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martedì 21 febbraio 2017

Cicatelli di grano arso con crema di cicoria, burrata e alici e ogni scarrafomamma è bella a figlia soja


Quando ho letto la ricetta su un giornale, ho capito che era arrivato il momento. Sì, ho sentito un rigurgito fortissimo di coraggio, sapete di quelli che: questa cosa non la farò mai, troppo difficile, no no no, verrebbero ciofeche, no e poi no, e poi all'improvviso il leone che è in noi (o in Emmettì:) esce fuori ruggendo spavaldo, sì! Si può fare! Farò i cicatelli, la pasta fatta in casa che mangio da sempre,  e non intendo che li cucinerò, ma li farò proprio! Prendo armi, bagagli, grano arso e coraggio e corro da lei, la maestra di cicatelli, mia madre, per farmi aiutare. E' andata a finire che li ha fatti lei, la Giovanna, non  potevo rischiare che venissero dei vermi informi dalle lunghezze variabili, io ho fotografato e filmato. Però poi, le ultime due striscioline di pasta le ho fatte io, giuro!
Ma cosa sono i cicatelli?

I cicatelli, specialità pugliese, sono un tipo di pasta corta lavorata a mano ricavata da un impasto di farina di semola e acqua e hanno una forma allungata ottenuta schiacciando l'impasto sulla spianatoia. Ricordano lontanamente la forma di una barca, sono simili ai cavatelli ma più lunghi, senza apertura centrale, piuttosto dei “segni” che si creano con le dita durante la lavorazione. Adatti quindi, ad essere conditi con sughi di un certo spessore, salse a base di carne o di verdure fortemente saporite come rucola, cima di rapa, radicchio, ecc.

In questa ricetta ho trovato interessante la variante con la cicoria, parzialmente ridotta in crema, dolce e delicata, con l'aggiunta della burrata, dal gusto leggero, a condire i cavatelli impastati con grano arso, (di cui le mie socie hanno abbondantemente parlato nel post delle orecchiette) che invece hanno un gusto deciso e un profumo intenso. L'aggiunta delle alici sott'olio e del peperoncino aggiunge forza e brio ad un piatto semplice, colorato e d'effetto!





RICETTE

CICATELLI DI GRANO ARSO

clicca per ingrandire



Ingredienti per 4 persone:

100 g di semola di grano duro Senatore Cappelli
100 g di semola rimacinata di grano duro
  50 g di grano arso
130 g di acqua
    1 pizzico di sale




Preventivamente procurarsi, ove possibile, una nonna papera, una mamma bravissima a fare la pasta in casa (meglio se a casa sua, così poi tutto il casino lo pulisce lei), e un nipotino bellissimo, simpatico, chiacchierone e volenteroso, per farsi aiutare nella rognosissima operazione di mettere in fila la pasta nei vassoi. Poi procedere come di seguito, oppure fotografare e filmare mentre la mamma suddetta procede come di seguito.


Procedimento:

- In una ciotola miscelare le farine con le mani e poi versarle su un piano di lavoro formando la classica fontana.
- Al centro versare l’acqua in cui si sia sciolto il sale ed iniziare ad impastare fino a formare un impasto omogeneo ed elastico.
- Quando sarà perfettamente liscio, avvolgerlo con della pellicola alimentare e lasciarlo riposare a tempertura ambiente per 30-40 minuti.
- Su una spianatoia infarinata tirare la pasta col mattarello o con la nonna papera (la macchina per la pasta) fissando la distanza tra i rulli al massimo, insomma mettere alla tacca più larga, per capirci.
- Appiattire un po' l'impasto, infarinarlo, piegarlo su stesso tre o quattro volte e passarlo nella macchinetta. Ripetere questa operazione almeno 4 o 5 volte.
- Tagliare delle strisce larghe dai 5 ai 5,5 cm.
- Dalle strisce ricavare delle fascette larghe circa un cm.
-  Poggiare i polpastrelli di 3 o 4 dita sulla fascetta, fare pressione strascinando la pasta sul tagliere, farla rotolare su se stessa e passare alla successiva. Via così fino ad esaurimento della mamma dell'impasto.
- Chiedere al nipotino di disporre la pasta su un vassoio infarinato.
- Far seccare la pasta almeno mezza giornata, io preferisco una giornata intera.



Se non s'è capito come si formano i cicatelli, dare un'occhiata al video sotto.



CICATELLI DI GRANO ARSO CON CREMA DI CICORIA, BURRATA E ALICI



Ingredienti per le 4 persone di cui alla precedente:

350 g di cicatelli di grano arso
800 g di cicoria catalogna (preferibilmente con foglie e cuori)
    1 burrata (250 o 300 g)
    6 filetti di alici sott'olio
    1 spicchio d'aglio
2/3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
 q.b. di peperoncino piccante fresco o secco
 q.b. di sale .

Procedimento:

- Mondare e lavare accuratamente  foglie e cuori della cicoria.
- Portare a ebollizione una pentola di abbondante acqua salata,  lessare la cicoria catalogna per una decina di minuti, quindi scolarla conservando l'acqua di cottura.
- Nel frattempo, in una padella rosolare nell'olio uno spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato, le alici sminuzzate e peperoncino piccante a volontà.
- Quando le alici saranno sciolte rimuovere l'aglio, unire le cicorie e farle insaporire per qualche istante.
- Con l’aiuto di un frullatore ad immersione frullarne una parte fino a formare una crema.
- Lessare i cicatelli nell'acqua recuperata dalla cottura della cicoria, scolarli (ricordarsi di prelevare una tazza di acqua prima) e saltarli in padella con gli altri ingredienti, aggiungendo se necessario qualche cucchiaio di acqua della pasta.
- Dividere la pasta condita nei piatti e distribuirvi al momento fiocchi di burrata fresca.
- Credo sia cortesia invitare a pranzo almeno la mamma e il nipotino!





DI PERTINENZA

La Burrata è un formaggio fresco a pasta filata, prodotto in Puglia, nella zona delle Murge e in particolare ad Andria, sua città natale. Anche se ricorda la mozzarella la sua consistenza è molto più morbida e filamentosa. È fatta con latte di mucca e ha una forma sferica tra i 7 e 10 cm di diametro.

Dalla forma di una nuvola, candida, liscia e morbida, ha l’aspetto di un piccolo sacchetto di pasta filata, bianco e lucido, dello spessore di circa 2 mm. Questo sacchetto, fatto a mano, rinchiude un morbido cuore di “sfilacci” di pasta filata e panna chiamato stracciatella. Il nome non è casuale e deriva dalla modalità di preparazione, con cui la pasta filata viene “stracciata” a mano per formare pezzi (lucini) di forma e lunghezza irregolari. Il peso di una buona burrata può variare dai 100 g a 1000 g. Il gusto, inconfondibile, è dato dal sapore di latte fresco o cotto unito a burro e panna. Il modo migliore per gustare questa vera e propria delizia è un assaggio che unisca la sacca esterna e la stracciatella in un unico boccone.

La storia della burrata è un racconto interessante e bizzarro (e ti pareva). È sicuramente figlia dell’arte casearia pugliese e della sua città natale, Andria, in particolare, ma il suo inventore ha un nome e un cognome. Proprio ad Andria, in questa città stesa tra le pendenze delle Murge e l’Adriatico, nel 1956, Lorenzo Bianchino lavorava presso la masseria Piana Padula, nella quale venivano prodotti formaggi a pasta filata ripieni di burro, chiamati manteche.
Fu nel 1956, anno di una straordinaria nevicata che rendeva difficili i trasporti, che il signor Bianchino, ebbe un’idea: creare una specie di sacchetto con la pasta della mozzarella per conservarvi all’interno la panna e la stracciatella. In questo modo, da un’idea semplice e geniale, nacque la Burrata che, in poco tempo riscosse uno straordinario successo in Italia e nel mondo, fino a divenire un prodotto simbolo di un’intera regione.
(mi viene il dubbio che il Bianchino avesse origini nordiche, un uomo del sud, un giorno di straordinaria nevicata che rendeva difficili i trasporti, avrebbe impiegato il suo tempo altrove ed in altro modo. Certamente 😉 )




DIVAGAmamma

Mia madre è un soggetto, come dire, una tipa. Ogni scarrafamamma è bella a figlia soja, ma a me mia madre fa morire. A parte la mammitudine e l'amorevolezza di cui è capace (molto ruspante ma genuina e tanta, nonostante io sia ormai bella stagionata e madre a mia volta, sempre figlia mi fa sentire), mi fa morire dal ridere per tre cose:
- per la schiettezza, come dire, non te le manda a dire, tipo: tanti auguri cara, ti ho portato un panettone. "un panettone??? ma non dovevi, ne ho già due, di panettoni! Tienilo pure, grazie!";
oppure, come raccontai di nascosto qui, quando mi dice "No Tam grazie, non la voglio la tua pizza, la mia è molto più buona" (e ovviamente ha ragione!).
- per la golosità, come si dice nel salento, è proprio cannaruta, però per non farsi sgamare pilucca, tipo: l'altro giorno  abbiamo fatto le chiacchiere "io ne mangio solo una eh... che buone, me ne passi un'altra? vabbè dai ancora una... l'ultima! a furia di ultime, se ne è spazzolate un vassoio! *
- per l'ingegno e la precisione che ha in cucina, tipo: è capace di fare polpette, a mano libera, talmente tutte uguali che se le misuri col calibro non differiscono di un millimetro! **
Idem quando fa i cicatelli. Tutti identici uno all'altro, vassoi e vassoi di pasta che manco un pastificio industriale. E' talmente precisa e metodica, pulita e ordinata, controllata e paziente, che mi sono sempre messa in ammirata osservazione seduta accanto a lei ogni volta che decideva di mettersi mani in pasta, rifiutandomi solennemente di confrontarmi con cotanta perfezione. Voglio troppo bene al mio ego per infliggergli una batosta così grande come quella delle polpette! (vedi nota **).

* Da che si capisce da chi abbia preso la mia cannarutezza. Che si sa, di generazione in generazione pregi e difetti si raffinano e rafforzano: io sono talmente cannaruta che i miei figli, da piccoli, nascondevano caramelle e cioccolato altrimenti io glieli spazzolavo senza lasciar manco la carta, per dire.
** da che si capisce da chi non abbia preso la mia capacità di fare polpette: non solo non c'è pericolo che ne escano due uguali, ma se le misuri col calibro il ventaglio di misure tra la prima e l'ultima varia dalle dimensioni di un cece a quelle di un mandarino. Per dire.

 Poi mia madre è anche una splendida nonna dei miei figli, di cui si è occupata da quando sono nati, ma questa è un'altra (meravigliosa) storia.  ❤️

Tamara


mercoledì 3 giugno 2015

Crespelle al grano arso di Maya, si fa tutto prima!



Ed eccolo che ritorna.
Lui, il grano arso dico!

Ognuno dei destinatari di quel prezioso sacchetto ricevuto in dono, di cui vi parlammo QUI, se lo è tenuto stretto stretto e ne ha riservato l'utilizzo per qualcosa di davvero speciale.
Stavolta è stata Maya a farlo.
E noi abbiamo goduto della sua preparazione.
Un rotolone di crespelle fatte con la farina di grano arso, appunto, ed  un ripieno meraviglioso, ricco di tanta verdura, mortadella ed il tutto armonizzato da una besciamella fantasmagorica!

Era una domenica di marzo, in cui la solita banda (Maya, Frankie, e le Svalvolate, cioè noi) si è riunita per un incontro conviviale ricco di chiacchiere e tante cose buone da mangiare preparate da ciascuno.
E quando è arrivato il momento di gustare il primo, un cartoccio fumante si è manifestato sotto i nostri occhi, e mentre tutti si allungava il collo per cercare di capire cos'era che emanava quel profumo da svenimento, ecco qua che la nostra piccola peste ci presenta un magnifico rotolone di crespelle che già solo alla vista lasciava presagire quello che poi sarebbe stato un gusto stratosferico.

Il tempo di tagliarlo e distribuirlo nei piatti che già eravamo con la forchetta in mano e la bocca piena, tranne lei, Maya, che tentava invano di farci notare tutti i difetti inesistenti di quel meraviglioso rotolo.
E poi c'è stato un ritardatario che, arrivato dopo pranzo, si è avvicinato (in modo fortuito ma allo stesso tempo disinvolto) al tavolo imbandito di ogni ben di Dio; con nonchalance degna di nota, ha provveduto a spazzolare le ultime porzioncine rimaste di questo crespellone... rimanendo entusiasta nonostante fosse ormai freddo e chiedendo più volte alla propria consorte di replicarlo anche a casa propria!!!! :-DDDDD

Maya tesoro, quel piatto ci è piaciuto talmente tanto che ciascuno di noi lo ha fatto a casa anche più volte, e dunque abbiamo pensato a questa sorpresa per te, per dirti grazie e per dirti che davanti ai fornelli continui ad essere un vero e proprio portento!
La solita banda  si è divertita tantissimo a preparare queste crespelle, parlarne, anche in termini ehm... goliardici, programmare, stabilire e, finalmente, pubblicare! Anche se Francy non è riuscita a postare, anche lei hai rotolato insieme a noi!
Di seguito ci sono i nostri rotoli, qualcuna ha sfornato dei veri serpentoni! Una a caso:)



INGREDIENTI

dosi per 2 rotoli (per 6 persone normali o 8 che magneno poco)

per le crespelle
160 g di farina 00
  40 g di grano arso
500 g di latte
    4    uova grandi
    1    pizzico di sale
  q.b.   di olio o burro (2 cucchiai o una noce)


per la besciamella allo zafferano
  30 g di farina
  30 g di burro
200 g di acqua di cottura delle verdure
150 g di latte
1 bustina di zafferano
q.b. di pepe e sale

per il ripieno e la finitura
410 g di besciamella
200 g di stracchino (o crescenza o 100 stracchino e 100 mascarpone)
120 g di mortadella
500 g di broccoli siciliani o cime di rapa già mondati
q.b.  peperoncino, sale, aglio, olio
q.b. parmigiano
q.b. burro in fiocchi



PREPARAZIONE

Preparare, anche il giorno prima, le crespelle.
- Setacciare le due farine.
- Con un frusta (elettrica o a olio di gomito) sbattere le uova e il sale in una ciotola.
- Aggiungere le farine e continuare a mescolare, cercando di evitare la formatura (formatura??? si capisce che siamo fissate coi lievitati???) la formazione di grumi.
- Aggiungere poco alla volta il latte. Nel caso i grumi, universalmente riconosciuti come indomite spine nel fianco di creme e massaie, si siano ovviamente formati contro la nostra volontà, passare il composto al setaccio.
- Coprire la ciotola con pellicola e far riposare in frigo per mezzora (o fino quando si sia pronti a fare le crêpes).
- Imburrare o oliare una padella di circa 22/24 cm di diametro, e cuocere le crespelle. Dovrebbero uscirne 12. Se ne escono meno... la prossima volta fatele più sottili o usate una padella più piccola. Stavolta arrangiatevi!

Preparare, anche il giorno prima, o qualche ora prima, insomma quando volete prima, la besciamella allo zafferano.
- Setacciare la farina.
- Scaldare il latte e l'acqua di cottura della verdura mescolati.
- In una casseruola (dite la verità, quando siete a casa dite mai "passami la casseruola??") far sciogliere il burro su fuoco basso, poi, di botto e in un sol colpo, aggiungere la farina.
- Mescolare con una frusta per evitare i famigerati grumi, fino a quando il roux (scusate il francesismo) diventerà biondo e si staccherà dai bordi della casseruola (ma ci arriva ai bordi??).
- Aggiungere poco alla volta la miscela di acqua e latte e continuare a mescolare.
- Aromatizzare con sale, pepe e zafferano.
- Cuocere 5-6 minuti, fino a quando la besciamella si sarà addensata (se i grumi non si sono sciolti, passare al setaccio di nascosto, e non confessare mai di averlo fatto! a noi le besciamelle vengono sempre lisce e vellutate vero?).
- Se si è proceduto con largo anticipo e necessita conservare la besciamella, coprire con pellicola a contatto, far raffreddare e poi conservare in frigorifero. Altrimenti, continuare come di seguito.
- Aggiungere i formaggi freschi in pezzi (crescenza, o stracchino e mascarpone) e continuare a mescolare fino a quando non siano completamente sciolti.

Cuocere la verdura (anche queste si possono preparare prima! sicuramente prima della besciamella)
- In una padella soffriggere l'aglio e il peperoncino fresco tritato nell'olio. Spegnere il fuoco e lasciar insaporire.
- Lessare i broccoli o le cime di rapa in acqua salata.
- Scolare la verdura ricordandosi di conservarne l'acqua (naturalmente ricordarsene prima!).
- Saltarla nella padella con l'olio e il peperoncino (l'aglio è meglio toglierlo).


Comporre il rotolo di crespelle.
- Su un foglio di carta forno imburrato disporre le crespelle sovrapponendole un po' così da formare un rettangolo.*
- Tappezzare il rettangolo di crêpes con le fette di mortadella.
- Spalmare le fette con la besciamella allo stracchino.
- Distribuirvi sopra la verdura.
- Arrotolare le crespelle aiutandosi con la carta forno.
- Chiudere le estremità a caramella.
- Cuocere a 180 per circa 25 minuti.
- Aprire la carta, cospargere il rotolo con il parmigiano e qualche fiocchetto di burro e far gratinare per altri 5 minuti sotto il grill.
- Prima di servire, consigliamo di aspettare qualche minuto che il rotolo si assesti...si rassetti...si riposi...insomma, se aspettate un po' prima di tagliarlo a fette e servirlo è meglio, onde evitare che si spatasci sotto il taglio del vostro coltello!

*(Tam la prima volta ha composto i rotoli sul tavolo e non si è accorta che  aveva fatto due serpentoni lunghi oltre 60 cm, costretta poi a cuocerli a staffa di cavallo! Quindi, onde evitare le esagerazioni tipiche della svalvolata salentina, suggeriamo di stendere le crêpes direttamente nella teglia dove verranno cotte, così sarà più facile rientrare nelle giuste dimensioni!).




Qualche consiglio: Questo rotolo è estremamente versatile, si possono sostituire le verdure con altre di stagione, sostituire i formaggi con altri a pasta molle come quelli suggeriti nella ricetta, o grattugiati se stagionati, si possono aromatizzare con erbe varie (per esempio, con melanzane e zucchine suggeriamo la menta), e anche la mortadella si può omettere in favore di altri insaccati (però quanto è buona la mortazza!).
Lo zafferano? Se in pistilli è meglio.
Ah, si può anche congelare, già cotto e porzionato! Noi abbiamo usato le vaschette microfreezer (cioè quelle che passano direttamente dal freezer al microonde), ottima soluzione per le situazioni di emergenza. Insomma, non avete scuse, questi rotoli s'hanno da fa'!




Maya, non vediamo l'ora che arrivi la data del prossimo incontro, chissà cosa ci preparerai!
Ti vogliamo bene.

Tamara, Silvia, Maria Teresa





lunedì 23 marzo 2015

Pane arso, grano duro - integrale - arso, lievito naturale, glutatione e flipper


Non sembra, ma anche questa ricetta è il risultato di una sfida con me stessa, anzi due.
     La prima sfida è stata quella di trovare il grano arso, ormai raro come il corno di rinoceronte, la painite di Myanmar e il panda rosso* del Tibet. Appena l'ho visto da lontano, nascosto dentro un sacco di juta, ho avuto come un mancamento, manco fossi  Bernadette, e poi sono corsa a comprarlo, prime che la visione scomparisse!
Subito dopo una parte l'ho divisa in sacchettini e ne ho fatto un pacco, spedita alle mie adorate socie che ne hanno fatto un uso meraviglioso, le  orecchiette spettacolari  pubblicate qui!!

    La seconda sfida
è stata decidere di fare un pane total hard... totalmente duro, cioè di grano duro ma che fosse morbido e alveolato, senza trucchi. Oddio, qualche trucco l'ho usato, poi vi dirò, ma non ho usato manitoba o altra farina dopata.
Qui nel Salento si produce quasi esclusivamente grano duro, e il pane tipico leccese è una pagnottona di grano cotta nei forni a legna. Noi salentini per "grano" intendiamo la nostra farina di grano, che è una semola semintegrale (rimacinata ma con residui maggiori della rimacinata), quindi poco adatta alla panificazione. Ma noi salentini ce ne freghiamo, e mangiamo un pane poco alveolato, compatto e profumato di grano e d'ulivo, però è vero pure che un pochino mappazzoso è, ti si pianta nella pancia e gioca a flipper col colon.
Ecco, volevo evitare il flipper, però volevo usare anche le meravigliose farine del Salento, non solo la semola, non solo il grano arso, ma anche la semola integrale. Insomma, un pane impossibile.

Impossibile? Ecco, appena ho pensato "impossibile", questa parola ha cominciato a giocare a flipper col mio cervello!
Il quale (cervello) ha cominciato a rimbalzarmi parole come  - alta idratazione - prefermento - autolisi - pieghe - glutatione... glutatione??? su su, deglutite! Approfondiremo l'argomento nella sezione "di pertinenza".
Per ora vi dico solo che si ottiene inattivando il lievito di birra, che quindi perderà totalmente la funzione lievitante di cui si occuperà invece il nostro lievito naturale.
Dai, andiamo alla ricetta che vi vedo già sbadigliare!

* panda:  vedi sezione DIVAGAmente


 RICETTA


Pane al grano arso a lievitazione naturale, 80% di idratazione

350 g di farina di grano (semola di grano duro o semola rimacinata) **
130 g di grano  integrale (semola di grano duro integrale o farina intergrale) **
120 g di grano arso
  50 g di lievito naturale (pasta madre o li.co.li.)
480 g di acqua
  15 g di sale
    1 cucchiaino di malto
    3 g di lievito di birra (da inattivare)

** per le farine, vedi sezione DI PERTINENZA, Total hard





La mattina alle 7
- Ho preparato un prefermento con 50 g di pasta madre, 150 g di farina di grano e 80 g di acqua. Ho coperto la ciotola con pellicola alimentare e lasciato lievitare a temperatura ambiente (18 gradi).
- Le farine rimanenti le ho impastate 5 minuti con 230 g di acqua e 5 g di sale. Ho formato una palla che ho avvolto nella pellicola alimentare e riposto in frigo. Questa è la cosiddetta autolisi.

Alle 14.30
- Ho tirato fuori dal frigo l'autolisi.
- Ho preparato il glutatione: sbriciolato il lievito in una tazza e coperto con 10 g di sale.

Alle 15

-  Ho cominciato ad impastare biga e autolisi con 150 g di acqua in cui ho sciolto il malto.
- Ho impastato 10 minuti e aggiunto il glutatione allungato con 20 g di acqua.
- Ho portato a incordatura.
- Ho scaravoltato l'impasto sul piano infarinato e dato una piega a portafoglio. Ho coperto a campana.
- Dopo quaranta minuti ho dato ancora una piega.
- Dopo quaranta minuti ancora una piega a portafoglio e ho messo a lievitare in un cestino  infarinato con la chiusura della piega in alto. (Oppure, se si preferisce, si può dividere in due pezzi prima della terza piega e porre a lievitare in due cestini, o in stampi da plumcake).  Ho coperto e fatto lievitare in forno a circa 28 gradi.

Alle 21.45 
- Ho ribaltato con estrema delicatezza in una teglia di ferro e messo a cuocere sul fondo del forno che avevo portato a 250 gradi e vaporizzato.
- Ho proceduto con i tempi e le temperature seguenti:
             20 minuti sul fondo a 250 gradi con vapore
             20 minuti sul fondo a 210 gradi con vapore.
             20 minuti a 180 gradi alla prima tacca di altezza senza vapore.
Poi ho tamponato il pane con un canovaccio bagnato e messo nel forno in alto con sportello a fessura e ventilazione per altri 10 minuti. (questa operazione serve a far venire una crosta spessa e croccante).
Fatto raffreddare in forno con sportello semiaperto e sulla gratella.






DI PERTINENZA


Le parole che hanno giocato a flipper col mio cervello

Alta idratazione
L’acqua è l’elemento fondamentale degli impasti insieme alla farina: i processi chimico-fisici innescati dall’unione di questi due elementi rendono possibile la formazione dell’impasto e la sua struttura. La presenza di acqua in quantità maggiore o minore corrisponde a una struttura differente del lievitato sia prima che dopo la cottura. Nel pane l’idratazione è fondamentale per determinare il tipo di prodotto che si andrà a realizzare: una maggiore idratazione sarà appannaggio di prodotti maggiormente alveolati e leggeri. Un impasto altamente idratato, se lavorato con metodo e cura, è più leggero a livello fisico e prima della cottura risulta parecchio morbido. L’alveolatura sarà maggiormente sviluppata e la struttura della mollica sarà meno densa: tutte queste caratteristiche dipendono però esclusivamente da una corretta lavorazione.

Prefermento
È un pre-impasto fermentato di parte della farina utilizzata, di solito utilizzato come starter nelle preparazioni in cui sia previsto il lievito di birra (come il poolish e la biga, di cui ha parlato Emmettì qui), oppure come rinforzo del lievito madre, che così viene spinto al massimo dell'attività.
 I vantaggi del prefermento sono diversi: la distribuzione dei lieviti nell’impasto è più uniforme, la fermentazione è più rapida e il prodotto finale più saporito, croccante e digeribile.
Inoltre, anche l'alveolatura sarà più sviluppata, in modo diverso a seconda del prefermento scelto:
- la biga determina lo sviluppo di una mollica aerata irregolarmente, buchi grossi,  dona colorito e croccantezza alla crosta, e favorisce lo sviluppo in alto;
- il poolish determina una mollica più omogenea (fitta, a buchetti piccoli, grosso modo uguali ed equamente distanziati), conferisce aroma di pane, favorisce l'ottenimento di impasti dorati ma morbidi all'interno.

Negli impasti indiretti  è  consigliabile l'aggiunta del malto perché il preimpasto, che ha subito un lungo periodo di fermentazione, è stato particolarmente impoverito di zuccheri


Autolisi
 L’autolisi è una tecnica particolare che consente di sfruttare l’autoevoluzione delle caratteristiche del glutine. Questo sistema si pratica in tre fasi: miscelazione iniziale della farina con dell’acqua; riposo dell’impasto autolitico così ottenuto; ed infine l’impasto finale. Nella prima fase nell’impastatrice vengono dosati gli ingredienti di base ( farina e acqua al 55% ), i quali vengono delicatamente impastati per pochi minuti a velocità minima. L’impasto così ottenuto, subisce successivamente il riposo (seconda fase), che può durare da 20 minuti a 24 ore. Se il tempo di riposo è superiore alle 5-6 ore, si consiglia di aggiungere alla miscela una parte del sale e non superare il 45-50 % di acqua, la successiva conservazione dovrà essere effettuata alla temperatura di + 18-20°C. Mentre per il periodo di riposo abbastanza breve l’impasto viene lasciato a temperatura ambiente (28 °C). Infine segue la terza fase (l’impasto finale), in cui vengono aggiunti gli ingredienti mancanti nella ricetta ( lievito, malto, eventualmente acqua, sale ) o gli altri ingredienti in base alla ricetta.  L’impasto autolitico può essere utilizzato totalmente o parzialmente ( con la dose minima del 20% ).

La tecnica di autolisi consente di ottenere un prodotto finale caratterizzato da tre particolarità: un sapore caratteristico, un ottimo sviluppo e una più lunga conservazione. Inoltre si riducono i tempi d’impasto, la consistenza dell’impasto diventa particolarmente liscia e malleabile, si ha una formatura più agevole ed il prodotto finito ha un volume superiore, una migliore alveolatura e una maggiore sofficità della mollica.

Pieghe
Servono a dare struttura ad impasti solitamente piuttosto idratati e ad infittirne la maglia glutinica, l'impasto ingloba più aria e si rinforza. Difatti dopo qualche serie di pieghe l'impasto è più strutturato e maneggevole, anche con idratazione medio-alta, e l'aria inglobata aiuta sia la lievitazione che lo sviluppo verticale in fase di cottura.

Glutatione
Il glutatione è il più potente ed importante fra gli antiossidanti prodotti dall’organismo, è un tripeptide naturale, vale a dire una sostanza costituita da tre amminoacidi che conferiscono al glutatione un'elevata capacità di ossidarsi o ridursi, proteggendo le proteine e gli altri composti ossidabili dall'azione deleteria dei radicali liberi.

E che ci azzecca col pane?
Ci azzecca, ci azzecca.

Di base, per la proprietà di legare l'ossigeno, ha effetti deleteri sul glutine, ma opportunamente dosato aiuta a distenderlo in quelle farine che per loro natura, tipo il grano duro, non consentono un'adeguata dilatazione degli alveoli.
Il grano duro fornisce farine dal glutine tenace, a causa dei numerosi legami disolfuro in grado di sviluppare, che ne determinano la contrattura; tali legami necessitano la presenza di ossigeno che in parte viene sequestrato dal glutatione, per cui in sua presenza il glutine rimane più disteso ed acquista estensibilità.
Tutto ciò si traduce in maggiore sviluppo durante la cottura, migliore areazione della mollica, quindi maggiore sofficità del prodotto finito.
E' contenuto in buona quantità nel liquido citoplasmatico dei lieviti e per ottenerlo è necessario inattivarli, causandone l'autolisi cellulare o plasmolisi.
Quindi il lievito di birra, usato per fare questo pane, viene completamente inattivato per cui la fermentazione sarà operata dal solo lievito madre.
In effetti la cottura ne annulla le proprietà, ma il glutatione agisce positivamente nell'impasto durante la lievitazione limitando fortemente l'ossidazione dei grassi, dei carotenoidi e bloccando l'iperattività della lipossigenasi.
Per inattivare il lievito, Adriano (da cui ho tratto questo...glutatiotrattato!) consiglia di usare il sale, famoso assassino di lieviti, così come ho diligentemente indicato in ricetta.



Total hard
Qui il discorso potrebbe essere lunghissimo, ma cercherò di sintetizzare al massimo.
La ragione per cui ho usato tutti questi trucchi, che manco il mago Casanova, Silvan e Houdini messi insieme, è che il grano duro, come accennato nella intro, pur essendo una farina tenace, sviluppa una scarsa maglia glutinica, per via della struttura in granuli di grosse dimensioni. La semola è un prodotto meno raffinato rispetto alla semola rimacinata, dal colore giallo più intenso e, avendo una granulosità più grossolana, sviluppa scarsissima maglia glutinica, una mollica molto compatta e poco lievitata. Ottima invece per la pasta fatta in casa che risulta più compatta e callosa, conserva grande sapidità e profumi, inoltre, risulta molto più facilmente digeribile. Il cosiddetto "grano duro o farina di grano" usato qui nel Salento, è una farina più raffinata della semola ma meno della rimacinata, ragion per cui il nostro pane è molto compatto.
Le semole salentine non si trovano facilmente nel resto del mondo (!), ecco perché negli ingredienti di questo pane, ho indicato tra parentesi delle alternative.

Grano arso
Maria Teresa e Silvia, nel loro post delle Orecchiette, dicono praticamente tutto sul grano arso! Non aggiungo altro, contenti eh? :)



fonti:
http://www.agrodolce.it/2014/04/11/idratazione-negli-impasti/
http://www.dolcesalato.com/blog/2013/05/31/giorilli-ci-spiega-la-tecnica-dellautolisi/
http://profumodilievito.blogspot.it/2012/04/pizza-in-teglia-con-lievito-madre-e-la.html




Questo pane è meraviglioso con la marmellata di Emmettì, quindi lo mando alla nostra amica Terry che questo mese raccoglie i  lievitati da colazione per Panissimo #27 ideata da Sandraèleisandra e Barbara
Tamara





DIVAGAmente 




I rossi sono in via di estinzione...

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                                                                                                                               mi sento molto panda (con i cerchi in lega però)


Tamara @