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martedì 23 gennaio 2018

Cestini di pasta fillo con ricotta di bufala e spinaci.


Bentornati nella cucina condominiale!!!! :-)))))
Oggi una ricettina leggera e veloce veloce, ma così deliziosa e sfiziosa da poter essere fatta e rifatta in più e più varianti!
La pasta fillo è stata per me una scoperta recente perché finita per sbaglio nel carrello della spesa durante le feste natalizie; così lo scorso we, dopo una breve consultazione su un libro di stuzzichini, mi son decisa a preparare qualcosa prima di farla scadere.
Complici degli spinaci freschissimi ricevuti in dono è stato un attimo trovare un abbinamento semplice ma super goloso: spinaci, ricotta e scamorza racchiusi in un cestino di croccantissime sfoglie! L'idea mi è piaciuta così tanto che già mentre assemblavo gli ingredienti, ne pregustavo il risultato.
La scelta della ricotta di bufala perché: una volta scolata, rimane bella asciutta e compatta e questo garantisce che il ripieno, pur rimanendo morbidissimo, non inumidisce l'involucro croccante e difatti l'esperienza sensoriale "al morso" è degna di nota. Il cronch della pasta fillo che incontra la morbidezza e del ripieno è un piacevolissimo contrasto.
Ottimi! Davvero ottimi questi cestini! E di una versatilità pazzesca: per un aperitivo, uno stuzzichino, una cena modello finger food ma anche modello forchetta e coltello! Nulla toglie poi, di poterli considerare un pasto vero e proprio accompagnando con altro tipo di verdura! ;-)
Decidete voi  dove inquadrarli, ma inquadrateli! :-DDDDDDDD


INGREDIENTI (per 20 cestini e 15 fagottini) 

500 g di spinaci freschi (in alternativa 300 g di quelli surgelati)
400 g di ricotta di bufala scolata
50 g di parmigiano grattugiato
250 g di scamorza
25 fogli di pasta fillo
1 noce di burro
1 pezzettino piccolo di aglio tritato
sale q.b.
pepe q.b.
noce moscata q.b.
olio extravergine di oliva per pennellare

(clicca per ingrandire) 
Lessare gli spinaci per un paio di minuti in poca acqua non salata; scolarli e lasciarli raffreddare.
Appena sono intiepiditi, strizzarli bene bene tra le mani e trasferirli in padella con una noce di burro ed un pezzettino di aglio tritato lasciandoli insaporire per 4-5 minuti. Poi, fuori dal fuoco, aggiungere il sale, la noce moscata e un po' di pepe macinato al momento.
In una ciotola versare gli spinaci ancora caldi, aggiungere il parmigiano e poi la ricotta; lavorare con una forchetta tutti gli ingredienti fino ad ottenere una farcia ben amalgamata e corposa.
Ripieno pronto!
Prendere ora i fogli di pasta fillo per confezionare i cestini e i fazzoletti.
Per i cestini useremo un foglio diviso a metà nel senso della lunghezza e poi ciascuna metà divisa in tre quadrati, mentre per i fazzoletti un foglio intero.
In entrambi i casi, la pasta fillo andrà pennellata con un filo filo d'olio di oliva per conferire ancora maggior croccantezza.
Formatura dei cestini: prendere i tre quadrati di fillo, pennellare un lato del primo, poggiarvi sopra il secondo quadrato in modo obliquo e pennellare anch'esso, poi prendere il terzo quadrato (senza pennellarlo) e sempre in modo obliquo poggiarlo sul secondo. Ora, con molta delicatezza, prendere i tre quadrati ed adagiarli nell'incavo di un pirottino in alluminio, sistemando la pasta proprio a formare un cestino.
Mettere alla base mezzo cucchiaio di farcia agli spinaci e ricotta, poi un paio di striscioline di scamorza e poi ancora un altro pochino di farcia. Con il pennello già unto di olio, passare sui bordi sporgenti di pasta ed andare avanti con la preparazione.
Formatura dei fazzoletti: prendere un foglio di pasta fillo e pennellare tutta la superficie con pochissimo olio, poi procedere come da sequenza fotografica qui sopra(che è più facile a vedersi che a scriversi!).
Quando stanno per finire gli ingredienti, accendere il forno a 180° e, arrivato a temperatura, disporre i cestini e i fagottini in due teglie per poi infornare. Lasciar cuocere per una decina di minuti fino a quando la pasta fillo non sarà bella dorata. Estrarre dal forno e lasciar intiepidire prima di affondare il morso! ;-)
Mentre intiepidiscono, sentirete degli sfrigolii cric crinch croc cronch, che metteranno in moto tutte le papille gustative!!! Peccato non poterveli far sentire! Il morso però posso farvelo vedere! ;-)



Considerazioni finali e suggerimenti.
Meglio il cestino o il fagottino?
Se la preparazione fa parte di un aperitivo, un apericena, o un aperiquellochevipare, è da preferire la forma a fazzoletto perché può essere mangiato con le mani e a piccoli morsi; per contro, il cestino, per quanto più carino e colorato, è più adatto per un pasto in cui le gambe son sotto il tavolo, perché per essere gustato, è meglio utilizzare forchetta e coltello.
In ogni caso, entrambe le forme si possono preparare con qualche ora di anticipo (di sicuro fino a tre); poi, al momento di portarle a tavola, metterle nel forno e portarlo alla massima temperatura in modalità ventilato per 3-4 minuti. In questo modo il ripieno sarà nuovamente filante e l'involucro croccantissimo!
E voi cosa preparereste, cestino o fazzoletto? :-)))))))))))
Buon proseguimento di settimana a tutti voi, e alla prossima ricettuzza!
Emmettì.









giovedì 13 aprile 2017

Lu fiadon'(e) abruzzese.


Ho la fortuna di vivere in una grande famiglia, in cui le provenienze geografiche si intrecciano da nord a sud! E vivere in una grande famiglia, fra i tanti vantaggi, significa anche scoprire tradizioni culinarie diverse da quelle a cui sono abituata.
Oggi siamo in Abruzzo e vi parlo de "lu fiadon'(e)" (amo i dialetti e mi piace da matti imparare a pronunciare le parole, con la giusta cadenza).
Uno scrigno di sfoglia che racchiude un ripieno di uova e formaggi; risultato? Una bontà pazzesca!
Il fiadone viene portato sulle tavole abruzzesi per la colazione di Pasqua e, in caso di avanzi, messo nel cestino da pic nic per il giorno di pasquetta o per le scampagnate.
Di semplicissima realizzazione, si presta per essere realizzato in breve tempo e sarebbe davvero un peccato non provarlo, almeno una volta! ;-)

Per onorare la bellissima terra d'Abruzzo, e rendere la ricetta il più fedele possibile alla tradizione, ho usato la farina di rosciola, un grano tenero antico, coltivato nel territorio aquilano e chietino, che è particolarmente indicata per la panificazione, la preparazione di pasta fresca, dolci e biscotti.
Vi lascio allora questa proposta per arricchire la vostra tavola di Pasqua, il cestino da pic nic oppure per un dono fatto con le nostre mani da regalare a chi ci sta più a cuore!


RICETTA (per circa 50 fiadoni)

Per la pasta:
500 g di farina di rosciola (in alternativa una 0 macinata a pietra)
60 g di olio d’oliva
60 g di vino bianco
2 uova taglia xl
6 grammi di sale

Per il ripieno:
200 g di ricotta di pecora ben scolata
150 g di parmigiano grattugiato
150 g di rigatino grattugiato (oppure del pecorino o altro parmigiano)
4 uova medie
un pizzico di noce moscata
un pizzico di lievito istantaneo per torte salate
un cucchiaino abbondante di pepe macinato al momento

Per la finitura:
un uovo piccolo

(clicca per ingrandire)
Setacciare la farina su un piano di lavoro e formare al centro un cratere in cui versare le uova, l'olio ed il vino; emulsionare i liquidi con una forchetta e far assorbire mano mano parte della farina fino a quando il composto non inizia ad indurire.
Affondare le mani ed impastare fino ad ottenere un impasto malleabile ed allo stesso tempo ben sodo.
Coprire con della pellicola o con una ciotola ribaltata e lasciare che l'impasto riposi per una ventina di minuti. Nel frattempo preparare il ripieno lavorando semplicemente i relativi ingredienti con una forchetta;.
Prendere l'impasto e dividerlo in quattro parti; stenderli con la macchina per fare la pasta ottenendo delle sfoglie piuttosto sottili (terzultimo buco). Mettere al centro della striscia un cucchiaino colmo di ripieno, inumidire i bordi con un pennello bagnato e tagliare la pasta nello stesso modo in cui si fanno i ravioli.
Pennellare la superficie con un uovo sbattuto e praticare un taglietto con le forbici (che serve per far dare la caratteristica forma e far uscire l'eventuale liquido prodotto dalla ricotta).
Infornare a 180° per 20 min. circa fino a quando non risulteranno ben dorati.
Appena cotti, lasciare raffreddare su una gratella; stavolta non c'è da aspettare, assaggiatene subito uno (ho detto uno!) appena intiepidito e... tornate a raccontarmi!!! ;-)


Ah, nel caso avanzassero, (non si conoscono ancora episodi ralmente accaduti nella storia) i fiadoni possono essere congelati e tirati fuori un'oretta prima del consumo. Volendo, metterli in forno a 180° per circa 10 minuti con la funzione ventilata; la sfoglia intorno tornerà croccantina ed il ripieno scioglievole. Sembreranno come appena fatti! :-)))

CURIOSITA' 

Il fiadone è una specialità della cucina dell’Abruzzo, che le famiglie del posto si scambiano come dono durante la settimana Santa, per poi mangiarlo a Pasqua ed il Lunedì in Albis.
Diffusissimo nell’intera regione, in questo periodo dell’anno fa la sua comparsa nei forni e nelle gastronomie sparsi tra Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila e gli incantevoli borghi abruzzesi.
È una ricetta nobile, citata per la prima volta nel "Libro novo nel qual s’insegna a far d’ogni sorte di vivande" (1557) di Cristofaro da Messisbugo, cuoco alla corte degli Estensi di Ferrara, che arrivò in Abruzzo per necessità e finì per scomparire nella sua città natale.
Nella preparazione indicata dallo scalco, il maggiordomo del Rinascimento, infatti, era richiesto l’uso dello zafferano, una spezia che già all’epoca era radicata nella cultura aquilana.

Nelle località costiere abruzzesi questa pietanza ha la forma di una torta o di grossi ravioli ed è protagonista della colazione salata della domenica di Pasqua, una consuetudine tipica del Centro Italia, o della scampagnata di Pasquetta, insieme alle uova sode, alla lonza, alla soppressata e al salame di Fabriano.
Nei comuni dell’entroterra abruzzese, invece, troviamo il Fiadone dolce, chiamato anche “soffione di ricotta” e servito in chiusura del pranzo pasquale: l’impasto è simile alla versione salata (ma con lo zucchero al posto del vino) e la farcitura, delicatissima, è composta da ricotta fresca, zucchero, buccia di limone grattugiata e uova.
A Gessopalena, in provincia di Chieti, esiste infine una particolare variante fatta con il canestrato di pecora del Gran Sasso, un eccellente formaggio tutelato dal Presidio Slow Food, che in questa ricetta viene impiegato fresco, prima delle fasi di salatura e stagionatura che lo rendono più piccante.
Le varie ricette, insomma, condividono soltanto il nome, che secondo il linguista Alfredo Panzini deriverebbe dal termine tardo latino flado, a sua volta mutuato dal germanico fladen, “cosa gonfia”, alludendo alla forma e alla consistenza del Fiadone.
Prima di essere regalati ad amici e parenti, i fiadoni vengono decorati con foglie di ulivo, simbolo di pace.



Con questa ricetta pasquale vi giungano gli auguri condominiali 
(in versione tripla carpiata e pure con avvitamento) per una serena Pasqua! :-))))))

Emmettì, Silvia e Tam.




martedì 19 gennaio 2016

Polpo alla pignata. Salentu: lu sule, lu mare, lu ientu... e lu purpu!


Sono una figlia del mare (una cozza, come narra il mio profilo). Ora, bisognerebbe stabilire che grado di parentela abbia col polpo e, di conseguenza, il tipo di reato, considerato che in questo post lo cucino, dopo averlo battuto o abbattuto, per giunta.  
Il dato di fatto è che il polpo, grazie alla cospicua  presenza nel mare salentino (mio padre, per intenderci), è un assiduo frequentatore delle nostre tavole, non solo della mia.
E poi “la morte de lu purpu è la pignata” (recita un vecchio proverbio leccese), quindi se qualcuno ha la responsabilità della fine del polpo, quella è la pignata*!
Chiarite le questioni legali e la mia innocenza, direi che posso cominciare a parlare di questo meraviglioso piatto della tradizione salentina, la cui essenza è sintetizzata in un altro proverbio locale  "Lu purpu se coce cu l'acqua soa stessa", il polpo si cuoce con la sua stessa acqua, a significare che il liquido rilasciato dal nostro caro octopus vulgaris è sufficiente per la sua cottura. 
Si aggiungono odori, un goccio di vino, pomodori, facoltativamente qualche patata, e quello si cuoce da solo. 
Sulle tavole salentine viene servito principalmente come piatto unico o secondo piatto, ma anche come antipasto o per condire la pasta (io, soprattutto), direi che come dessert lascia a desiderare...


* La pignata è la tipica pentola di coccio salentina, ne parlo sotto, nella sezione DI PERTINENZA.




RICETTA

 PURPU ALLA PIGNATA (POLPO ALLA PIGNATA, CON PATATE O SENZA)

Ingredienti per "x" persone (dipende se ci mettete le patate, se lo cucinate come antipasto, secondo, piatto unico o condimento per la pasta)

 

    1 Kg di polpo
500 g di pomodori freschi (o pelati oppure in salsa)
   4 spicchi d'aglio
   1 cipolla (o 2 scalogni)
 1/2 bicchiere di vino bianco
  qb di  peperoncino,  prezzemolo, alloro,  pomodori secchi sott'olio o rinvenuti in acqua tiepida
aromi: origano, alloro, rosmarino, pepe in grani

facoltative: 4 o 5 patate (circa un chilo)

Consigliati: una pignata e un camino acceso. Altrimenti una pignata, uno spargifiamma e un fuoco al
minimo a gas o elettrico. Ultima alternativa, una pentola d'acciaio e un fuoco al minimo a gas o elettrico. In ogni caso, munirsi di tempo, la cottura dovrà essere lenta.


Premesse:  
  •  Come tutti sanno, il polpo non ha solo la testa dura ma pure i tentacoli. Quindi per ammorbidirlo (ché i ragionamenti non servono, vedi sotto il DIVAGAmente) è necessario batterlo ripetutamente su uno scoglio o, in mancanza di questo, abbatterlo con il nel freezer qualche giorno.  Ovviamente, do per scontato che il polpo sia acquistato fresco, e non surgelato.
  •  I pomodori secchi non sono necessari, ma io li metto ovunque, me li inzupperei anche nel latte!
  •  La presenza o meno delle PATATE è fonte infinita di contenzioso fra le fazioni del sì e del no. Io, per essere equa e solidale, lo faccio a volte senza e a volte con.
SENZA: - nel caso voglia condirci la pasta, nel qual caso uso la salsa per ottenere un sugo più legato.
               - se voglio prepararlo come secondo piatto.
CON:     - come piatto unico, servito con crostoni di pane casareccio abbrustolito, e preparato rigorosamente con pomodori rossi freschi.
               - quando lo offro insieme ad altri antipasti tipici salentini (pittule, verdure grigliate, burrata, fave e cicorie,  panzarotti di patate al gavoi e menta, cozze gratinate, frutti di mare crudi, lampascioni, parmigiana, scapece gallipolina, alici marinate, impepata di cozze ok la pianto qui).


ESECUZIONE PROCEDIMENTO :

- Lavare il polpo sotto l'acqua corrente e tagliarlo in pezzi non troppo piccoli.
- Pelare le patate, tagliarle a pezzi, sciacquarle più volte e lasciarle a bagno in acqua fredda, così che perdano l'amido (ovviamente saltare questo passaggio se si decida di cucinare il polpo senza patate).
- Se si usano i pomodori freschi, sbollentarli un minuto, pelarli e privarli dei semi.

- Accendere il fuoco nel camino o quello a gas o quello che avete. Nel caso del gas, accendere il più piccolo e usare uno spargifiamma (a meno che non si usi una pentola d'acciaio). Erogazione al minimo. La cottura dovrà essere lenta.

- Versare qualche cucchiaio di olio nella pignata e farvi soffriggere la cipolla (io la grattugio), il peperoncino tritato e l'aglio.

- Aggiungere i pomodori secchi e le foglie d'alloro.

- Racchiudere gli aromi in una garza o in un ovetto da tè, compreso l'aglio imbiondito. Abbondare con l'origano.

- Finalmente è il turno del polpo, tuffarlo nella pignata.
- Aspettare che cacci l'acqua soa stessa (la sua stessa acqua).
- Aumentare la fiamma, aggiungere mezzo bicchiere di vino, aspettare che evapori e abbassare la fiamma prima che la pignata salti in aria (per dire, al più si spacca in due).
- Aggiungere i pomodori e gli aromi.
- Coprire e lasciar cuocere il polpo finché non comincerà ad ammorbidirsi. Il tempo necessario dipende da quanto è grosso il mollusco. Potrebbero volerci 3/4 d'ora così come due ore. Ho già detto che la cottura deve essere lenta?
- Aggiungere le patate scolate e terminare la cottura. Prevedere mezz'ora per le patate, altrimenti poi si sfaldano e si sciolgono nel sugo. Se si è optato per il senza patate, portare a cottura. Il polpo sarà pronto quando i rebbi della forchetta penetreranno senza difficoltà nel polpo. Io invece uso un metodo rivoluzionario: assaggio e continuo ad assaggiare finché il polpo è perfetto! 
- A fuoco spento, aggiungere il prezzemolo tritato.

Servire fumante e piccante, accompagnato con un buon vino salentino, magari un Negroamaro rosato.





DI PERTINENZA


LA PIGNATA

Con quella sua pancia larga, la terracotta porosa, lo smalto solo nella parte alta così da esser facilitata la presa, è la tipica pentola salentina, in cui si cucinano nel camino, oltre ai polpi frequentatori delle tavole del tacco, soprattutto legumi e carne.
Ha due manici ravvicinati che permettono una buona presa e soprattutto che non si surriscaldino a contatto col fuoco (a condizione che la pignata si ponga nelle fiamme dalla parte senza manici!), e, la parte non smaltata permette che possa trasudare il contenuto pur conservando il calore.
Grazie alla cottura lenta, al profumo della legna d'ulivo, alla porosità della terracotta  anche un semplice legume in acqua diventa meraviglioso.
(Grazie Annarita per la citazione!)



CON I CROSTONI DI PANE

In verità i crostoni migliori sono quelli di pane casareccio di grano duro, abbrustoliti sul fuoco e pucciati nel sughetto, però anche il pane arcobaleno non è niente male cu lu purpu!




CON LA PASTA
Un  primo piatto profumato di mare e di ulivi!




Tamara 


 PROVERBIalmente


lu purpu se coce cu l'acqua soa stessa

(il polpo si cuoce nella sua stessa acqua)

Dicasi, metaforicamente, di persona che cuoce  a fuoco lento nel suo stesso brodo: nei suoi difetti/dubbi/paranoie/incazzature, insomma... fa di testa sua, non ascolta nessuno e sbaglia, irrimediabilmente e testardamente.

Da non confondere con "gallina vecchia fa buon brodo" brodi diversi e soggetti diversi, storia diversa :)

Con i purpi invece ha a che fare un'altra espressione salentina, utilizzata spesso per definire le attività ludiche (ho detto lùrdiche? i salentini capiranno la battuta:) di certune donzellette, anche quelle che non vengono dalla campagna:

 "friscere purpi"
es. ... "nn'ha fritti purpi!!!"
ma questa non la spiego :)




Prima di lasciarvi, vi abbraccio con questo bellissimo Polpo d'amor di Capossela!






edit del 15.02.2016   

Qeusto è il polpo della mia dolce socia Emmettì! Buono e bello! Grazie tesoro ♥


martedì 1 settembre 2015

Freschezza estiva e Due colori di Luca Montersino - Si ricomincia!


Passate bene le vacanze? 
Siete pronti per ricominciare? 
Che ne pensate di ripartire da questi deliziosi mignon salati? Facili da fare e sempre pronti per un aperitivo o come antipasto per una cena improvvisa, poiché una volta preparati si conservano in congelatore. ;) 
Da me sono stati un successone!

Procedo con gli ingredienti e la preparazione. Spunto preso da qui e qui ché le dosi di Montersino erano per un reggimento. :)))

Freschezza estiva

INGREDIENTI per 30 pezzi

per la frolla salata 
200 g farina 0
125 g di burro a temperatura ambiente
  45 g di maltitolo
  12 g di latte in polvere intero non l'ho messo
  23 g di parmigiano reggiano grattugiato
  45 g di uova intere
  30 g di tuorli
  25 g di fecola di patate
    4 g di sale
Noce moscata Q.b.

per la gelée di pomodoro 
350 g pomodoro cuore di bue (la seconda volta ho usato S. Marzano maturi e sodi)
   7 g gelatina in fogli 
1 cucchiaio di olio e.v.o
1 cucchiaino di conserva di pomodoro 
1 pizzico di origano secco
sale e pepe q.b.

per la panna cotta al tonno 
230 g di panna fresca (quella da montare per capirci)
  80 g di burro
130 g di tonno sgocciolato
  11 g di Martini dry
    6 g di gelatina in fogli
sale e pepe q.b.

STAMPI
mezze sfere da 3 cm e mini savarin da 4 cm.

PROCEDIMENTO

per la frolla salata
- Nella ciotola dell'impastatrice inserire il burro a pezzetti, il maltitolo, il parmigiano, una grattata di noce moscata e il sale. 
- Amalgamare un paio di minuti e inserire pian piano le uova intere poi i tuorli. Far assorbire il tutto e inserire la farina mischiata alla fecola.
- Tirare fuori dalla ciotola, lavorare a mano per un attimo ancora. Formare un panetto schiacciato, coprire con pellicola e far riposare in frigo almeno 2 ore. 
- Riprendere il panetto, lavorare con le mani per un paio di minuti per far riprendere l'elasticità poi stendere a circa 3 mm di spessore. Bucherellare con l'apposito attrezzo oppure con i rebbi di una forchetta. Tagliare con un coppa pasta del diametro di 4 cm i dischetti, che dovranno essere 2-3 mm più grandi dei dischi di panna cotta.
- Cuocere in forno preriscaldato a 170°, per 10/15 minuti.
- Far raffreddare e congelare se si vuole utilizzare in seguito.
gelée di pomodoro
- Mettere in ammollo in poca acqua i fogli di gelatina (7g)
- Lavare e pelare i pomodori crudi, togliere succo e semi. Tritare in un cutter aggiungendo un cucchiaio di concentrato di pomodoro, sale, pepe e origano. Aggiungere l'olio e mescolare.
- Scaldare una parte del pomodoro a 45/50° circa e unire la gelatina, una volta sciolta amalgamare al resto della salsa.
- Mettere negli stampi e congelare.

panna cotta al tonno
- Mettere in una casseruola la panna, il burro e il tonno. Scaldare per far sciogliere il burro. Salare e pepare.
- Mettere in ammollo in acqua la gelatina.
- Far raffreddare fino a 45/50° aggiungere il cucchiaio di Martini dry. Prelevare una parte del composto e unire la gelatina ammollata e strizzata, sciogliere per bene e unire al resto.
- Mettere nello stampo da mini savarin e congelare. 

Il giorno che andranno serviti, montarli ancora congelati mettendo una goccia di maionese sui dischi di frolla, porre sopra la panna cotta e su di essa un'altra goccia di maionese ed infine la gelée di pomodoro. Mettere in frigo fino al momento di servire.

Due colori

INGREDIENTI per circa 40 pezzi
  
  45 g di maltitolo (per montata albumi)
  50 g di parmigiano reggiano
150 g polvere di mandorle
  50 g di farina 00
  25 g di fecola di patate

Per la mousse alla ricotta
150 g di ricotta di pecora
55 g di parmigiano reggiano
100 g di panna
13 g di gelatina in fogli
100 g di prosciutto cotto affumicato a dadini
q.b. di noce moscata
q.b. di sale e pepe
200 g di panna semi montata*

Per la bavarese agli spinaci
 150 g di spinaci lessati
  20 g di burro
125 g di latte intero fresco
    9 gelatina in fogli
250 g di panna semi montata*
sale e pepe q.b. 

Per il biscotto sempre morbido
100 g di tuorli
  75 g di uova intere
  25 g di maltitolo
150 g di albumi
  12 g di albume secco
    7 g di latte in polvere
   60 g di burro
     3 g di sale

*panna semi montata: si intende spumosa ma non rigida come quella da mettere sul gelato per intenderci.

PROCEDIMENTO

Preparare il biscotto
- Accendere il forno a 240° funzione statica. Occhio al proprio forno! 
- Fondere il burro e lasciarlo raffreddare ma non solidificare.
- Miscelare le polveri e tenere da parte. 

- Nella ciotola della planetaria montare le uova intere e i tuorli con i 25 g di maltitolo.
- Montare non completamente (al 70% circa) gli albumi avanzati dai tuorli con i 45 g di maltitolo rimasti.
- Incorporare gli albumi montati alla montata di uova con una spatola, con movimenti dal basso verso l'alto per non smontare il composto.
- Incorporare pian piano  le polveri miscelate alla montata di uova. 
- Colare a filo il burro raffreddato e incorporare lentamente dal basso verso l'alto con una spatola. 
- Foderare una teglia con carta forno e spalmare il composto a 3/4 mm circa di spessore. Io l'ho cotto direttamente nell'anello quadrato, ma non lo rifarei. :)))
- Cuocere per 8/10 minuti a 240°.
- Sfornare e lasciar raffreddare.

Preparare la mousse alla ricotta
- Ammollare la gelatina in poca acqua. 
- Nella planetaria miscelate ricotta, parmigiano, sale, pepe e noce moscata.
- Scaldare i 100 g di panna e aggiungere la gelatina strizzata. 
- Unire i dadini di cotto.
- Semi montare la panna e aggiungerla lentamente al composto.

Preparare la bavarese agli spinaci
- Ammollare la gelatina in acqua.
- Sciogliere in una padella il burro, aggiungere gli spinaci lessati e strizzati, cuocere per 5 minuti. Aggiungere sale e pepe. Frullare il tutto e quando ancora caldo aggiungiamo la gelatina strizzata e mescoliamo fino a completo scioglimento. 
- Semi montare la panna e unirla al composto.

MONTAGGIO

- Prendere un vassoio, che andrà bene per contenere i cerchi o i quadrati in cui vorremo montare il biscotto, e foderare di carta forno. 
- Adagiare sopra lo stampo, inserire il biscotto a misura. 
- Mettere la mousse di ricotta e livellare. Inserire sopra un altro biscotto e sopra livellare la bavarese di spinaci.
- Rigare la bavarese di spinaci con l'apposito pettine e congelare. 

- Quando si vorranno servire passare dal congelatore al frigorifero qualche ora prima in estate, calcolate qualche ora in più in inverno. Comunque sia tenete d'occhio la temperatura del biscotto montato ché quando avrà aggiunto al cuore i -4° tagliare a cubetti di due o 3 cm l'uno (io non l'ho fatto e infatti sono venuti bruttini al taglio!).
- Fate i calcoli in base allo stampo per non avere scarti di misura diversa.

Il procedimento è lungo da leggere ma vi assicuro che si può distribuire il lavoro in più riprese senza stress. 


Silvia






giovedì 16 luglio 2015

Il megafrittatone di un giorno di piena estate

... ma anche di pieno inverno!


E l'autunno e la primavera? Mica vorremmo lasciarli fuori no?!?! :-)))))))))

Dopo il mio ultimo post in cui leggerezza e freschezza trionfavano alla grande, oggi vi propongo un piatto che invece di leggerezza e freschezza non ha proprio un bel niente se non il fatto che, essendo una preparazione che può farsi anche il giorno prima, la freschezza la si può trovare solo dopo il riposo in frigo :-))))))))

"Ma allora scusa, perché ci proponi questo piatto proprio in questi giorni di caldo caldissimo???"

Beh, semplicemente perché è buono.
E poi perché mi ricorda i bei tempi dell'università: questa era la frittata con cui, insieme al gruppo di studio, si festeggiavano i buoni esiti degli esami (ma a volte anche quelli meno buoni!!!)
Poi perché è una preparazione così versatile che raccoglie i gusti di tutti i palati, anche quelli più diffidenti.
E poi perché mi diverto ogni volta a farla.
E poi perché anche questa ha preso parte alla tavolata di qualche settimana fa.
Una bellissima domenica in cui il caldo ha fatto da padrone, senza però intaccare la felicità di un gruppo di svalvolati nell'essersi ritrovati qualche ora insieme! :-)))))))

" Sì, sì ho capito, ho capito! Forza allora, dicci come si fa 'sto frittatone!" 



GLI INGREDIENTI




Dosi per una frittata di circa 26-28 cm (6 persone)

2 peperoni belli grandi (uno giallo e uno rosso)
2 cipolle bianche 
3 salsicce
8-10 uova  
una manciata di patatine da friggere
origano
sale
pepe
olio extravergine di oliva


LA PREPARAZIONE

Lavare le verdure e ridurle a striscioline di circa un centimetro.


Mentre si piange per la cipolla cantare una canzone (che è dimostrato faccia sentire meno il fastidio) e bearsi delle note che escono fuori dalla propria bocca! ;-))

Spellare la salsiccia e ridurla in piccoli fiocchi, semplicemente spezzettandola con le mani.
Mentre si fa questa operazione, invece, tapparsi la bocca con qualche altra cosa per evitare la tentazione di smangiucchiare i pezzetti di salsiccia cruda che è buonissima!
Come?????? Voi non lo fateeeee??????? Beati voi!!!!

Ora che tutto è pronto per la cottura, prendere una padella (quella che poi useremo per fare la frittata) e soffriggere distintamente prima le verdure, regolando di sale e pepe,  e poi la salsiccia fino ad ottenere il grado di cottura come si vede dalle foto qui al lato. ;-)
Sia la cipolla che il peperone, devono soffriggere a fiamma vivace, in modo da far rimanere la croccantezza delle verdure.

Una volta cotte tutte le verdure, la salsiccia e le patatine, mescolare il tutto in una capiente ciotola e spolverare con abbondante origano (severamente vietato l'assaggio, anche solo per sondare la sapidità)
È arrivato il momento di fare la frittata
Lavare la padella nella quale avete cotto le verdure e la salsiccia ed irrorarla con un goccio d'olio, versarvi il mischiotto di verdure e salsiccia ed accendere il fornello a fiamma vivace.
Quando il tutto frigge allegramente, versare le uova precedentemente sbattute e regolate con sale e pepe e procedere con la cottura.
Ora, di certo non starò qui a spiegarvi come si fa una banale frittata! ;-)
Ma raccomando un'attenta cottura perché data l'abbondanza di uova e farcitura, il rischio è che l'interno possa rimanere un po' crudino e una frittata crudina non è buona no???

Et voilà, ecco il risultato!


D'inverno buonissima appena tolta dalla padella e ancora fumante.
In primavera squisita per le verdure appena sbocciate.
In estate ottima preparata la sera prima e mangiata fredda il giorno dopo.
E in autunno????
Decidete voi come consumarla!!! :-)))

Vi lascio qualche altro scatto, fatto in quel sogno di giorno di piena estate con la speranza di farvi venir voglia di correre a preparare questo frittatone!!!! :-))

E non dimenticate eh?
Siate lieti, sempre!




Emmettì.

lunedì 18 maggio 2015

Insalata fashion!

100!!!! 
Questo è il nostro centesimo post!!! 

Sì lo so per essere in tre andiamo a rilento ma questo è il nostro spazio, da cui rifugiamo le pressioni e gli impegni quotidiani perciò qui... ce la prendiamo comodaaaaa!!!!


Eccomi con questa insalata fashion! Non so a voi ma a me dà l'idea di un'insalata da happy hour, da aperitivo modaiolo! :D

Questa insalata è un tripudio di sapori e consistenze! La croccantezza della belga, la piccantezza della mostarda di frutta, le noci addolcite dal condimento dell'olio ed infine i semi di anice che malgrado abbiano un sapore piuttosto invadente, qui si lasciano assaporare senza prevalere sugli altri ingredienti. Il tutto si sposa molto bene regalando una fresca ed insolita insalata. 
L'idea l'ho presa qui dallo Ziopiero.  


Metto delle dosi indicative, poi ognuno di voi ne deciderà le quantità a piacimento.

INGREDIENTI

2 cespi di indivia belga 
4 frutti di mostarda piccante a cubetti + qualche ciliegina 
10 noci
1/2 cucchiaino di semi di anice
olio e sale q.b.

PROCEDIMENTO

Laviamo ed asciughiamo le foglie di belga e in una ciotola tagliamole a strisce non troppo sottili. 
Tagliamo a cubetti la mostarda di frutta, spezzettiamo le noci e mettiamo tutto nella ciotola. Aggiungiamo i semi di anice, il sale e l'olio e amalgamiamo. Io l'ho servita in piccole ciotoline monoporzione. 
Visto? Veloce, comoda perché si può preparare con un po' di anticipo ed è di grande effetto! 
Provatela e se la farete mandateci una foto, la metteremo nella nostra pagina dedicata a voi!


Note
Potete sbizzarrirvi con qualsiasi seme o bacca. Ci vedrei bene delle bacche di Goji, o dei pinoli, insomma quello che volete! Quello che non toglierei è la mostarda di frutta, ciò che fa di questa insalata un piatto particolarissimo.



Silvia

Con questa ricetta partecipo al contest “Fresche insalate, germogli e semi” del blog “lastufaeconomica”


lunedì 13 aprile 2015

Finta sfoglia. Che vuol dire finta, che c'è ma non si vede?

Ma no! Ha l'aspetto della sfoglia ma è molto più facile da fare!



E' risaputo che tra le condomine io sia la più pigra, per cui quando ho visto il lavoro magistrale di Tamara nel suo post della pasta sfoglia, ho deciso che il mio primo approccio con questa sarebbe stato più soft. E quando mi sono imbattuta nella finta sfoglia su profumo di lievito ho deciso che sarei partita da qui.

La finta sfoglia in realtà nasce qui. Gli ingredienti della ricetta in origine pare fossero ricotta, farina e burro in pari quantità. Inoltre non prevedeva nemmeno i giri di pieghe. Insomma, siccome però io l'ho scoperta da Adriano ho seguito le sue indicazioni, ľ aspetto era così invitante!




Ingredienti

250 g farina 0
250 g formaggio tipo Philadelphia, Quark e simili.
160 g burro (in inverno, tolto mezz'ora prima dal frigo. In estate, pochi minuti.) 
2 pizzichi di sale

Procedimento

Su un piano mettere la farina, il formaggio e il burro a pezzetti e con una spatola o una forchetta sbriciolare gli ingredienti senza compattare, il composto deve rimanere sbricioloso e gli ingredienti non completamente incorporati alla farina. 
Trasferiamolo su pellicola e compattiamo aiutandoci con questa formando un rettangolo di un lato il doppio dell'altro e circa un dito scarso di spessore.
Conserviamo in frigo  per circa 6 ore o anche tutta la notte. 

Tiriamo fuori il pastello dal frigo, stendiamolo soltanto nel senso della lunghezza, facciamo una piega a tre, avvolgiamolo nella pellicola e rimettiamo in frigo per 30 minuti.Ripetiamo le pieghe e il riposo in frigo per altre due volte. 
Stendiamo a circa 3 mm di spessore e tagliamo come più ci piace in base alla forma che vogliamo realizzare.


Per la versione dolce
Ho fatto delle strisce di circa cm 20x4 in cui ho messo le fette di mele* e formato delle roselline, per una versione dolce. 
*Laviamo la mela, togliamo i semi e senza sbucciare Affettiamo sottilmente, mettiamo in un pentolino con un cucchiaio di zucchero, il succo di mezzo limone e un paio di cucchiai di acqua. Mettiamo sul fuoco un paio di minuti, giusto il tempo di far ammorbidire le fette affinché possano arrotolarsi insieme alla sfoglia senza spezzarsi.

Per la versione salata
Tagliamo dei quadrati e proseguiamo (come da foto)  per formare delle piccole danish. Io le ho farcite poi con un ripieno di ricotta, parmigiano, pepe e piccoli cubetti di salame. 

Inforniamo a 210° in modalità statica per circa 15 minuti. 



Note

Scoperta notevole non c'è che dire, si rimane sbalorditi da tanta somiglianza con la vera sfoglia!

Con lo stesso impasto una versione dolce  ed una salata. Vi piace?





Silvia