sgretolato).
Trascorso questo tempo, rovesciare la massa su un piano di lavoro (io di marmo) e lavorare fino a che risulti bella morbida, liscia e compatta. Incorporare il burro a piccoli fiocchi con la tecnica dello slap&fold (guardare bene il movimento al minuto 1:53) e fare la fatidica prova velo per verificare che l'impasto sia ben incordato (foto n. 6 del collage qui a lato).
A questo punto allargare l'impasto, sempre sul piano di lavoro, e far cadere i pezzetti di cioccolato in modo sparso incorporandoli come da sequenza fotografica nel passo passo.
Avvolgere l'impasto formando una palla e metterlo a lievitare in una ciotola, coperto con pellicola, fino a che non raddoppi il suo volume.
A raddoppio avvenuto capovolgere l'impasto e porzionarlo a seconda della grandezza dei pangoccioli che vogliamo ottenere (io 60 grammi) e formare delle palline arrotondandole un paio di volte a distanza di 10 minuti; vedrete come alla seconda pirlatura otterrete delle sfere tonde come palle da bowling! ;-)
Disporre i pangoccioli su una teglia ricoperta di carta forno, coprire con pellicola ed attendere novamente il raddoppio (con il lievito madre ci vorranno 3-4 ore a temperatura ambiente; meno se mettiamo la teglia al calduccio).
Una volta raggiunto il raddoppio, accendere il forno a 180°, pennellare i pangoccioli con del latte ed infornare per 15-20 minuti (non di più per una grandezza di 60 grammi, altrimenti asciugheranno troppo).
Sfornare e lasciare raffreddare su una gratella, dopo di che... affondare un morso! :-))))))))))))))))



Questi pangoccioli volano dritti dritti nella cucina di Sandra, che meravigliosamente, in questo mese, accoglie tutti i lievitati vagabondi! :-))))))))

E a voi, cari lettori, l'augurio di un fine settimana pieno di sole. Dentro e fuori di voi!
Emmettì. 

martedì 4 aprile 2017

La focaccia aromatica della Regina!


Dispieghiamo il tappeto rosso, insediamo la poltrona d'oro e lucidiamo la corona di diamanti! 

♭ ♪ Squillino le trombe e rullino i tamburi! ♭ ♪

Oggi abbiamo l'onore di ospitare nella cucina condominiale Regina, un'affezionata lettrice che ha già un posto d'onore nella vetrina dedicata a chi replica i nostri piatti nelle proprie cucine.
Quando aprimmo il blog, nelle nostre intenzioni c'era anche quella di ospitare amici/amiche lettori che, pur non avendo un blog proprio, volessero una tantum pubblicare qualcosa.
Ecco, finalmente ce l'abbiamo fatta! E l'onore è tutto nostro!
Regina, così come un'altra lettrice (CriCri, che salutiamo e ringraziamo ;-), quando replica una nostra ricetta, ci scrive spassosissime mail che ci fanno sorridere talmente di gusto che è sempre un grande piacere leggerla!
Le lasciamo subito la parola; quello che ha preparato per noi e che condivide su queste pagine, è davvero qualcosa di speciale! Grazie Regina, dal condominio tutto, per aver accettato il nostro invito!


Cari lettori del blog “Un condominio in cucina”,  mi presento: mi chiamo Regina, sono una lettrice accanita di questo blog e ogni tanto mando alle tre padrone di casa le foto (bruttarelle in realtà) di ciò che realizzo nella mia cucina con le loro meravigliose ricette (vedi paginetta dedicata). Queste tre pazzerelle, qualche settimana fa, hanno deciso di scrivermi per farmi una proposta indecente, che vi riporto paro paro con le loro parole.
Le condomine: “Allora, andiamo subito al dunque: noi svalvolate del condominio abbiamo pensato, in virtù delle tue numerevoli e graditissime repliche delle nostre ricette, di farti una proposta. Sei pronta?? 😁 Che ne dici di scrivere una ricetta, fare delle foto e pubblicarla nella cucina condominiale?? Sì, sì, hai capito bene! Un post tutto tuo in cui hai la libertà di scrivere e fotografare quello che vuoi. Un primo, un secondo, un dolce, un contorno, insomma quello che ti pare! :-)))))

Io quella notte, loro lo sanno, non ho dormito dall'agitazione, perché da una parte ero supermegacontentissima della loro supermegapropostissima (e quindi una parte di me voleva dire di sì), ma dall'altra avevo paurissima di non essere all'altezza di questo super mega fantastico blog (e quindi volevo dire di no).
Alla fine tra il sì e il no eccomi qua, ha vinto il sì!

Dopo attenta discussione con le condomine, abbiamo optato per questa ricetta di Iginio Massari tratta dal suo libro “Non solo zucchero vol. II”.
È una ricetta di cui mi sono innamorata appena ho sfogliato questo bellissimo libro, perché io adoro il cioccolato bianco. E quando l’ho fatta sono rimasta estasiata dal risultato: ciò che risulta alla fine non assomiglia né a un pandoro, né a un panettone, né a una colomba né a una veneziana… insomma è proprio qualcosa di diverso; l’impasto, ricchissimo di burro e tuorli, è una nuvola dopo cottura, non risulta troppo dolce ed è fondente al morso: i pezzetti di cioccolato bianco, una volta che il dolce è cotto, non si vedono più, è come se in cottura si sciogliessero e amalgamassero con il resto per creare quella che è un’esplosione di gusto di questa focaccia aromatica.

Io la faccio così come da ricetta (io non cambio mai niente delle ricette degli altri… non ce la faccio… beh poi in questo caso si tratta del Maestro Iginio Massari, come si fa a cambiare una sua ricetta?), però qualche divagazione me la sono permessa, ma solo nella farcitura: ho provato ad aggiungere anche mirtilli rossi essiccati e fatti rinvenire in succo di mirtillo, oppure cioccolato al latte e noci pecan, oppure la pasta di pistacchio condominiale, e devo dire che sono state tutte aggiunte vincenti!
Ecco ora la ricetta: nel libro le quantità sono davvero industriali (18 kg!!!), io le ho divise in modo da ottenere le quantità per una focaccia da un chilo oppure due da mezzo chilo.




Focaccia aromatica di Iginio Massari

RICETTA



Primo impasto (per una focaccia da un chilo o due da 500 g) 

100 g di lievito madre (dopo tre rinfreschi)
270 g di farina W 380
113 g di acqua
133 g di tuorli
117 g di zucchero
133 g di burro bavarese



Come per tutti i grandi lievitati, il giorno del primo impasto rinfrescare almeno tre volte consecutive il lievito madre, ogni 3-4 ore, facendo attenzione che ogni volta triplichi del suo volume.
✔ Con la foglia sciogliere nell’impastatrice il lievito madre bello arzillo (foto 1 del primo collage sotto) nell’acqua leggermente intiepidita (20-22°C).
✔ Aggiungere tanta farina in modo che l’impasto si avvolga alla foglia (lasciarne da parte circa sei cucchiai).
✔ Lentamente aggiungere metà del tuorlo e subito dopo metà dello zucchero; quindi aggiungere due cucchiai di farina; lavorare l’impasto in modo che non perda mai l’incordatura, ribaltandolo ogni tanto con il tarocco.
✔ Quando tutti gli ingredienti sono stati incorporati aggiungere la metà rimanente dei tuorli con lo zucchero e altri due cucchiai di farina; impastare per bene in modo che l’impasto si ben incordato e aggrappato alla foglia (foto 2 primo collage).
✔ Quindi aggiungere poco alla volta il burro (foto 3), precedentemente spatolato a temperatura ambiente in modo da renderlo plastico ma non troppo morbido, a piccoli pezzi; ogni tanto aiutare l’impastatrice usando un po’ della farina rimasta e ribaltare l’impasto con il tarocco. L’impasto risulterà lucido, morbido ma sostenuto e dovrà fare il velo; l’impasto profumerà tantissimo di burro e tuorli, una meraviglia. Cambiare la foglia con il gancio e dare qualche giro per serrare l’incordatura.
✔ Mettere a questo punto l’impasto in un contenitore graduato (anche con graduatura – ho controllato: questa parola non esiste, l’ho coniata io adesso ah ah- home made - vedi foto 4) e mettere a lievitare al caldo (28°C per chi può controllare la temperatura: io posso! Ah ah! Ho una celletta con temperatura controllata sempre home made; altrimenti nel forno con la sola lucetta accesa) fino a che l’impasto sia triplicato (foto 5); a me questa volta ci ha messo esattamente 13 ore e mezza; se l’impasto non sta al caldo non lievita o comunque lievita moooooooooooolto lentamente.


Secondo impasto

83 g di farina W 380
30 g di zucchero
33 g di tuorli
  8 g di sale
33 g di burro
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
133 g di cioccolato bianco

Per la finitura
Uovo
Zucchero semolato




✔ Con la foglia (con il gancio ci ho provato ma io non sono riuscita a riprendere l’impasto: ci ho provato più volte) far riprendere l’incordatura alla massa con qualche cucchiaio di farina.
✔ Quindi procedere come per il primo impasto, aggiungendo lentamente metà dei tuorli insieme a metà dello zucchero e una spolverata di farina (ricordarsi anche in questo caso di ribaltare l’impasto con il tarocco ogni tanto); quando gli ingredienti sono stati assorbiti (facendo rimanere in corda l’impasto), aggiungere i rimanenti tuorli con lo zucchero e a questo punto anche il sale e un po’ di farina (non terminarla tutta, ma lasciarne una parte per aiutare l’impastatrice durante l’immissione -si dice così???- del burro).
✔ Spatolare il burro per renderlo plastico e aggiungerlo a piccoli pezzi in due volte all’impasto spolverando ogni tanto con la farina rimanente e ribaltando l’impasto. Aggiungere quindi lentamente il cucchiaino di estratto di vaniglia. E anche in questo momento sentirete come il vostro impasto profumerà di buono!
✔ Quando tutti gli ingredienti sono stati ben incorporati e la prova del velo è ok (foto 6), aggiungere il cioccolato bianco precedentemente spezzettato (foto 7) all'impasto (foto 8) utilizzando a questo punto il gancio: aggiungere il cioccolato, avviare l’impastatrice a bassa velocità, farla andare fino a quando l’impasto si è tutto aggrappato al gancio; quindi fermare l’impastatrice, togliere l’impasto dal gancio aiutandosi con il tarocco e ribaltarlo; quindi riavviare l’impastatrice a bassa velocità; ripetere per una o due volte ancora in modo da distribuire per bene i pezzetti di cioccolato.
✔ Lasciar riposare (anche nell'impastatrice ) l’impasto per una mezz'oretta (a temperatura ambiente); quindi spezzare nelle pezzature desiderate tenendo conto di pesare un 10% di impasto in più rispetto alla capacità dei pirottini (una parte di acqua presente nell'impasto evaporerà in cottura).
✔ Pirlare per bene (foto 9) su un’asse di legno ben imburrata, come spiegato benissimo dalle condomine, per due volte, con una pausa di una mezz'oretta tra una pirlatura e l’altra senza coprire.
✔ Mettere nei pirottini (foto 1 del secondo collage - i pirottini sono quelli per il panettone basso) e mettere a lievitare al caldino (ricoperti da pellicola alimentare) fino a che l’impasto sia arrivato a un dito dal bordo ai bordi mentre sia a livello del bordo al centro dell’impasto (foto 2): qui c’è da aspettare e tanto, soprattutto se non si riesce ad avere una temperatura di lievitazione di 28°C; io ho aspettato quasi 20 ore tenendo i pirottini a temperatura ambiente.
✔ Sbattere leggermente un uovo intero e spennellarlo delicatamente sulla superficie; quindi spolverare di zucchero semolato.
✔ Cuocere in forno già caldo a 160°C per circa 50 minuti; lo sviluppo della cupola è stratosferico (foto 3 del secondo collage: impasto appena messo nel forno; foto 4: impasto dopo 15 minuti nel forno; foto 5: dopo mezz'ora nel forno), quindi ricordarsi di posizionare bene la teglia in modo che la vostra focaccia abbia tutto lo spazio per crescere.
✔ Dopo circa 45 minuti posizionare la sonda nella pancia della focaccia e sfornare quando sarà arrivata a 95°C; infilzare con gli spiedini e mettere a raffreddare a testa in giù.
✔ Dopo circa 12 ore togliere gli spiedini e impacchettare negli appositi sacchetti per alimenti; attendere, come per tutti i lievitati con lievito madre, almeno 5-6 giorni prima di tagliare e mangiare!

Tempi di lavorazione indicativi
Giovedì sera ore 21.00: bagnetto e rinfresco del lievito
Venerdì mattina ore 8.30: primo rinfresco
Venerdì pranzo ore 13.00: secondo rinfresco
Venerdì metà pomeriggio ore 17.30: terzo rinfresco
Venerdì sera ore 21.00: primo impasto.
inizio lievitazione ore 22.00.
Sabato mattina ore 11.30: secondo impasto.
Sabato pranzo ore 12.30: puntatura.
Sabato pranzo ore 13.00: prima pirlatura.
Sabato pranzo ore 13.30: seconda pirlatura e posizionamento nei pirottini a temperatura ambiente.
Domenica mattina ore 08.00: cottura.
Domenica mattina ore 09.00: sfornatura, infilzamento e raffreddamento a testa in giù.

Fasi cottura - clicca per ingrandire
Fasi preparazione - clicca per ingrandire

Qualcosina in più…

 IL  BAGNETTO DEL LIEVITO MADRE
 Io il lievito madre lo uso molto poco… ovvero lo uso principalmente per fare le campagne natalizie di panettoni e pandori e le campagne pasquali di colombe e veneziane; poi durante l’anno faccio qualche esperimento, ma a me ‘sti lievitati così complessi mi uccidono!
Non so come fate voi, ma il fatto di avere così poco controllo sui tempi di lievitazione usando il solo lievito madre fa sì che il fine settimana in cui mi dedico a produrre grandi lievitati praticamente non dormo: solitamente il primo impasto si fa la sera e dopo circa 12 ore (quindi la mattina successiva) dovrebbe essere triplicato… ma qualche volta le ore sono 8, qualche volta 10, altre 14… così, preoccupata che l’impasto esca dal contenitore graduato perché io me ne sto bellamente dormendo, in realtà non dormo, ma aspetto la lievitazione rigirandomi nel letto e ogni ora-due andando a controllare il livello dello sciagurato… stessa cosa per il secondo, che quasi mai riesco a cuocere nello stesso giorno in cui lo formo, ma moooooolto spesso mi capita di dovermi alzare alle tre di notte e accendere il forno perché l’impasto ha raggiunto il livello proprio in quel momento.
Dopo un fine settimana così sono rinco per dieci giorni quindi preferisco diradare i mie incontri del terzo tipo con il mio lievito.
Tutto ‘sto panegirico per dire che, usandolo poco, il mio lievito riceve nuovo sostentamento (cioè il rinfresco) solamente ogni 5-6 giorni, quindi non è assolutamente pronto e vispo per dei lievitati come questa focaccia: ciò che quindi faccio è che, qualche giorno prima del fine settimana X, lo rinfresco come al solito, ne lascio a temperatura ambiente un pezzettino, che poi rinfresco una o due volte al giorno (secondo necessità) per due tre giorni prima del fine settimana X; poi il giorno prima del giorno dei 3 rinfreschi consecutivi, prima di fare il rinfresco serale, io gli faccio il bagnetto per energizzarlo un po’: lo peso, lo taglio a fette spesse circa un cm, lo metto a bagno in soluzione zuccherina 5x1000 in acqua tiepida (25°C) per 15’, lo strizzo, lo ripeso (calcolando quanta acqua ha assorbito), peso la metà del peso del lievito di acqua (tenendo conto dell’acqua assorbita) e, dopo averlo sciolto nell’acqua, aggiungo lo stesso peso di farina, impasto, arrotondo, taglio a croce e metto a lievitare a temperatura ambiente fino alla mattina dopo.

➢ IMPASTATRICE 
Come si vede dalle foto di questo post, in questo caso non ho usato l’impastatrice con la K come prima lettera, ma un’impastatrice a braccia tuffanti, che ho la grande fortuna di avere, grazie alla mia mezza mela che lo scorso Natale se l’è regalata e che la fa usare anche a me (e qui non posso che mettere un ringraziamento alla mia mezza mela!!! Grazie mezza mela!!!!).
Con l’impastatrice a braccia tuffanti è tutto molto più facile (anche se in realtà anche in questo caso è bene seguire l’impasto prima di aggiungere i vari ingredienti), però ad esempio non è necessario aggiungere il burro pezzetto a pezzetto facendo attenzione a che sia tutto assorbito prima di aggiungerne altro, ma si può buttarne la metà tutta in una volta  e senza che sia spatolato; voglio comunque rassicurare i lettori che questa focaccia l’ho fatta più e più volte con l’impastatrice con la K e quindi si può fare (purtroppo non avevo mai pensato di fare foto…e chi andava a pensare che qualche pazzerella mi avrebbe scritto chiedendomi di pubblicare sul blog?? Lo scorso fine settimana l’ho quindi rifatta per poi fare la pubblicazione e anche perché ne avevo alcune da preparare per regalarle per Pasqua; e così ho usato l’impastatrice a braccia tuffanti che ha il grosso vantaggio di impastare fino a 5 kg di impasto!!!).
È questo un impasto particolarmente ricco di tuorli e di burro, quindi molto grasso, ma con pazienza e perseveranza l’impasto rimane incordato anche con l’impastatrice con la K!!!!

➢ FARINA
Secondo il mio modesto parere, quando ci si mette a fare questo tipo di preparazioni bisogna essere muniti di farina speciale per grandi lievitati; si è vero costano, si è vero non si trovano dappertutto, ma la tenuta che ha una farina “tecnica” sia in fase di lavorazione, che in fase di cottura e anche i profumi che essa ha non hanno paragoni. Io ne ho provate parecchie, quella che secondo me ha dato una svolta di qualità ai prodotti è stata la farina Panettone Z di Mulino DallaGiovanna (sottolineo che non ho nessun interesse commerciale a fare questo nome, ma è qualcosa che scrivo perché l’ho provato di persona).

➢ BURRO
Anche in questo caso, come per altri lievitati presenti qui nel condominio, il burro è importantissimo e quindi migliore sarà la qualità migliore poi sarà la focaccia; anche in questo caso, dopo averne provati tanti, ora posso dire che userò burro Corman tutta la vita: è un burro per professionisti, che la mia mezza mela è riuscito a trovare in vendita anche per i non professionisti: il grosso problema è che bisogna comprarne 10 kg alla volta ed è più costoso dei burri bavaresi che si trovano al super… però però, il profumo che ha ed il suo sapore sono ineguagliabili.



Cosa dice il Maestro Iginio Massari, detto da me Igi:

 Dice Igi nell'introduzione a questo lievitato: “Dolce lievitato di concezione intelligente nell'utilizzo del cioccolato bianco che dà fragranza e gusti aromatici gradevoli, oltre ad una notevole conservabilità”.

 Preparando questo post, sono ritornata a rileggere bene tutta la ricetta così come descritta nel libro: beh mi sono accorta che solo in questa ricetta (e in “Non solo zucchero vol. II” di ricette di lievitati ce ne sono parecchie, tra vari tipi di pandori, panettoni, brioche) Igi dice specificamente di partire al mattino con il bagnetto del lievito madre, con una soluzione zuccherina fatta con 2 g di zucchero ogni litro di acqua a 20°C per 20 minuti e poi di proseguire con i solite tre rinfreschi consecutivi  (1:1 peso/peso lievito farina e metà acqua)… che sia necessario secondo lui solo per questa preparazione? Mah?! Purtroppo non ho mai avuto occasione di chiederglielo!

✪ Nei libri diciamo più “tecnici” che mi sono capitati tra le mani, l’inserimento degli ingredienti è sempre molto diverso da quello che ad esempio io avevo imparato andando ad un corso organizzato dai mitici Adriano e Paoletta, che l’avevano proprio messo a punto per l’impastatrice con la K.
Penso perché le impastatrici che usano i grandi pasticceri gestiscono l’impasto in modo diverso (e te credo!! devono mescolare quantitativi industriali!!!); quello che però mi sono sempre chiesta è se a seconda di come gli ingredienti vengono inseriti nell'impasto questo poi risulterà diverso dopo cottura: ad esempio Igi comincia mescolando farina, lievito, acqua e zucchero, fa formare l’impasto e poi aggiunge il burro e dopo il burro mette il tuorlo; Di Carlo nel suo libro “Tradizione in Evoluzione” nelle ricette dei suoi lievitati, mescola invece prima tuorli, zucchero e metà acqua, poi aggiunge farina e lievito madre, infine il burro e l’altra metà dell’acqua.
Io e la mia mezza mela ci siamo riproposti (un giorno…) di fare una prova comparata partendo dallo stesso lievito e con gli stessi ingredienti, ma facendo due impasti in cui l’ordine di impastamento degli ingredienti sarà diverso, così da capire se ci sono delle differenze nel prodotto finale (due pazzi penso che qualcuno penserà, ma due pazzi simpatici).

 Quando Igi parla della formatura della focaccia, dice di arrotolare per bene l’impasto e di farlo riposare 1h a 28°C; poi secondo lui, bisogna schiacciare la pasta con le mani delicatamente dando una forma tonda alta circa 2cm e riporla a lievitare a 28°C; io ‘sta cosa di schiacciare l’impasto dopo la pirlatura non ho mai avuto il coraggio di farla, non vorrei rovinare il tutto!

 Infine, Igi dice: “Ultimata la cottura versare sulla focaccia burro anidro sciolto aromatizzato, frutti di bosco di New Food essiccati”. A parte che io non so cosa sia New Food, anche questa cosa io non l’ho mai fatta… magari la focaccia risulta ancora migliore se qualcuno vuol provare.
Inoltre Igi sottolinea che, grazie al cioccolato bianco, il dolce si conserva 30 giorni.

Bene, il mio papiro è finito, spero di non essermi dilungata troppo.
Ringrazio tantissimo le fantastiche sociesse per questa bellissima opportunità e spero tanto che questo post piaccia ai lettori di “Un condominio in cucina”.
Baci a tutti!

Regina


martedì 28 marzo 2017

Veneziana al "burrolio" con limone e cioccolato bianco.


Questa è un'altra di quelle ricette da archiviare nella cartella "folgorazioni".
A voi capita mai di leggere una ricetta e rimanere inebetiti per tutta la giornata senza togliervela dalla testa? Ecco, a me sì! E pure spesso!!
Stavolta è stato il turno di un lievitato da ricorrenza la cui particolarità è la sostituzione del burro con un'emulsione a base di olio extravergine di oliva e latte, che in gergo viene chiamato appunto "burrolio". Potevo non provare???
Come al solito, la ricetta originale ha subito qualche deviazione...
Nella mia cucina, la bellissima colomba di Serena ha preso le sembianze di una veneziana e la classica glassa, tipica sia dell'una che dell'altra forma, è stata sostituita da una al cioccolato bianco che, a mio parere, si sposa benissimo con il profumo ed i canditi di limone.
Ecco, appunto. Ho anche sostituito i canditi di arancia con quelli al limone.
E per la massa aromatica  ho scelto quella del Maestro Favorito, uno dei miei più grandi miti, in tema di lievitati.
Nient'altro? No, nient'altro! Per il resto ho lasciato tutto come da ricetta.
Ah no, un'altra cosa la devo dire!
Son rimasta estasiata dalla possibilità di sostituire il burro con questa emulsione a base di latte ed olio extravergine di oliva e di come rende soffice un impasto! Penso di provarla anche nei piccoli lievitati da colazione e tutte le volte in cui vorrò sostituire la qualità di grasso da utilizzare per una più sana alimentazione.
Bando alle chiacchiere ora.
Questo lievitato richiede tempo, dedizione, attenzione e tanta, tanta passione! 
Avrete molto da leggere e non voglio distrarvi da quello che conta veramente se mai un giorno vorrete provare questa meraviglia!
Come tutti i grandi lievitati, abbiamo bisogno di due giorni di tempo che, all'apparenza, possono sembrare tanti, ma in realtà, in sole 48 ore (considerati anche i tempi per i rinfreschi) avremo prodotto una bomba di straordinaria bellezza ed altrettanta bontà!
Un impasto soffice, filante, morbido che si siiiiiiiioglie in bocca fino a quando si incontra il candito di limone che, inseme al cioccolato bianco, sono un'esplosione di sapore! 
Per non parlare del profumo che esalta il tutto in maniera pazzesca!
L'impasto non è molto dolce, ma si sposa perfettamente con la glassa (che vi assicuro, anche per i non amanti del cioccolato bianco come me, è qualcosa di straordinario).
Così come per i panettoni e le colombe, sarebbe bene attendere ALMENO 5-6 giorni prima di aprirli e gustarli; questa mia veneziana invece è stata aperta il giorno dopo la cottura e divorata mangiata a fine pranzo in cui tutti hanno fatto il bis senza lasciare neppure una briciola che fosse una!!
Io, per non sembrare la Annie Leibovitz del caso, ho fatto qualche scatto al mattino e poi, al momento del taglio, son riuscita a malapena ad immortalare un piccolo fiocco, ma prometto solennemente che rifarò foto decenti da lasciare qui insieme a questa fantastica ricetta. 
Pasqua si avvicina... che dite la facciamo questa veneziana???
Sperando di semplificare e schematizzare il più possibile, ho diviso la sequenza di operazioni da fare nel primo e secondo giorno,
Pronti, partenza, via!





PREMESSA
Preparazione del lievito madre 
Per questo tipo di lievitati, la nostra pasta madre dovrà essere in forma smagliante per restituire al prodotto finito fragranza, morbidezza, umidità e conservabilità.
Preparare il lievito madre per portarlo al massimo delle forze: se possibile, tenerlo a temperatura ambiente rinfrescandolo due volte al giorno, per una settimana, con la farina indicata nella ricetta, o con quella che deciderete di usare (comunque una buona manitoba).
Se questo vi è impossibile, per mancanza di tempo, cercare di rinfrescarlo spesso durante la settimana, e poi riporlo in frigo. Il giorno antecedente il primo impasto, toglierlo dal frigo e tenerlo a temperatura ambiente rinfrescandolo tre volte secondo i seguenti orari per averlo pronto nel caso decidiate, come me, di fare il primo impasto dopo cena.
Dopo ogni rinfresco, e prima di procedere con il successivo, il lievito va mantenuto ad una temperatura di 28 gradi per consentire uno sviluppo ottimale (forno acceso con la lucina e una tazza grande piena di acqua calda).
 PRIMO GIORNO
1. Rinfreschi del lievito 
  • ore 08:00 oppure ore 09:00 primo rinfresco
  • ore 12:00 oppure ore 13:00 secondo rinfresco
  • ore 16:00 oppure ore 17:00 terzo rinfresco
  • ore 20:00 oppure ore 21:00 preparazione del primo impasto
Per il primo rinfresco, potete seguire questi consigli.
Il secondo ed il terzo potranno essere fatti senza "bagnetto" e con pari peso tra lievito e farina e la metà di acqua (ad esempio 50 di lievito + 50 di farina + 25 di acqua).

2. Preparazione del burrolio (foto 1 e 2 nel collage)
  • 90 g di olio extravergine di oliva
  • 40 g di latte intero
  • un pizzichino di sale
Miscelare tutti gli ingredienti con il minipimer, finché il composto diventa denso (ci vorranno circa 30 secondi). Dividere l'emulsione in due porzioni da 65 grammi e conservare in frigo.

3. Preparazione della massa aromatica (foto 3) (tratta dal libro "La mia pasta lievitata" del M° Favorito)
  • 10 g di miele
  • 10 g di zucchero semolato
  • 10 g di sciroppo di glucosio (sostituibile con altri 10 g di miele)
  •   7 g di acqua 
  •   3 g di acqua di fiori d'arancio
  • 60 g di arancia candita a cubetti
  • 1 pizzico di sale
  • buccia grattugiata di un limone
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia 
In un pentolino scaldare l'acqua con l'acqua di fiori d'arancio, il pizzico di sale e lo zucchero, ottenendo uno sciroppo; unire il miele, lo sciroppo di glucosio e mescolare bene fino ad emulsionare il tutto. Togliere dal fornello, unire la vaniglia, la buccia del limone, i cubetti di arancia candita e, con l'utilizzo di un cutter (va benissimo anche il minipimer) tritare il tutto ottenendo una purea molto fine.
Conservare la pasta così ottenuta in frigorifero (quella che avanza potrà essere congelata e conservata per aromatizzare brioche o altri lievitati dolci).

4. Preparazione del primo impasto (foto 4 e 5)

RICETTA  
(per una veneziana da un chilo o due da 500 grammi)

Primo impasto
  • 75 g di pasta madre (oppure 50 g lievito naturale liquido)
  • 250 g di farina W 360-400 (270 g se si utilizza li.co.li)
  • 145 g di latte intero;
  •   40 g di zucchero;
  •   48 g di tuorli (circa 3 uova medie)
  •   65 g di burrolio (in alternativa, burro bavarese)
(clicca per ingrandire)
✑ Sciogliere il lievito madre nel latte; aggiungere tanta farina (setacciata) quanta ne occorre a legare la massa  utilizzando la frusta K (o a foglia).
✑ Inserire i tuorli uno alla volta, seguiti da una parte dello zucchero da una di di farina, facendo in modo da esaurire i tre ingredienti contemporaneamente e mantenendo sempre in corda l'impasto prima di ogni inserimento.
✑ Sostituire il gancio a spirale alla frusta e aggiungere il burro all'olio poco per volta.
Essendo l'impasto piuttosto consistente, lo assorbirà piano piano. Non abbiate fretta. Ribaltare l'impasto di tanto in tanto e lasciare andare la planetaria finché la massa non si staccherà dalle pareti della ciotola lasciandola pulita e finché la maglia glutinica sia ben formata. L'impasto si presenterà non troppo morbido (foto 4). Fare la prova velo (foto 5).
✑ A questo punto prendere l'impasto e metterlo in un recipiente dai bordi diritti* ed appiattire l'eventuale cupola, in modo che risulti semplice calcolarne l'effettiva crescita di volume (foto 5)
✑ Sigillare con un coperchio o con pellicola trasparente lasciare lievitare fino a quando non sarà triplicato di volume (foto 6). Ad una temperatura di 25° ci vorranno circa 8 ore (foto 7).

* trovo molto utili i secchielli stretti ed alti dove di solito vendono le olive al supermercato.

SECONDO GIORNO

Secondo impasto mattutino:

  • tutto il primo impasto
  • 135 g di farina W 360-400
  •   70 g di zucchero
  •   48 g di tuorli
  •   65 g di burrolio (oppure burro bavarese)
  •   40 g di massa aromatica
  •     3 g di malto diastasico
  •     3 g di sale
  •   30 g di canditi di arancia raffinati con un cutter
  • 150 g di canditi di limone ridotti a cubetti di 9x9 mm
✑ Mettere il primo impasto nella planetaria (con il gancio a bassa velocità); unire i tuorli, alternandoli allo zucchero e alla farina (riservarne 1/4 da incorporare con il burrolio).
✑ Con l’ultimo tuorlo, aggiungere anche il sale per poi unire, in due volte,  l'emulsione ed i canditi d'arancia ridotti in pasta (anche in questa fase l'impasto si presenterà piuttosto sodo, ed è così che deve essere).
✑ Incorporare il burrolio alternandolo a qualche cucchiaiata di farina e portare ad incordatura.
A questo punto l'impasto si presenterà morbido, lucido e perfettamente elastico (foto 8-9-10), pronto per accogliere i canditi che possiamo unire in due modi:
- incorporarli con il gancio della planetaria alla minima velocità per non rovinare l'incordatura;
- ribaltare l'impasto su un piano di lavoro, stenderlo in una sfoglia sottile e far cadere a pioggia i canditi per poi richiudere il tutto a mo' di fazzoletto e con qualche colpo di slap&fold ricompattare il tutto (foto da 11 a 16).
Lasciar puntare l'impasto ad una temperatura di 26-28 gradi per circa un'ora.
✑ Trascorso questo tempo, mettere l'impasto (coperto con pellicola) in frigorifero per circa un'oretta; estrarlo ed eseguire la prima pirlatura. Lasciare riposare per una mezz'ora ed eseguire la seconda pirlatura, serrando bene e formando quasi una sfera.
✑ Mettere l'impasto nel pirottino; chiudere con un sacchetto e lasciare lievitare a 28-30° fino a che la cupola non uscirà dal profilo dello stampo (foto 17-18-19).
Procedere con la scarpatura (foto 20 e 21) e mettere in frigo per 30 minuti prima di procedere con la cottura.

Maestro Biambattista Montanari
"Perché il passaggio in frigo? 
È fondamentale perché consente alla materia grassa presente nell’impasto di ricompattarsi.
 Il burro contribuisce allo sviluppo, impermeabilizza e svolge un’azione contenitiva: se cessa questa azione diminuisce la spinta e quindi anche lo sviluppo. 
Rimettendolo in frigo il burro si ricompatta, fondendo più tardi e permettendo uno sviluppo più prolungato."

✑ Infornare a 170/175° spruzzando un po' d'acqua per creare vapore; dopo circa 30 minuti portare la temperatura 160/165° fino a quando, con un termometro a sonda la temperatura al cuore dell'impasto abbia raggiunto i 93°.
✑ Sfornare, capovolgere immediatamente infilzando la base della veneziana con due ferri ad X e lasciare raffreddare per 8-10 ore, trascorse le quali possiamo procedere alla glassatura.

Glassa al cremino bianco  (tratta dal libro "La mia pasta lievitata" del M° Favorito)
  • 300 g di cioccolato bianco
  •   30 g di olio di semi di arachide
  •   45 g di burro anidro fuso
✑ Fondere a bagnomaria (o al microonde) il cioccolato bianco facendo attenzione a non riscaldarlo troppo previa "cottura" e conseguente inutilizzo.
✑ Aggiungere l'olio di semi ed il burro anidro, fuso (foto 22 e 23).
✑ Lavorare il composto con una spatola fino al raggiungimento della temperatura di 22-23 gradi per il glassaggio (foto 24 e 25).

Glassaggio e finitura

Una volta preparata la glassa, mettere la veneziana su una griglia e procedere alla glassatura ricoprendo tutta la superficie. Prima che solidifichi completamente, cospargere con fiocchi di cioccolato bianco ricavati da una tavoletta di cioccolato bianco raschiata a coltello. 
A mo' di decorazione e per un profumo pazzesco, è possibile disporre le zeste di un limone appena raccolto.
Conservare il lievitato nelle apposite buste e non aprire prima di 5-6 giorni, ovvero il tempo necessario affinché profumi e consistenze sviluppino al meglio! 


Buona veneziana a tutti! :-))))))
Nella cucina condominiale, c'è già aria di festa, oltre che di primavera!
Nei prossimi post ci ritroveremo ancora con qualche ricetta in tema pasquale e con una piccola idea per abbellire la tavola! ;-)
A presto!
Maria Teresa

Siate lieti, sempre! 

mercoledì 21 dicembre 2016

La Brioche di Natale. Presto che è tardi!


Ed eccoci nel bel mezzo della settimana di Natale!
Anche voi state facendo i conti con le lancette che hanno messo l'acceleratore??
Volevo fare tante cose quest'anno, anche da condividere con voi su queste pagine, e invece mi trovo senza un bel niente tra le mani, se pur con un bell'asso nella manica (ma non perché abbia iniziato a giocare a carte eh??) :-)))

Sappiamo bene che per fare un buon panettone ci vuole, il tempo di preparazione, lievitazione, e soprattutto quello del riposo prima di essere consumato: almeno 10-15 giorni affinché profumi e consistenze diano il meglio di sé.
E oggi è 21 dicembre.
Non ce la farò mai a farne uno per poter essere aperto il giorno di Natale,
Ma voglio lo stesso portare a tavola qualcosa preparato da me e, casualmente (sarà poi vero che è stato un caso??)  qualche giorno fa mi capita sotto gli occhi questa ricetta.
Leggo velocemente gli ingredienti, faccio un controllo in dispensa, e mi dico: ma sì, proviamola!
Sono rimasta estasiata dal risultato.
Una pasta scioglievole, filante e soffice proprio come quella di un panettone ed un profumo che si stampa nelle narici (ma anche in testa) facendo dimenticare che si tratta invece di una brioche.
Ecco, non mi dilungo oltre, perché è tardi e se anche voi avete i minuti contati, o se non vi sentite pronti per affrontare il Re dei lievitati,  allora vi invito a provarla questa brioche, per coccolare voi ed i vostri cari e per regalarvi un signor lievitato fatto con le vostre mani che sa proprio di Natale!
Sono certa che anche voi sarete increduli ed entusiasti del risultato.
Quella che vedete in questa foto è stata presa d'assalto durante le colazioni degli ultimi giorni; stasera tornerò ad impastare anche io!!! ;-)




INGREDIENTI:

120 g di lievito madre (*)  rinfrescato due volte a distanza di 4 ore
300 g di farina W 330/350 (in alternativa manitoba del supermercato)
100 g di latte
  50 g di acqua
  95 g di zucchero
  80 g di burro a temperatura ambiente
  15 g di miele
1 uovo (medio)
1 tuorlo (riservare l'albume)
2 g di lievito di birra fresco
4 g di sale
1 cucchiaio di rum
1 cucchiaino scarso di estratto di vaniglia home-made (in alternativa i semini di mezza bacca)
la buccia di un'arancia e di un limone grattugiata
120 g di uvetta
  40 g di arancia candita (se avete quella fatta da voi tanto meglio)
(*) in sostituzione fare una biga 12 ore prima con 100 g di farina manitoba, 50 g di acqua e 1,5 g di lievito di birra fresco, lasciata fermentare a 18°, ed utilizzarne solo 120 g nell'impasto.

Prima di iniziare l'impasto, tenere conto del tempo di ammollo e breve asciugatura dell'uvetta (40 minuti circa).

Preparazione:

Mettere in ammollo l'uvetta in una ciotola contenente acqua molto calda (quasi al bollore) e lasciarla riposare per una mezz'ora, dopodiché scolarla, passarla sotto acqua corrente e strizzarla leggermente tra le mani; poi metterla tra due-tre fogli di carta assorbente e tamponare bene, cercando di asciugarla il più possibile.
Sciogliere il lievito madre (o la biga) a pezzettini, in acqua, latte e miele.
Aggiungere il lievito di birra sbriciolato, e tanta farina (presa dal totale) quanto basta per ottenere un impasto morbido. Unire un tuorlo, 30 grammi di zucchero e, subito dopo, un po' di farina quanta ne serve per ridare all'impasto una consistenza morbida.
Ad assorbimento di uovo e zucchero, proseguire con l'altro tuorlo, altri 30 grammi di zucchero e ancora un po' di farina.
Continuare con l'albume rimasto, per poi unire  gli ultimi 35 grammi  di zucchero, il sale e, un po' per volta, tutta la farina riservandone un cucchiaio.
Lavorare l'impasto nell'impastatrice o con la tecnica dello slap&fold fino a quando risulti ben sodo e tende ad aggrapparsi al gancio (oppure non appiccica più né alle mani, né al piano di lavoro).
Dividere il burro in tre parti ed aggiungerlo in tre riprese, dopo ogni assorbimento.
Unire il rum, la buccia grattugiata dell'arancia, del limone, la vaniglia e l'ultima parte di farina portando l'impasto ad incordatura e verificando la formazione della maglia glutinica attraverso la prova del velo.
A questo punto, prendere l'impasto ed allargarlo in uno strato sottile su un piano di lavoro (ideale il marmo) leggermente imburrato; distribuire in modo uniforme l'uvetta con i canditi e richiudere al centro.
Ora ci sono due strade:
1. formare una palla con l'impasto, metterlo in un contenitore, coprirlo con pellicola e lasciarlo in frigo circa 8 ore. In questo caso tirarlo fuori al mattino, e lasciarlo a temperatura ambiente per circa 3 ore prima di proseguire.
2. lasciar puntare l'impasto un'ora in un contenitore coperto da pellicola, poi spezzare in due pezzi uguali (pesarli!) avvolgerli (una sola volta) con i pollici senza serrare troppo, (vedere qui) attendere 10 minuti e allungare i due pezzi fino a 40 cm ed avvolgerli tra loro per formare un treccione. Imburrare generosamente (oppure foderare con carta forno) uno stampo antiaderente da plumcake da 30 x 10,5 cm, adagiarvi l'impasto e coprire con pellicola, mettendolo a lievitare a 26°.
Attendere che superi il bordo di due dita circa, per poi spennellare con l'albume avanzato ed infornare a 190° per i primi 10 minuti avendo cura, in questo tempo, di vaporizzare il forno; poi abbassare la temperatura a 175° e proseguire la cottura per altri 35'/40' (se la superficie si colora troppo, coprire con un foglio di carta di alluminio).
Trascorso questo tempo, fare la prova stecchino al centro che deve uscire asciutto e  non trovare resistenza quando si infila e sfila, oppure, con il termometro a sonda quando la temperatura al centro raggiunge i 94°.
Sfornare, attendere cinque minuti e togliere la brioche dallo stampo facendola raffreddare su una gratella. Solo quando è ben fredda, conservarla ben chiusa in un sacchetto in polipropilene oppure in uno da freezer, avendo cura di non far passare aria.

Ed eccola qua la nostra brioche, in tutto il suo splendore, la sua sofficità ed il suo profumo!
Vi accomodate qui da noi che ne mangiamo una fetta insieme mentre ci scambiamo gli auguri??? :-)))



☆:*´¨`*:..:*´¨`*:.☆☆:*´¨`*:..:*´¨`*:.☆☆:*´¨`*:..:*´¨`*:.☆

A voi tutti, giungano i nostri più sinceri, frizzanti, affettuosi, ma soprattutto svalvolati,
  AUGURI DI BUONE FESTE!

Tamara, Silvia, Emmettì

* ☆゚  * ☆゚ *




Questa brioche la porto nel cesto di Panissimo#46, la raccolta di lievitati dolci e salati
 ideata da Sandra di Sono io, Sandra, e Barbara, di Bread & Companatico
questo mese ospitata da Stefania di Cardamomo & co.





La volete un'idea carina per decorare la tavola di Natale con un piccolo segnaposto da mettere vicino al piatto?? Prendere dei tappi di sughero, tagliarli a metà e con la punta di un cacciavite a stella praticare un foro in cui mettere un rametto di pino. Spolverizzare con della farina o zucchero a velo per simulare dei piccoli abeti innevati e disporli sulla tavola abbinando magari il nome di ogni commensale! :-)))