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lunedì 25 settembre 2017

Muffin al caffè, per un ritorno a tutto gas!


Eccoci!!! Siamo tornateeeeeeeeeee!!!!
Ben trovati amiche ed amici lettori! Come state? Spero abbiate passato una buona estate!
Avete visto che bella macchinina ci siam prese per rientrare in fretta e furia nella nostra cucina? :-D
Io talmente in fretta che mi son dimenticata pure di far la spesa!
Mumble mumble...
E adesso? Cosa offro ai lettori che passeranno a salutarci? Aria fritta?
Un rapido consulto con i neuroni ancora dormienti ed è stato un colpo di fulmine!
Dai, accomodatevi che mentre facciamo due chiacchiere io preparo un dolcino veloce-veloce, buono-buono e poi vengo a sedermi per gustarlo insieme a voi!
Questi muffin sono stati una rivelazione di gusto, leggerezza ed energia allo stesso tempo!
L'abbinamento cioccolato caffè non ha bisogno di presentazioni, la sofficità di questo impasto invece sì.
Nonostante l'assenza di burro il risultato è davvero notevole e la scioglievolezza dell'impasto è degna di nota!
Merito sicuramente della tecnica di lavorazione tipica del muffin: ingredienti secchi da un lato, ingredienti liquidi dall'altro, una mescolata veloce con una frustina o un cucchiaio e voilà, il gioco è fatto! ;-)


Non so se consigliare questi muffin per la colazione, una merenda pomeridiana o addirittura per un dolce vero e proprio da fine pasto se arricchiti con un frosting al mascarpone e una spolverata di cacao. Certo, in questo caso la leggerezza va a farsi friggere, ma una volta tanto...
Se li assaggiate tiepidi ve ne innamorerete, se li mangiate freddi apprezzerete un gusto più definito, se li farcirete con il frosting diventeranno una droga (avevo detto una volta tanto...).  A voi la scelta! :-)))))
Io per il momento li sto gustando a colazione insieme ad una tazza di caffè e latte e non vi nascondo di aver ceduto alla prova inzuppo! Chevvelodicoaffà...
D'altra parte ogni nuovo giorno merita di essere inizato a tutto gas, no? :-DDD



RICETTA  (dose per 10 pirottini da 5 cm di diametro) 


(clicca per ingandire)
Ingredienti secchi:
160 g di farina 0 o 00
80 g di zucchero
50 g di cioccolato in gocce o a tocchetti
2 cucchiaini rasi di lievito istantaneo
2 cucchiaini ben colmi di caffè solubile
1 pizzico di ammoniaca per dolci

Ingredienti liquidi:
1 uovo
100 ml di panna fresca
35 ml di caffè ristretto
40 ml d'olio di girasole o di riso

Per il frosting:
125 g di mascarpone
125 g di panna fresca
30 g di zucchero a velo
cacao amaro per spolverare

In una ciotola emulsionare tutti gli ingredienti liquidi e in un'altra setacciare tutti i secchi, aggiungendo per ultimo le gocce di cioccolato. Versare i liquidi sui secchi e mescolare con una forchetta o una frustina per non più di 8 giri. L'impasto si presenterà sodo e apparentemente grumoso; è proprio così che deve essere.
Riempire i pirottini per 3/4 del loro volume e cuocere a 190° per 12-15 minuti (se si fanno pirottini più grandi arrivare anche a 20 minuti).
Sfornare e lasciar raffreddare.
Per il frosting, lavorare il mascarpone e lo zucchero a velo con le fruste elettriche; montare la panna ed incorporarla con una spatola con movimenti dall'alto verso il basso per dare ariosità e "leggerezza" al composto.


APPROFONDIAMO? IL CAFFÈ E LE PRINCIPALI VARIETÀ

Portare alle labbra una tazza di caffè fumante è un gesto comune in buona parte del mondo, ma pochi si saranno posti domande sull’origine della bevanda, la sua storia, il suo significato sociale.
Sulle sue origini vi sono molte leggende. Tutti conoscono quella proveniente dal Monastero Chehodet nello Yemen, secondo la quale uno dei monaci, avendo saputo da un pastore di nome Kaldi che le sue capre ed i suoi cammelli si mantenevano “vivaci” anche di notte se mangiavano certe bacche, preparò con queste una bevanda nell’ intento di restare sveglio per poter pregare più a lungo.
Nel sistema di classificazione del regno vegetale creato dal botanico svedese Carlo Linneo, il caffè venne catalogato nella famiglia delle rubiacee, che raggruppa ben 4500 varietà tra cui 60 specie appartenenti al genere coffea.
Delle circa 60 specie di piante di caffè esistenti, solo 25 sono le più commerciali per i frutti, ma di queste solo le prime quattro hanno un posto di rilievo nel commercio dei chicchi di caffè la Coffea Arabica, la Coffea Robusta, la Coffea Liberica e la Coffea Excelsa.

Coffea Arabica
Specie coltivata e selezionata da diversi secoli.
Di questa la più rinomata è la varietà “Moka”, coltivata sopratutto in Arabia, i cui grani piuttosto piccoli, hanno un intenso profumo aromatico. Il loro colore caratteristico è il verde rame, mentre la forma è appiattita ed allungata. Altre varietà sono la “Tipica”, la “Bourbon” molto diffusa in Brasile e la “Maragogype” apprezzata per i grani più grossi che produce.
Le piante di Arabica prosperano in terreni dotati di minerali, specie quelli di origine vulcanica, situati oltre i 600 metri di altezza. Il clima ideale deve aggirarsi intorno alla temperatura media di 20°C.
La coltivazione di altre specie è stata pure introdotta dalla fine dell’ Ottocento, a seguito delle malattie che, in diverse regioni, colpirono e decimarono la Coffea Arabica.
Da allora si andarono scegliendo e selezionando altre specie in grado di dare dei grani da introdurre con successo sul mercato internazionale.

Coffea Robusta 
Affine alla Coffea Arabica, i suoi rami si incurvano a forma di ombrello, verso terra. Durante l’anno la fioritura è continua. I suoi grani tondeggianti sono più piccoli, ma più ricchi di caffeina rispetto alla specie precedente e, una volta torrefatti, risultano molto profumati. Questa varietà che vegeta anche in pianura, ha avuto molta fortuna in commercio. Scoperta nel Congo è ora molto coltivata, perchè oltre all’abbondanza di produzione ed al minor costo d’impianto, mostra alte caratteristiche di resistenza alle malattie, vegetando anche in condizioni disagiate. Alcune varietà ricavate da incroci di “Canephora” a cui la Robusta appartiene, sono molto diffuse in Indonesia, Uganda, India e nell’Africa occidentale. Inoltre è stata ricavata “l’Arabusta”, incrocio tra le due Coffee, Arabica e Robusta.

Coffea Liberica 
Proveniente dalle foreste della Liberia e dalla Costa d’Avorio, è una bella pianta longeva, robusta, rigogliosa nella vegetazione con frutti e semi grandi quasi il doppio di quelli della Arabica, ed inoltre più resistenti all’assalto dei parassiti.
E’ una pianta che richiede temperatura elevata e abbondante acqua. Per queste sue caratteristiche la Coffea Liberica è scelta come porta innesto e per ottenere, tramite incrocio, nuove varietà presenti soprattutto in Costa d’Avorio e nel Madagascar.
I suoi chicci, sebbene di qualità inferiore, danno un caffè profumato e gradevole. Con un gusto che, fino a qualche decennio addietro, piaceva maggiormente nei paesi scandinavi.

Coffea Excelsa
Scoperta nel 1904, questa specie resiste bene all’attacco delle malattie ed alla siccità.
Dà una resa molto elevata ed i grani, lasciati invecchiare, danno un caffè dal gusto profumato e gradevole, simile a quello della Coffea Arabica.

Le quattro specie descritte sono le più importanti quanto a redditività delle coltivazioni.
Per altre curiosità  continuare qui.


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Prima dei saluti consentitemi un ringraziamento speciale a due carissime amiche lettrici che,
durante questa estate, ci hanno fatto compagnia con le loro mail, messaggi e tantissime ricette replicate anche in vacanza! Ed è con loro che abbiamo voluto condividere parte del viaggio di rientro mentre sfrecciavamo a bordo del bolide condominiale!
Ahahahaahahhahahahhahaahahaa, quante risate di gusto ci siam fatte!!!! :-DDDDDD

Buon inizio di settimana a voi tutti!
Io mi godo l'aria fresca tanto desiderata questa estate e, non me ne vogliate, aspetto trepidante le giornate invernali in cui mi pare che il tempo scorra più lento e corpo e mente si rigenerino!  

Emmettì



Siate lieti, sempre! 


EDIT DEL 25/09/2017

E questi i muffin della mia adorata socia Silvia, fatti praticamente in tempo reale insieme a me! :-))
Guardate che belliiiiiiiiii!!!!!!!!! 


martedì 17 maggio 2016

Tartufini di tiramisù, piccole golosità una tira l'altra e poi l'altra e poi l'altra (periodico)


Oggi sarò breve! È un evento, lo so, eppure è vero. Breve e succinta come rapida e veloce è l'esecuzione (nella accezione di realizzazione eh) di questi piccoli gioiellini di mascarpone, che in una lezione di economia brillerebbero per la qualità di massima resa e piccola spesa. E poi, se vogliamo, è un piccolo ritorno alle origini (raccontate in questo DIVAGAmente), quando fare dolci mi terrorizzava, al punto da ricorrere a biechi trucchi (leggi: preparati per torte Cameo) per camuffare la mia insufficienza culinardolciaria. Ecco, questa è una ricetta che all'epoca mi sarebbe stata utilissima, perché facilissima e per giunta senza biechi trucchi!
Il risultato è davvero sorprendente, visto il minimo investimento sia economico (bastano pochissimi ingredienti) che fisico, basta pochissimo olio di gomito!
E poi sono così veloci da fare questi piccoli bonbon di tiramisù, che sono un ottimo salvadolce, in caso di voglia improvvisa o, peggio, di ospiti inattesi, con l'aiuto del freezer basta un'oretta e son pronti!

Ringrazio Aria, per avermi illuminata con i suoi Tartufini bonbon tiramisù, grazie infinite per avermi fatto scoprire questi piccoli gioiellini!





clicca sull'immagine per ingrandire

RICETTA

Ingredienti per circa 25 tartufini

250 g di mascarpone
100 g di zucchero a velo
  10-12 savoiardi (magari fatti in casa, QUI la ricetta)
    2 cucchiaini di caffè solubile
q.b. di cacao amaro


Procedimento

Lavorare con le fruste il mascarpone con lo zucchero a velo, unire il caffè solubile sciolto in un cucchiaino di latte o acqua calda e mescolare fino ad ottenere una crema omogenea.
Sminuzzare i biscotti come si preferisce. Per un briciolame sottile usare il cutter, se si preferisce ottenere bricioline più grossolane usare la classica bottiglia di vetro o il mattarello (e l'olio di gomito su citato).
Provare con dieci savoiardi, se il composto risultasse troppo morbido aggiungerne ancora un paio.
Aggiungere i biscotti alla crema di formaggio,  mettere in frigo qualche ora per fare rassodare al meglio. Se non si ha tempo, porre in freezer mezz'ora.
Formare le palline e metterle in frigorifero a solidificare ancora. La solita mezz'ora se si opta per il freezer.
Poco prima di servire, rotolarle nel cacao amaro e NON ASSAGGIARE! Si rischia di portare in tavola solo qualche granello di cacao!

Se non si dispone di caffè solubile si può usare il caffè espresso, ma poi sarà necessario aggiungere altri biscotti, altrimenti il composto risulterà troppo morbido. All'uopo, se si fa il caffè con la moka, abbondare con la polvere e deficere con l'acqua, così verrà bello ristretto!

FINE! visto che brevezza? :)

 


CONFESSIONALmente

Confesso l'inconfessabile: siccome ai miei figli il cioccolato troppo amaro non piace, ho tuffato i tartufini tiramisù in cacao amaro mescolato a... cacao zuccherato. Ecco, l'ho detto!
Accetto insulti e recriminazioni, porgo le guance, i palmi delle mani e anche le piante dei piedi (per chi volesse punirmi con solletico :)!

Confesso anche che, nonostante sia a dieta, non ho mangiato i bonbon ma ho abbondantemente e ripetutamente assaggiato durante la realizzazione, tutte le volte che li ho fatti (anche a dosi doppie e triple). Questa è la ragione per cui non ho indicato quanti tartufini vengon fuori con le dosi indicate. Sicuramente più di quanti ne uscirebbero se non assaggiassi continuamente!
edit del 19.5.2016: la mia socia Silvia li ha rifatti, non li ha assaggiati durante la lavorazione, ed è riuscita quindi a contarli: 25 grandi come una noce. Grazie tesoro!

Confesso che quando sono molto molto molto arrabbiata (3 molti, perché con 2 urlo, con 1 molto invece "sguardo" torvamente) lancio. Sì, lancio oggetti, di solito è il telecomando, difatti a casa mia nonostante il numero notevole di tv, sterei, digitaliterrestri, lettoridvd, ecc. non c'è più un solo telecomando originale... son tutti universali o craccati. Una volta ho lanciato il bambolotto di mia figlia e... ma questa è un'altra storia, rischio di uscire fuori tema. Ah sono già fuori tema?
Allora fine delle confessioni!

Tamara













Anche le mie adorate socie, appena visti i tartufini, li hanno rifatti tosto! 

I tartifini di Emmettì

I tartufini di Silvia, che ne ha ricoperto alcuni con pistacchi tritati




VERAmente (mai letto nulla di più VERAmente)




Sul muretto affianco a casa mia. 




mercoledì 25 novembre 2015

Cioccolatini rum e caffè per una cioccofila senza speranza



Ero indecisa se pubblicare la ricetta dei cioccolatini o un'ode al cioccolato. Difatti non pubblico da oltre un mese, tanto che non riuscivo a decidere! Alla fine, mentre mi arrovellavo nei dubbi, mi rotolavo nell'incertezza, mi torturavo nell'insicurezza, ho capito! Pubblicare la ricetta coincide col cantarne la bontà... e lo so, sono una volpe! Più di tutto però amo il cioccolato, sono una cioccofila senza speranza, quindi non potevo continuare a mangiare cioccolatini a sbafo senza provare l'ebbrezza di farmeli da sola, e per giunta ripieni a mio piacimento.
Così ho cominciato a studiare (continuando a sbaf... degustare cioccolatini), ho praticamente imparato a memoria il trattato sui cioccolatini di Piero (che consiglio vivamente di leggere e consultare a chi volesse cimentarsi per la prima volta con temperaggio-colatura-copertura-smodellamento-smadonnamento) e li ho fatti e rifatti più volte, arrivando alla mia ricetta perfetta, al mio gusto prediletto (per ora!), una fusione di due ricette, sempre di Piero, rubate qui.
Non indugerei oltre, tenterò di essere sintetica, per qualsiasi approfondimento rilinko il Pierotrattato!



RICETTA

Premesse:

- Il cioccolato di copertura avanzerà per oltre la metà, ma può essere conservato e sciolto ancora per altri cioccolatini. Oppure per altre preparazioni, per esempio una tenera tenerina, o i biscotti diabolici di Emmettì, la sachertam piccante, o una cioccolatosissima torta al cioccolato senza glutine. Insomma, mica si butta né!

- Per temperare il cioccolato ci sono varie tecniche, io uso la più pigra, l'attesa :). Nella sezione "Di pertinenza" parleremo un po' del temperaggio, questo sconosciuto.

- Per fare i cioccolatini necessitano alcune attrezzature di facile reperibilità, val la pena procurarsele: stampi in policarbonato, una spatola a triangolo (tipo questa), un tarocco rigido, ciotole in vetro e un termometro.

- Io, ormai da tempo, uso un modo che mi permette di fare altro mentre il cioccolato scioglie senza rimanere appicciata col naso sul vetro del microonde e tirar fuori la ciotola ogni 15 secondi con l'incubo che un secondo in più bruci tutto.
Uso la funzione scongelamento, ci mette un po' di più ma è perfetta. I miei tempi sono stati quelli che dirò, ma ovviamente ogni forno ha temperature, modalità e tempi diversi, quindi è bene fare delle prove e adattare i tempi al microonde che si possiede.

- Se non si possiede il forno a microonde, si può ovviare con il bagnomaria, però in questo caso porre molta attenzione a non far entrare acqua nel cioccolato perché potrebbe impazzire, il cioccolato odia l'acqua! (e io amo il cioccolato, l'ho già detto?)




Cioccolatini fondenti al rum e caffè

Ingredienti  per 40 cioccolatini o quelli previsti da uno stampo in policarbonato
clicca sull'immagine per ingrandirla


Per la copertura:
450 g di cioccolato extrafondente al 72%

Per il ripieno:
180g di cioccolato al latte
  40g di panna al 34% di grassi
  20g di liquore Rum
    4 cucchiaini colmi di caffè solubile (tipo Nescafè)



Sciogliere il cioccolato
Premessa: il cioccolato si deve sciogliere e deve raggiungere una temperatura tra i 45 e i 50 gradi, non un grado di più, altrimenti il cioccolato si brucia.

- Spezzare il cioccolato in pezzi o ridurlo in scaglie.

- Porlo in una ciotola di vetro e farlo sciogliere al microonde in modalità scongelamento per 5 minuti,  controllare e smuovere il cioccolato con una spatola in silicone, poi continuare a "scongelare" ancora 5 minuti. A questo punto il cioccolato è sciolto, misurare la temperatura, dovrebbe essere intorno ai 40°. Azionare la funzione cottura (quella normale, per intenderci) alla massima temperatura per 15 secondi. A questo punto la temperatura dovrebbe aver raggiunto i 48/50 gradi.
Tengo a ribadire che questi sono i tempi e i risultati del mio microonde.


Temperare il cioccolato (cioè portare il cioccolato a 32°)

- Mettersi seduti e aspettare.
- Per non farsi calare la papagna, accelerare i tempi di raffreddamento mescolando lentamente il cioccolato, se si ha fretta e la papagna incombe, distribuire il cioccolato lungo le pareti della ciotola, raccoglierlo, mescolare, ridistribuire e ogni tanto misurare la temperatura.
- Quando la temperatura ha raggiunto i 28°, risvegliarsi dal torpore e riscaldare la massa qualche secondo (7 o 8) al microonde.
- Ritornata la temperatura a 32° (anche 31 va bene) procedere subitissimo con la colatura, altrimenti il cioccolato si fredda e..bisogna ripetere tutto daccapo, diociscampi!


Colatura (copioincollo fedelmente dal Pierotrattato, la papagna ha vinto e dirlo a parole mie mi è troppo faticoso:)
Premessa: questa operazione consiste nel far colare il cioccolato fuso e alla temperatura  di 32° dentro gli stampi.
Preparare un foglio di carta forno sul piano di lavoro, ad un certo punto servirà.

- Versare la cioccolata negli incavi dello stampo in modo da riempirli tutti.
- Vibrare energicamente lo stampo in modo da far uscire eventuali bolle d’aria.
- Poi sbattere lo stampo 3-4 volte sul marmo (occhio, questa operazione è esaltante, non esagerate eh? n.d.s.).
- Infine rigirare lo stampo di botto, facendo colare tutta la cioccolata sul tavolo di lavoro.
Per far uscire meglio la cioccolata aiutarsi sbattendo forte la spatola sul bordo dello stampo; uscirà molta altra cioccolata (idem come sopra, anzi, peggio! n.d.s.).
- Quindi con la spatola a triangolo raschiare via tutta la cioccolata dalla superficie.
- A questo punto si mette lo stampo a faccia in giù sulla carta forno e si lascia 5-6 minuti.
- Poi, quando la cioccolata si è un po’ seccata, si passa ancora la spatola a triangolo per rifinire eventuali piccole increspature. Lo stampo dovrà risultare pulitissimo, tranne che negli incavi dove c’è la cioccolata.
- Si copre con la carta forno e si mette in frigo per almeno 15 minuti, questa volta a faccia in alto.

I cioccolatini sono pronti per esser riempiti quando il cioccolato si staccherà dal fondo degli incavi.. Per capirlo basata guardare da sotto. Se si è staccato, si vedranno come delle striscioline bianche in corrispondenza dei disegni negli incavi.



Preparare il ripieno e riempire i cioccolatini

- Sminuzzare il cioccolato con un coltello o col tritatutto.
- Portare ad ebollizione la panna, aggiungere il caffè solubile e versare sul cioccolato.
- Mescolare con cura fino ad ottenere una crema densa e uniforme.
- Aggiungere il liquore e mescolare energicamente finché non si sarà completamente amalgamato.
- Versare la ganache in una sacca da pasticciere usa e getta (o con una bocchetta piccola), tagliare la punta ottenendo un foro piccolissimo (sennò la ganache, ancora liquida, uscirà senza controllo!)
- Riempire i cioccolatini fino a circa 2/3 millimetri dal bordo.


Copertura e chiusura (ricopioincollo)

- Temperare nuovamente il cioccolato. (Eh, davvero dico. :) Dai, ora non ci vuole niente, il peggio è passato! n.d.s.)
- Prima di tutto con la spatola a triangolo si raccoglie, raschiandolo, tutto il cioccolato colato sul tavolo e lo si rimette nella scodella, possibilmente spezzettandolo.
- Una volta poi arrivati a 32°, si procede esattamente come si è fatto per la prima colatura, cioè versare il cioccolato fino a riempire i cioccolatini, vibrare lo stampo per eliminare le bolle e fermarsi qui, non capovolgere lo stampo. Eliminare l'eccesso di cioccolato con la spatola tenendo lo stampo orizzontale e in alto con una mano e manovrando la spatola con l'altra (clicca QUI).
- E’ importante ora lisciare e livellare per bene la superficie al fine di non avere imperfezioni su quella che poi sarà la base del cioccolatino.
- Se dovessero comparire dei minuscoli buchi, con la punta della spatola a triangolo raccogliere del cioccolato dal tavolo e tapparci il buchino.

Far asciugare bene il cioccolato (10-20 minuti, volendo anche in frigo).


Smodellare

Impugnare lo stampo con due mani sui lati corti, tenendolo a faccia in su.
- Torcere lo stampo (stile cubetti per il ghiaccio. n.d.s.); in realtà lo stampo non si torcerà, ma il movimento è quello della torsione e va fatto.
- A questo punto, poggiare il lato lungo sul tavolo con la superficie inferiore rivolta verso di voi (io non ho capito bene bene questa cosa della superficie inferiore, ma voi lo capirete, ne sono certa! n.d.s.).
- Con un unico movimento secco, voltare lo stampo sul tavolo facendolo completamente  sbattere con tutta la superficie da cui devono uscire i cioccolatini.

Se tutto è stato fatto a dovere, i cioccolatini usciranno tutti insieme.
Può capitare che qualche cioccolatino non sia uscito al primo colpo.
In questo caso ripetete l’operazione di rivoltare lo stampo sul tavolo.
I cioccolatini rimasti dovrebbero uscire tutti al secondo colpo.
(Se non escono manco al secondo colpo, chiamate l'esorcista, qualcuno vi ha fatto il malocchio! n.d.s.)

FINITO!

I cioccolatini sono ben riusciti se sono lucidissimi, senza macchie e rumorosi, al morso devono fare SCROCK!

Vale la pena, giuro, vale la pena!

Tamara

n.d.s.: nota della svalvolata






 DI PERTINENZA

Perché temperare il cioccolato? 
 
Oh, che poi, diciamocelo, tutti a spiegare i segreti del temperaggio, il come e il quando ma perché, perché perché temperarlo? non potremmo semplicemente scioglierlo, versarlo, colarlo, riempirlo, sbatacchiarlo e finalmente mangiarlo? Senza attese, marmi, termometri e smadonnamenti.
 No.
 Se vuoi un cioccolatino di quelli che appena lo schiacci tra le fauci fa CROCK e poi fai MMMMMMM lo devi temperare. Non hai scampo. Nessuno lo dice, ma lo scopo del temperaggio è ottenere cioccolato buono, croccante e lucido. Perché anche la vista e l'udito abbisognano di soddisfazione,  il cioccolato dà tante soddisfazioni, se temperato come si deve (anche se mangiato a occhi chiusi).
In sintesi, un cioccolato ben cristallizzato conferisce al prodotto finale importanti qualità, quali la brillantezza, la conservabilità, un numero maggiore di aromi, maggior croccantezza, maggiore lucentezza.
Il cioccolato cristallizzato male è una ciofeca,  non buono, brutto e cattivo.
Ultimo, ma non ultimo, il cioccolato cristallizzato bene si restringe impercettibilmente, ma sufficientemente a rendere facile l'estrazione dallo stampo.
 
Che poi, il termine giusto è "precristallizzazione". Lo so, troppo difficile, pensa a dire "mi passi il precristallizzatore che devo precristallizzare la mia matita di cioccolato cristallizzato?  Però così è, si precristallizza il cioccolato per temperarlo...(si porta alla temperatura giusta per precristallizzarlo).


VOCABOLARIO DEL CIOCCOLATO

Cristalli: "Il cielo visto attraverso la chioma di una grande quercia. Così il chimico Peter Fryer descrive la struttura del cioccolato. Se potessimo sbirciare l’anima di una tavoletta, vedremmo piccoli cristalli di burro di cacao e di zucchero organizzati in fitte reti intricate, proprio come i rami e le foglie compongono l’intreccio naturale delle fronde di un albero" (blog.moebiusonline.eu).
 
Cristallizzazione: Indurimento del cioccolato. Il cioccolato contiene una materia grassa chiamata “burro di cacao”. Una volta fuso, questo burro di cacao non può ritrovare la sua forma stabile originale da solo ma necessita di una “manipolazione” che dà inizio ad un processo di cristallizzazione (indurimento) corretto. Questo intervento tipico nella lavorazione del cioccolato viene chiamato temperaggio o precristallizzazione.

Precristallizzazione o temperaggio: tecnica attraverso la quale, portando il cioccolato a temperature diverse, si ottiene un certo numero di cristalli (nuclei di cristallizzazione contenuti nel burro di cacao) piccoli, numerosi e uniformemente distribuiti attorno ai quali si aggregheranno spontaneamente gli altri. O, altrimenti detto, si stabilizzano i cristalli. Un paragone, che rende bene l'idea di cosa succeda, è quello con un muro: se fatto di mattoni posti in file ordinate avrà una certa stabilità, se fatto con pietre di dimensioni e consistenze diverse sarà molto meno solido.

Cioccolatino fondente al rum e caffè: cioccolatino godurioso, croccante, morbido, peccaminoso, furbo, poetico.

(perché furbo? appena il rum ti fa venire la papagna, arriva il caffè che scazzotta l'effetto soporifero!)


































DIVAGAmente


Ode al cioccolato


Il Cioccolato è divino,

morbido,

sensuale,

profondo.

Nero,

sontuoso,

appagante,

potente,

denso,

cremoso,

seducente,

suggestivo,

ricco,

eccessivo,

setoso,

levigato,

lussurioso,

celestiale...

Il Cioccolato è rovina,

felicità,

piacere, 

amore, 

estasi, 

fantasia... 

Il Cioccolato ci rende viziosi, 

colpevoli, 

peccaminosi, 

sani, 

chic, 

felici.



Ode to Chocolate [Elaine Sherman] versione originale