martedì 26 novembre 2013

Madeleines, un ricordo tira l'altro.



Non ci posso credere!

La settimana scorsa, mi sono regalata lo stampo in silicone per fare queste delizie. Mi ero ripromessa a breve però, di cercarne la ricetta.

Questi dolcini li assaggiai una sola volta, mille anni fa. Mi sono tornati in mente curiosando in un negozio di articoli per la cucina.
 
Venerdì mattina giornata uggiosa...ma che colore ha, una giornata uggiosa...ma che sapore ha una vita mal spesa... cantava Battisti. Io ancora infilata nel letto, (a me questo clima inibisce qualsiasi stimolo, anche la cosa più urgente mi resta difficile da fare) cellulare alla mano, decido di farmi un giro nel blog della mia nipotina...e che trovo? LA RICETTA!!! 


In un attimo, dimentico la pigrizia, mi fiondo giù dal letto, doccia veloce e...occhiata nel frigo per controllare se gli ingredienti ci sono tutti. Sì ci sono!

Cominciamo!

Vi riporto qui sotto per comodità, dosi e procedimento.

Stampo in silicone o metallo adatto 
  • 220 g di farina
  • 150 g di burro (fuso)
  • 160 g di zucchero
  • 4 uova
  • scorza di 1 limone 
  • succo di 1/2 limone
  • 2 cucchiaini di lievito ( io ho usato farina già addizionata di lievito)
  • semi di mezza bacca di vaniglia ( io un cucchiaino di estratto)
  • un pizzico di sale

In una ciotola sbattere ben bene le uova con lo zucchero.
Aggiungere un po' per volta farina e burro alternati.
Aggiungere gli aromi, il succo di limone e il sale. 
Coprire con pellicola o coperchio a chiusura ermetica e mettere in frigo per almeno un'ora.
Questo passaggio è indispensabile poiché lo shock termico dona alle madeleines la tipica forma a cupoletta.
Trascorso il tempo di riposo in frigo, tirare fuori e riempire per 2/3 lo stampo. 
Infornare a 180° per 12/13 minuti. 
Le madeleines devono essere dorate, non troppo scure.





Non scure come lui eh!


Silvia



martedì 19 novembre 2013

e adesso sfogliati: cornetti e altre forme.



L'ottobre scorso ho partecipato ad un corso di pizza in teglia e croissant  di Paoletta e Adriano
Il mio sogno era imparare a fare i cornetti, che adoro e... la pizza pure!

E' stata un'esperienza piacevole, in alcuni momenti anche tragicomica. Chi faceva partire l'impastatrice in modo maldestro con fuoriuscita di impasto da tutte le parti, chi lo incordava  e subito dopo lo danneggiava irreparabilmente! 
Vabbè, comunque abbiamo imparato molte cose, e ci siamo pure divertite!
Eccomi quindi a condividere con voi ciò che ho appreso da questa esperienza.



Oggi, i cornetti (e altre forme).
Impasto a mano. Perché?

 1° Non ho un’impastatrice.
 2° Per questo tipo di lavorazione è preferibile.

 
Ingredienti

  • 520 g farina di media forza (oppure metà manitoba e metà 00).
  •      1    uovo ( di solito le mie pesano circa 65 g)
  •  20 g di lievito di birra fresco ( io ne ho messi 10)
  •  90 g di zucchero
  • 200 g di acqua
  •  40 g di latte (io acqua)


Per aromatizzare

  • 20 g di burro
  • 10 g olio semi di girasole
  •  zeste  di 1 arancia
  •  1 cucchiaino di estratto di vaniglia


Per la sfogliatura

  • 290 g di burro tipo bavarese, che è di tipo più plastico.  (io 250 g)


Per spennellare
  • Tuorlo e latte (io albume e latte)


Qualche ora prima scaldo, pochi secondi al microonde, i 20 g di burro con i 10 g di olio poi aggiungo la buccia grattugiata dell’arancia e lascio raffreddare, copro e metto da parte.

Impasto

Faccio un impasto veloce senza lavorarlo troppo, quel tanto che basta ad idratare bene la farina e lascio in autolisi, con 280 g di farina (di forza o manitoba, insomma, come  già scritto negli ingredienti) e 200 g di acqua e lascio riposare coperto per 40’.


Con le rimanenti farine faccio una fontana creando un  cratere centrale piuttosto largo, metto al centro l’impasto  autolitico e in un angolino verso la metà del latte/acqua, ci sciolgo il lievito, aiutandomi con poca farina, quel tanto che basta per avere la consistenza di una pastella. Mi aiuto con la spatola per unire quest’ultima all’impasto (sempre quello autolitico) senza aver toccato ancora la corona di farina, tranne per quel poco che ho utilizzato per il lievito.



A questo punto verso il latte/acqua rimasto sulla massa, sopra  metto 1/3 dello zucchero e la farina utile a formare un impasto morbido, amalgamo gli ingredienti lavorando sempre con la spatola. 
Verso metà dell’uovo, precedentemente sbattuto, la metà dello zucchero rimasto  e tanta farina quanta ne occorre per mantenere l’impasto morbido ma legato.
Inserisco infine l’uovo rimasto,  poi  sulla parte umida  verso lo zucchero e il sale e continuo a lavorare fino a che gli ingredienti saranno ben amalgamati.

Incorporo il burro aromatizzato (20+10+zeste) poi la rimanente farina intorno.

Durante la lavorazione l’impasto deve mantenere sempre una consistenza morbida.

 

Allargo un po’ la pasta come se stendessi  un rettangolo ma senza assottigliare e verso la vaniglia, poi chiudo il rettangolo a tre e  di nuovo a tre e massaggio (senza forzare troppo l’impasto) fino a che l’aroma non  sia assorbito. Impasto brevemente senza  piegare la massa su se stessa, per non renderla elastica.

Appiattisco  in un piccolo rettangolo e metto in frigo a (non di più altrimenti lievita e non deve) per 1 ora o più coperto con pellicola. Io l’ho messo in un sacchetto di plastica e poggiato su un vassoio piccolo. 



PACCHETTO E GIRATE

Tiro fuori l'impasto dal frigo e col mattarello lo  stendo in un rettangolo 38 x 22 cm  o comunque a circa 9 millimetri di spessore.

Prendo il burro e usando poco olio (pochissimo eh!)   pennello il panetto  e il piano su cui lo devo lavorare e lo inizio a battere col mattarello in modo regolare  fino ad appiattirlo a circa un centimetro di spessore, facendolo sia in verticale che in orizzontale  e girando ogni tanto il panetto (aiutatevi con una spatola, per farlo.)

Lo pongo tra due fogli di carta forno leggermente oliati (leggermente eh!) e chiusi a misura dei due terzi del pastello steso a misura (38x22) (ricordate l’impasto in frigo? Quello!) poi stendo delicatamente (stavolta senza battere) col mattarello fino a formare un rettangolo di spessore uniforme (se chiudete bene e create un rettangolo definito con la carta forno, vi verranno da soli, spessore e misure)




Metto il panetto di burro nella parte inferiore del pastello sui 2/3  lasciando un cm libero lungo il perimetro del burro.

Piego ora sul burro la parte superiore dell'impasto faccio una leggera pressione per togliere l'aria

Chiudo il pacchetto con la  parte di impasto coperta del burro e con una leggera pressione tolgo l'aria dal pacchetto. Sigillo delicatamente con la punta delle dita (senza creare però un bordo/scalino)   in modo da chiudere bene il pacchetto.

Metto il pacchetto in verticale rispetto a me con il lato aperto alla mia destra e faccio delle leggere pressioni delicatamente col mattarello partendo dal centro verso l'esterno  e dal centro verso di me in modo da distribuire il  burro in modo uniforme e faccio subito la 1° piega.



1° piega
A questo punto stendo il pastello in un rettangolo partendo dal centro, verso di me, poi dal centro, verso l’esterno evitando di fare step  durante queste fasi ( mi spiego meglio, quando si parte, in questo caso dal centro, deve essere una passata unica da punto a punto senza interruzioni.

La pressione del mattarello non deve essere  forte, pena la fuoriuscita del  burro!!!

Dunque ero rimasta alla stesura del pastello da portare ad uno spessore di 8/9 mm,  tenendo il lato corto davanti a me e sempre con il lato aperto alla mia destra. 

Sì lo so nelle foto il pastello piegato lo vedete in diagonale, ma voi mettetelo dritto davanti a voi come spiegato sopra!!!

Portato a spessore, scelgo il lato più regolare, più bello, e lo metto a contatto col piano di lavoro e  piego ora sui 2/3 un lato della sfoglia e chiudo con la parte libera su quella piegata.

Tolgo l’aria premendo il pacchetto senza schiacciare troppo, senza sigillare come invece avevo fatto sopra.

Sistemo di nuovo nella pellicola o sacchetto e rimetto in frigo per la solita ora o più.





2° piega
 Tiro fuori il pacchetto dal frigo, lo rimetto davanti a me dal lato corto e con la piega sopra e alla mia destra, faccio delle leggere pressioni col mattarello sul pastello , poi stendo in un rettangolo  e faccio una piega a tre come foto sopra.
Di nuovo in frigo per 1 ora o più.

 
3° piega
Stendo poi piego come ho fatto per la 2° piega.
A questo punto  posso lasciare la solita ora e più in frigo, oppure tutta la notte  (consigliato)  e proseguire la formatura il giorno dopo (io ho lasciato tutta la notte).

Formatura  cornetti
Prelevo il pacchetto dal frigo e lo metto davanti a me con il lato aperto alla mia destra e la chiusura sopra,faccio delle leggere pressioni col mattarello e stendo in un rettangolo largo circa 22 cm e spesso 6/7 mm.
Stendo soprattutto nel senso della lunghezza (deve venire una striscia) . Rifilo i bordi con un coltello affilato.

Da questa striscia ricavo dei triangoli isosceli aventi una base di circa 8 cm.
Pratico un taglietto perpendicolare alla base di circa 1.5 cm.
Allungo il triangolo delicatamente passandolo fra le dita, poi partendo dalla base allargo il taglio e avvolgo  dando un po’ di tensione, ma non troppa.
La punta la faccio capitare sulla parte anteriore appena sotto,ma non troppo.


Formati tutti i cornetti li metto  in teglia su carta forno,coperti con pellicola lasciandola molto lenta in modo che non si attacchi.
Metto a lievitare ad una temperatura non troppo calda, 20° max 26° altrimenti il burro si scioglie!!!

A lievitazione avvenuta  spennello con tuorlo/albume e latte e spolvero con zucchero semolato.

Inforno a 200° in forno ventilato per 5/7  minuti e proseguo la cottura a 170° per altri 10 minuti circa.

Sforno e metto a raffreddare su una gratella.


 
Note:

1.      Frigorifero: è importante che la temperatura sia sempre sui 4°.

2.      Cercare di sfogliare velocemente, pena il burro che si scioglie compromettendo il risultato finale.

3.      Consiglio di preparare sempre un paio di cornetti da cuocere singolarmente, la prima volta, in modo da verificare come cuoce il proprio forno senza rovinare l'intera infornata.




Ah, anche i gatti hanno gradito! Ho trovato un cornetto sgranocchiato!




E' una gran faticata, lo so, però che soddisfazione!


Silvia

mercoledì 13 novembre 2013

Panettam: panettone con li.co.li.


altre immagini QUI

cliccare sulle immagini per ingrandirle

"Panettam"  è il risultato di varie sperimentazioni che porto avanti da qualche mese, nelle quali ho coinvolto un gruppo di svalvolate matte, le mie coinquiline Maria TeresaSilvia, e le piccole pesti  Maya e Francesca, che hanno deciso, per qualche strana ragione, di seguirmi in questo viaggio di conversione così importante nella mia vita.... 
la conversione dal lievito di birra al lievito in coltura liquida, o, come viene chiamato familiarmente, li.co.li. (io veramente lo chiamo Lamicomio, ma questa è un'altra storia:)

Ero partita da una ricetta che l'anno scorso mi aveva dato tante soddisfazioni, questa, della mia bloggeramica Minpeppex, ricetta che consiglio a chi volesse realizzare un panettone col lievito di birra.
Dicevo, sono partita da lì, e poi sono finita non so dove, cioè lo so, sono finita qui sotto, nel Panettam, dopo due mesi di fine settimana passati ad incordare (comincio ad odiare questo verbo), a studiare anche di notte, a ragionare su  centesimi di grammo, grassi, ganci, burro, tempi, livelli, cupole, alveoli, temperature, lievitazioni.

Vi dicevo delle matte, ebbene sì, tre di loro, Maria Teresa , Silvia (le mie coinquiline) e Francesca, ribattezzate "le impastatrici folli", sono state capaci di realizzare questo panettone a mano. Sì, avete letto bene, A MANO! Sono delle maghe!! Se non mi credete leggete la mia coinquilina Silvia nella nota sotto e aspettate qualche giorno che Francesca pubblichi il suo post.
Il panettam è dedicato, con tutto il mio cuore, all'altra matta, ma lei lo è di default, meravigliosamente matta, Mayawondersupergirl (mamma del bambino più bello del mondo, ribattezzato Ziopierino), che mi ha portato il li.co.li. Sì, è venuta quest'estate, da Roma, a portarmi il lievito, è scesa solo per questo (!!!), perché voleva che a Natale facessi il panettone... Maya, tesoro, grazie,  il regalo più bello sei stata tu :) , e a Maria Teresa, la mia splendida coinquilina che in questo periodo non può farci compagnia, ma è nei miei pensieri sempre.

Il risultato di queste sperimentazioni è un panettone molto soffice, areato, puffettoso, sfilettoso,  ricco di uova e burro, molto profumato, grazie all'aromatizzazione del miele e al riposo in frigorifero.
Un panettone che riserva una sorpresa: grazie alla presenza del li.co.li, magicamente, dopo l'apertura, la bontà del panettone tende a migliorare. Quando l'ho fatto la prima volta non ci credevo, pensavo fosse una specie di miracolo irripetibile che  il giorno dopo il taglio il panettone fosse ancora più buono che appena aperto. Vi assicuro che è così. Il miracolo si è ripetuto per tutti i panettoni successivi... non chiedetemi quanti, non ricordo più!

altre immagini QUI

L'argomento è serio e lungo, quindi davvero questa volta sarò seria, contrariamente al solito, e lunga... se fosse possibile, anche più del solito :)

bando alle ciance.


RICETTA

Panettone da 1 kg

ingredienti totali:

g 280    Farina Manitoba
g 80     Li.co.li (rinfrescato almeno 3 volte, ma se riuscite a rinfrescare di più è meglio)
g 100   Acqua
g 110   Tuorli (circa 6 grandi o 8 medi)
g 125   Zucchero
g 150   Burro (io uso quello bavarese)
g 30     Miele
g 4       Sale
g 120   Canditi
g 110   Uvetta sultanina

(oppure 110 g di gocce di cioccolato e 120 di canditi d'arancia)

Aromi: vaniglia (i semini di una bacca o due cucchiaini di estratto), zeste d'arancia o pasta d'arancia o crema d'arancia, zeste di limone.

 suddivisi in:

- Primo impasto

g 200 Farina Manitoba
g 80  li.co.li
g 55 Tuorli
g 60 Zucchero
g 80 Acqua
g 75 Burro


- Secondo impasto

80 g Farina Manitoba
65 g  Zucchero
55 g  Tuorli
4 g sale
g 30 miele
g 20 acqua
g 75 burro
g 50 Canditi cedro
g 120 Canditi arancio
g 110 Uvetta sultanina

(oppure 110 g di gocce di cioccolato e 120 di canditi d'arancia)
Aromi: vaniglia (i semini di una bacca o due cucchiaini di estratto), zeste d'arancia o pasta d'arancia o crema d'arancia, zeste di limone.


Procedimento

Primo impasto

 montate la foglia e

- impastate 2/3 della farina con 2/3 dell'acqua e il lievito.

- continuate finché l'impasto prende corda,  aggiungete l'acqua restante.

- quando ha di nuovo preso corda, sostituite la foglia col gancio.

- intanto, unite lo zucchero alle uova, date una mescolata e cominciate ad aggiungere il composto all'impasto. Un po' alla volta (3/4 volte), e filo filo, lasciate scorrere il composto lungo le pareti della ciotola. Cercate di mantere e riprendere sempre l'incordatura, magari aiutandovi con un po' di farina. Aspettate sempre che le uova vengano assorbite prima di aggiungere farina, e aspettate che la farina venga assorbita prima di aggiungere altre uova. Farina e grassi non devono mai essere aggiunti insieme, pena  difficoltà nella formazione della massa glutinica.

- Quando l'impasto è ben incordato, cominciate ad inserire il burro a temperatura ambiente, anche questo un pezzetto alla volta, ed anche in questo caso aiutandovi con la farina. Stessa tecnica, burro, aspettare l'assorbimento, eventuale farina, farla assorbire, burro ecc. prima di ogni aggiunta riportate a incordatura.

- incordare per bene. I tempi totali di lavorazione del primo impasto non dovrebbe superare i 30/35 minuti. L'impasto si deve presentare incordato, elastico ma non lucido.
[lo so, l'ho ripetuto fino alla noia, abbiate pazienza e perdonate la ridondanza, ma è fondamentale mantenere l'incordatura... lo ripeterò ancora]

- coprite con pellicola trasparente, o ponete in un contenitore apposito, e fate lievitare per 10/12 ore a 28/30 gradi, in ambiente umido.
( metodo tam: secchio, copertina e borsa dell'acqua calda sotto uno strato esagerato di coperta, la pellicola con cui si copre la ciotola la inumidisco così si crea l'umidità )


- è importante che il volume della lievitazione non triplichi, dovrebbe attestarsi su una volta e mezza il volume iniziale. (cioè raddoppiare e mezzo)



- nel frattempo aromatizzate il miele riscaldato qualche secondo nel microonde o a bagnomaria con gli aromi, tranne la scorza di limone, fate intiepidire, coprite con pellicola e lasciate in infusione fino al secondo impasto.


attenzione: se avete difficoltà ad incordare l'impasto, può aiutare, ogni tanto, fermare la macchina, ribaltare l'impasto aiutandovi con una spatola o con le mani, e ricominciare.



Secondo impasto

- mettete a mollo l'uvetta in acqua tiepida ed eventuali aromi (vaniglia o rum o marsala o  niente)

- impastate 1/3 di  farina con il primo impasto lievitato.

 Quando la pasta sarà elastica e incordata unite

- i tuorli d’uovo mescolati allo zucchero, un po' alla volta,  aiutandovi  con la farina. Ricordate: uova a filo filo lungo le pareti della ciotola, assorbimento, farina, incordatura. Uova, assorbimento, farina, incordatura. Così fino ad esaurimento del composto uova/zucchero.

- fate incordare e unite il miele aromatizzato e la scorza di limone grattugiata sul momento.

- aggiungete il sale idratato nell'acqua.

Attendete sempre che l’impasto riprenda corda prima di ogni aggiunta.

- aggiungete il burro un pezzetto alla volta, facendo incordare fra un'aggiunta e l'altra. Se si ha difficoltà a mantenere l'incordatura, aiutarsi con la farina, avendo cura di aspettare, prima di aggiungerla, che il burro sia assorbito dall'impasto. Infine, aggiungete tutta la eventuale farina rimasta.

- incordare bene. L'impasto deve essere incordato, liscio e lucido. Fare la prova velo ed eventualmente impastarlo un po' a mano.
 I tempi del secondo impasto non dovrebbero superare i 45 minuti.

- Aggiungete i canditi e l'uvetta precedentemente ammollata in acqua (e rum o acqua e vaniglia o acqua e basta)
 Consiglio vivamente di infarinare, immediatamente prima di inserirli,  l'uvetta e i canditi. *

- Impastate alla minima velocità e per breve tempo, giusto il necessario per distribuire canditi e uvetta nell'impasto.

- scaravoltate l'impasto sul piano di lavoro, coprire con una ciotola grande e fate riposare per almeno mezz'ora

ora avete due possibilità:

- 1) ponete l'impasto in un contenitore, coprite con coperchio o con pellicola e mettete a maturare in frigorifero per minimo 6 ore e massimo 12. Poi tirate fuori dal frigo, fate acclimatare per un'ora e procedere col punto 2.

oppure:

- 2)
  Date qualche piega, arrotolate la pasta su se stessa (pirlatura) sul piano unto di burro,  e ponetela negli appositi pirottini di carta.

- coprite con pellicola. Poggiate il pirottino direttamente sulla leccarda o teglia o griglia su cui cuocerà il panettone, onde evitare di dover prendere e spostare il pirottino con le mani....degli spostamenti bruschi potrebbero compromettere la lievitazione (leggasi: si potrebbe irrimediabilmente spatasciare sotto i vostri occhi)  **

- Fate lievitare per 6/7 ore a 30°C in ambiente umido (ma non troppo, niente pentolini sennò si bagna il pirottino. al più, si mette un pentolino con acqua bollente per qualche minuto e poi si toglie via). L'ideale inn ogni caso sarebbe in forno, così si preserva la lievitazione da sbalzi di temperatura o correnti d'aria.
 Oppure, fate lievitare a temperatura ambiente (si suppone non inferiore a 20 gradi) per un tempo decisamente più lungo, anche 12/18 ore.

- quando la cupola è arrivata al bordo del pirottino e l'impasto tocca circa 2 cm  sotto, porre a temperatura ambiente, (che non siano 10 gradi sotto zero, ovvio!),  togliere la pellicola trasparente e lasciare 30/40 minuti. Anche di più, a seconda dell'umidità ambientale. Più è umido, più lungo sarà il tempo che ci vorrà perché si formi la pelle.
Questa attesa è necessaria perché si formi, a contatto diretto dell'aria, una pelle  più dura sulla superficie del panettone. In questo modo sarà più facile fare i tagli. In ogni caso, la pelle è una sorta di protezione dall'eventuale eccesso di velocità di crescita nel forno, nel qual caso l'impasto, ancora morbido, straborderebbe dal pirottino.



poi si può procedere in vari modi:

  •  con un taglierino incidete una croce sul panettone e poggiate con estrema delicatezza dei pezzi di burro a temperatura ambiente lungo i tagli,  vedete  la pelle e l'impasto sotto?


oppure
  •  Con le forbici tagliate una croce sulla superficie del panettone, staccate bene le orecchie formatesi, tagliatele sotto lungo la superficie, ungetele con una noce di burro sciolto e intiepidito, oppure distribuire anche in questo caso fiocchi di burro a temperatura ambiente. Riposizionare le orecchie.


oppure
  •  glassare (se qualcuno è interessato posso suggerire la  glassatura che preferisco). In questo caso, ovviamente non è necessario praticare tagli.


- Cuocete in forno per 50 minuti a 170°C  forno statico con resistenza solo sotto (io 160° 40 minuti in in forno statico e 20 minuti in modalità ventilata)  per i pezzi da 1 chilo. E' utile inserire un pentolino d'acqua calda per non far seccare il panettone. Io ne metto pochissima, così evapora e gli ultimi minuti, quando si attiva la ventilazione, non ce n'è più.
Una valida alternativa a questa cottura è quella di accendere il forno e inserire immediatamente il panettone, a forno freddo. Favorisce la formazione della cupola.

- infilzate a croce il panettone appena sfornato con due ferri all'altezza della base  e 
- Lasciate raffreddare il prodotto capovolto, sospeso con i ferri retti tra due sedie o su un secchio, per almeno 6/8 ore).





Conervare in una busta per alimenti e CONSUMARE NON PRIMA DI UNA SETTIMANA, quest'attesa è necessaria perché i sapori si fondano e maturino. Sarete ripagati dal risultato, credetemi.


* Se invece si usano le gocce di cioccolato meglio metterle in freezer prima dell'utilizzo, alla fine del primo impasto. Così il cioccolato ha tutto il tempo di indurirsi. Ovviamente, se invece delle gocce userete dell'ottimo cioccolato tagliato a pezzi col coltello, prima sezionatelo, pulitelo dalle briciole, e mettere in freezer.

** consiglio di porre il pirottino, e successivamente cuocere, su una leccarda o teglia rovesciata, in modo che sia agevole, appena sfornato, infilzarlo con i ferri.





altre immagini QUI




  DI PERTINENZA

alcune considerazioni personali

- la temperatura della stanza dovrebbe essere sopra i 20° e sotto i 25. Ora non è che si deve star lì a spaccare il grado, diciamo che non dovrebbe essere né troppo freddo né troppo caldo. Le correnti d'aria e gli sbalzi di temperatura sono  deleterie e causa di spatasci. Quindi fate come me... sigillatevi in cucina per due giorni ed impedite l'accesso a chiunque tenti di entrarvi, a costo di farlo morire di fame. :)

- setacciare la farina aumenta la forza del glutine e quindi l'incordatura

- NON si devono inserire i grassi con la farina. Quindi molta cautela nell'inserimento delle uova. e del burro Sempre dopo o prima di eventuale altra farina. Il burro SEMPRE  a pezzi un po' alla volta. I grassi legano la farina impedendone l'idratazione e di conseguenza la formazione della maglia glutinica. 

- aiutare l'impastatrice con qualche piega manuale. Ogni tanto rivoltare l'impasto all'interno della ciotola.

- Fondamentale l'incordatura. Aggiungere gli ingredienti solo dopo che l'impasto è incordato e uno alla volta. E poi si capisce l'importanza da quante volte è stata usata la parola "incordare" in questo post :)

- Fare attenzione al PRIMO IMPASTO. Se non si incorda il primo, poi non se ne viene più fuori, fare altro, una chiocciola della nonna, un plum cake, dei taralli dolci.

- Attenzione alla temperatura dell'impasto, il caldo in eccesso impedisce la formazione della maglia glutinica. Quindi usare acqua e burro freddi (a temperatura ambiente, ma non sciolto). 
Eventualmente, se l'impasto si spatascia, probabilmente proprio per l'eccessivo riscaldamento, interrompere, aspettare una decina di minuti, e ricominciare. Anche con eventuale riposo in frigo.

- la vitamina C aiuta la farina a sviluppare la maglia glutinica, quindi, se possibile, privilegiare l'uso scorza  di limone grattugiata sul momento.

- lievitazioni: se non si arriva a 26-27 gradi si può attendere all'infinito, ricordarsi però che superati i 30 gradi il lievito soffre e poi muore :)

- forno ventilato: abbassare di 20° le indicazioni delle ricette, mettere un pentolino d'acqua nel forno per non seccare troppo il panettone.

- NON aprire il forno fino a cottura. Pena il precipitare della cupola. Per evitare che la calotta si bruci, visto che il mio forno non prevede la cottura in modalita statica solo sotto, ma sotto e sopra, io metto una leccarda sopra sopra, per filtrare il calore della resistenza superiore. idem sotto sotto, ci metto una leccarda.
(non ridete.... bisogna adattarsi, in cucina, con ciò che si ha, e trovare delle soluzioni alternative:)

- Per la prova stecchino, se non si hanno gli stecchi da griglia, si può usare uno spaghetto. Ovviamente non si potrà infilzare il pirottino come con lo stecco di legno, quindi infilarlo dalla cupola, appena sopra il bordo della carta, e spingere lo spaghetto fino a sotto.

- infarinare l'uvetta e i canditi (o le gocce di cioccolato poste prima nel freezer) prima di unirle all'impasto. Far girare la planetaria alla minima velocità e per meno tempo possibile, solo quello necessario alla distribuzione di uvetta e compagnia bella, onde evitare che si straccino. Questa accortezza è utile per non far precipitare sul fondo i suddetti.

- NON usare vanillina (chevvelodicoaffà:))))) ma estratto o i semini di vaniglia, messi in infusione nel miele o nel burro.

- lavorare un po' l'impasto prima di pirlarlo e metterlo nei pirottini (prima del riposo di 30 minuti. insomma, dopo la planetaria, metterci le mani, sennò che gusto c'è:)

- prima di mettere l'impasto nei pirottini pesarlo, non sforare in eccesso o in difetto oltre il 10% (per un pirottino da un kg l'impasto deve essere minimo 900 g massimo 1100 g.)

- ovviamente, infornare sul piano più basso del forno (ecco perché ci metto una teglia sul fondo, sennò poi si brucia), perché il panettone cresce e se lo mettete al centro rischia di toccare il tetto :)))

- ho notato che se il secondo impasto lo faccio maturare in frigo per una notte, ne guadagna, tantissimo,  il sapore. Quindi se ne avete la possibilità, vi consiglio vivamente di fare questo passaggio. Inoltre, per me, è utile a gestire il tempo, avendo un ventaglio di 6 ore disponibili.

Lo so, molte di queste informazioni, per chi ha una certa confidenza con i lievitati, sembrano inutili o scontate, ma sono certa saranno utili a chi questa confidenza non ce l'ha.

DIVAGAmente

...

paura eh? niente divagazioni, stavolta, non mi sembra il caso :)




altre immagini QUI


FINE!

Se siete riusciti a leggere tutto, vi ringrazio di cuore. Se non ce l'avete fatta, vi capisco e vi ringrazio di cuore lo stesso.

Tamara


NOTA DI SILVIA

Che dire, con una maga come lei, con il suo supporto telematico, sono riuscita a fare un panettone (il mio primo!)  di una bonta’ unica, riuscito benissimo! Il risultato ottenuto mi ha ripagato della fatica e il tempo impiegati. Un’ora e mezzo, ogni impasto, per incordarlo con spirali tipo moulinex avete presente?!? Ecco, tante spiralate, tanta pazienza, tanta ciotola ... sì avete letto bene, io l'ho fatto in ciotola! E tanta, tanta ma tanta fiducia!
Questo, il mio panettone. 


Silvia

Questo è il panettone di Maria Teresa





lunedì 11 novembre 2013

di marmellate ai peperoncini tondi (e di attrezzature)

 
Altre immagini QUI


Sì lo so, siamo fuori stagione per i peperoncini tondi, ma in giro ho visto ancora dei meravigliosi mazzi di peperoncini a cornetto, quindi si fa ancora in tempo!

La ricetta mi è stata regalata da Ornella,  mia cugina oriunda leccese naturalizzata romana,  dopo che mi aveva regalato la marmellata in questione. Me la portò d'estate, mentre andava via al volo mi lanciò un boccaccetto (ricordate? il boccaccio  è un barattolo di vetro) dal finestrino dell'auto e disse, spero ti piaccia! Guardai l'etichetta scritta a mano e lessi "marmellata di uva". Mentre si allontanava dalla mia visuale (la macchina di mia cugina, non il boccaccetto) perplessi... mai vista in vita mia una marmellata d'uva rosso fuoco. In verità non avevo mai visto né una marmellata d'uva né una rosso fuoco. Quindi ero doppiamente perplessa. Mentre ancora avevo la mascella appesa (mi si appende sempre la mascella, quando perplimo), squilla il cellulare "Taaaam scusa! mi sono dimenticata di dirti di non considerare quello che c'è scritto sul tappo, perché quella non è una marmellata di nonricordoché ma è una marmellata al peperoncino!" ... sdong...."Tam, ssei caduta???"  No, non io... la mascella...
 Peperoncino?????? esiste al mondo una marmellata di peperoncino?????
Sì lo so, voi lo sapete che esiste, non foss'altro che la mia ricetta l'ha già pubblicata poco tempo fa Lui, ma io all'epoca non avevo idea che esistessero i foodblogs, e tantomeno conoscevo lo zio più famoso del foodweb ed allora in effetti Piero non aveva neppure pubblicato la mia ricetta! Quindi, all'epoca,  mi sono precipitata a chiederla a mia cugina... vi vedo perplessi...


RICETTA


ingredienti:

1 kg di mele renette o golden lorde (cioè non zozze eh? il peso lordo, insomma intere! pesatele intere...cominciamo bene...)
300 g di peperoncini tondi, anche questi lordi  (o 200 g di peperoncini a cornetto)
1/2 litro di acqua
1 bicchiere di aceto di mele
zucchero, poi vi dico

attrezzatura necessaria
ebbene sì, per questa ricetta è assolutamente necessario dotarsi di attrezzatura idonea.
Vi consiglio vivamente, prima di procedere nella lettura, ma soprattutto nella mondatura, onde evitare le conseguenze di cui alla sezione "DIVAGAmente", di cliccare

QUI

Bene... una volta che vi siete procurati tutto l'occorrente, indossatelo! e procedete in questo modo:

- Mondate i peperoncini, eliminando il picciolo, i semini e i nervetti, che sono i più piccanti (ergo, se volete una marmellata più piccante lasciate i nervetti e qualche semino).



- Mondate le mele, tagliatele a pezzi e unitele all'aceto, così non anneriscono (che poi, è aceto di mele. che c'entra? non so, così per dire).

- Aggiungete i peperoncini e l'acqua e bollite per mezz'ora.


clicca sull'immagine per ingrandirla

Nel frattempo, se  state sudando e vi sentite prossimi allo svenimento, vi si è anchilosata la mano del guanto d'acciaio, vi si sono appannati gli occhiali antinfortunistici e lo scafandro vi sta facendo sprofondare nel pavimento, potete anche spogliarvi dell'attrezzatura ora, potete addirittura azzardare di togliere con estrema cautela  la maschera antigas ma evitate di respirare i vapori della marmellata, le zaffate potrebbero procurarvi un incendio delle vie repiratorie.

- Frullate tutto col minipimer, se avanzano pezzettini di buccia di peperoncino filtrate la purea (che se rimangono nella marmellata poi, quando la mangerete,  quelle minuscole pellicine si incollano sotto al palato e non dormirete la notte per il fastidio e forse vi scapperà pure qualche parolaccia).

- Pesate e aggiungete 700 g di zucchero ogni chilo di composto.

- Fate bollire a fuoco lento fino alla densità giusta. Circa tre quarti d'ora, ma dipende dalla quantità. Se lasciate qualche buccia di mela, ricca di pectina, si addenserà prima. 

- Nel frattempo sterilizzare i vasetti colmi d'acqua per un dito (qualcosa mi suona male in questa frase) nel microonde alla massima potenza per 5 minuti.

- Invasare e sterilizzare per 20 minuti i boccacci chiusi coperti d'acqua in acqua bollente (oppure capovolgere i vasetti e lascarli raffreddare coperti da un telo).

- Consumare non prima di due settimane (così dicono).

Avete finito e anch'io....
quasi

altre immagini QUI




 DI PERTINENZA

Scherzi a parte, questa marmellata è davvero peccaminosa, goduriosa, e va con tutti. I tipi di accostamento, dico. Mo vi dico.


altre immagini QUI


Io l'ho fatta più volte, e con concentrazioni di piccantezza diverse. Da quella pochissimo piccante, una meravigliosa marmellata di mele con un timbro pungente appena percettibile solo dopo aver mangiato il primo cucchiaino, ma che viene immediatamente addolcito dalla mela, a quelle decisamente pià hard, ottime per arricchire formaggi  freschi o stagionati (per i più audaci),  con la carne, col pane, io l'ho trovata meravigliosa anche per accompagnare un pinzimonio di verdure. Ho già in mente anche altre cosucce infuocate che ci potrei fare... (gastronomicamente parlando, ovviamente eh? vi documenterò prossimamente)



Qualche nota (prelevata dal web) su la capsaicina:
Capsicina o capsaicina
 
La  capsaicina è il principio attivo del peperoncino (Capsicum). Presente nei frutti (bacche) e nei semi, è conosciuta ed apprezzata per la sua azione rubefacente. Tale termine indica la capacità di una droga di stimolare l'afflusso di sangue (minchia!), cioè Peperoncino
se applicata sulla cute induce vasodilatazione con effetto congestionante transitorio (aaah vabbè!)
E' uno stimolante gastrico, antireumatico ed antifermentativo intestinale. In farmacia ed in estetica è il principio attivo di molte creme destinate alla cura dei dolori muscolari e reumatici. In estetica rientra nella preparazione di prodotti topici (????) favorenti il dimagrimento. (Cioè, dovrei strofinarmi i peperoncini sulla ciccia?). La capsaicina, essendo un ottimo stimolante cutaneo, è utile anche per contrastare la caduta dei capelli e stimolarne la crescita. (Nooooooo pure sui capelli me li devo strofinare...)
L'uso analgesico della capsaicina è noto da anni, tanto che in Cina si usava strofinare estratti di peperoncino sullo scroto degli eunuchi prima della castrazione. Ciò che i nostri antenati avevano constatato empiricamente (alla faccia della sperimentazione! ah....non era la faccia...vabbè),  è stato recentemente confermato dalla scoperta di recettori specifici per la capsicina.
direi che non vogliamo sapere altro...

Potrebbe interessarti: http://www.my-personaltrainer.it/integratori/capsicina-capsaicina.html
Capsicina o capsaicin



Potrebbe interessarti: http://www.my-personaltrainer.it/integratori/capsicina-capsaicina.html





DIVAGAmente

La prima volta che ho fatto questa marmellata, conoscendo già la bontà della stessa, come al solito ho abbondato. Ho comprato 3 chili di mele e un chilo di peperoncini.
La prima volta che ho fatto questa marmellata, ho mondato 900 g di peperoncini a mani nude.
La prima volta che ho fatto questa marmellata, circa mezz'ora dopo aver mondato a mani nude 900 g di peperoncini, mi sono andate a fuoco le mani nude.
La prima volta che ho sentito il fuoco divorarmi le suddete mani nude, hanno cominciato, in ordine di successione,
a piangermi gli occhi,  me li sono strofinati con le mani, e mi sono andati a fuoco
a solleticarmi il naso,  me lo sono grattato con le mani, e mi è andato a fuoco
a prudermi le braccia pizzicate dalle zanzare, me le sono sfregate con le mani, e mi sono andate a fuoco
e mi fermo qui....


Tam


altre immagini QUI



lunedì 4 novembre 2013

Fecazze # Focaccia pugliese # Pizza barese # Focaccia barese

come dir si voglia (la prima però si pronuncia Fcazz), è sempre questa qui





però ad onor del vero, e con una certa fatica  anzi, con enorme fatica*, confesso che qui a Lecce la chiamiamo, semplicemente, Labarese. Perché è vero sì, questa peccaminosa focaccia ha i suoi natali in quel di Bari. Città bellissima, con  il Petruzzelli e la Fiera del Levante e il porto e la basilica di San Nicola e però dai, i baresi non si possono sentire, hanno un dialetto ed un accento impossibili! Sentite qua,
"C'na ma sci, sciamaninn, c'nana ma sci na g,n,scim scenn"
traduzione lettarale:se ce ne dobbiamo andare andiamocene, se non ce ne dobbiamo andare non andiamocene
traduzione subliminale: che cappero dobbiamo fare? ce ne andiamo o rimaniamo?

Voi rimanete per la ricetta, dai!

Sì, parto subito con la ricetta, poi due riflessioni, e, se rimane tempo e non mi sarò lungamente dilungata per lungo, possiamo cazzeg...divagare... (chissà se al terzo post riuscirò a scrivere due righe nella sezione "Divagamente")

* (proverbiale l'antagonismo Bari-Lecce)


RICETTA


ingredienti:
- 500 g di semola rimacinata 
- 400 g di acqua
- 80 g di licoli rinfrescato (o di pasta madre o 5 g di lievito di birra)
- 1 patata lessa media (quanto sarà? 150/180 g? non troppo grossa sennò la pizza s'intufa)
- 4/5 cucchiai di olio per l'impasto
- 1 cucchiaio di sale (circa 15 g)
- 1 pizzico di zucchero
- 4/5 cucchiai  per la teglia
- olio a volontà per irrorare la focaccia prima di infornare.
             insomma, ci va un casino di olio!
- una decina di pomodorini ciliegini
- una decina di olive verdi baresane in salamoia (se non si trovano quelle baresi, comunque olive verdi di media grandezza col nocciolo)
- origano a iosa
- sale grosso (facoltativo)

 procedimento:
- Sciogliere il lievito (di birra o licoli) nella metà dell'acqua tiepida, aggiungere la meta della farina, la patata schiacciata con la forchetta bene bene o con lo schiacciapatate e cominciare ad impastare in ciotola.
- Aggiungere via via farina e acqua, tranne un po' e un po'. (intanto nel po'  d'acqua che teniamo da parte idratiamo il sale).
- Aggiungere  l'olio e continuare ad impastare in ciotola, quando l'olio è assorbito aggiustare con la farina e l'acqua salata rimaste.
- impastare energicamente, per circa mezzora (in totale)  e l'impasto è pronto. Deve essere bello liscio, ma morbido, appiccicoso.
- Farla lievitare fino al raddoppio. (Le amiche baresi dicono che la ciotola dovrebbe riposare sotto al letto. A me sta cosa non convince, e non la faccio, però non ditelo alle mie amiche baresi).

Ora viene la parte più bella, quanto mi piace!!

- Irrorare bene bene la teglia (possibilmente d'alluminio o di ferro e tonda, la grandezza dipende da quanto si vuole alta la pizza, direi 40 cm per una pizza bassa, 30 per quella alta), con 4/5 cucchiai d'olio, versarci dentro l'impasto e stendere con le dita precedentemente pucciate nell'olio. L'olio sotto deve spitterrare (strabordare) e "sporcare" l'impasto sopra (se già non fossero sufficienti le dita pucciate).

- coprire con una ciotola più grande e far lievitare di nuovo fino al raddoppio (ma almeno un'ora, comunque).

Nel frattempo tagliare i pomodori a metà, aggiungere le olive senza scolarle bene, condire con olio (ancora!!!! vabbè diciamo un goccio) sale,  origano e un paio di cucchiai d'acqua e lasciar insaporire.

- Quando la focaccia ha raddoppiato (2/3/4/5 ore, a seconda del lievito e della stagione), distribuire in superficie i pomodori e le olive tenendo da parte il liquido (giacché, filtrarlo dai semini).
 - Aspettare ancora una mezzora (d'estate) e un'ora (d'inverno). Nelle mezze stagioni regolarsi :)
 - Accendere il forno alla massima temperatura, poggiare la griglia del forno sul fondo del forno   e tornare alla nostra amata focaccia.
- Con i polpastrelli fare una suonata leggera leggera..... capito come? bisogna spingere delicatissimanente i polpastrelli di entrambe le mani  nell'impasto, così si formano tante piccole fossette (oltre a quelle dei pomodori e delle olive), irrorare con l'emulsione dei pomodori/acqua/olio (che andrà a depositarsi nelle fossette!), dare un'altra giratina di olio (poco stavolta)  e spolverare con abbondante origano.


- Infornare sul fondo del forno per 10/15 minuti (a seconda dello spessore della pizza) alla massima temperatura, poi spostare nella parte centrale, se ventilato è meglio, sul fondo metterci un pentolino d'acqua calda  e cuocere fino a cottura (15/20 minuti, sempre a seconda dello spessore della pizza). Qualche minuto prima, se la ventilazione del forno non è stata sufficiente ad "abbrustolire" pomodori e olive, accendere il grill.
- Tirare fuori la focaccia e coprire subito con un telo umido. Il vapore che si formerà all'interno ammorbidirà soprattutto la parte superiore che si era biscottata. Lasciar intiepidire così.



Divorare tiepida o fredda; possibilmente ad occhi chiusi. Quindi meglio evitare di camminare mentre si mangia Labarese. Mugolare. Evitare di camminare mentre si mugola perché si potrebbe essere fraintesi.

L'altezza della focaccia è a discrezione personale, io la faccio alta quando la voglio farcire (mortadella e provola è la morte sua),  o bassa se la voglio mangiare senza null'altro.



Fondamentale servirla avvolta in carta da pane, e ungersi irrimediabilemnte  le mani e il muso.





fine (gesùgiuseppemmaria, nun me pare vero!!!)

 (e difatti, non è finita)


 DI PERTINENZA



La caratteristica principale della focaccia barese  è, a parte l'alveolatura compatta e spugnosa (per la presenza della semola, farina tenace ma che sviluppa poca maglia glutinica), la enorme presenza di olio! capisci che ti è venuta bene proporzionalmente al grado di unto che ha rilasciato sul muso, sulle mani e sui vestiti.

La Fecazze,  nata nella tradizione barese come colazione dei contadini e dei pescatori che con la Barese tiravano sino a sera, ha ovviamente tante versioni, ogni famiglia ha la sua, l'unica, l'originale, la migliore di tutte.
La mia versione è la somma delle ricette delle mie tante amiche baresi (meravigliose creature) ed è  basica, impastata in ciotola, come facevano le massaie (mica sciàvevano il kenvud, loro!), e come faccio io quando sono a casina al mare e ho solo l'olio di gomito a disposizione.
Nulla vieta di impastarla sulla spianatoia o con la planetaria, ovviamente.

Ho usato solo semola locale, però, anche qui è a discrezione, si può mischiare con farina 00 in proporzioni variabili,  ma almeno la metà dev'essere presente.

E' anche una versione "veloce", che si prepara in giornata, senza dover organizzare con mesi d'anticipo la preparazione.  Per questa focaccia, francamente,  ritengo inutile l'impegno di prefermenti e lunghe maturazioni, i cui vantaggi, in termini di leggerezza, si vanificano per la importante presenza di olio, ed in termini di morbidezza, risultato già garantito dalla presenza della semola e della patata.
Ad eccezion fatta per la focaccia di Piero,  versione  raffinata e "pianificata", che prevede un poolish particolare, atto ad esaltare il sapore della farina, e quindi a migliorare il gusto del prodotto finale. 

Vi ho già detto vero, che il dialetto barese è impossibile? Però, sentite quant'è bella questa ode alla focaccia!!


La volene accide
Savonne fissate
che sti cazze de fast-food
ca ve'nnene stu scitte d'hot-dog.
M'arrecordeche ca zi' Antonie,
sott'u arche jalde,
aqquanne face've la fecazze
e la chesce've o furne de pe'te de Nardine,
e've na fest pe tutte la strade.
U addore te face've scemmeni'.
Nu sapore ca non pote meri'!
La fecazze je' u amore de le barese.
E ave've rascione che'dde ca zi' Coline
disse a zi' Sabbe'lle,
La vera morte de la fecazze je'
la mortadelle!

(fonte: http://www.lafocacciabarese.it/)

La vogliono uccidere / Si sono fissati / con questi cazzo di fast food / che vendono questo vomito di hot- dog. / Mi ricordo che Zia Antonia / sotto l'arco alto* /  quando faceva la focaccia / e la cuoceva al forno di pietra di Nardino / era una festa per tutte le strade. / L'odore ti faceva scimunire / un sapore che non può morire! / La focaccia è l'amore dei baresi. / E aveva ragione quello che Zio Nicola disse a zia Isabella / La vera morte della focaccia è la mortadella!

(grazie, Piero,  per la traduzione!)

* famosa zona di Bari vecchia





EDIT DELLE 11.25

sembra il festival della Fcazz!! Oltre  Piero, senza che ci mettessimo d'accordo hanno postato la ricetta della focaccia barese   anche
Ornella di Ammodomio, QUI
e Maya di Cumino e Cardamomo, QUI

vale la pena leggerle tutte, davvero!!


fine edit e pertinenze. 

Ora lo so che mi sono dilungata troppo. Lo so. D'altro canto, la sezione cazzeggio l'ho messa in coda apposta, così chiunque capiti qui, per caso o per volontà, troverà in testa al post ciò per cui è arrivato: la ricetta. Poi se ha voglia e tempo, rimane, sennò non è costretto a leggersi le mie minch... ehm... le mie divagazioni prima  della ricetta, ma dopo :) (sì, ok, diciamo che non è costretto a leggere niente, ok????)

DIVAGAmente


Papà arrivava e diceva: bambini, preparatevi, si parte! Il tempo di mettere due pezze in una sacca, ci infilavamo nella 127 e si partiva. Ovviamente mio fratello ed io litigavamo per chi doveva stare dietro, che si dormiva meglio. Perché hai voglia a dire ad un bambino "guarda là quant'è bello, guarda il cielo guarda il mare guarda gli alberi", i bambini quando viaggiano dormono, o frignano o fanno a mazzate. Noi facevamo a mazzate per chi doveva stare dietro, quello che rimaneva avanti frignava, quello che stava dietro dormiva.
Ovunque andassimo, si passava da Bari. E ovunque  andassimo, quando si passava da Bari,  papà si fermava obbligatoriamente all'Assunta (panificio che si affaccia proprio sulla statale Lecce-Bari),  ci comprava la focaccia barese per il viaggio, focaccia che puntualmente finiva prima ancora che cominciasse il viaggio, ci ungevamo tutti d'olio, ci beccavamo una sgridata, blanda, perché tanto la mamma non c'era (non voleva partecipare quasi mai a questi viaggi improvvisati),  e chissenefrega delle macchie l'olio sui vestiti che poi non vanno più via,  e finalmente si cominciava il viaggio.
Una volta ci portò in montagna, fin sul Trentino.
Io sono figlia del mare. Proprio davvero. Mi scorre acqua salata nelle vene, i miei capelli sono alghe, la mia pelle è di salsedine. Amo il mare incommensurabilmente.
E una volta papà ci portò in montagna. Arrivammo unti di olio. Appena vidi la montagna ricordai quanto amassi il mare. poi mi sentii in colpa.  E mi misi a ragionare.

E' vero, sono figlia del mare, ma sono certa che qualche lontano parente fra tutte le montagne del mondo ci sarà... Aaaahhh la montagna...pensa a quanto è bella la montagna, se guardi fuori dalla finestra la vedi innalzarsi verso il cielo sembra voglia raggiungere le nuvole e le stelle, con la punta tutta bianca di soffice neve...che se ci sprofondi senti un freddo boia (boia faus che freddooo!) e poi i piedi non li senti più (si stanno necrotizzando)...per non parlare delle passeggiate salutari e ossigenanti...se sopravvivi alle bolle che si formano ai piedi tanto che devi faticare quando macini chilometri e chilometri di salita e vedi che la cima è lontanissima...e più macini e più sembra lontana...e quando finalmente sei su sei così stanco ma così stanco e bestemmi in turco ché i piedi hanno cominciato a sanguinare e hai bisogno di respirare a pieni polmoni mentre imprechi sotto voce ché non hai più fiato... minxxia! L'aria è rarefatta il respiro singhiozza non gliela fai più...allora decidi che è meglio tornare giù tanto la discesa è facile no? ....allora cominci a scendere...chi è quel pirla che ha detto che la discesa è facile??? Le bolle diventano piaghe mentre le punte delle dita dei piedi si gonfiano e mandano scariche elettriche direttamente al cervello....tutto ciò mentre eviti di guardarti intorno perché vedi ombre dappertutto senti rumori strani  sulle montagne vivono gli orsi ci sono i serpenti bambi ti spia e poi riferisce tutto ai lupi....e lotti contro i conati causati dalle vertigini e.....
 amo il mare.


fine (davvero, giuro)

Tam


Questa è la bellissima barese della mia adorata socia Silvia