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giovedì 13 luglio 2017

Linguine al pesto di agrumi


Nella cucina condominiale (come credo anche nelle vostre) troneggia  spavaldo il mood "Anto' fa caldo!" e, soprattutto durante la settimana, si va avanti con friselle e pomodori oppure pomodori e friselle come se non esistesse altro cibo!
Nel fine settimana però, si risveglia l'animo del food blogger e allora la voglia di preparare qualcosa di veloce, fresco e sfizioso si fa prepotentemente avanti scavallando la fiacca!
Il pesto agli agrumi dello Chef Filippo La Mantia lo scoprii tantissimi anni fa (ma non ricordo né il come né il dove) e mi colpì talmente tanto che immancabilmente, durante il periodo estivo, è uno dei miei condimenti preferiti per la pasta.
Fresco, aromatico e profumato, intenso se pur leggero, di una semplicità estrema e soprattutto senza cottura, il che, sempre per il mood di cui sopra, non guasta proprio! ;-)
Ideale per condire la pasta a caldo, ma anche a freddo, oppure per un cous cous qualora, volessimo chiudere gli occhi ed immaginare di essere nella bellissima isola di Sicilia.
Io stavolta ho scelto un formato di pasta che amo particolarmente, le linguine, e devo dire che mi è parsa proprio un'accoppiata vincente!
Dai, sedetevi a tavola e gustatela con me. :-))))))))

PESTO AGLI AGRUMI (per 400 g di pasta)

100 g di mandorle pelate
25 g di capperi sotto sale
25 cl di olio extra vergine di oliva
2 arance medie
1 mazzetto di basilico (circa 15 foglie medio/grandi)

Sbucciare a vivo le arance, sciacquare velocemente le foglie di basilico e metterle nel vaso del mixer insieme alla polpa degli agrumi, alle mandorle, ai capperi dissalati e all'olio extra vergine d'oliva.
Frullare per 2 minuti circa fino ad ottenere un pesto dall'aspetto cremoso ed omogeneo.
Nel frattempo lessare la pasta scolarla al dente e saltarla velocemente con il pesto in una padella, aggiungendo un po' d'acqua di cottura lasciando mantecare bene.
Impiattare e gustare!


Anche se le foto non sono proprio belle, spero di avervi fatto venire ugualmente l'acquolina e la voglia di provare questo pesto.
Devo dire che a casa mia è stato particolarmente apprezzato e qualcuno non si è fatto nessuno scrupolo di finire l'avanzo direttamente dalla padella!! :-DDD


Curiosità.
Filippo La Mantia, classe 1960, cuoco di professione (guai a chiamarlo chef), qualcuno lo ha già soprannominato l’uomo che sussurra ai frullatori per la sua mania di frullare ogni cosa.
Nella sua cucina non usa né aglio né cipolla.
Nato e cresciuto a Palermo, dove il buon cibo «è denominatore comune di tradizione, amore e convivialità». Come tutti i siciliani, è di poche parole e allergico ai pettegolezzi.
Un passato da fotoreporter di cronaca nera, fu uno dei primi ad arrivare sul luogo dell’omicidio del generale Dalla Chiesa. Qualche tempo dopo finì in carcere, accusato di essere complice dell’assassinio del commissario di polizia Ninni Cassarà perché gli spari partirono da un appartamento nel quale aveva vissuto ma che aveva lasciato otto mesi prima. A scagionarlo fu Giovanni Falcone. Nei pochi mesi all’Ucciardone ha cucinato per i detenuti «qualsiasi ricetta potesse far dimenticare loro di essere in una cella e farli sentire a casa».
Lui racconta così: “La cucina era totale evasione. Il profumo di un pomodoro cotto ti faceva volare oltre quelle sbarre. La cottura lentissima della salsa rossa profumata di basilico aveva un che di rituale”. Quei profumi e quei sapori semplici lo aiutarono a sopravvivere a quell'inferno e la cosa gli piacque talmente tanto, da decidere di aprire un ristorante una volta tornato in libertà.
Fonte: dal web.
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Cari lettori, la cucina condominiale vi saluta lasciandovi l'augurio di una buona estate! 
Ci si legge a settembre, sperando di ritrovarvi tutti.
Una pioggia di sorrisi!

Silvia, Tamara, Maria Teresa


lunedì 9 gennaio 2017

Prummitori scattariSciàti: Pomodori rossi fritti alla fermata del Salento, a sentimento. Mi confermate che le feste sono finite?



 Dopo queste feste stiamo tutti un po' così:
- Ciao. Come ti vanno le cose? - STRETTE.
- Situazione attuale: rotolo.
- Oroscopo del giorno: Bilancia. "Scendi immediatamente!"
- 4 Kg fa era il 23 dicembre.
- Sono salita sulla bilancia ed è uscita la scritta "L'importante è la simpatia."
- È inutile che mi vesta di nero, ci vuole proprio il buio.
- Se dico No è No, a meno che mi stiate offrendo del cibo, allora dico no ma è sì.
- Quando mi sono alzata da tavola hanno applaudito anche dal presepe.
- Babbo Natale, ti avevo chiesto AMORE, non  LE MANIGLIE DELL'AMORE
- Vigilia di Natale: "Ciao, disturbo?" "Sì, sto cucinando" "Allora ci sentiamo quando hai finito?" "Ok, il 7 ti chiamo".
 Il 7 è arrivato, ti chiamo?
In verità sono ancora occupata con i sensi di colpa calorici che mi divorano, a recuperare le forze dopo che mi sono distrutta in cucina (a cucinare o a mangiare?!),  e a controllare l'ansia che mi assale al solo pensiero che Pasqua sia alle porte.
Dopo queste feste ho chiuso a chiave la porta della cucina (e pure quella del bagno di servizio dotato di bilancia), per riaprirla solo ieri, ma con cautela. Ho pensato, ok, cucino, ma una cosa veloce, che si faccia da sé, che non contenga ventordicimila calorie, che sia versatile e, giacché, che sia pure simpatica... mumble... li pummitori scattariʃciàti! (attenzione alla pronuncia del trigramma "sci", vedi sezione "di pertinenza").

Cosa sono?
Li pummitori (o prummitori) sono i pomodori, preferibilmente quelli invernali, gialli, appesi, ma anche pachino o ciliegino vanno bene.
Scattariʃciàti come tradurlo? Il salentino spesso è intraducibile, perché il salentino non è una lingua, è un sentimento... ok ok, ci provo! Scattariʃciàti significa scoppiati, scoppiettati, schiattati, ma simpaticamente, nulla di violento! Già solo pronunciare Scattariʃciàti a me fa venire allegria!

Li pummitori scattariʃciàti sono una prelibatezza che affonda le origini nella tradizione della cucina contadina scelta spesso come piatto unico nella veloce pausa pranzo tra un lavoro a campagna  e l'altro. In genere, li pummidori scattariʃciati venivano consumati su fette di pane raffermo oppure come condimento delle immancabili friselle, per dare un po’ di sostanza ad un piatto povero, sia pur gustoso. Io a campagna non ci vado, però li pummitori scattarisciati li cucino lo stesso, quando ho fretta, poca fantasia oppure quando la bilancia la mattina mi dice "l'importante è la simpatia"!



RICETTA 

oOOoכ  Pomodori scattariʃciàti  coOOo

Nati come piatto unico, accompagnati da panefriselle, oggi i pomodori scattarisciati sono usati anche per condire la pasta (perfette le nostre orecchiette al grano arso) o  per insaporire piatti a base di carne e di pesce, oppure oppure renderli la base di un piatto creativo, per esempio con l'aggiunta di un uovo fritto.

Ingredienti (quantità a sentimento):


clicca per ingrandire

Pomodorini (te pennula è meglio, altrimenti ciliegini o pachino)
Olio extravergine d'oliva (due o tre cucchiai)
Aglio
Basilico fresco
Capperi sotto sale
Peperoncino
Origano
Sale

Facoltativamente, a seconda di ciò che si ha a disposizione, a gusto, o a sentimento, si possono aggiungere:

Spunzali (cipollotti salentini) o cipolla, olive nere, peperoni friggitelli, alici sott'olio o sarde sotto sale.
Formaggio ricotta semi-stagionato o pecorino (se usati per condire gli spaghetti).
Uova, da cuocere a occhio di bue insieme ai pomodori gli ultimi minuti di cottura.

Preparazione:

Lavare e asciugare i pomodori senza tagliarli, devono rimanere interi ed integri.
In un tegame a bordi alti scaldare l'olio fino a farlo diventare bollente, senza bruciarlo però. Eh!
Versarvi dentro i pomodori, coprirli con un coperchio (che sia quello giusto per la pentola, se di vetro ancora meglio, così possiamo spiare senza essere visti).
➲ Cuocere a fuoco vivace fino a quando si sentiranno i botti di Capodanno! Ecco, è questo il momento in cui i pomodori scattarìʃciano! (occhio all'accento!).
Dopo una decina di minuti abbassare la fiamma ed aggiungere l'aglio scamiciato, il basilico, i capperi, il peperoncino ed eventuali altri ingredienti scelti a sentimento.
➲ Lasciarli scattariʃciàre ancora per dieci/quindici minuti (che spettacolo spiarli da lu tampagnu trasparente!).
➲ Spegnere il fuoco, eliminare l'aglio, aggiungere l'origano, salare se occorre e servire nel modo scelto:

con pane abbrustolito;
con le friselle;
con la pasta fresca: scolare al dente la pasta, mantecarla su fuoco vivo con i pomodori, il loro sughetto e qualche cucchiaio di acqua di cottura, a fine cottura ggiungere una spolverata abbondante di formaggio ricotta;
con le uova, che si cuoceranno insieme ai pomodori, appena questi avranno smesso di scattarisciare, altrimenti scattarisceranno pure le uova;
come contorno di carne o pesce o legumi;
come volete!!

Provare per gustare!






DI PERTINENZA


Il dialetto salentino, come dicevo su, più che una lingua è un sentimento. Sentimento rappresentato dalla storia della parlata salentina che è molto complessa ed articolata, carica di influenze linguistiche provenienti dalle popolazioni stabilitesi nel territorio nel corso dei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli, arabi, emminchia quanti! Capite perché tanto sentimento?? Abbiamo accolto i fonemi di tutti, prendendone un po' da ognuno, così chiunque a casa nostra si sente a casa propria. Pertanto nel tempo è diventata una lingua ricca, opulenta, piena di parole, concetti, costrutti e anche suoni unici e... difficilmente traducibili!

A proposito di suoni, per esempio,  il digramma italiano sc (quello dolce, quello di sci), a seconda di come si pronuncia in salentino assume un significato completamente diverso:
prendiamo la parola osce:
- se la  sc  si pronuncia in modo molto dolce, leggero, suono rappresentato dal /ʃ/   è una  fricativa postalveolare sorda di grado semplice, quindi si legge osce /ɔʃɛ/, e significa oggi.
- se invece la sc si pronuncia quasi raddoppiando il suono (come le consonanti doppie), trattasi di
 fricativa postalveolare sorda di grado doppia, ossia il suono sc italiano, si scrive šc, quindi 'ošce /ɔʃʃɛ/,e significa vostre.

Quindi, pummitori scattarisciati si pronuncia così: pummitori scattariʃiàti  (cliccate QUI)

Se volete sentire anche osce&osce cliccate QUI.

Spicciai (Finii)

Tamara




GENEROSAmente


Per l'anno nuovo voglio farvi un regalo unico, speciale e generoso! Condivido con voi la mia collezione privata di preziosissimi Cavez originali! Sono certa che prima o poi, almeno uno di questi vi sarà utile :)



clicca sugli affa sulle immagini per ingrandirle











Principe Azzurro... ma vaffanfiaba!

Tamara

martedì 19 gennaio 2016

Polpo alla pignata. Salentu: lu sule, lu mare, lu ientu... e lu purpu!


Sono una figlia del mare (una cozza, come narra il mio profilo). Ora, bisognerebbe stabilire che grado di parentela abbia col polpo e, di conseguenza, il tipo di reato, considerato che in questo post lo cucino, dopo averlo battuto o abbattuto, per giunta.  
Il dato di fatto è che il polpo, grazie alla cospicua  presenza nel mare salentino (mio padre, per intenderci), è un assiduo frequentatore delle nostre tavole, non solo della mia.
E poi “la morte de lu purpu è la pignata” (recita un vecchio proverbio leccese), quindi se qualcuno ha la responsabilità della fine del polpo, quella è la pignata*!
Chiarite le questioni legali e la mia innocenza, direi che posso cominciare a parlare di questo meraviglioso piatto della tradizione salentina, la cui essenza è sintetizzata in un altro proverbio locale  "Lu purpu se coce cu l'acqua soa stessa", il polpo si cuoce con la sua stessa acqua, a significare che il liquido rilasciato dal nostro caro octopus vulgaris è sufficiente per la sua cottura. 
Si aggiungono odori, un goccio di vino, pomodori, facoltativamente qualche patata, e quello si cuoce da solo. 
Sulle tavole salentine viene servito principalmente come piatto unico o secondo piatto, ma anche come antipasto o per condire la pasta (io, soprattutto), direi che come dessert lascia a desiderare...


* La pignata è la tipica pentola di coccio salentina, ne parlo sotto, nella sezione DI PERTINENZA.




RICETTA

 PURPU ALLA PIGNATA (POLPO ALLA PIGNATA, CON PATATE O SENZA)

Ingredienti per "x" persone (dipende se ci mettete le patate, se lo cucinate come antipasto, secondo, piatto unico o condimento per la pasta)

 

    1 Kg di polpo
500 g di pomodori freschi (o pelati oppure in salsa)
   4 spicchi d'aglio
   1 cipolla (o 2 scalogni)
 1/2 bicchiere di vino bianco
  qb di  peperoncino,  prezzemolo, alloro,  pomodori secchi sott'olio o rinvenuti in acqua tiepida
aromi: origano, alloro, rosmarino, pepe in grani

facoltative: 4 o 5 patate (circa un chilo)

Consigliati: una pignata e un camino acceso. Altrimenti una pignata, uno spargifiamma e un fuoco al
minimo a gas o elettrico. Ultima alternativa, una pentola d'acciaio e un fuoco al minimo a gas o elettrico. In ogni caso, munirsi di tempo, la cottura dovrà essere lenta.


Premesse:  
  •  Come tutti sanno, il polpo non ha solo la testa dura ma pure i tentacoli. Quindi per ammorbidirlo (ché i ragionamenti non servono, vedi sotto il DIVAGAmente) è necessario batterlo ripetutamente su uno scoglio o, in mancanza di questo, abbatterlo con il nel freezer qualche giorno.  Ovviamente, do per scontato che il polpo sia acquistato fresco, e non surgelato.
  •  I pomodori secchi non sono necessari, ma io li metto ovunque, me li inzupperei anche nel latte!
  •  La presenza o meno delle PATATE è fonte infinita di contenzioso fra le fazioni del sì e del no. Io, per essere equa e solidale, lo faccio a volte senza e a volte con.
SENZA: - nel caso voglia condirci la pasta, nel qual caso uso la salsa per ottenere un sugo più legato.
               - se voglio prepararlo come secondo piatto.
CON:     - come piatto unico, servito con crostoni di pane casareccio abbrustolito, e preparato rigorosamente con pomodori rossi freschi.
               - quando lo offro insieme ad altri antipasti tipici salentini (pittule, verdure grigliate, burrata, fave e cicorie,  panzarotti di patate al gavoi e menta, cozze gratinate, frutti di mare crudi, lampascioni, parmigiana, scapece gallipolina, alici marinate, impepata di cozze ok la pianto qui).


ESECUZIONE PROCEDIMENTO :

- Lavare il polpo sotto l'acqua corrente e tagliarlo in pezzi non troppo piccoli.
- Pelare le patate, tagliarle a pezzi, sciacquarle più volte e lasciarle a bagno in acqua fredda, così che perdano l'amido (ovviamente saltare questo passaggio se si decida di cucinare il polpo senza patate).
- Se si usano i pomodori freschi, sbollentarli un minuto, pelarli e privarli dei semi.

- Accendere il fuoco nel camino o quello a gas o quello che avete. Nel caso del gas, accendere il più piccolo e usare uno spargifiamma (a meno che non si usi una pentola d'acciaio). Erogazione al minimo. La cottura dovrà essere lenta.

- Versare qualche cucchiaio di olio nella pignata e farvi soffriggere la cipolla (io la grattugio), il peperoncino tritato e l'aglio.

- Aggiungere i pomodori secchi e le foglie d'alloro.

- Racchiudere gli aromi in una garza o in un ovetto da tè, compreso l'aglio imbiondito. Abbondare con l'origano.

- Finalmente è il turno del polpo, tuffarlo nella pignata.
- Aspettare che cacci l'acqua soa stessa (la sua stessa acqua).
- Aumentare la fiamma, aggiungere mezzo bicchiere di vino, aspettare che evapori e abbassare la fiamma prima che la pignata salti in aria (per dire, al più si spacca in due).
- Aggiungere i pomodori e gli aromi.
- Coprire e lasciar cuocere il polpo finché non comincerà ad ammorbidirsi. Il tempo necessario dipende da quanto è grosso il mollusco. Potrebbero volerci 3/4 d'ora così come due ore. Ho già detto che la cottura deve essere lenta?
- Aggiungere le patate scolate e terminare la cottura. Prevedere mezz'ora per le patate, altrimenti poi si sfaldano e si sciolgono nel sugo. Se si è optato per il senza patate, portare a cottura. Il polpo sarà pronto quando i rebbi della forchetta penetreranno senza difficoltà nel polpo. Io invece uso un metodo rivoluzionario: assaggio e continuo ad assaggiare finché il polpo è perfetto! 
- A fuoco spento, aggiungere il prezzemolo tritato.

Servire fumante e piccante, accompagnato con un buon vino salentino, magari un Negroamaro rosato.





DI PERTINENZA


LA PIGNATA

Con quella sua pancia larga, la terracotta porosa, lo smalto solo nella parte alta così da esser facilitata la presa, è la tipica pentola salentina, in cui si cucinano nel camino, oltre ai polpi frequentatori delle tavole del tacco, soprattutto legumi e carne.
Ha due manici ravvicinati che permettono una buona presa e soprattutto che non si surriscaldino a contatto col fuoco (a condizione che la pignata si ponga nelle fiamme dalla parte senza manici!), e, la parte non smaltata permette che possa trasudare il contenuto pur conservando il calore.
Grazie alla cottura lenta, al profumo della legna d'ulivo, alla porosità della terracotta  anche un semplice legume in acqua diventa meraviglioso.
(Grazie Annarita per la citazione!)



CON I CROSTONI DI PANE

In verità i crostoni migliori sono quelli di pane casareccio di grano duro, abbrustoliti sul fuoco e pucciati nel sughetto, però anche il pane arcobaleno non è niente male cu lu purpu!




CON LA PASTA
Un  primo piatto profumato di mare e di ulivi!




Tamara 


 PROVERBIalmente


lu purpu se coce cu l'acqua soa stessa

(il polpo si cuoce nella sua stessa acqua)

Dicasi, metaforicamente, di persona che cuoce  a fuoco lento nel suo stesso brodo: nei suoi difetti/dubbi/paranoie/incazzature, insomma... fa di testa sua, non ascolta nessuno e sbaglia, irrimediabilmente e testardamente.

Da non confondere con "gallina vecchia fa buon brodo" brodi diversi e soggetti diversi, storia diversa :)

Con i purpi invece ha a che fare un'altra espressione salentina, utilizzata spesso per definire le attività ludiche (ho detto lùrdiche? i salentini capiranno la battuta:) di certune donzellette, anche quelle che non vengono dalla campagna:

 "friscere purpi"
es. ... "nn'ha fritti purpi!!!"
ma questa non la spiego :)




Prima di lasciarvi, vi abbraccio con questo bellissimo Polpo d'amor di Capossela!






edit del 15.02.2016   

Qeusto è il polpo della mia dolce socia Emmettì! Buono e bello! Grazie tesoro ♥


martedì 7 luglio 2015

Penne zucchine e limone. Poscia è corsa nel giardino.


Penne rigate integrali trafilate a bronzo con zucchine, ricotta e limone

Faccio spesso la pasta con zucchine e robiola, piatto veloce e gustoso. Spesso servito come piatto unico quando siamo a dieta, spessissimo, direi che ogni lunedì si comincia la dieta a casa mia. Così quando ho visto la penne zucchine e limone di Maddalena, la cosa che ha catturato subito la mia attenzione è stato il limone. Limone e robiola? Da provare! Così la sottoscritta è andata prima di subito dal suo spacciatore di verdure e ha comprato una dose massiccia di zucchine appena colte, fiorite e dolci, poi è corsa al negozio di alimentari vicino casa che ha la roba buona a comprare la robiola. Poscia*, tornata a casa, è corsa nel giardino a cogliere un limone, poi è corsa in cucina ed è svenut... cioè si è messa subito subito davanti ai fornelli e ha cucinato questo piatto semplice, veloce e brioso.
E quando finalmente si è seduta a tavola, ha scoperto non solo che è buonissimo, versatile e leggero, ma anche che non c'è bisogno di correre, ché mentre l'acqua è sul fuoco si prepara tutto e si ha pure il tempo di fare una telefonata veloce veloce! Il limone con la robiola? perfetto! Dà lo zing giusto ed accompagna allegramente la croccantezza delle zucchine che sono la vera rivelazione di questo piatto! Grattugiate e crude, rimangono così croccanti che fanno proprio scroc!




RICETTA

versione originale con penne di semola trafilate a bronzo e robiola


Ingredienti per 4 persone:

400 g di penne rigate  (integrali o non)
200 g di robiola o (ricotta di pecora)
500 g di zucchine freschissime (piccole e col fiore è meglio)
1 limone (le zeste grattugiate e metà succo)
1 spicchio di aglio
basilico (tanto)
menta (poca)
olio extravergine di oliva
sale integrale
pepe al mulinello



- In una padella grande far imbiondire lo spicchio d'aglio in un paio di cucchiai di olio evo, poi spegnere il fuoco. Mi raccomando, che sia biondo e non nero carbone!
- Mettere l'acqua sul fuoco. Così si dice a casa mia. Per essere più precisi, mettere l'acqua prima in una pentola e poi sul fuoco (la pentola!). Per essere pignoli, aggiungere anche un po' di sale (nell'acqua).
- Lavare e mondare le zucchine, conservarne qualcuna intera per le foto, mi raccomando!
- Ora divertirsi un mondo a grattugiare le zucchine con una grattugia a fori grandi, occhio alle dita e a non far schizzare ovunque striscioline di zucchine!
- Versare le zucchine grattugiate nell'olio ormai tiepido e privato dell'aglio biondo, aggiungere qualche fogliolina di menta (poche, non si esageri eh?), una grattatina di sale al mulinello, mescolare e lasciar insaporire.
- Quando l'acqua bolle calare la pasta.
- Aspettare qualche minuto dopo aver calato la pasta (sì, lo ribadisco, "calato", che buttato mi sa di spreco!). Poscia* cominciare a preparare la robiola o la ricotta allungandola e ammorbidendola con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e aggiungerla alle zucchine.
- Scolare la pasta senza star lì a scuotere lo scolapasta come un martello pneumatico, così rimane un po' d'acqua piena d'amido che favorisce la mantecatura,  versarla nella padella col condimento e aggiungere il succo di limone.
- Se fa freddo accendere il fuoco e far fare alle penne 4 salti in padella fino a mantecatura, la pasta sarà piacevolmente calda.
Se fa un caldo boia invece far mantecare senza fuoco e senza salti, la pasta sarà piacevolmente tiepida.
- Finiti i salti (eventuali) e a fuoco spento, aggiungere tanto basilico tritato, le zeste del limone grattugiate e una macinata di pepe.
- Servire.

* Poscia: Vedi "DIVAGAmente"



 DI PERTINENZA

Fatto e rifatto più volte, quando ho visto il contest della bellissima Erica ho pensato di rifarlo ancora più leggero e salutare. Quindi sono corsa dal solito spacciatore e ho comprato una dose ancora più massiccia di zucchine piccole e freschissime, poi sono corsa dalla spacciatrice di ricotta di pecora (che ha un sacco di pecore vere che producono vero latte di pecora con cui fa ricotta e formaggi da svenimento, difatti qui in paese siamo tutti più o meno svenuti), poi corsa in giardino a cogliere il limone, per fortuna le penne integrali trafilate a bronzo le avevo, ché invece il fiato l'avevo finito!
Erica, questo piatto è per il tuo contest, mica potevo mancare io, ti pare? Prodotto a chilometro zero, niente fritture né grassi strani, ché pure l'olio praticamente non ha fatto strada ed è "vero" e pulito, niente medicine anticrittogamici né fertilizzanti e tantomeno diavolerie varie, solo lu sule e lu iuentu te lu Salentu, è prodotto con le olive del nostro uliveto!
Però aspetta che lo dico come si deve eh?

Con questa ricetta  partecipo al contest Un mondo di benEsseredi La Cuocherellona in collaborazione con Mai soli nel mondo




 DIVAGAmente

* Poscia racconto la prima volta che ho incontrato "poscia".

Ho sempre amato leggere, quando ero piccola leggevo i libricini che mi comprava mio padre e le pubblicità lungo la strada (?). Sì, così mio padre mi ha insegnato a leggere, era uno dei nostri giochi preferiti, leggere qualunque cosa fosse scritta ovunque, sulla bottiglia dell'acqua, sui cartelloni pubblicitari, sulla sua settimana enigmistica, sulle ruote delle biciclette, sulle insegne dei negozi, o semplicemente scritta nei nostri giochi, vediamo se sei capace di dirmi l'alfabeto partendo dalla z, e dalla m? dai ora dimmi tutte le parole che cominciano con la m! e quante m ci sono su quel cartellone? e rallentava fino a che non gli dicevo quante.
Quando cominciai la prima elementare e la maestra il primo giorno di scuola ci disse "ora disegnate un fiore e poi fate un'asta" rimasi malissimo. Ma come disegnate??? io volevo scrivere tutte le parole del mondo!
A 12 anni lessi "Il deserto dei Tartari", il mio primo vero libro, e per poco rimasi stecchita! ma questo lo racconto un'altra volta. Era per dire che da ragazzina leggevo Buzzati, Svevo, Pirandello, Moravia e Verga.
Ecco, Verga appunto.
Mastro Don Gesualdo, leggevo. Che nervoso lui e la sua "roba". Ero tentata di mandarlo a quel paese, ma, nonostante fossi una ragazzina vivace e già mezza scema, ero pure educata. Quindi per mero senso di correttezza continuai a leggere di mastro don Gesualdo e di tutti i suoi compari, Don Diego, Bianca, Ninì Rubiera, Santo, Speranza, Donna Marianna e un'altra caterva di personaggi.
Dopo diversi capitoli e un via vai di gente, e di andate e ritorni alle pagine precedenti per rinfrescarmi la memoria su personaggi e ruoli, comparve lui, Poscia.
Comparve all'improvviso.
     (...)le agghiacciò un momento il sorriso benevolo. Poscia pensò al fuoco che avevano avuto in casa, alla malattia di Bianca(...)
E mo chicazzè sto Poscia???? mah... andiamo avanti vediamo che vuole. Niente. Sparito. Ma dopo qualche capitolo, rieccolo!!!
     (...) E intanto faceva segno di no col capo. Poscia, ficcandosi in mezzo alla gente, a voce più bassa, col viso acceso: - Ha mandato mastro-don Gesualdo in vece sua!... il futuro socio!(...)
Ma mò che c'entra sto Poscia????? ho capito che s'è ficcato in mezzo alla gente, ma da dove è sbucato???? ma è un parente? uno che vuole la roba? che la vende? è uno spacciatore sto bastardo! E subito sparisce.
Per ricomparire di nuovo!
     (...)Il canonico Lupi, ch'era di casa, gli diede anche una lavata di capo. Poscia, voltandosi verso mastro-don Gesualdo, con una faccia tutta sorridente:- Bravo, bravo, don Gesualdo!(...)
Altro che spacciatore! Peggio! è un canonico collega di Lupi! 
Comunque, anche se compare all'improvviso e non si capisce chicazzè, diventa sempre più presente nel romanzo.
      (...)Poscia vedendo che la ragazza piangeva ancora, cheta cheta per non infastidirlo, le tornò a sedere allato di nuovo, rabbonito.(...)
      (...)Poscia mandò giù la bile, e si mise a canterellare mentre affibbiava la testiera della mula:(...)
      (...)Poscia gli si piantò in faccia disperato, scuotendogli le mani giunte dinanzi al viso.(...)
     (...)Che buon vento? che buon vento?... - Poscia vedendo entrare anche don Gesualdo, dietro il canonico, calò di nuovo gli occhiali sul naso. - Ho tanto da fare!(...)
     (...)Così brontolando andava passo passo dietro alla sorella, chinandosi a raccattar per terra le fave cadute dal grembiule di Grazia. Poscia, come svegliandosi da un sogno, domandò:- Tu perché non vai più dalla zia Rubiera?(...)
     (...)Poscia le afferrò le mani, agitando il capo, movendo le labbra senza arrivare a profferir parola.(...)
    (...)Guarda, Grazia!... Quanta roba!... Ce ne sono stati spesi dei denari qui! - Poscia, appena don Gesualdo volse le spalle, aiutò ad insaccare anche lui.(...)
     (...)Poscia, vedendo che l'altro stava zitto e non si moveva, allampanato, tacque anch'essa,(...)
 
anch'essa?????? ma allora è una donna!! oggesù! pensavo fosse un uomo!

(...)Prima s'affollarono sulla soglia simili a un branco di pecore; poscia, dopo Nanni l'Orbo, sfilarono dietro tutti gli altri, col sorriso goffo, il berretto in mano, le donne salutando sino a terra come in chiesa, imbacuccate nelle mantelline.(...)

poscia? come poscia? cos'è, un refuso? è scritto minuscolo, è un refuso. Sono a pagina 272... DEVE ESSERE UN REFUSO... 

 ....

pòscia (avverbio) Dopo, poi, in seguito: Dopo la morte, poscia, Pianto e novel dolore (G. Cavalcanti); del passato error s’è accorta poscia (Poliziano); Ma di ciò poscia parlerem (V. Monti). Seguito da che, funge da cong., con valore temporale (dopo che): Poscia che m’ebbe ragionato questo, Li occhi lucenti lagrimando volse (Dante); o con valore causale (poiché): poscia che voi mi promettete di pregare Idio per me, e io il vi dirò (Boccaccio)
fonte: Treccani

Tamara

martedì 30 giugno 2015

Timpano del cardinale - Prove tecniche di un pranzo annunciato


Ho cercato di capire perché si chiamasse così, ma non ne sono venuta a capo.
Sta di fatto che i due copricapo dei cardinalizi, quelli che si sono susseguiti nel tempo erano: il  Galero prima, e la Berretta poi, e mai timpano,  che nell'architettura templare è tutt'altra cosa.  
Diciamo che lo stampo che ho usato non somiglia né al timpano né ai vari cappelli del cardinale, l'ho scelto perché mi piaceva di più. :)))
La stessa identica ricetta è in giro nel web, di chi sia la paternità difficile da stabilirsi. Comunque io la prima volta, l'ho vista qui.
Vi lascio la ricetta sperando di farvi cosa gradita. :)

Ho riadattato le dosi al mio stampo.




RICETTA

Ingredienti (per uno stampo svasato di 18 cm diametro e 9 di altezza)

1,2 kg di pomodori piccadilly (usate quelli che volete purché piccoli e maturi ma sodi)
6 cucchiai di pane grattugiato
1 spicchio di aglio tritato
5 foglie grandi di basilico tritato
1 cucchiaiata di prezzemolo tritato
3 cucchiai olio e.v.o per inumidire il composto + un filo d'olio per ungere la teglia.

Per la salsa
un barattolo di pelati da 500 g oppure della passata.
un spicchio d'aglio
olio q.b.
sale q.b.
qualche foglia di basilico

Per il ripieno
200 g di ziti spezzettati in 4 parti o formato simile, preferibilmente liscio.
200 g mozzarella a dadini (se vi piace potete abbondare, io la prossima volta lo farò)
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
1 cucchiaio di pecorino romano grattugiato

Procedimento
Lavare e tagliare i pomodorini a metà, togliere un po' di semi senza svuotarli troppo. Mettere un po' di sale e capovolgerli sopra una gratella per una quindicina di minuti.

In un piatto mettere il pane grattugiato, i formaggi, le erbe, il sale, il pepe e l'olio. Mescolare bene fino a che il composto si impregni di olio.
Preparare una teglia, ricoperta di carta forno unta con un filo di olio.
Prendere i pomodorini e pucciarli nel piatto del composto, senza esagerare, si attaccherà che è una meraviglia senza impiccarsi a riempirli col cucchiaino quando i pomodori sono già in teglia. ;)
Metterli man mano in quest'ultima, con il taglio verso l'alto. Ancora un giro di olio e infornare a 190/200° per circa mezz'ora, il pane grattugiato non deve indurire.
Nel frattempo preparare la salsa di pomodoro (io uso una padella salta pasta in modo da poterci  poi condire la pasta) far soffriggere lo spicchio d' aglio con qualche cucchiaiata di olio, unire i pelati o la passata di pomodoro. Far cuocere per circa 20/30 minuti lasciando la salsa un po' lenta, se occorre aggiungere un poco d'acqua durante la cottura. Aggiustare di sale, spegnere e aggiungere il basilico.

Mentre si freddano i pomodori sfornati, mettere a bollire una pentola con l'acqua per la pasta.
Cuocere gli ziti (salare l'acqua) per 3 minuti dal bollore. Scolare e passare nella salsa, cuocere ancora per qualche minuto senzaterminarelacorrida della pasta che dovrà restare a metà cottura. Spegnere e aggiungere parmigiano e pecorino. Far intiepidire e aggiungere la mozzarella (la prossima volta la inserirò a strati alternati con la pasta durante il montaggio nello stampo).


Foderare lo stampo destinato, con carta forno unta di olio su entrambe le facce. Io ho foderato prima il fondo con un cerchio, poi ho fatto delle strisce per i bordi laterali.

Posizionare i pomodori con la parte della buccia verso le pareti dello stampo, tra l'angolo del fondo e la parete.
Posizionarli ben stretti uno all'altro. Fare un altro giro di pomodori lungo i bordi a salire e aggiungere una parte della pasta. Se si fodera lo stampo fino all'orlo, prima di aggiungere la pasta i pomodori cadranno perciò ho trovato più comodo inserire un paio di giri di pomodori alla volta e aggiungere man mano la pasta.
Arrivati al bordo dello stampo coprire il ripieno con altri pomodorini con la parte della buccia a vista.
Infornare per 30 minuti a 190°. Lasciar riposare un quarto d'ora e capovolgere su un piatto da portata e servire.


Ah, il pranzo! 
Ecco, siccome ho in ballo un pranzo con alcuni amici svalvolati sto sperimentando piatti per quel giorno. :)

mercoledì 3 giugno 2015

Crespelle al grano arso di Maya, si fa tutto prima!



Ed eccolo che ritorna.
Lui, il grano arso dico!

Ognuno dei destinatari di quel prezioso sacchetto ricevuto in dono, di cui vi parlammo QUI, se lo è tenuto stretto stretto e ne ha riservato l'utilizzo per qualcosa di davvero speciale.
Stavolta è stata Maya a farlo.
E noi abbiamo goduto della sua preparazione.
Un rotolone di crespelle fatte con la farina di grano arso, appunto, ed  un ripieno meraviglioso, ricco di tanta verdura, mortadella ed il tutto armonizzato da una besciamella fantasmagorica!

Era una domenica di marzo, in cui la solita banda (Maya, Frankie, e le Svalvolate, cioè noi) si è riunita per un incontro conviviale ricco di chiacchiere e tante cose buone da mangiare preparate da ciascuno.
E quando è arrivato il momento di gustare il primo, un cartoccio fumante si è manifestato sotto i nostri occhi, e mentre tutti si allungava il collo per cercare di capire cos'era che emanava quel profumo da svenimento, ecco qua che la nostra piccola peste ci presenta un magnifico rotolone di crespelle che già solo alla vista lasciava presagire quello che poi sarebbe stato un gusto stratosferico.

Il tempo di tagliarlo e distribuirlo nei piatti che già eravamo con la forchetta in mano e la bocca piena, tranne lei, Maya, che tentava invano di farci notare tutti i difetti inesistenti di quel meraviglioso rotolo.
E poi c'è stato un ritardatario che, arrivato dopo pranzo, si è avvicinato (in modo fortuito ma allo stesso tempo disinvolto) al tavolo imbandito di ogni ben di Dio; con nonchalance degna di nota, ha provveduto a spazzolare le ultime porzioncine rimaste di questo crespellone... rimanendo entusiasta nonostante fosse ormai freddo e chiedendo più volte alla propria consorte di replicarlo anche a casa propria!!!! :-DDDDD

Maya tesoro, quel piatto ci è piaciuto talmente tanto che ciascuno di noi lo ha fatto a casa anche più volte, e dunque abbiamo pensato a questa sorpresa per te, per dirti grazie e per dirti che davanti ai fornelli continui ad essere un vero e proprio portento!
La solita banda  si è divertita tantissimo a preparare queste crespelle, parlarne, anche in termini ehm... goliardici, programmare, stabilire e, finalmente, pubblicare! Anche se Francy non è riuscita a postare, anche lei hai rotolato insieme a noi!
Di seguito ci sono i nostri rotoli, qualcuna ha sfornato dei veri serpentoni! Una a caso:)



INGREDIENTI

dosi per 2 rotoli (per 6 persone normali o 8 che magneno poco)

per le crespelle
160 g di farina 00
  40 g di grano arso
500 g di latte
    4    uova grandi
    1    pizzico di sale
  q.b.   di olio o burro (2 cucchiai o una noce)


per la besciamella allo zafferano
  30 g di farina
  30 g di burro
200 g di acqua di cottura delle verdure
150 g di latte
1 bustina di zafferano
q.b. di pepe e sale

per il ripieno e la finitura
410 g di besciamella
200 g di stracchino (o crescenza o 100 stracchino e 100 mascarpone)
120 g di mortadella
500 g di broccoli siciliani o cime di rapa già mondati
q.b.  peperoncino, sale, aglio, olio
q.b. parmigiano
q.b. burro in fiocchi



PREPARAZIONE

Preparare, anche il giorno prima, le crespelle.
- Setacciare le due farine.
- Con un frusta (elettrica o a olio di gomito) sbattere le uova e il sale in una ciotola.
- Aggiungere le farine e continuare a mescolare, cercando di evitare la formatura (formatura??? si capisce che siamo fissate coi lievitati???) la formazione di grumi.
- Aggiungere poco alla volta il latte. Nel caso i grumi, universalmente riconosciuti come indomite spine nel fianco di creme e massaie, si siano ovviamente formati contro la nostra volontà, passare il composto al setaccio.
- Coprire la ciotola con pellicola e far riposare in frigo per mezzora (o fino quando si sia pronti a fare le crêpes).
- Imburrare o oliare una padella di circa 22/24 cm di diametro, e cuocere le crespelle. Dovrebbero uscirne 12. Se ne escono meno... la prossima volta fatele più sottili o usate una padella più piccola. Stavolta arrangiatevi!

Preparare, anche il giorno prima, o qualche ora prima, insomma quando volete prima, la besciamella allo zafferano.
- Setacciare la farina.
- Scaldare il latte e l'acqua di cottura della verdura mescolati.
- In una casseruola (dite la verità, quando siete a casa dite mai "passami la casseruola??") far sciogliere il burro su fuoco basso, poi, di botto e in un sol colpo, aggiungere la farina.
- Mescolare con una frusta per evitare i famigerati grumi, fino a quando il roux (scusate il francesismo) diventerà biondo e si staccherà dai bordi della casseruola (ma ci arriva ai bordi??).
- Aggiungere poco alla volta la miscela di acqua e latte e continuare a mescolare.
- Aromatizzare con sale, pepe e zafferano.
- Cuocere 5-6 minuti, fino a quando la besciamella si sarà addensata (se i grumi non si sono sciolti, passare al setaccio di nascosto, e non confessare mai di averlo fatto! a noi le besciamelle vengono sempre lisce e vellutate vero?).
- Se si è proceduto con largo anticipo e necessita conservare la besciamella, coprire con pellicola a contatto, far raffreddare e poi conservare in frigorifero. Altrimenti, continuare come di seguito.
- Aggiungere i formaggi freschi in pezzi (crescenza, o stracchino e mascarpone) e continuare a mescolare fino a quando non siano completamente sciolti.

Cuocere la verdura (anche queste si possono preparare prima! sicuramente prima della besciamella)
- In una padella soffriggere l'aglio e il peperoncino fresco tritato nell'olio. Spegnere il fuoco e lasciar insaporire.
- Lessare i broccoli o le cime di rapa in acqua salata.
- Scolare la verdura ricordandosi di conservarne l'acqua (naturalmente ricordarsene prima!).
- Saltarla nella padella con l'olio e il peperoncino (l'aglio è meglio toglierlo).


Comporre il rotolo di crespelle.
- Su un foglio di carta forno imburrato disporre le crespelle sovrapponendole un po' così da formare un rettangolo.*
- Tappezzare il rettangolo di crêpes con le fette di mortadella.
- Spalmare le fette con la besciamella allo stracchino.
- Distribuirvi sopra la verdura.
- Arrotolare le crespelle aiutandosi con la carta forno.
- Chiudere le estremità a caramella.
- Cuocere a 180 per circa 25 minuti.
- Aprire la carta, cospargere il rotolo con il parmigiano e qualche fiocchetto di burro e far gratinare per altri 5 minuti sotto il grill.
- Prima di servire, consigliamo di aspettare qualche minuto che il rotolo si assesti...si rassetti...si riposi...insomma, se aspettate un po' prima di tagliarlo a fette e servirlo è meglio, onde evitare che si spatasci sotto il taglio del vostro coltello!

*(Tam la prima volta ha composto i rotoli sul tavolo e non si è accorta che  aveva fatto due serpentoni lunghi oltre 60 cm, costretta poi a cuocerli a staffa di cavallo! Quindi, onde evitare le esagerazioni tipiche della svalvolata salentina, suggeriamo di stendere le crêpes direttamente nella teglia dove verranno cotte, così sarà più facile rientrare nelle giuste dimensioni!).




Qualche consiglio: Questo rotolo è estremamente versatile, si possono sostituire le verdure con altre di stagione, sostituire i formaggi con altri a pasta molle come quelli suggeriti nella ricetta, o grattugiati se stagionati, si possono aromatizzare con erbe varie (per esempio, con melanzane e zucchine suggeriamo la menta), e anche la mortadella si può omettere in favore di altri insaccati (però quanto è buona la mortazza!).
Lo zafferano? Se in pistilli è meglio.
Ah, si può anche congelare, già cotto e porzionato! Noi abbiamo usato le vaschette microfreezer (cioè quelle che passano direttamente dal freezer al microonde), ottima soluzione per le situazioni di emergenza. Insomma, non avete scuse, questi rotoli s'hanno da fa'!




Maya, non vediamo l'ora che arrivi la data del prossimo incontro, chissà cosa ci preparerai!
Ti vogliamo bene.

Tamara, Silvia, Maria Teresa